CONOSCI IL SEGRETO DELLA COMUNICAZONE?

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Pensi di possedere già il segreto della comunicazione? Hai una buona capacità di risoluzione dei conflitti e una comunicazione efficace con il tuo figlio?

Tutti abbiamo problemi di comunicazione… Parole, quante parole che usiamo tutti i giorni… e più parliamo meno ci capiamo. Nell’era della comunicazione abbiamo tutti difficoltà a comprenderci.

Comunicazione viene dal latino communicare, composto da cum “con” e munire “legare”, pertanto è mettere in comune, rendere partecipe.

L’operazione attraverso la quale trasmettiamo delle informazioni è l’azione, consapevole o inconsapevole, verbale o non verbale, tramite la quale si fanno conoscere agli altri le proprie idee, i propri sentimenti, i propri interessi o le proprie convinzioni.

“Il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta.” – George Bernard Shaw 

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SCUOLA IDEALE – CHE INSEGNANTE SEI?

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professore

È ricominciata la scuola dopo la pausa per le vacanze estive. Si ritorna a pieno ritmo con rientri pomeridiani, ripetizioni, compiti per casa etc.

Ti vorrei fare una domanda.  Secondo la tua esperienza, chi è più felice che ricominci un nuovo anno scolastico tra un insegnante e un allievo?

Come si dice, croce o delizia…  Secondo le esperienze che mi riportano e che posso costatare intorno a me,  più croce per tutti! Sembrerebbe quasi un’affermazione gioiosa, ma non lo è per niente.

Per quello che è la mia esperienza e quella delle persone che ho avuto modo di conoscere, ne alunni ne insegnanti sono felici di tornare a scuola! Chissà perché sono in pochissimi ad esserne veramente contenti di andare a scuola?

“Come insegnante possiedo un potere tremendo, il potere di rendere la vita di una persona una tragedia oppure di riempirla di gioia.”- Haim Ginott 

Gli insegnanti si preparano ad una già nota e faticosa ulteriore esperienza della durata di due quadrimestri.

A causa delle difficoltà che incontreranno nelle classi, e visto il ricordo dell’esperienza degli anni precedenti ,è probabile che aspetteranno con gioia gli week-end e le vacanze per recuperare le energie psicofisiche perse.

A loro volta, gli alunni si preparano ad affrontare nuovi compiti e interrogazioni, preoccupati dal ricordo delle paure e insuccessi vissuti negli anni precedenti, sempre aspettando con gioia il week-end e le vacanze per scaraventarsi nella più totale indolenza.

Gli unici contenti di andare a scuola sono i pochi migliori della classe (detti anche “secchioni”) o i bambini della prima elementare, quindi alla loro prima esperienza. Non è raro che, con l’aiuto dei genitori, quest’ultimi hanno idealizzato una improbabile futura fantastica esperienza scolastica.

“Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l’insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.”- Giuseppe Peano

Incalzati dal senso del dovere, sollecitati a un ritmo inopportuno dal programma, appesantiti dal ricordo delle esperienze passate, sono tutti tormentati dal nuovo inizio. Invece potrebbe essere così diverso…

Una relazione di insegnamento che non sia cosi faticosa è possibile. Se solo si riscoprisse qualche altra modalità di insegnamento più funzionale e più coerente con il “vero” ruolo dell’insegnante.

Ci sono molti insegnanti che soffrono loro per primi l’insoddisfazione di vivere esperienze pessime a scuola. Infatti è molto frustrante provare ad insegnare a ragazzi che non ti ascoltano. Non essere seguiti durante le spiegazioni, rende molto faticoso per l’insegnate fare il proprio lavoro.

“Il compito dell’insegnante è semplice: scoprire qual è l’interesse di un fanciullo e aiutarlo a esaurirlo.” – Alexander Neil

Ma allora, se è così faticoso, se i risultati sono lontani da essere almeno soddisfacenti, se la gioia di insegnare è diventata un miraggio, perché si persevera nel farlo sempre allo stesso modo?

Prima di tutto, vorrei dire che ammiro e sono davvero impressionata dalla tenacia e dall’ elevatissima capacità di perseveranza nell’ insegnamento, nonostante le difficoltà che si vivono  quotidianamente in classe.

Pertanto insisti, continua ad insegnare nonostante tutto e porta avanti la tua vocazione per l’insegnamento. Quando hai scelto questo mestiere hai sentito come un richiamo più forte di altri e sicuramente sei portato per insegnare.

Altrimenti avresti fatto un qualsiasi altro mestiere. L’unica cosa che mi sento di dire, che se così non fosse, cerca di farlo comunque nel migliore dei modi. Metti in discussione il tuo approccio e cerca di imparare da chi ottiene risultati almeno soddisfacenti, perché hai comunque una grandissima responsabilità.

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.” – Piero Angela

Se invece pensi di poter utilizzare la tua carica, il tuo dinamismo e la tua perseveranza in maniera migliore, sarebbe forse il caso di riflettere sul perché non riusciamo a cambiare qualcosa nel atteggiamento di questi ragazzi.

Mi spiego meglio. Se fossero davvero loro il problema, allora si comporterebbero allo stesso modo con tutti gli insegnanti.

Quindi, se i tuoi alunni, con gli altri insegnanti si comportano diversamente da come lo fanno con te, allora perché non imparare magari da loro? Quali sono i loro trucchi, i loro segreti?

Te lo sei mai chiesto? Perché alcuni hanno quel tipo di carisma che riescono a inchiodare al banco e coinvolgere anche il più agitato dei disturbatori.

“Il miglior insegnante è quello che suggerisce invece di dogmatizzare, e che ispira nell’allievo il desiderio d’insegnare a sé stesso.”- Edward Bulwer-Lytton

Quale insegnante può mai avere successo con i ragazzi, se non crede nelle loro  capacità di cambiamento e se non ha per primo fiducia in loro e nelle loro capacità?

Bisogna invece sempre credere che un loro cambiamento è possibile, sapere con certezza assoluta che, sia l’educazione che l’apprendimento, sono dei processi continui di cambiamento.

E se ti dicessi che non è molto importante neanche quello che insegni. Magari lo è abbastanza il modo in cui lo insegni, sicuramente il coinvolgimento in prima persona  da più frutto, ma quello che conta più di tutte le altre è quello che ti motiva all’insegnamento.

Questo è quello che maggiormente funziona, che più coinvolge, la tua passione. Questo i ragazzi lo sentono, lo vedono e la qualità del tuo lavoro puntualmente viene influenzata.

“Sono un insegnante, lo sono sempre stato e amo essere un insegnante, ma solo di recente ho scoperto che non insegno niente a nessuno. Io posso essere, al massimo, un euforico, meraviglioso, magico facilitatore della conoscenza.”- Leo Buscaglia

Concorderai con me che anche per te i veri insegnanti non sono stati quelli che ti hanno riempito la testa con un sapere precostituito, ma quelli che ti hanno stimolato un nuovo desiderio di sapere.

Molte volte invece hai trovato degli insegnanti che erano rigidi nei loro pensieri, fermi nelle proprie abitudini e con la sovranità del ruolo conferitogli esercitavano il proprio potere sugli alunni.

Vorrei che ricordassi la paura e come ti sentivi quando venivi punito o rimproverato davanti ai tuoi compagni, anche quando, provando a dire la tua versione dei fatti, venivi comunque frainteso nelle intenzioni.

A volte l’insegnante può diventare presuntuoso. È molto facile per le persone che insegnano diventare più ostinate, perché si fa un tipo di mestiere di qualcuno che le cose le sa, e che presumibilmente non si ha mai torto.

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.” – Daniel Pennac

È importante non rimanere fermi a criticare gli altri o a biasimare se stessi per le difficoltà o gli insuccessi che si sperimentano quotidianamente. Quello che sicuramente invece è utile è imparare cose nuove, sempre cercando il modo migliore per segnare il cuore dei ragazzi.

Essere d’ispirazione per loro, un modello da imitare, risvegliando in loro la stessa passione che motiva te.  Lo sai benissimo che puoi cambiare la traiettoria della vita di alcuni ragazzi e questo per un insegnante non ha prezzo.

E se lo facessimo con un po’ di leggerezza? Perché la scuola deve essere paura e sofferenza. È davvero l’unico modo utile all’apprendimento?

Se invece di usare le interrogazioni e i compiti in classe verificassimo quello che hanno imparato attraverso dei giochi intelligenti? Sarebbe sicuramente una modalità a loro più vicina, ci sarebbero meno resistenze e più partecipazione.

Ci sono tanti modi per imparare la precisione nelle esecuzioni, imparare una nuova lingua o il linguaggio non verbale, oppure acquisire attitudini collaborative ad esempio. Spesso scegliamo il modo più difficile, invece che assecondare la loro naturale predisposizione ad apprendere.

“Un insegnante ha effetto sull’eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza.”- Henry Adams

L’apprendimento ha come condizione primaria il benessere fisico, psichico ed emotivo. Pertanto, tutti ci si dovrebbe preoccupare prima di tutto di assicurarci che gli alunni non abbiano alcun disaggio, prima di pretendere che possano imparare qualcosa.

Mi auguro che tu faccia parte di quella tipologia di insegnante che ha a cuore il benessere dei ragazzi in tutte le sue sfaccettature. Quel tipo di insegnante che sia un maestro, una guida per i propri ragazzi.

Ti auguro di renderti il più possibile indispensabile nella vita dei ragazzi inizialmente e solo successivamente, quando avrai risvegliato la gioia d’imparare, di renderti progressivamente superfluo.

“In una classe, l’insegnante si aspetta di essere ascoltato. Lo studente pure.” -Ernest Abbé

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GENITORE IDEALE- Cos’è l’educazione?

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Cos’è l’educazione?

“Prima di sposarmi avevo sei teorie su come allevare i bambini. Ora ho sei bambini e nessuna teoria.”  – Jean Charles 

Ti sei mai chiesto cosa significhi educare e quale sia la modalità educativa migliore per te da mettere in atto con tuo figlio?

E soprattutto, a cosa punta il tuo metodo educativo, qual è quindi lo scopo finale della tipologia di educazione da te scelta?

Il problema è che molto spesso queste sono domande che non ci poniamo neanche…ma semplicemente ripetiamo le modalità apprese a nostra volta dai nostri genitori.

Pertanto utilizziamo le stesse modalità che sono state utilizzate con noi oppure, a volte capita di rifiutarle e agire nel modo completamente opposto da come hanno agito con noi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” – Paulo Freire

Il problema è che in entrambi i casi agiamo impulsivamente, senza un vero scopo educativo, e quindi senza valutare le conseguenze nel lungo termine di ciò che facciamo.

Solitamente i bambini sono visti come dei vasi vuoti da riempire, piantine da raddrizzare, creta da modellare, etc. La nostra visione dell’educazione è quella di dover insegnare loro cose in base alla nostra esperienza.

Quindi, non appena pronunciamo la parola educazione, la prima cosa che ci viene in mente subito è che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

“L’educazione è il mezzo attraverso il quale i genitori trasmettono i propri difetti ai loro figli. “- Armand Carrel

È piuttosto deprimente vedere come nella maggioranza dei casi non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare in tutta la sua maestosità. Crediamo di doverli solo riempire dei valori della nostra famiglia, della cultura o della nostra società.

La maggior parte delle volte anche a scuola, siamo impegnati per lo più ad immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti senza minimamente valorizzare e potenziare quelle che sono le loro capacità e le loro abilità già presenti .

Il problema è che siamo tutti un pò degli indecisi. Non sappiamo bene nemmeno noi ciò che vogliamo dai nostri figli.

“Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità. “- Nicolás Gómez Dávila

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, però in effetti chiediamo loro di essere si autonomi, ma anche ubbidienti e di fare ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

Vogliamo che siano esseri liberi, ma chiediamo loro di esserci sottomessi. Vogliamo che diventino indipendenti, ma nello stesso tempo vogliamo che seguano sempre i nostri consigli diventando di fatto degli incapaci nel cavarsela da soli.

Ancora oggi utilizziamo un modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nel secolo passato, che riflette una società di stampo comportamentista.

“Qualunque cosa soffochi l’individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami.”- John Stuart Mill

In effetti, gli esperimenti di Pavlov hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso. Pertanto, andando avanti potresti scoprire che il risultato della difficoltà della relazione che hai con tuo figlio ha radici proprio nelle modalità educative errate.

Se questo dovesse accadere e ti dovessi sentire in colpa per le tue azioni passate, ti chiedo di non biasimarti, semplicemente non conoscevi altre modalità.

Io stessa, nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, nei suoi primi anni di vita sia io che la sua prima scuola abbiamo adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere.

“I bambini vengono educati da ciò che gli adulti sono e non dai loro discorsi. “- Carl Gustav Jung 

L’importante è ciò che facciamo da ora in avanti, da adesso in poi sei sempre in tempo ad imparare nuove modalità educative sia più etiche che più efficaci a costruire o recuperare la relazione con il tuo bambino.

Oltre all’aspetto etico ampiamente discutibile, il problema maggiore dell’educazione con questa modalità proveniente da un modello derivante dalla psicologia comportamentista, tuttora molto utilizzato, è semplicemente il pessimo risultato che si ottiene.

Utilizziamo i premi e le punizioni, le caramelle e i castighi, utilizziamo il condizionamento per ricevere ubbidienza.

Quando ciò non succede perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, di dispiacere o d’impotenza.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, la perdita di fiducia immediata.

È una relazione impari dove c’è chi vince e chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

“Le ricompense e le punizioni sono la forma più bassa di educazione.” -Chuang-tzu

Uscendo dal ruolo di superiorità data dal essere adulto, si entra in un rapporto quasi paritario o comunque più democratico, con una conseguente perdita di potere sul bambino.

È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto ed è anche molto più impegnativo nell’immediato riuscire a rinunciare agli strumenti di potere, ma ne derivano dei risultati sorprendenti nella riuscita della relazione.

In questo modello educativo riconosciamo al bambino semplicemente uno dei suoi diritti fondamentali, IL RISPETTO della sua persona.

Se sei ancora qui a leggere, fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in prima fila e di lavorare alla costruzione della migliore relazione possibile con il tuo figlio.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui. “- M. Montessori

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una tipologia di educazione più democratica e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, avremo dei bambini naturalmente propensi ad ascoltarci, a cooperare e disposti a vederci come guide ed a prenderci come modelli da seguire.

“Una società sana deve offrire possibilità per l’educazione dell’adulto pressappoco come si provvede oggi all’educazione scolastica del bambino.” – Erich Fromm

Se il tuo i tento è di migliorare la tua relazione con il tuo bambino, se hai capito che quello che stai facendo non porta i risultati sperati, iscriviti alla newsletter o seguendo la pagina facebook di bambino ideale, per non  rischiare di perderti gli articoli futuri.

Inoltre,  se capisci che è soltanto una brutalità che si perpetua da secoli nei confronti dei più piccoli, continua a seguire intanto questi articoli pubblicati periodicamente sul sito, ma sappi che presto ci saranno delle importanti novità.

Sto lavorando ad un progetto molto più ampio e molto più importante che dovrebbe aiutare molti più genitori e spero di averti nella squadra che sostiene un cambiamento direi oramai inevitabile, oltre che necessario nella crescita futura dei nostri figli.

Leggi qui l’articolo che contiene tutti i contenuti del corso dal vivo organizzato per i genitori a marzo del 2019.

A presto!

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GENITORE IDEALE-BAMBINI TERRIBILI

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RAGAZZI TERRIBILI

BAMBINI TERRIBILI

Oggi parliamo di bambini terribili, di tutti quei figli che fanno impazzire i propri genitori, di quei bambini ribelli capricciosi, oppositivi, etc. Parliamo di quel tipo di bambino che nel quotidiano è molto diverso dall’immaginario così pieno di aspettative di una futura mamma.

Quel piccolo teppista, così differente da quell’ angioletto che invece sembra sia il bambino dei vicini o della tua migliore amica. Insomma, quello che a volte ti fa pensare “la fortuna, tutta agli altri..?”

Quando si mettono al mondo dei bambini, tutti noi genitori abbiamo numerose aspettative su come vorremmo che sia il nostro figlio e quale risultato vorremmo ottenere attraverso l’educazione.

Abbiamo delle idee piuttosto chiare soprattutto su che tipo di educazione abbiamo deciso di dare ai nostri figli, su ciò che troviamo accettabile oppure no, su quello che faremmo nel caso di capricci e così via.

“L’affetto dei genitori per i figli e dei figli per i genitori può essere una delle più grandi fonti di felicità, ma in realtà al giorno d’oggi i rapporti tra figli e genitori sono, in nove casi su dieci una fonte di infelicità per ambo le parti.” – Bertrand Russell

È innegabile invece che ci sono difficoltà in moltissime relazioni tra adulti e bambini, quindi anche tra genitori e figli. In base all’ esperienza di ognuno o alle proprie convinzioni si tende a pensare che la colpa sia o dell’uno o dell’altro.

Tutti noi siamo stati figli, quindi abbiamo già ben formata una nostra idea su cos’è giusto che un genitore faccia oppure no. Quindi solitamente o riproponiamo lo stesso modello ricevuto oppure l’esatto contrario.

Inoltre, avere un bambino terribile crea anche ulteriori problemi, al di fuori della relazione stessa. Hai mai fatto caso quanto giudizio si ha generalmente nei confronti dei genitori che lamentano le loro difficoltà con i propri figli?

Quanta gioia invece proviamo tutti quando la problematica non ci riguarda. Infatti, siamo tutti felici quando riceviamo complimenti sulla condotta dei nostri figli, quando ci riconosciamo o gli altri ci riconoscono nella definizione di “bravi genitori”, avendo dei bambini identificati come figli ben educati.

“Crescere un figlio richiede molta pazienza. Soprattutto da parte del figlio.” – El Perich

Cosa fare allora quando siamo stremati, stanchi e demoralizzati e magari subiamo anche le critiche di altri. Cosa possiamo fare quando a scuola ci dicono di avere dei bambini problematici o dei bambini maleducati? Cosa fare quando la realtà è così lontana dalle aspettative che avevamo in principio?

Ma soprattutto, perché il virus della ribellione e della disobbedienza non colpisce tutti i bambini ma solo il nostro? Per fortuna c’è un perché. E, voglio tranquillizzarti perché, dato che c’è un motivo, vuol dire che c’è anche una soluzione .

Purtroppo, può anche capitare che, andando alla ricerca di soluzioni, si peggiori la situazione. Spesso si trovano un’infinità di libri che sanno dirti solo cosa non devi fare, dove stai sbagliando, ma che mancano di vere soluzioni.

“I genitori si sono così convinti che gli educatori sappiano ciò che è meglio per i loro figli, che dimenticano che essi stessi sono i veri esperti.” -Marian Wright Edelman 

Siamo purtroppo così insicuri delle nostre capacità che non possiamo che fidarci dei consigli trovati. Alle volte troviamo innumerevoli liste a mo’ di ricettario su come crescere un figlio e queste sono le informazioni più pericolose.

È relativamente semplice stilare una lista di cose da fare e proporle come la soluzione a tutti i mali. Non è per niente difficile vendere una moltitudine di libri dai titoli che propongono soluzioni a tutte le tue difficoltà quotidiane.

Ma cosa succede quando queste ricette non funzionano con tuo figlio? Penso che come minimo inizi a dubitare delle tue capacità di genitore. Oppure ti senti tanto frustrato e non capisci più quale sia la giusta direzione.

Forse inizi a pensare che, se quella era la soluzione miracolosa e con te non ha funzionato deve essere senz’altro colpa tua. Magari è colpa della tua incapacità di applicare dette regole oppure e colpa di tuo figlio e della sua irrecuperabile natura problematica.

Inizi a pensare che probabilmente lui non può essere soltanto un bambino terribile e che non c’è molto altro che tu possa fare fare e che presumibilmente ha qualche problema. Può capitare infatti anche che sia poi identificato e collocato in qualche diagnosi di patologia o disturbo del comportamento.

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero.” – Mitch Albom

Invece non sempre deve andare così. Ci sono soluzioni alternative e fortunatamente sono sempre più numerose.

Se ti dicessi che tuo figlio non vede l’ora di imparare da te, di sapere che si può fidare di te e di seguirti ovunque? Dentro di te lo sai anche tu che ho ragione, che quello che cerco di dire lo senti nel profondo.

O magari vorresti anche crederci, ma sei diffidente perché è così diverso da tutto quello che conosci e che vivi quotidianamente.

Il problema è solo che non c’è la soluzione facile che io possa scriverti qui. Non ti voglio preparare una ricettina con dieci regolette da applicare per tre volte al giorno oppure al bisogno, solo in caso di profonda disperazione.

Però ti posso dire, che tu puoi fare molto per cambiare le cose. È fondamentale che tu capisca che non ti sto dicendo che è colpa tua, che non sei totalmente responsabile di tutto quello che fa tuo figlio.

Lui è un essere a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, questo è innegabile. Ma tu puoi fare molto per voi e puoi aiutarlo a trovare la sua strada per esprimersi al meglio, per esternare ciò che c’è di buono in ogni essere umano, tanto più in un bambino.

“I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando.” – Umberto Galimberti

Ti posso dire però, che prima di preoccuparti di quanto tu sia un bravo genitore di fronte agli altri o di quante regole del galateo tuo figlio abbia memorizzato già, bisognerebbe che tu ti preoccupassi della vostra relazione.

Intendo proprio che dovresti analizzare attentamente che tipo di rapporto hai con il tuo figlio, sapere esattamente quanto si fida di te e di quanto rispetto ha dei tuoi insegnamenti?

Chiediti se riesci ad essere un buon esempio, se utilizzi metodi educativi rispettosi della natura dei bambini, oppure utilizzi le manipolazioni, le punizioni e i ricatti, ahimè come la maggior parte degli adulti.

Cadi anche tu, come molti genitori, nel tranello delle guerre, delle lotte di potere, nell’averla vinta tu per non rischiare di perdere il potere che hai su di lui? Sei proprio convinto che è proprio nato con lo scopo di distruggere la tua serenità? Ti sei mai chiesto il perché si comporta così?

E se lui fosse diventato nel tempo un bambino terribile solo perché non aveva alternative, perché sentiva che la ribellione era l’unico modo per far valere il suo diritto ad avere un’opinione, per poter esprimere un disaggio relazionale oppure per comunicarti che non si sente compreso.

“Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.” – Albert Camus

Allora, dato che tu sei il genitore e conosci meglio di chiunque altro la vostra relazione, io credo che tu non abbia bisogno di ricette miracolose per capire tuo figlio.

Ogni relazione è diversa e non credo che tu abbia bisogno dei consigli degli esperti, ma soltanto di osservarlo di più. Ascolta il tuo intuito per riuscire a capire ciò che ha da dirti e cerca di afferrare la ragione nascosta dei suoi comportamenti.

Ad esempio, molti genitori non vogliono minimamente ascoltare le richieste dei bambini riguardo alle cose che vorrebbero comprare, ne hanno quasi paura.

E se invece sognaste un pò ad occhi aperti insieme, magari facendogli delle domande sui suoi desideri, su ciò che sente che gli manca o che gli piacerebbe fare se avesse una bacchetta magica?

Potresti esternare anche tu i tuoi desideri e magari scopriresti che alcuni potrebbero anche essere realizzati con il tempo.  Raccontarvi i propri sogni e i propri desideri a vicenda, non farà altro che avvicinarvi. Potresti anche scoprire che tornare a sognare come un bambino per un pò non è così terribile.

In ogni caso non serve che tu vada a comprare ogni cosa che ti chiede, ma solo passare del tempo insieme a lui ed essere disponibile ad ascoltarlo. Questo atteggiamento nel tempo potrà portarvi alla conquista di una relazione più empatica.

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.” – Martin Luther King

Ci arrabbiamo perché siamo stressati, stanchi e demotivati, troppe volte insoddisfatti della vita o del lavoro che facciamo. Per approfondire il recupero della relazionecon il tuo figlio, se ti senti stanco e non sai come fare, leggi questo articolo..

Abbiamo bisogno di ritrovare il buono nei nostri bambini, coltivare con loro delle relazioni autentiche, ritrovare la gioia di condividere con loro un sorriso.

Una volta, appena nato c’era, ma poi è successo qualcosa ed ora non c’è più. Invece ci può essere di nuovo, e dipende solo da te. Sei tu l’adulto, quindi sei in grado di fare il primo passo verso di lui…

Prova ad accettare qualche suo piccolo errore senza rimproverarlo, tipo quando non usa la forchetta o quando rovescia il bicchiere a tavola, quando rientra pieno di fango dentro casa, oppure quando dimentica di fare il compito per casa.

Vedendo come ti comporti tu, capisce da solo quando sbaglia e che il suo modo di agire non è il più adatto. Ma ti sarà lo stesso grato per non averlo giudicato e quindi si sarà sentito più accettato, ed intanto impara.

“Il motore che determina nei bambini la capacità di crescere sia emotivamente che fisicamente è proprio questo: il sentimento di protezione.” – Lucia Atto

Sarebbe utile se riuscissi a ricordarti, semmai ti fosse capitato, quanto è stato bello provare quel senso di riconoscenza o quella automatica “voglia di voler bene” alla persona che invece di punirti o umiliarti quando hai sbagliato, con estrema tolleranza  ti ha semplicemente regalato un sorriso.

Ecco, questo potrebbe essere il mio unico consiglio, senza voler elaborare un altro ricettario: prima di sentenziare che lui è sicuramente un bambino terribile, uno problematico o che è una partita persa, ti inviterei a chiederti se una relazione diversa con tuo figlio sia possibile secondo te…

Di cercare di essere più tollerante, accettare il fatto che stia ancora imparando pertanto è scontato che ci siano degli errori da parte sua. Ricordati sempre che sta ancora imparando.

Dagli la possibilità di sbagliare e di correggersi e con il tuo aiuto, di poter rimediare. Sii solo disponibile ad ascoltare i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Anzi, ne avrei un altro di consiglio, di fare tutto questo anche con te stesso!

“Bisogna coltivare, soprattutto nei giovani, il coraggio di ribellarsi.” – Rita Levi-Montalcini

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

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SCUOLA IDEALE – ALUNNI DEMOTIVATI

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motivazione e demotivazione

ALUNNI DEMOTIVATI

Ci sono sempre più alunni demotivati. Sempre di più sono disinteressati allo studio, distratti e incapaci di concentrarsi sulle materie, questa è la descrizione più frequente nei confronti degli alunni di oggi.

Molti insegnanti si trovano spesso in difficoltà a svolgere le lezioni, nel coinvolgere i ragazzi agli argomenti trattati. Alle lezioni, quindi agli argomenti da trattare in classe partecipano attivamente un paio su ventisei. Per non parlare della totale mancanza di motivazione nello svolgimento dei compiti assegnati per casa.

“La motivazione è come un fuoco: se non lo si alimenta continuamente, si estingue.” -Napoleon Hill

Ci sono un sacco di teorie sul perché i ragazzi non studiano e sul perché sono disinteressati alla scuola. Vediamo solo qualche esempio per renderci conto di quanto la situazione sia complessa.

Quando pensiamo a degli alunni demotivati, pensiamo all’antidoto della demotivazione, pertanto cerchiamo istintivamente soluzioni per incentivare la motivazione.

Quindi l’insegnante più attento, quello più disposto a mettersi in gioco, cercherà soluzioni che possano funzionare anche con quelli studenti più refrattari. Purtroppo non sempre le strategie utilizzate però riescono a creare soluzioni che restino efficaci nel tempo.

A volte si pensa che sia colpa della tecnologia che con il suo fascino ed il suo appagamento immediato, rapisce e coinvolge i ragazzi in un mondo virtuale, al punto di farli restare disinteressati a qualsiasi altra cosa presente nella realtà quotidiana.

Altre volte si pensa che hanno qualche patologia, oppure problemi caratteriali o di condotta, che quindi sono educati male. Si pensa che i bambini a casa non ricevono le giuste regole, quindi critichiamo o dispensiamo consigli ai genitori incolpandoli di cattiva educazione verso i propri figli.

La verità è che tutto questo è vero, ma non è tutto qui…

“Si tende a pensare che le persone possano essere soltanto motivate o demotivate e che se risolviamo un problema di demotivazione, di conseguenza la persona risulterà motivata. Ma il risultato di un intervento che toglie la demotivazione non è la motivazione.”- William Levati e Annalisa Rinaldi

Ma anche tu, insegnante tanto in gamba, che provi ogni novità che ti capita sulla tua strada, che provi quotidianamente a ribaltare questa situazione, lo sai quanto questo è faticoso, quanto è dura riuscire a coinvolgerli e renderli partecipi.

La tecnologia è una grande alleata nella nostra quotidianità, ma molte volte diventa nemica creando anche pessime abitudini. Non aiuta specialmente quando la facciamo diventare antagonista della scuola. Inutile ripetere che spesso la demonizziamo, quando invece potremmo servircene per rendere più accattivanti le lezioni.

Inoltre, i genitori hanno un ruolo fondamentale nel determinare la qualità dei comportamenti dei propri figli, ma è pur vero che non possiamo credere davvero di poter stravolgere il loro carattere e instillare in loro determinate caratteristiche se non le posseggono già.

Ad esempio, se un figlio è tendenzialmente pigro, per quanto un genitore voglia cambiarlo sarà molto difficile che attraverso l’educazione riuscirà a farlo diventare uno stacanovista.

“Dobbiamo cercare di indirizzarci verso l’area per la quale siamo più portati, altrimenti ci esponiamo al rischio di fallire. Se infatti sceglieremo o accetteremo una situazione non conforme alle nostre tendenze saremo demotivati o inadatti a far fronte alle richieste della situazione stessa.”- Diego Agostini

Un pigro non diventerà stacanovista, un creativo non diventerà razionale, una mente più concreta non si farà guidare volentireri dalle emozioni, un individualista sarà un pò in difficoltà all’interno di un gruppo…

Non di certo, ossia si, ma non è del tutto vero. Si possono certamente apprendere nuove capacità, migliorare le nostre aree più deboli, ma sicuramente i nostri ragazzi saranno più motivati e propensi a lavorare sui loro punti di forza che sulle loro debolezze.

Ma allora è un vicolo cieco, siamo sempre la a dire che è colpa di questo o di quell’altro, ma che comunque non c’è soluzione?

Non possiamo fare nulla quindi,loro non possiamo cambiarli neanche provando nuove soluzioni e il problema è troppo complesso quindi siamo sempre una piccola goccia nel mare?

È un problema che ci supera, dipende da troppe variabili quindi, senza un intervento globale, non c’è nulla da fare?

Giusto, purtroppo, in un certo senso è proprio così, solo che qualcosa si può sempre fare…

“Il mondo è pieno di persone demotivate: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nelle case. Persino in televisione e nel mondo dello spettacolo. Perché il loro sistema premi-punizioni non funziona nella maniera giusta. ” – Piero Angela

Ecco, forse stavolta ci siamo. C’è qualcosa che ci sfugge in effetti e che probabilmente è la radice di questa demotivazione globale.

Una demotivazione estesa a tutte le generazioni e non ai soli bambini e ragazzi, ed anche estesa a tutti gli ambiti del nostro quotidiano, pertanto presente nelle scuole come al lavoro o in famiglia.

Un intero sistema fondato sui premi e sulle punizioni…

Al lavoro ci sono le gratifiche economiche e le lettere di richiamo, a scuola i voti e le sospensioni, in famiglia le ricompense o le punizioni. E tutti sappiamo, sia dagli studi statistici che dall’esperienza personale, che queste strategie hanno una durata limitata, ovvero non funzionano se non nel breve termine.

È un’intera società basata sul potere subito o esercitato sull’altro. Chi è nella posizione più debole subisce potere di chi ha un’autorità conferita dal ruolo che ricopre o che comunque detiene una statura psicologica superiore.

Gli obiettivi da raggiungere non sono scelti, ma vengono imposti. La comunicazione è aggressiva perché non rispetta la parità dei soggetti, ma il ruolo conferisce appunto in potere di esercitare il diritto di impartire ordini.

“Le persone hanno bisogno di sentirsi autonome, autodeterminate. Uno stile di leadership troppo prescrittivo demotiva.”- Pietro Trabucchi

Il problema nasce quando il soggetto diventa man mano più autonomo e quindi non dipende più dal soggetto autorità per appagare i suoi bisogni.

Tornando a noi, si ha così una perdita graduale ma progressiva di potere sui bambini, arrivando così all’adolescenza dove si diventa disperati nella gestione dei rapporti che abbiamo con loro.

Il potere genitoriale o gerarchico dato dal ruolo docente che si ricopre, non basta più e quindi ci si trova a “combattere” con ragazzi ribelli, arrabbiati, ostili, aggressivi, bugiardi, bulli o sovversivi.

In molti casi il risultato è esattamente questo, quindi ci troviamo a parlare di problemi comportamentali dei ragazzi che attraversano la fase adolescenziale, oltre che di demotivazione.

Al contrario possono diventare eccessivamente sottomessi, ubbidienti, arrendevoli, adulatori, paurosi, introversi o sognatori.

Quest’altra condizione toglie fiducia in sé stessi, crea frustrazione e toglie loro la capacità di realizzarsi nella vita, creando lo stesso anche demotivazione.

“Uno dei principali ostacoli alla motivazione è rappresentato da un debole senso di autoefficacia. Chi pensa che difficilmente ce la farà, chi nutre forti dubbi sulle sue possibilità di riuscita non si impegnerà per raggiungere un obiettivo. Chi ha un basso senso di autoefficacia appare spesso demotivato.” – Pietro Trabucchi

Ma siamo sicuri che l’alluno si ribella contro l’insegnante e non contro il suo potere, contro le sue modalità, contro un sistema che gli toglie autonomia?

Non sarà forse per questo che i bambini che seguono un percorso di studi montessoriano sono più “normalizzati”, più sereni e raggiungono alti livelli di auto-responsabilità…?

Ma allora mi chiedo, perché non provare a fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che si è sempre fatto?

Potremmo prendere in considerazione il fatto che ottimi voti e buoni risultati nelle verifiche creano motivazione solo per poco tempo e solo in alcuni?

Ad esempio, invece di creare motivazione attraverso le ricompense e i rinforzi positivi, o demotivazione attraverso le critiche e le punizioni, possiamo provare a migliorare la loro fiducia in sé stessi e assecondare la loro innata curiosità verso l’apprendimento.

Quindi, sempre ispirandoci a Maria Montessori, possiamo provare a stimolare in loro la voglia di imparare invitandoli a scegliere liberamente gli argomenti per la giornata.

Oppure, potremmo nutrire un pò più di rispetto nei loro confronti e smettere di utilizzare su di loro il potere conferito dal nostro ruolo e dalla nostra presunta superiorità.

“Un buon leader può tirare fuori il meglio da truppe con capacità scarse. Al contrario, un leader incapace riuscirà a demoralizzare anche gli uomini migliori.” – John Joseph Pershing

Pensi di poter modificare alcune delle tue abitudini nel definire quali possono essere le strategie da adottare affinche i tuoi alunni siano non solo meno demotivati, ma felici di collaborare e di apprendere?

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

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