CONOSCI IL SEGRETO DELLA COMUNICAZONE?

Pensi di possedere già il segreto della comunicazione? Hai una buona capacità di risoluzione dei conflitti e una comunicazione efficace con il tuo figlio?

Tutti abbiamo problemi di comunicazione… Parole, quante parole che usiamo tutti i giorni… e più parliamo meno ci capiamo. Nell’era della comunicazione abbiamo tutti difficoltà a comprenderci.

Comunicazione viene dal latino communicare, composto da cum “con” e munire “legare”, pertanto è mettere in comune, rendere partecipe.

L’operazione attraverso la quale trasmettiamo delle informazioni è l’azione, consapevole o inconsapevole, verbale o non verbale, tramite la quale si fanno conoscere agli altri le proprie idee, i propri sentimenti, i propri interessi o le proprie convinzioni.

“Il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta.” – George Bernard Shaw 

La comunicazione è parte integrante di ogni società umana, al punto che quando due o più esseri umani sono in contatto tra loro, non possono evitare di comunicare, che lo vogliano o no.

Se è vero che il sessanta per cento della nostra comunicazione passa attraverso il linguaggio del corpo, un successivo trenta per cento attraverso il tono della voce, ecco che abbiamo in totale il novanta per cento della nostra comunicazione che non è verbale.

Questo equivale a dire che il 90% di quello che si comunica… non esce dalla nostra bocca.

Anzi, lo possiamo vedere ancor meglio nel regno animale, dato che addirittura loro riescono a comunicare insegnamenti necessari alla sopravvivenza, avvertimenti in casi di pericolo, conteggiamenti, ruoli e sfide pur non utilizzando un vocabolario.

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.”- Peter Drucker

Ma torniamo ad occuparci dell’essere umano. Abbiamo detto che comunicare pertanto è mettere in comune, rendere partecipe. Quante volte invece abbiamo realmente difficoltà di rendere partecipi al nostro vissuto anche le persone a noi più vicine?

Come mai abbiamo una così reale e importante difficoltà di comunicare? Sarà forse tutta colpa di quel 90%…?

Ma non voglio divagare troppo e non credo che abbia senso entrare in discorsi psicologici, per andare ad analizzare il perché di un certo atteggiamento.

Capire se è dovuto al proprio vissuto educativo che influenza le scelte attuali, in base a credenze sviluppate attraverso esperienze traumatiche proprie o di altri. Si, è probabilmente così.  Sicuramente lo potete fare.

Forse tutti quanti dovremmo andare da un’analista, stando in cura per qualche anno, rovistandoci come un calzino per rimettere a posto ciò che non ha funzionato nell’infanzia.

Ma oggi, cosa posso fare per migliorare subito la mia comunicazione e migliorare automaticamente le mie relazioni?

“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. “- Zygmunt Bauman

Personalmente, ho avuto modo di conoscere e studiare un tipo di comunicazione molto efficace, pertanto vorrei rendere partecipi più persone possibili a questa pratica.

In effetti, questo approccio sarà oggetto di due corsi di formazione che terrò a breve in Umbria (Perugia e dintorni) durante il 2019, uno per genitori ed un’altro per insegnanti.

Nel caso tu fossi interessata/o, puoi contattare l’associazione BAMBINO IDEALE scrivendo un’email a: bambinoideale@gmail.com.

Come sempre, serve la buona volontà di mettersi in gioco e un forte desiderio di imparare cose nuove, ma è relativamente accessibile a tutti sia come impegno, come difficoltà di applicazione che come investimento economico.

Questa metodologia è particolarmente efficace per creare delle relazioni significanti, dei forti legami durevoli nel tempo, ma anche di recuperare le relazioni problematiche diminuendo i conflitti attuali.

Stiamo parlando di Comunicazione Non Violenta e di Educazione Alla Vita applicabile sia nella famiglia che nella scuola.

Questo tipo di approccio è stato promosso e testato da diverse personalità di spicco anche nel campo dell’educazione come  lo psicologo Marshall Rosemberg creatore del metodo CNV, formatore in progetti finanziati dall’ Unescu e creatore di programmi di pace in conflitti internazionali e lo psicologo clinico Thomas Gordon, entrambi allievi dello psicologo fondatore del counseling Carl Rogers

“Nella civiltà della comunicazione tutti parlano, straparlano, strillano. Il pensiero fugge inorridito.”- Fausto Gianfranceschi

Tornando al nostro scopo, cioè di imparare a migliorare, oppure di recuperare, una relazione problematica con i nostri figli, dobbiamo prima di tutto capire quale è il nostro approccio educativo.

Diventare consapevoli delle nostre modalità ed essere disponibili ad accettare che ci sono alternative che prima non conoscevamo è fondamentale.

Ora parliamo di un errore molto comune nelle relazioni genitore – figlio, quello di non saper sempre individuare se il problema appartiene al figlio o al genitore.

Ad esempio, spesso potrebbe capitare che il problema venga attribuito al figlio considerandolo problematico, quando in realtà provare risentimento, disapprovazione o frustrazione, dovrebbe essere un chiaro segnale del fatto che il problema è del genitore.

Mettiamo che un figlio non compie la sua parte di lavoro in casa, solitamente diciamo che non è collaborativo, che è uno scansafatiche etc. Comunemente pensiamo che il problema sia il figlio.

In realtà questo tipo di comportamento attuato dal bambino è in netta contrapposizione con un bisogno del genitore.

Di fatto, considerando inaccettabile uno specifico comportamento, il problema, (la difficoltà, l’emozione) è del genitore, ma si cerca di agire inefficacemente lo stesso sul bambino. Solitamente iniziano le ramanzine e le critiche, i ricatti o le punizioni.

“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.” – Carl Rogers

In realtà tutto questo provoca solo sensi di colpa e abbassamento dell’ autostima, o al contrario resistenza da parte del figlio o, in alcuni casi anche rivolta contro il genitore.  Ma allora, come bisogna fare per risolvere questo problema?

Attribuendo ingiustamente a loro il problema, rimproverandoli, punendoli etc. in realtà otteniamo che si sentono umiliati, respinti, non amati, criticati e  inadeguati, oppure si vergognano. In ogni caso lo percepiscono come un’ingiustizia.

Invece, quando capiamo che il comportamento del figlio è inaccettabile per me genitore, perché giustamente interferisce con il mio legittimo diritto di ottenere collaborazione, sono io genitore a sentirmi deluso, infastidito, etc.

Allora sono io che devo comunicare al figlio con onestà l’effetto che il suo comportamento ha su di me. Serve una buona dose di coraggio per inviare un sincero messaggio esprimendo i più profondi bisogni, aprendosi e rivelare la propria umanità.

Su questo punto, la maggior parte di noi non è particolarmente bravo, dato che i nostri genitori ci hanno sempre insegnato di essere forti, di essere grandi e non fare le “femminucce”. Invece, sarebbe auspicabile esprimere i propri bisogni con sincerità, per favorire l’intimità nelle relazioni.

“La vera comunicazione ha luogo soltanto tra persone di uguali sentimenti, di uguale pensiero.” – Novalis

Invece di alienarsi a vicenda, così facendo, genitori e figli imparano ad essere sinceri, a mostrarsi per quello che sono realmente.

Allora, la prossima volta che tuo figlio non riordina la sua cameretta, prova a dirgli con voce calma e senza gridare, che la cosa ti provoca molto fastidio e che stai cercando una soluzione, ma che è indispensabile che la soluzione trovata vada bene ad entrambi.

Ovviamente non bisogna rimproverare o criticare utilizzando un linguaggio giudicante, ma al contrario assumendosi la responsabilità della propria emozione.

Cercare insieme a lui un’ accordo in grado di soddisfare il tuo bisogno, cioè il bisogno di non provare più fastidio, lo renderà contento di essere stato considerato nella relazione, di essere ascoltato, di essere utile al genitore e di aver ricevuto la fiducia di essere anche lui in grado di portare soluzioni valide.

Dobbiamo imparare a trattare i figli con rispetto, cercando la loro collaborazione invece che imporci utilizzando il nostro potere su di loro. Questo non solo perché non è efficace, ma anche e soprattutto per evitare che durante l’adolescenza ci facciano poi pagare il conto.

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.” – Peter Drucker

Nonostante questo è soltanto uno dei segreti della comunicazione, spero che l’argomento trattato oggi ti possa essere utile a migliorare la tua relazione con i tuoi figli e che possa allargare questo insegnamento a tutte le tue relazioni.

Questo piccolo assaggio di comunicazione non violenta verrà approfondito prossimamente, come ti ho anticipato prima, con dei corsi specifici sia per genitori che per insegnanti.

Inoltre c’è la possibilità di seguire un percorso di consulenza personalizzato in base al tipo di problema riscontrato concretamente, quindi valutando caso per caso.

Dato che il mezzo di comunicazione più potente di tutti è il passaparola, anche se consideri che non serva a te personalmente, ti prego di inviare questo articolo alle persone cui vuoi bene, ai tuoi amici o di condividerlo semplicemente sui social, per dare una possibilità concreta a più persone possibile di migliorare la relazione con i propri figli.

Questo è sicuramente un modo per aiutare i genitori a gestire meglio i figli, ma è anche e soprattutto un modo per migliorare di conseguenza tutte le pratiche educative rivolte alle generazioni attuali.

“Il più grande ostacolo nel comunicare ce lo portiamo dentro, è il nostro orgoglio.” – Andrea Gasparino

Ci sono moltissime teorie, tante pratiche efficaci, quindi molto possiamo fare, ma partiamo dalle cose piccole. Come promesso, questo tipo di approccio è accessibile a tutti. Basta volersi mettere in gioco e provare.

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Buona comunicazione 😉 e al prossimo articolo!

GENITORE IDEALE- Cos’è l’educazione?

 

Cos’è l’educazione?

“Prima di sposarmi avevo sei teorie su come allevare i bambini. Ora ho sei bambini e nessuna teoria.”  – Jean Charles 

Ti sei mai chiesto cosa significhi educare e quale sia la modalità educativa migliore per te da mettere in atto con tuo figlio?

E soprattutto, a cosa punta il tuo metodo educativo, qual è quindi lo scopo finale della tipologia di educazione da te scelta?

Il problema è che molto spesso queste sono domande che non ci poniamo neanche…ma semplicemente ripetiamo le modalità apprese a nostra volta dai nostri genitori.

Pertanto utilizziamo le stesse modalità che sono state utilizzate con noi oppure, a volte capita di rifiutarle e agire nel modo completamente opposto da come hanno agito con noi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” – Paulo Freire

Il problema è che in entrambi i casi agiamo impulsivamente, senza un vero scopo educativo, e quindi senza valutare le conseguenze nel lungo termine di ciò che facciamo.

Solitamente i bambini sono visti come dei vasi vuoti da riempire, piantine da raddrizzare, creta da modellare, etc. La nostra visione dell’educazione è quella di dover insegnare loro cose in base alla nostra esperienza.

Quindi, non appena pronunciamo la parola educazione, la prima cosa che ci viene in mente subito è che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

“L’educazione è il mezzo attraverso il quale i genitori trasmettono i propri difetti ai loro figli. “- Armand Carrel

È piuttosto deprimente vedere come nella maggioranza dei casi non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare in tutta la sua maestosità. Crediamo di doverli solo riempire dei valori della nostra famiglia, della cultura o della nostra società.

La maggior parte delle volte anche a scuola, siamo impegnati per lo più ad immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti senza minimamente valorizzare e potenziare quelle che sono le loro capacità e le loro abilità già presenti .

Il problema è che siamo tutti un pò degli indecisi. Non sappiamo bene nemmeno noi ciò che vogliamo dai nostri figli.

“Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità. “- Nicolás Gómez Dávila

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, però in effetti chiediamo loro di essere si autonomi, ma anche ubbidienti e di fare ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

Vogliamo che siano esseri liberi, ma chiediamo loro di esserci sottomessi. Vogliamo che diventino indipendenti, ma nello stesso tempo vogliamo che seguano sempre i nostri consigli diventando di fatto degli incapaci nel cavarsela da soli.

Ancora oggi utilizziamo un modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nel secolo passato, che riflette una società di stampo comportamentista.

“Qualunque cosa soffochi l’individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami.”- John Stuart Mill

In effetti, gli esperimenti di Pavlov hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso. Pertanto, andando avanti potresti scoprire che il risultato della difficoltà della relazione che hai con tuo figlio ha radici proprio nelle modalità educative errate.

Se questo dovesse accadere e ti dovessi sentire in colpa per le tue azioni passate, ti chiedo di non biasimarti, semplicemente non conoscevi altre modalità.

Io stessa, nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, nei suoi primi anni di vita sia io che la sua prima scuola abbiamo adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere.

“I bambini vengono educati da ciò che gli adulti sono e non dai loro discorsi. “- Carl Gustav Jung 

L’importante è ciò che facciamo da ora in avanti, da adesso in poi sei sempre in tempo ad imparare nuove modalità educative sia più etiche che più efficaci a costruire o recuperare la relazione con il tuo bambino.

Oltre all’aspetto etico ampiamente discutibile, il problema maggiore dell’educazione con questa modalità proveniente da un modello derivante dalla psicologia comportamentista, tuttora molto utilizzato, è semplicemente il pessimo risultato che si ottiene.

Utilizziamo i premi e le punizioni, le caramelle e i castighi, utilizziamo il condizionamento per ricevere ubbidienza.

Quando ciò non succede perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, di dispiacere o d’impotenza.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, la perdita di fiducia immediata.

È una relazione impari dove c’è chi vince e chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

“Le ricompense e le punizioni sono la forma più bassa di educazione.” -Chuang-tzu

Uscendo dal ruolo di superiorità data dal essere adulto, si entra in un rapporto quasi paritario o comunque più democratico, con una conseguente perdita di potere sul bambino.

È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto ed è anche molto più impegnativo nell’immediato riuscire a rinunciare agli strumenti di potere, ma ne derivano dei risultati sorprendenti nella riuscita della relazione.

In questo modello educativo riconosciamo al bambino semplicemente uno dei suoi diritti fondamentali, IL RISPETTO della sua persona.

Se sei ancora qui a leggere, fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in prima fila e di lavorare alla costruzione della migliore relazione possibile con il tuo figlio.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui. “- M. Montessori

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una tipologia di educazione più democratica e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, avremo dei bambini naturalmente propensi ad ascoltarci, a cooperare e disposti a vederci come guide ed a prenderci come modelli da seguire.

“Una società sana deve offrire possibilità per l’educazione dell’adulto pressappoco come si provvede oggi all’educazione scolastica del bambino.” – Erich Fromm

Se il tuo intento è di migliorare la tua relazione con il tuo bambino, se hai capito che quello che stai facendo non porta i risultati sperati, iscriviti alla newsletter o seguendo la pagina facebook di bambino ideale, per non  rischiare di perderti gli articoli futuri.

Inoltre,  se capisci che è soltanto una brutalità che si perpetua da secoli nei confronti dei più piccoli, continua a seguire intanto questi articoli pubblicati periodicamente sul sito, ma sappi che presto ci saranno delle importanti novità.

Sto lavorando ad un progetto molto più ampio e molto più importante che dovrebbe aiutare molti più genitori e spero di averti nella squadra che sostiene un cambiamento direi oramai inevitabile, oltre che necessario nella crescita futura dei nostri figli.

A presto!

GENITORE IDEALE – TI MERITI LA SUA FIDUCIA?

GENITORE IDEALE – QUANTA FIDUCIA HA IN TE?

Fiducia, che bellissima cosa, quando c’è… La fiducia è uno degli argomenti che più mi sta a cuore, lo considero uno dei fattori più importanti per costruire un’ottima relazione in generale, tanto più quando parliamo di bambini.

Pertanto, avendo io fiducia che questo sia un argomento che sta a cuore anche a te ;-), come avrai ben intuito, l’argomento di oggi sarà appunto la fiducia.

“Ciò che conta è avere sempre fiducia nel prossimo: può farcela da solo.” – Mirko Badiale 

Parliamo di fiducia solo perché in assoluto, è l’elemento principale in grado di garantire il successo di tutte le tue relazioni. Ma in questo caso parliamo dei bambini e quindi della nostra relazione con loro.

È il sogno di ogni genitore che i propri bambini siano ubbidienti, che l’ascoltino, che  abbiano fiducia in lui e che lo rispettino.

Concorderai con me anche sul fatto che, fintanto che sono piccoli, i nostri figli pendono dalle nostre labbra e prendono per buono tutto ciò che diciamo.

Giustamente, vogliamo essere rispettati, vogliamo che loro si fidino di noi, vogliamo che ci ascoltino ed eseguano quello che gli chiediamo.

“La fiducia non si impone, si ispira.”- Salvatore Canals 

La fiducia, accanto al rispetto e alla libertà personale, è uno degli ingredienti principali dell’amore.

Non può esistere amore senza il rispetto per l’altro e senza una fiducia quasi totale nell’altro. Altrimenti ci sarebbe sempre una resistenza, una limitazione, un rapporto incompleto e non totalmente autentico.

E quale amore può essere più grande di quello tra genitori e figli..?

Infatti, i nostri figli sono veri maestri di un amore profondo e incondizionato, e ce lo dimostrano attraverso la totale fiducia che ripongono in noi.

“Pochi riescono a dare vera fiducia, questo fa che pochi siano amati.”- Guido Ceronetti

Spero che tu non sia tra coloro che pensano sia corretto imporre ai bambini di doverci dare la loro fiducia e di pretendere il loro rispetto solo per il nostro status di genitori o per la nostra presunta superiorità data l’età anagrafica maggiore.

A mano a mano che crescono però può capitare che si allontanino da noi, che diminuisca gradualmente la fiducia che invece prima nutrivano incondizionatamente nei nostri confronti.

Eppure, purtroppo spesso hanno ragione loro, non sempre ce la meritiamo, non sempre riusciamo a comportarci nel migliore dei modi. Parlo di un modo da favorire e preservare nel tempo la loro fiducia incondizionata.

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.” – Sigmund Freud

Come dicevamo, loro si fidano di noi, fin dalla nascita siamo il loro unico punto di riferimento. È fondamentale chiederci però se noi lo facciamo a nostra volta con loro. Noi rispettiamo loro e abbiamo la stessa fiducia che hanno loro in noi?

Non colpevolizzarti se ti è capitato qualche volta di averlo trattato in maniera poco rispettosa ad esempio paragonandolo ad altri, oppure giudicandolo.

Non è sicuramente per cattiveria che quella volta non hai creduto in lui e non gli hai dato modo di rimediare quando ha sbagliato, ma hai reagito semplicemente urlando e perdendo la calma.

Non è nemmeno perché tu non ami il tuo bambino che non hai ascoltato le sue vere motivazioni, ma l’hai punito perché così avrebbe imparato la lezione.

“La fiducia è la forma più alta di motivazione umana. Fa emergere quanto c’è di meglio in assoluto nelle persone.” -Stephen Covey

Ho chiesto a mio figlio quale sia secondo lui la caratteristica essenziale perché un genitore non perda la fiducia dei suoi bambini.

Sai che mi ha risposto..? “Le bugie mamma, non deve dire bugie. Deve provare a mantenere sempre le promesse fatte”. È curioso quanto siamo distratti, quanto è facile rovinare tutto per così poco.

Tra l’altro anche lui concorda che si tratti di una caratteristica presente nei bambini fin dalla nascita. Mi ha detto, “Certo che ci si fida già alla nascita, come si fa a non fidarsi di chi ti ha portato nella pancia per 9 mesi e ti ha nutrito tutto il tempo?”

Magari semplicemente non ci hai pensato prima. Oppure ti hanno insegnato che utilizzando delle modalità diverse avresti ottenuto lo stesso la fiducia e il rispetto di tuo figlio. O magari pensavi che sia comunque suo dovere rispettarti anche quando sbagliamo, perché i figli devono essere rispettosi a prescindere.

E se incominciassimo ad essere più attenti al nostro atteggiamento, creando delle relazioni più empatiche, fondate più sui legami e un pò meno sull’educazione intesa come impartizione di regole.

“In ogni cosa, la fiducia che si sa ispirare costituisce la metà del successo. La fiducia che si avverte è l’altra metà.” -Victor Hugo

Credi davvero che se tu rispettassi i suoi bisogni ascoltandolo e non giudicando a priori non avrebbe più fiducia in te?

Credi davvero che se tu se fossi una persona equilibrata che sa gestire le proprie emozioni, tuo figlio non ti rispetterebbe di più e quindi non avrebbe più fiducia in te?

Ti svelo un segreto, anzi due… ok, va bene, sono cinque… 🙂

  1. Tuo figlio ti rispetta e si fida di te se lo ascolti senza pregiudizio, senza giudicarlo a priori, ma  ascoltando le sue vere motivazioni e i suoi sentimenti. Se sei disposto ad ascoltare senza giudicare si fiderà di raccontarti anche cose che normalmente nasconderebbe per evitare punizioni.
  2. Tuo figlio perde la fiducia in te e non ti rispetta più se lo umili paragonandolo agli altri, ma al contrario apprezza la sua unicità ed i propri sforzi. Perché se sbaglia è solo perché ancora non ha imparato come si fa. Insegnagli a rimediare, non l’ha mica fatto apposta perché voleva sbagliare di proposito.
  3. Tuo figlio non perde la fiducia se sai mantenere la calma, anche quando devi dire di no. Se riesci a controllare la tua frustrazione e sai gestire anche la sua frustrazione e magari anche il suo rifiuto, lo porterai ad assecondarti senza che lui provi a calpestare la tua autorevolezza.
  4. Se tu hai fiducia in te stesso, se credi nelle tue capacità senza giudicarti tutto il tempo, se sei fermo e  coerente con ciò che dici, lui ti prenderà come modello e si fiderà delle tue indicazioni.
  5. Abbi fiducia di ciò che senti dentro, solitamente è giusto, è questa la tua vera guida. La fiducia è costruita sull’esperienza del successo. Prova e riprova, aggiusta il tiro e ogni volta lasciati guidare dai risultati che ottieni. Non ci sono ricette perfette che devi seguire, ma semplicemente ascoltarti e ascolta lui.

“L’uomo diventa spesso ciò che crede di essere. Se si continua a dire che non si riesce a fare una certa cosa, è possibile che alla fine si diventi realmente incapaci di farla. Al contrario, se ha fiducia di poterla fare, acquisterà sicuramente la capacità di farla, anche se, all’inizio, magari non ne era in grado.” – Mohandas Gandhi

A proposito, sapevi che in base a quanto noi crediamo in loro e a quello noi pensiamo sul loro conto, il nostro pensiero e le nostra convinzione si rivelerà determinante per il successo o l’insuccesso dei nostri figli?

Per approfondire questo aspetto anche in relazione alle performance scolastiche, ti consiglio di leggere questo mio articolo sull’effetto PIGMALIONE.

Noi genitori siamo determinanti nella formazione del carattere dei nostri figli e di come affronteranno la vita. In alcuni momenti, ahimè, la vita sarà poco clemente e non c’è regalo più grande che gli puoi fare oggi che insegnargli ad avere fiducia.

Fiducia in te, come porto sicuro dove fare ritorno dopo ogni avventura. Fiducia in se stesso per affrontare senza paura le difficoltà della vita. Fiducia negli altri per poter sperimentare l’amore.

“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia. – Madeleine Ouellette”-Michalska

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà che hai nel rapporto con i tuoi figli, del tipo di relazione che attualmente vivete.

Se hai avutto invece a che fare con divergenze e perdita di fiducia per una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

PROBLEMI? – COUNSELOR, UN AIUTO CONCRETO

PROBLEMI? – COUNSELOR, UN AIUTO CONCRETO

Sentiamo molto parlare di counselor, ma chi è il counselor e che cos’è sto benedetto counseling?

Ora ne parliamo cercando di mettere in evidenza le distinzioni con le altre professioni e cercando soprattutto di capire quando ci può servire rivolgerci ad un counselor.

Il counseling è una nuova professione riconosciuta dalla legge n. 4 del 14 gennaio 2013, pubblicata nella GU n. 22 del 26/01/2013″. Il counselor che raggiunge gli standard previsti dalla norma tecnica UNI (di cui alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, e sulla base delle linee guida CEN 14 del 2010), ottiene una certificazione da parte di un organismo terzo indipendente accreditato presso l’Ente nazionale di accreditamento, quindi risulta iscritto nelle varie associazioni professionali.

 Il counseling è una relazione d'aiuto.

Se non riusciamo a inquadrare il problema, probabilmente, il problema siamo noi. -Mario Bucci

 Tutti abbiamo dei problemi, tutti noi nella vita incontriamo delle difficoltà, direi quotidianamente.

Queste difficoltà però non sempre sono dovute a problemi psicologici e non sempre sono destinate a diventare delle patologie. Non necessariamente abbiamo bisogno di un approccio medico a questi nostri problemi quotidiani.

Spesso non abbiamo bisogno di un professionista come ad esempio uno psicologo o uno psichiatra per risolvere le problematiche che incontriamo nella vita, nelle relazioni o con i nostri figli o genitori.

Più spesso abbiamo bisogno di un amico, come quando eravamo bambini “un amico del cuore”.

Se osservi abbastanza attentamente il tuo problema ti accorgerai di essere parte del problema. – Arthur Bloch

Eh si, va beh… un amico. E che ci vuole…? Mi potresti dire che tu hai già un sacco di amici e quindi sei a posto, non hai più bisogno di nulla, giusto?

Purtroppo non sempre abbiamo amicizie così profonde e tanto meno appositamente formate per poterci essere realmente d’aiuto. Inoltre pretendiamo da loro un aiuto che non sono in grado di darci.

Anzi, molte volte, in particolari momenti difficili della nostra vita, diventiamo delle vere e proprie “lagne”, gente da evitare, riuscendo ad allontanare i nostri amici.

Spesso abbiamo bisogno di parlare per poter risolvere un determinato problema, per avere una visione diversa, per non sentirci solo semplicemente ascoltarti ma innanzitutto capiti.  Ma non è tutto qui…

Il problema più grande: Non saper affrontare il problema. – Santy Giuliano

Oltre al fatto che il counselor può essere quella guida che ti aiuta a superare vari momenti difficili o problemi della tua vita quando questi non sono dovuti ad una patologia, è dotato di alcune caratteristiche che fanno si che può essere determinante nel superamento di queste difficoltà sia personali che relazionali.

Entriamo però nel dettaglio di che cosa significa realmente il counseling e di che cosa il counselor può fare per te concretamente, esaminando solo alcune delle sue caratteristiche, ma estremamente necessarie per poter svolgere la professione:

1) L’osservazione

La sua osservazione non è finalizzata a fare diagnosi, ma solo per aiutarti ad individuare ciò che ti crea sofferenza e quindi per aiutarti a cambiarlo.

Attraverso l’osservazione, il counselor ti aiuta a renderti consapevole delle tue emozioni e dei tuoi sentimenti, di quello che stai vivendo nel presente, quali sono le emozioni specifiche che ti guidano nelle tue scelte.

Ciò che fa la differenza, non sono gli ostacoli e i problemi che hai, ma come reagisci per affrontarli. La differenza la fai soltanto tu. – Santy Giuliano 

2) Ascolto

Per instaurare una buona relazione, l’ascolto deve essere asolutamente privo di giudizio.

L’ascolto è fondamentale per costruire delle relazioni basate sulla fiducia. Il counselor utilizza questo tipo di ascolto e ti aiuta a metterlo in pratica nelle tue relazioni.

I problemi sono solo opportunità in abiti da lavoro. – Henry John Kaiser

3) Fiducia

La fiducia che nasce da un ascolto senza giudizio e una roccaforte per tutte le relazioni. A prescindere dalla tematica che si affronta la fiducia viene determinata dalle capacità, dall’ascolto e dall’osservazione del counselor.

In questo modo, chiunque può imparare un nuovo modo di comunicare che può migliorare le proprie relazioni, indipendentemente dal problema iniziale.

È fondamentale creare migliori relazioni tra gli esseri umani e dare il proprio personale contributo a questo scopo. – Tenzin Gyatso 

4) Autonomia e libertà 

Bisogna anche specificare che il counselor non ti risolve i problemi, non ti da le soluzioni sostituendosi nelle tue scelte, ma ti aiuta a raggiungere le tue soluzioni, a risolverle da solo nella più totale libertà di agire.

Il counselor ti aiuta a trovare dentro di te le risorse per affrontarle le tue difficoltà, ti aiuta a migliorare la tua autostima, ad avere fiducia in te stesso e nelle tue potenzialità.

Ti aiuta a sperimentare nuove strade nuovi modi di approcciare i problemi.

È sempre caro agli dèi e agli uomini colui che si aiuta da sé. – Ralph Waldo Emerson

5) Accettazione incondizionata

Il counselor ti accetta per quello che sei senza giudizio, accoglie tutti i tuoi sentimenti senza giudicarti, perché comprende le debolezze umane. Il counselor sa che la vita è un continuo processo di crescita e di maturazione, che siamo tutti uomini in divenire.

Pertanto sarebbe inopportuno non accettare incondizionatamente le persone per quello che sono e semplicemente aiutarle nel momento che esse decidono autonomamente di migliorarsi.

Così si affrontano i problemi: agendo adesso! Agisci! Le uniche remore siete tu e le tue scelte nevrotiche, scelte che hai compiuto in passato perché non credevi di avere la forza che hai in realtà. Quant’è più semplice agire! – Wayne Dyer

Comprenderai quindi che a differenza del tuo migliore amico che, per quanto empatico possa essere, non è specializzato in un ascolto attivo, in un’osservazione senza giudizio o per accoglierti incondizionatamente.

Al contrario il counselor è preparato appositamente per aiutarti a riguadagnare la fiducia in te stesso, a recuperare la capacità di risolvere i tuoi problemi e a  vedere il problema da un altro punto di vista.

Il counselor non ti giudica, non si impone nelle tue scelte, non ridicolizza i tuoi errori passati. Il counselor non risolve i tuoi problemi al posto tuo e non ti da delle soluzioni pronte.

Il counselor è formato per aiutarti a superare i momenti difficili, affrontare un determinato problema, ma soprattutto per insegnarti come superarne altri in autonomia. Tutto questo con le tue risorse interiori che aspettano solo di essere individuate.

Il counselor ti fa da guida ti da sostegno, comprensione, ti aiuta ad essere più autonomo, a recuperare fiducia, ti insegna a utilizzare la tua unicità e le tue risorse per superare la difficoltà e recuperare serenità, il tutto in massimo 10 incontri.

Partendo da questi presupposti, è chiaro che il counseling non è terapia psicologica o psicanalisi ma piuttosto una rieducazione dell’essere umano, come dicevo inizialmente appunto una relazione d’aiuto.

"Educare è un aiuto alla vita". Maria Montessori 

A volte noi pretendiamo tutto questo dalle persone che abbiamo accanto a noi, dai genitori, dagli amici o dal patrner, che però non hanno possibilità di essere come noi vorremmo, a patto che non abbiano seguito corsi specifici.

In base al mio personale percorso intrapreso fino ad oggi, ti posso garantire che si può cambiare molto, noi possiamo cambiare e automaticamente possono cambiare le nostre vite.

Se vuoi raccontarmi delle tue difficoltà, della sofferenza che provi quando ti sembra di non avere alternative, se pensi di avere un problema per il quale il counselor potrebbe esserti d’aiuto clicca qui.

Se hai avutto invece a che fare con questo argomento da vicino, se per tua personale esperienza hai frequentato qualche counselor o qualche corso specifico, mi piacerebbe se lo riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE-BAMBINI TERRIBILI

RAGAZZI TERRIBILI

BAMBINI TERRIBILI

Oggi parliamo di bambini terribili, di tutti quei figli che fanno impazzire i propri genitori, di quei bambini ribelli capricciosi, oppositivi, etc. Parliamo di quel tipo di bambino che nel quotidiano è molto diverso dall’immaginario così pieno di aspettative di una futura mamma.

Quel piccolo teppista, così differente da quell’ angioletto che invece sembra sia il bambino dei vicini o della tua migliore amica. Insomma, quello che a volte ti fa pensare “la fortuna, tutta agli altri..?”

Quando si mettono al mondo dei bambini, tutti noi genitori abbiamo numerose aspettative su come vorremmo che sia il nostro figlio e quale risultato vorremmo ottenere attraverso l’educazione.

Abbiamo delle idee piuttosto chiare soprattutto su che tipo di educazione abbiamo deciso di dare ai nostri figli, su ciò che troviamo accettabile oppure no, su quello che faremmo nel caso di capricci e così via.

“L’affetto dei genitori per i figli e dei figli per i genitori può essere una delle più grandi fonti di felicità, ma in realtà al giorno d’oggi i rapporti tra figli e genitori sono, in nove casi su dieci una fonte di infelicità per ambo le parti.” – Bertrand Russell

È innegabile invece che ci sono difficoltà in moltissime relazioni tra adulti e bambini, quindi anche tra genitori e figli. In base all’ esperienza di ognuno o alle proprie convinzioni si tende a pensare che la colpa sia o dell’uno o dell’altro.

Tutti noi siamo stati figli, quindi abbiamo già ben formata una nostra idea su cos’è giusto che un genitore faccia oppure no. Quindi solitamente o riproponiamo lo stesso modello ricevuto oppure l’esatto contrario.

Inoltre, avere un bambino terribile crea anche ulteriori problemi, al di fuori della relazione stessa. Hai mai fatto caso quanto giudizio si ha generalmente nei confronti dei genitori che lamentano le loro difficoltà con i propri figli?

Quanta gioia invece proviamo tutti quando la problematica non ci riguarda. Infatti, siamo tutti felici quando riceviamo complimenti sulla condotta dei nostri figli, quando ci riconosciamo o gli altri ci riconoscono nella definizione di “bravi genitori”, avendo dei bambini identificati come figli ben educati.

“Crescere un figlio richiede molta pazienza. Soprattutto da parte del figlio.” – El Perich

Cosa fare allora quando siamo stremati, stanchi e demoralizzati e magari subiamo anche le critiche di altri. Cosa possiamo fare quando a scuola ci dicono di avere dei bambini problematici o dei bambini maleducati? Cosa fare quando la realtà è così lontana dalle aspettative che avevamo in principio?

Ma soprattutto, perché il virus della ribellione e della disobbedienza non colpisce tutti i bambini ma solo il nostro? Per fortuna c’è un perché. E, voglio tranquillizzarti perché, dato che c’è un motivo, vuol dire che c’è anche una soluzione .

Purtroppo, può anche capitare che, andando alla ricerca di soluzioni, si peggiori la situazione. Spesso si trovano un’infinità di libri che sanno dirti solo cosa non devi fare, dove stai sbagliando, ma che mancano di vere soluzioni.

“I genitori si sono così convinti che gli educatori sappiano ciò che è meglio per i loro figli, che dimenticano che essi stessi sono i veri esperti.” -Marian Wright Edelman 

Siamo purtroppo così insicuri delle nostre capacità che non possiamo che fidarci dei consigli trovati. Alle volte troviamo innumerevoli liste a mo’ di ricettario su come crescere un figlio e queste sono le informazioni più pericolose.

È relativamente semplice stilare una lista di cose da fare e proporle come la soluzione a tutti i mali. Non è per niente difficile vendere una moltitudine di libri dai titoli che propongono soluzioni a tutte le tue difficoltà quotidiane.

Ma cosa succede quando queste ricette non funzionano con tuo figlio? Penso che come minimo inizi a dubitare delle tue capacità di genitore. Oppure ti senti tanto frustrato e non capisci più quale sia la giusta direzione.

Forse inizi a pensare che, se quella era la soluzione miracolosa e con te non ha funzionato deve essere senz’altro colpa tua. Magari è colpa della tua incapacità di applicare dette regole oppure e colpa di tuo figlio e della sua irrecuperabile natura problematica.

Inizi a pensare che probabilmente lui non può essere soltanto un bambino terribile e che non c’è molto altro che tu possa fare fare e che presumibilmente ha qualche problema. Può capitare infatti anche che sia poi identificato e collocato in qualche diagnosi di patologia o disturbo del comportamento.

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero.” – Mitch Albom

Invece non sempre deve andare così. Ci sono soluzioni alternative e fortunatamente sono sempre più numerose.

Se ti dicessi che tuo figlio non vede l’ora di imparare da te, di sapere che si può fidare di te e di seguirti ovunque? Dentro di te lo sai anche tu che ho ragione, che quello che cerco di dire lo senti nel profondo.

O magari vorresti anche crederci, ma sei diffidente perché è così diverso da tutto quello che conosci e che vivi quotidianamente.

Il problema è solo che non c’è la soluzione facile che io possa scriverti qui. Non ti voglio preparare una ricettina con dieci regolette da applicare per tre volte al giorno oppure al bisogno, solo in caso di profonda disperazione.

Però ti posso dire, che tu puoi fare molto per cambiare le cose. È fondamentale che tu capisca che non ti sto dicendo che è colpa tua, che non sei totalmente responsabile di tutto quello che fa tuo figlio.

Lui è un essere a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, questo è innegabile. Ma tu puoi fare molto per voi e puoi aiutarlo a trovare la sua strada per esprimersi al meglio, per esternare ciò che c’è di buono in ogni essere umano, tanto più in un bambino.

“I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando.” – Umberto Galimberti

Ti posso dire però, che prima di preoccuparti di quanto tu sia un bravo genitore di fronte agli altri o di quante regole del galateo tuo figlio abbia memorizzato già, bisognerebbe che tu ti preoccupassi della vostra relazione.

Intendo proprio che dovresti analizzare attentamente che tipo di rapporto hai con il tuo figlio, sapere esattamente quanto si fida di te e di quanto rispetto ha dei tuoi insegnamenti?

Chiediti se riesci ad essere un buon esempio, se utilizzi metodi educativi rispettosi della natura dei bambini, oppure utilizzi le manipolazioni, le punizioni e i ricatti, ahimè come la maggior parte degli adulti.

Cadi anche tu, come molti genitori, nel tranello delle guerre, delle lotte di potere, nell’averla vinta tu per non rischiare di perdere il potere che hai su di lui? Sei proprio convinto che è proprio nato con lo scopo di distruggere la tua serenità? Ti sei mai chiesto il perché si comporta così?

E se lui fosse diventato nel tempo un bambino terribile solo perché non aveva alternative, perché sentiva che la ribellione era l’unico modo per far valere il suo diritto ad avere un’opinione, per poter esprimere un disaggio relazionale oppure per comunicarti che non si sente compreso.

“Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.” – Albert Camus

Allora, dato che tu sei il genitore e conosci meglio di chiunque altro la vostra relazione, io credo che tu non abbia bisogno di ricette miracolose per capire tuo figlio.

Ogni relazione è diversa e non credo che tu abbia bisogno dei consigli degli esperti, ma soltanto di osservarlo di più. Ascolta il tuo intuito per riuscire a capire ciò che ha da dirti e cerca di afferrare la ragione nascosta dei suoi comportamenti.

Ad esempio, molti genitori non vogliono minimamente ascoltare le richieste dei bambini riguardo alle cose che vorrebbero comprare, ne hanno quasi paura.

E se invece sognaste un pò ad occhi aperti insieme, magari facendogli delle domande sui suoi desideri, su ciò che sente che gli manca o che gli piacerebbe fare se avesse una bacchetta magica?

Potresti esternare anche tu i tuoi desideri e magari scopriresti che alcuni potrebbero anche essere realizzati con il tempo.  Raccontarvi i propri sogni e i propri desideri a vicenda, non farà altro che avvicinarvi. Potresti anche scoprire che tornare a sognare come un bambino per un pò non è così terribile.

In ogni caso non serve che tu vada a comprare ogni cosa che ti chiede, ma solo passare del tempo insieme a lui ed essere disponibile ad ascoltarlo. Questo atteggiamento nel tempo potrà portarvi alla conquista di una relazione più empatica.

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.” – Martin Luther King

Ci arrabbiamo perché siamo stressati, stanchi e demotivati, troppe volte insoddisfatti della vita o del lavoro che facciamo. Per approfondire il recupero della relazionecon il tuo figlio, se ti senti stanco e non sai come fare, leggi questo articolo..

Abbiamo bisogno di ritrovare il buono nei nostri bambini, coltivare con loro delle relazioni autentiche, ritrovare la gioia di condividere con loro un sorriso.

Una volta, appena nato c’era, ma poi è successo qualcosa ed ora non c’è più. Invece ci può essere di nuovo, e dipende solo da te. Sei tu l’adulto, quindi sei in grado di fare il primo passo verso di lui…

Prova ad accettare qualche suo piccolo errore senza rimproverarlo, tipo quando non usa la forchetta o quando rovescia il bicchiere a tavola, quando rientra pieno di fango dentro casa, oppure quando dimentica di fare il compito per casa.

Vedendo come ti comporti tu, capisce da solo quando sbaglia e che il suo modo di agire non è il più adatto. Ma ti sarà lo stesso grato per non averlo giudicato e quindi si sarà sentito più accettato, ed intanto impara.

“Il motore che determina nei bambini la capacità di crescere sia emotivamente che fisicamente è proprio questo: il sentimento di protezione.” – Lucia Atto

Sarebbe utile se riuscissi a ricordarti, semmai ti fosse capitato, quanto è stato bello provare quel senso di riconoscenza o quella automatica “voglia di voler bene” alla persona che invece di punirti o umiliarti quando hai sbagliato, con estrema tolleranza  ti ha semplicemente regalato un sorriso.

Ecco, questo potrebbe essere il mio unico consiglio, senza voler elaborare un altro ricettario: prima di sentenziare che lui è sicuramente un bambino terribile, uno problematico o che è una partita persa, ti inviterei a chiederti se una relazione diversa con tuo figlio sia possibile secondo te…

Di cercare di essere più tollerante, accettare il fatto che stia ancora imparando pertanto è scontato che ci siano degli errori da parte sua. Ricordati sempre che sta ancora imparando.

Dagli la possibilità di sbagliare e di correggersi e con il tuo aiuto, di poter rimediare. Sii solo disponibile ad ascoltare i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Anzi, ne avrei un altro di consiglio, di fare tutto questo anche con te stesso!

“Bisogna coltivare, soprattutto nei giovani, il coraggio di ribellarsi.” – Rita Levi-Montalcini

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

SCUOLA IDEALE -BAMBINI MALEDUCATI

bambini maleducati

SCUOLA IDEALE -BAMBINI MALEDUCATI

Già, proprio così, moltissimi bambini sono maleducati!

Abbiamo le scuole piene di bambini mal-educati, ed è tutta colpa dei genitori…  Questo è un pensiero molto diffuso ed in un certo senso è veritiero.

Non importa però a nessuno che a nostra volta è quello abbiamo imparato dai nostri genitori attraverso il modo in cui ci loro hanno educati. Non importa se conosciamo solo questo ed è esattamente quello che oggi mettiamo in pratica con i nostri figli…

Poco importa che nessuno si preoccupa di insegnare ai genitori diversi metodi educativi o di accrescere la loro consapevolezza di quello che comporta il ruolo che rivestono.

“I nostri genitori sono i nostri primi insegnanti, ma non sempre sono i migliori.” – Leo Buscaglia

Dato che i bambini sono visti spesso come dei vasi vuoti da riempire, non appena pronunciamo la parola educazione, ci viene in mente subito che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

In effetti è esattamente questo che i genitori iniziano a fare appena possibile. Si dedicano a pieno ritmo al loro ruolo e con tutte le risorse a loro disposizione.

Impartire lezioni, distribuire consigli, insegnare regole, addomesticarli in modo da farli somigliare il più possibile al proprio bambino ideale, ma anche all’ideale della società di appartenenza, diventano così l’occupazione principale della maggioranza degli adulti.

È piuttosto deprimente vedere come, nella maggioranza dei casi, non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare. Crediamo di doverli riempire dei nostri valori, della cultura della nostra famiglia e delle abitudini della nostra società.

“Una volta entrati nel sacro regno del ruolo genitoriale, si pensa di dover indossare la tonaca di genitore. In buona fede si assumono certi comportamenti perché si crede che i genitori debbano comportarsi così.” – Thomas Gordon

Il problema è che se non fai così come fanno tutti, sei automaticamente un pessimo genitore.  Di norma, se il processo di addomesticamento è mal riuscito, emerge subito quando si inizia a portate i bambini a scuola, e porta con se le critiche degli insegnanti e un senso di inadeguatezza nel proprio ruolo di genitore.

Già, perché anche la maggior parte delle scuole sono per lo più concentrate a immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti.

Il problema è che siamo tutti un pò dei pasticcioni indecisi.

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, chiedendo in effetti a loro di essere autonomi, ma anche ubbidienti, quindi che facciano ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

“L’uomo è l’unico animale che non accetta di essere ciò che è” – Albert Einstein

Questo modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nell’ ultimo secolo, riflette una società di stampo comportamentista.

Come molti sanno, gli esperimenti di Pavlov a partire dal 1903, hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Nonostante l’aspetto etico ampiamente discutibile se lo si applica al genere umano, è comunque il modello tuttora prevalentemente utilizzato nelle nostre scuole.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso, per evitare che i nostri figli diventino dei veri maleducati, anche agli occhi degli altri.

Pertanto non ha senso biasimarsi, dato che non si conoscevano altre alternative. L’importante è che adesso tu sappia che sei sempre in tempo ad imparare delle modalità differenti.

“Sapete che cosa vi hanno fatto i vostri genitori? Il meglio che potevano fare. Il meglio che sapevano fare, molto spesso l’unica cosa che sapevano fare.” – Leo Buscaglia

Utilizziamo i premi e le punizioni, i regali e i castighi e a scuola le faccine, in base al fatto che soddisfino o meno le nostre aspettative. Addirittura agli insegnanti viene in aiuto anche la psicologia che propone le varie tecniche, come ad esempio i gettoni della Token Economy.

Nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, anche io ho adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere. È talmente radicato nella nostra cultura, che tuttora sono tentata a volte di servirmene e quindi devo operare uno sforzo notevole per astenermi.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, cioè la loro perdita di fiducia immediata. È una relazione ineguale dove c’è chi vince e c’è chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

Quando questo non succede, perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, frustrazione, di dispiacere o d’impotenza.

“La scuola può essere una fabbrica criminale.” Danilo Dolci

Conoscendo in prima persona il risultato deleterio di questo metodo, ma anche il risultato che si ottiene quando cambiamo modalità, posso garantirti che vale assolutamente lo sforzo di provare a cambiare.

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una base paritaria e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, dei bambini sereni e sicuramente non maleducati, naturalmente propensi ad ascoltarci e a prenderci come modelli da imitare.

Uscendo dal ruolo di superiorità data semplicemente dal essere l’adulto, si entra in un rapporto paritario con una conseguente perdita di potere sul bambino. È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto, ed anche più impegnativo.

Ma, se sei ancora qui a leggere fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in gioco e di lavorare per un sistema che permetta al bambino ad appassionarsi a ciò che studia e di creare delle relazioni autentiche.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui.” – Maria Montessori

Ispirandoci infatti a Maria Montessori possiamo individuare alcuni accorgimenti relativamente semplici da attuare, ma che possono fare un’enorme differenza sia in casa che nelle scuole. Leggi qui per leggere e imparare un segreto sulla comunicazione.

Troppe volte non ci accorgiamo nemmeno, ma ai nostri ragazzi manchiamo di rispetto. Parlo di tutte le volte che non li ascoltiamo attentamente, che reputiamo poco importante ciò che hanno da dire.

Quando diciamo loro che ora non c’è tempo, quando non ascoltiamo i loro bisogni, il messaggio che ricevono è che ciò che loro dicono non è importante, che quindi loro non sono importanti.

In famiglia, ma anche a scuola è indispensabile “perdere del tempo” per permettere ai nostri ragazzi di sentirsi rispettati.

“Nulla è più spregevole del rispetto fondato sulla paura.” – Albert Camus

Per non parlare della scarsa fiducia che spesso dimostriamo loro.

Aiutami a fare da solo, concetto celebre di M. Montessori, implica che gli adulti abbiano fiducia nelle capacità dei ragazzi di trovare le giuste soluzioni e di portare a termine le loro personali sperimentazioni nel  migliore dei modi.

Ogni volta che agiamo al loro posto o ci sostituiamo a loro offrendo le nostre soluzioni,  invece di essere solo un incoraggiamento o essere un semplice supporto in caso di difficoltà, in pratica diciamo loro che non valgono, che non sono capaci.

“Pochi riescono a dare vera fiducia, questo fa che pochi siano amati.” – Guido Ceronetti

La libertà di scelta è una modalità che per alcuni non è nemmeno concepibile integrarla in un metodo educativo efficace, convinti che favorisca l’insorgere di attegiamenti maleducati.

Potremmo tutti invece esercitarci ad accompagnarli semplicemente ad un bivio, suggerire delle domande senza indicare le nostre giuste risposte, o peggio ancora pretendere che le apprendano.

Potremmo aspettare la loro scelta resposabile e dare loro il diritto all’errore. Solo in questo modo possiamo sperare di facilitare la formazione di una sana personalità e del pensiero critico.

La libertà di scelta è un bene inestimabile a tutte le età e nessuno dovrebbe mai sentirsi autorizzato in nessun modo di imporsi con la forza su un altro essere umano.

“L’uomo deve scegliere. In questo sta la sua forza: il potere delle sue decisioni.” – Paulo Coelho

Pensi di dover cambiare qualcosa da oggi in poi, di dover modificare alcuni aspetti del tuo approccio educativo o nel tuo metodo d’insegnamento?

Vorrei conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE – HO PAURA, FORSE MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – HO PAURA, MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

Oh mio Dio! … e se fosse vero che mio figlio ha davvero qualcosa che non va’…? Terrore puro… Domanda piena di paura, inquietante, straziante per il cuore di qualsiasi genitore.

La prima paura del genitore è di non riuscire a trovare in quel figlio così tanto desiderato, le caratteristiche che lo renderebbero felice e orgoglioso di essere genitore. La mancanza di tutte quelle qualità costruite irrealmente nella sua attesa, sposta e allontana paurosamente dall’immagine ideale creata nel tempo.

“Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda.” – Candido Cannavò

Successivamente alla prima reazione,  alla paura si mischia dell’amore, che in effetti però genera un altro tipo di preoccupazione. Questa volta è paura per la sopravvivenza e le future capacità sociali del proprio figlio.

La volontà di proteggerlo dalle difficoltà che incontrerà nella vita, dalla derisione o dalla cattiveria degli altri, dai possibili problemi di autonomia, rendono il genitore particolarmente sofferente e preoccupato.

Inoltre, la società odierna ha individuato diagnosi di ogni tipo, per motivare quello che non si adatta perfettamente a quell’ideale che abbiamo comunemente identificato come “normalità”.

“La disabilità è una questione di percezione. Se puoi fare anche una sola cosa bene, sei necessario a qualcuno.”- Martina Navrátilová 

Ecco allora che ogni genitore responsabile va alla ricerca di soluzioni, sia per proteggere il proprio figlio che per contenere e possibilmente attenuare tutte queste sue paure, con il rischio però di focalizzarsi troppo sul problema e poco sulla sua soluzione.

Siccome non sempre le difficoltà dei bambini sono necessariamente sinonimo di patologie, un bambino che non ce la fa ad apprendere una qualsiasi abilità incorre nel rischio di diagnosi, prima ancora che si provi se lo si può veramente aiutare.

La principale preoccupazione diventa, senza volerlo, capire ciò che non va in lui, più di quanto non lo è di imparare noi per primi come agire per aiutarlo a superare le sue difficoltà.

“La madre è orgogliosa del figlio che è salito in alto, ma darebbe la vita per l’altro: per il figlio senza fortuna.” – Libero Bovio

E se prima di tutto ci mettessimo noi a studiare e imparare come realizzare il miglior ambiente facilitante, educante e adatto ai bisogni dei nostri figli?

Se noi per primi diventassimo dei catalizzatori per attivare e incoraggiare le risposte delle loro funzioni attraverso stimoli quotidiani?

Se cercassimo prima di tutto, di capire quale è il blocco, la difficoltà, il perché non ce la fa?

“Non esiste un modo per essere una madre perfetta, ma ci sono milioni di modi per essere una  buona madre.”  – Jill Churchill

Le classiche attività quotidiane e la creazione di un ambiente armonico, sereno e amorevole sono una prerogativa essenziale per avere una facilitazione nell’ acquisizione di qualsiasi abilità.

Inoltre, tutti noi possiamo interagire con i nostri figli con dei giochi stimolanti e creativi, aiutando il cervello plastico attraverso la potenza cognitiva del giocattolo, a strutturare le sue funzioni fondamentali.

Potremmo quindi agevolare la comprensione, l’esercizio, la memoria, la concentrazione, la coordinazione, etc. anche ispirandoci alla ricerca scientifica, dallo sperimentare ed anche assistiti dal digitale, utilizzando strumenti per cercare di ottenere il meglio dalle capacità di ogni bambino, semplicemente giocando insieme a lui.

“Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”. – Enzo Biagi

A tutti i bambini dovrebbe essere garantito il diritto al massimo delle proprie funzioni, ma questo non dovrebbe cedere la priorità di cercare dei meccanismi di aiuto partendo dalla famiglia stessa.

Molte volte si tratta di piccole difficoltà educative, di stress o di problemi personali, oppure di disequilibrio nella coppia, di difficoltà nei rapporti. Senza paura, sensi di colpa o giudizio, si potrebbe provare ad osservare le proprie dinamiche relazionali, il modo in cui ci rapportiamo ai nostri figli.

Dovremmo capire che siamo il risultato di ciò che ci hanno insegnato o che abbiamo appreso attraverso le nostre personali esperienze.

Si potrebbe anche scoprire che potremmo sempre imparare modi nuovi più efficaci, trovare strategie che producano risultati più soddisfacenti.

Si tratterebbe soltanto di mettersi in gioco per primi e di non delegare a degli estranei la responsabilità della serenità e della salute emotiva dei nostri figli.

Sicuramente specialisti, medici, insegnanti hanno moltissime più conoscenze tecniche riguardo all’essere umano, ma nessuno ha la comprensione del bambino come il suo genitore.

“C’è un solo bambino bello al mondo, e ogni mamma ce l’ha.” – Anonimo

Osservarlo, accoglierlo, accettarlo, ascoltarlo, passere del tempo insieme, avere fiducia nelle sue capacità, alimentare la sua autostima, sostenerlo ed essergli una guida, essere autorevoli, riconoscere ed elogiare i suoi progressi quotidiani… sono un enormità di cose che dovremmo saper fare.

Il ruolo genitoriale rischia di essere ancora più complesso, quando si ha paura di essere inadeguati o del giudizio altrui, quando si è stanchi o insoddisfatti della propria vita, quando si hanno delle  difficoltà personali da superare.

Dovremmo forse prima di tutto cercare delle soluzioni al nostro personale benessere, di conseguenza a quello dei nostri bambini e solo successivamente cercare delle diagnosi.

Il bambino non riuscirà a capire tutte le nostre fatiche, tutte le energie che abbiamo impiegato nella sua crescita, ma sentirà forte e chiaro il messaggio che noi abbiamo fatto del nostro meglio per accettarlo, per amarlo e per proteggerlo.

“Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre.” – Sigmund Freud

 

 

SCUOLA IDEALE – DISPERSIONE SCOLASTICA

 

abbandono scolastico

DISPERSIONE SCOLASTICA

La dispersione e l’ abbandono  scolastico sono evidenti agli occhi di tutti e sono sicuramente correlate alle difficoltà quotidiane che i ragazzi devono affrontare.

Le difficoltà scolastiche, oltre ad essere in costante aumento, sono direttamente proporzionali all’insuccesso scolastico e sono le maggiori responsabili dei successivi abbandoni.

“Ogni bambino per sua natura è curioso. Poi va a scuola.” – Silvana Baroni

In effetti, a causa delle difficoltà che sperimentano quotidianamente i ragazzi sono sempre più demotivati e disinteressati a ciò che la scuola propone.

Troppo spesso li sentiamo dire:

Non so come devo fare questo compito, non ho capito bene…

Perché devo andare a scuola, a che mi serve?

Perché devo imparare questa cosa così difficile che poi non mi servirà mai?

Forse non sono tanto bravo in matematica, ma di sicuro non mi piace per niente…

“Da oltre mezzo secolo i bambini, i ragazzi e i giovani vengono obbligati a starsene seduti, tra scuola e compiti, circa otto ore al giorno, e che, alla fine dei loro corsi di studi, a qualsiasi domanda culturale, il loro sguardo vaga smarrito o si esprime in un “boh!”.” – Silvano Agosti

Recentemente, il MIUR ha comunicato i dati statistici dove l’abbandono scolastico è di circa un ragazzo su tre. Un altro dato preoccupante e che dovrebbe farci riflettere è che l’ottanta per cento dei ragazzi della scuola secondaria vivono la scuola con una condizione di malessere.

Sono numeri davvero spaventosi.

Perché non riusciamo a coinvolgerli ad  avere piacere nell’ imparare cose nuove, quando per natura siamo tutti nati curiosi e predisposti ad apprendere?

Alcuni più di altri, con varia intensità, ma comunque la maggior parte dei ragazzi, anno dopo anno finiscono per odiare la scuola?

“Odio la scuola. Mi fa impazzire. Appena imparo una cosa, vanno avanti con qualcos’altro.” – Sally Brown

Non si riesce ad invertire la rotta, nonostante la buona volontà di numerosi insegnanti ed anche delle varie riforme della scuola attuate nel tempo.

Sarà forse che ci concentriamo sul problema sbagliato? Vogliamo davvero continuare a credere che sono i ragazzi ad essere svogliati o con problemi cognitivi o comportamentali? Ah già, sicuramente è colpa della famiglia che non li educa a dovere…

Chiaro che tutto questo è anche vero, com’è vero che non sempre tutti gli insegnanti riescano a svolgere il proprio ruolo nel migliore dei modi.

“Al contrario di quanto credono quasi tutti, la scuola non deve insegnare a studiare. Studiare è il mezzo, non il fine.” –  Ermanno Ferretti

Anche se molte problematiche dipendono sicuramente anche da questi fattori, non credo che possiamo solo soffermarci qui, cercando colpevoli o lamentandoci per quello che non va’.

Credo invece che sia risolutivo cercare alternative differenti da quelle utilizzate in precedenza, per risolvere i problemi.

È fondamentale, è  vero, essere adulti preparati e capaci di fornire al meglio le nostre conoscenze ai ragazzi.

Aiuta sicuramente riuscire a predisporre le migliori condizioni per aiutarli ad apprendere in modo semplice, lavorare sul loro potenziamento cognitivo e sulle strategie per imparare con più facilità.

“La scuola dovrebbe avere sempre come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.” – Albert Einstein

Credo infatti, che il problema maggiore sia costituito dalla spasmodica ricerca di uniformità dei saperi. La ricerca della normalizzazione, l’acquisizione delle stesse competenze dei bambini, le loro abilità ed anche dalla scarsa possibilità d’interazione tra di loro.

La diversità che tanto fa paura, può essere un’enorme ricchezza per tutti. Inoltre l’assimilazione di nuove conoscenze può essere favorita dall’interazione con altri ragazzi e con le loro peculiarità.

Esporre invece le proprie passioni e le conoscenze già acquisite da parte dei ragazzi stessi, donerebbe quel sano appagamento di cui tutti abbiamo bisogno.

Questo si che farebbe sentire di far parte di una scuola che li accetta e li approva, di essere riconosciuti, di essere importanti e apprezzati ugualmente per quello che anche loro hanno da dare.

“Una scuola è superiore a un’altra non tanto per gli insegnanti, ma per gli alunni. Si impara di più dai propri compagni che dal resto.” –  Ermanno Ferretti

Ci concentriamo cosi tanto su come tenerli a bada per ore, su quello che devono apprendere, su quali sono le competenze che devono acquisire e su quanto tempo devono impiegare per farlo, che ci si dimentica spesso che ognuno ha una propria unicità.

E se tutti noi siamo unici, abbiamo caratteristiche diverse e capacità diverse, anche a loro dovrebbe essere permesso di esprimere al meglio questa propria unicità senza paura.

Non potrebbe infatti essere che i nostri bambini abbiano bisogno di essere semplicemente loro stessi, di essere rispettati nei loro tempi e di ricevere la nostra fiducia nelle loro capacità?

“Il motivo principale per andare a scuola è quello di avere per tutta la vita la costante impressione che ci sia un libro per ogni cosa.” –  Robert Frost

Andare a scuola con gioia, imparare dagli altri e non sentirsi quotidianamente inadeguati per le proprie difficoltà, è possibile e salverebbe molti ragazzi dalla dispersione scolastica.

Molto sta nella capacità degli adulti di discostarsi dalla corsa alla normalità e di riuscire ad apprezzare ed a valorizzare ciò che c’è di buono in ognuno dei nostri ragazzi.

Spero che l’articolo ti  abbia fatto un pò riflettere e se ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo. Ricordati di registrarti sul sito nella sezione NEWSLETTER o di mettere un like sulla pagina facebook se vuoi essere sicuro/a di ricevere e non perderti i futuri articoli  di bambino ideale

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

A presto!

GENITOERE IDEALE – Bisogno di riconoscimento

Diventare consapevoli del nostro comportamento del nostro bisogno di autoaffermazione e di riconoscimento non ci renderà perfetti, autosufficienti o privi di emozioni come dei robot, ma solo un pò più umani, più tolleranti e più attenti alle lezioni che vogliamo impartire ai nostri figli.

RICONOSCIMENTO

Bisogno di riconoscimento, oggigiorno comunemente tradotto “like”.

A causa di frequenti manifestazioni di comportamenti visibilmente anomali in rete soprattutto ma non solo, ho deciso che oggi vi voglio parlare del bisogno di riconoscimento.

Il bisogno di riconoscimento è insito in tutti noi, è naturale, fa parte dei bisogni sociali, ma come tutte le cose quando sono in disequilibrio, può diventare causa di comportamenti inadeguati.

Ovviamente qui parleremo di quest’ argomento in relazione all’ educazione, degli effetti che questo bisogno causa in noi e del modo in cui educhiamo i nostri figli.

“Ci sono solo due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: delle radici e delle ali”. – (Harding Carter)

Molto spesso si notano situazioni di eccesso di questo bisogno e siamo subito pronti a criticarlo come comportamento sbagliato.

Facebook ad esempio, alimenta con molta facilità questo tipo di comportamento, ma pur criticandolo, tutti noi prima o poi ci caschiamo nel metterlo in atto più o meno frequentemente.

Sorge spontaneo chiedersi allora, da dove nasce questo bisogno, che sembra non risparmi proprio nessuno?

Ed anche, quanto è realmente sbagliato un comportamento del genere?

Come posiamo ritrovare il giusto equilibrio manifestando il bisogno di autoaffermazione senza incorrere nell’esibizionismo?

“Se troviamo in un gruppo un modello culturale di comportamento improntato ad autoaffermazione, si può sviluppare una situazione competitiva in cui l’autoaffermazione porta a maggiore autoaffermazione, e così via. Questo tipo di cambiamento progressivo possiamo chiamarlo schismogenesi simmetrica.” – (Antropologo Gregory Bateson- da Naven, Stantford University Press, 1958)

Capisco che forse è un argomento che ha bisogno di un maggiore approfondimento.  Le tendenze schismogenetiche, come dice lo stesso Bateson operano nella dinamica della società solo se l’educazione ricevuta nell’infanzia non è tale da impedirne l’espressione nella vita adulta.

La frequente dicotomia delle strutture bipolari delle società capitaliste diventano anche parti caratteriali impresse all’interno dell’ individuo.

Inoltre, i contesti fortemente competitivi favoriscono e alimentano la schismogenesi portando inevitabilmente alla distorsione di un legittimo bisogno iniziale e a varie rotture e conflitti interpersonali.

Ma cerchimo di capire tutto questo con degli esempi pratici, rendendo tutto più semplice e comprensibile per tutti.

Nel nostro caso, potrebbe essere un esempio l’ educazione che abbiamo ricevuto e la società stessa che tende a disprezzare l’autoaffermazione, ammirando invece l’ arrendevolezza e la sottomissione.

“Un bambino è un angelo le cui ali diminuiscono man mano che le sue gambe si allungano.” -(Anonimo)

Il bisogno di riconoscimento non nasce forse da una necessità più che legittima di sapere di essere esattamente dove si dovrebbe essere e che sia un proprio diritto essere li?

Decisamente i bisogni sociali morbosi di protagonismo e di esibizionismo in età adulta sono il risultato di qualcosa che non ha funzionato a dovere nell’educazione nell’ infanzia, ma viene anche amplificato da ciò che non funziona nella società o nell gruppo di appartenenza.

I bisogni sono sacrosanti ed è necessario riconoscerli e cercare di soddisfarli per vivere bene e per evitare che nel lungo termine possano solo acutizzarsi e peggiorare fino a squilibrare il benessere della persona. Quindi non permettiamo che guidino la nostra vita senza esserne consapevoli.

“Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto. ” – (Angela Schwindt)

Cercando di definire meglio l’argomento in relazione all’educazione e all’ influenza che poi ha sulla formazione caratteriale dei bambini, ricercando quindi di evidenziarne l’origine, mi viene in mente un tipo di situazione in particolare.

Per la nostra immensa voglia di insegnare ciò che è meglio nella vita ai nostri figli, (a tutti i bambini in generale rivolgendomi agli insegnanti), educhiamo impartendo “preziose” lezioni quotidiane.

Anzi, a volte non ci limitiamo ai bambini, ma anche a colleghi e amici, e anche ai nostri genitori oramai anziani. E questo non è forse un’ evidente bisogno di riconoscimento  e di autoaffermazione…?

Vorrei soffermarmi sui bambini in questo caso, perché poi loro ci credono molto più di altri a tutto ciò che noi diciamo, fidandosi ciecamente. Oltretutto noi siamo convinti delle nostre idee ed anche di doverle inculcare loro, perciò facciamo di tutto per convincerli (ahimè, con le buone o con le cattive) che devono assolutamente seguire le nostre indicazioni.

“I bambini e le cerniere non reagiscono alla forza… Eccetto occasionalmente.” – (Katharine Whiterhorn)

Vogliamo prepararli alla vita, quindi la prima cosa che facciamo è sminuirli. Certo, detto così, probabilmente nessuno è d’accordo con quello che sto dicendo, ma purtroppo è esattamente quello che facciamo.

Ogni volta che diciamo ai bambini, direttamente o indirettamente, che non valgono abbastanza, che non sempre avranno ciò che vorranno, che ci sarà sempre qualcuno migliore di loro, soprattutto nei primi anni di vita, quando, trovandosi nella loro fase egocentrica, avrebbero bisogno di sentire l’esatto opposto.

Ma noi lo facciamo perché abbiamo paura per loro, che possano venir su dei mollaccioni viziati, convincersi che gli sia tutto dovuto e… (rullo di tamburi) lo facciamo perché siamo noi ad avere paura di fallire miseramente nel nostro ruolo genitoriale, quindi di non riuscire a plasmare degli esseri pronti ad affrontare tutte le sfide che la vita riserverà loro.

“L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore s’infranga. Il miracolo è che sopravvive a tutto.” – (Christian Bobin)

Ma non sono qui per giudicarti e non dovresti farlo nemmeno tu, dato che è quello che facciamo tutti. Questo è semplicemente quello che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli e che tuttora la società cerca di confermare quotidianamente.

Si, perché tutti noi crediamo che i bambini debbano incominciare a saperlo fin da subito che la vita è dura, che bisogna lottare, perché mica ci possiamo permettere che credano di essere i migliori. Nooo,  facciamogli vivere da subito frustrazioni quotidiane, così saranno sicuramente rafforzati, perché la vita e dura e non perdona nessuno…

In pratica, abbiamo messo a punto la ricetta perfetta per la perdita di autostima e di fiducia… ma il riconoscimento non è forse collegato in qualche modo alla stima di sé?

“I bambini sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta.” – (Haim G. Ginott)

Ma, se gli adulti di cui più mi fido non hanno stima di me e non hanno fiducia nelle mie capacità, io come faccio a credere in me stesso?

E quindi non sono autorizzato a credere di meritare qualcosa, di avere un alto valore di me stesso, perché non è apprezzato, non è previsto, non sarebbe contro ciò che mi hanno insegnato?

Non sarà mica che poi per tutta la vita si avrà bisogno di essere riconosciuti meritevoli da qualcun’ altro avendo perso la capacità e il diritto di autoaffermarsi?

Tutti noi abbiamo ricevuto dei messaggi nei quali ci dicevano di non essere all’altezza, che hanno contribuito a renderci bisognosi dell’approvazione altrui.

Ci hanno costantemente boicottato la possibilità di appagare il bisogno di autostima e di autorealizzazione, che si trovano in posizione nettamente superiore nella scala dei bisogni rispetto al bisogno di riconoscimento.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.” – (Antoine de Saint-Exupéry)

Come indicato nella piramide dei bisogni di Mashlow, stando in effetti ai gradini più elevati, il desiderio di riconoscimento sociale, di stima e il desiderio di autoaffermazione sono sani e fanno parte delle necessità esistenziali dell’essere umano.

Una volta che avremo superato i bisogni essenziali, non avendo più necessità di lottare per la sopravvivenza, per l’accettazione, per la sicurezza, diventeremo capaci di convogliare le nostre energie su bisogni più alti come l’ autostima, la dignità l’ autoaffermazione e la realizzazione di sé.

Quindi, mentre ci occupiamo delle nostra sana autoaffermazione che si conquista con la realizzazione di sé, avanti pure con qualche like, che ogni tanto fanno bene all’autostima, ma con la consapevolezza del perché ne abbiamo bisogno.

Cerchiamo il più possibile di appagare i bisogni più alti e non ridurci solo a diventare dipendenti di attegiamenti esibizionistici e del riconoscimento altrui.

Diventare consapevoli del nostro comportamento, non ci salverà dai nostri bisogni essenziali, quelli del gradino più basso, rendendoci autosufficienti e privi di emozioni come dei robot, ma ci renderà forse più umani e tolleranti verso i bisogni inappagati degli altri, anche quando questi sono ancor più morbosamente bisognosi  di noi.

Soprattutto però quello che io spero con tutto il cuore, è che ci renda più attenti alle lezioni che vogliamo impartire agli esseri sensibili e vulnerabili, dei quali ci dovremmo sentire profondamente responsabili, i nostri bambini.

“Con i bambini capirsi è semplice. Quando ti prendono per mano, hanno già scelto di fidarsi di te.” – (valvirdis, Twitter)

Anche io, come tutti ho lo stesso sano bisogno di riconoscimento 😉 , quindi se ti è piaciuto l’argomento non esitare di mettere il tuo like all’articolo. Questo è solo uno dei modi per dimostrarmi che il mio tentativo di aiutare anche qualcun’altro è risultato anche tempo ben impiegato per la mia autoaffermazione.

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Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

A presto!

 

Scuola ideale – bambini problematici

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli. Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Bambini problematici

BAMBINI DISUBBIDIENTI
BAMBINI ROBLEMATICI

“L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”. (Nelson Mandela)

Oggigiorno, ovunque si guardi, tutti quanti si lamentano dei bambini e del loro attuale pessimo comportamento. Tutti si da la colpa a tutti: è colpa dei bambini, della tv, dei genitori, degli insegnanti etc. Ognuno pronto ad incolpare l’altro e, qualche volta anche se stessi accanto agli altri.

Recentemente ho avuto modo di riflettere su alcuni comportamenti di un bambino ritenuto molto problematico e nel contempo di imbattermi casualmente sul web in un articolo di una psicologa che parlava appunto di bambini problematici.

La dottoressa in questione, pur invitando a “prendere con le pinze” quanto avrebbe comunicato nell’articolo e di non fare diagnosi ma di rivolgersi a specialisti, presentava le sue conoscenze sul problema descrivendo dettagliatamente le caratteristiche di questa “tipologia” di bambino, parlando di disfunzioni, definendo disturbi e individuando eventuali diagnosi.

Vorrei cercare di riflettere sull’ argomento insieme, senza ovviamente approfondirlo dal punto di vista medico. Non parliamo quindi di patologie ne di diagnosi di nessun tipo, ma parliamo soltanto di bambini che adottano “comportamenti problematici”.

Infatti, pur non sapendo se intendiamo la stessa cosa, su una cosa sono perfettamente d’accordo con la dottoressa, molte volte si tratta di bambini perfettamente “normali”.

Infatti, mi veniva in mente questo bimbo, con un vissuto molto difficile e con problemi quotidiani giganteschi anche per un adulto figuriamoci per lui, che già in tenerissima età si ritrova senza più avere una famiglia.

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.” (Proverbio Africano)

Ma torniamo al testo di prima. L’articolo parlava di quanto è difficile occuparsi di loro, di quanto i genitori stessi sono disperati perché (riporto testuali parole usate nel testo per descriverli, anche se non in quest’ordine preciso):

  • sono ribelli e incontrollabili
  • non stanno fermi
  • amano sperimentare
  • rompono le cose per capirne il funzionamento
  • sono curiosi di scoprire e conoscere
  • ci mettono alla prova con le loro sfide
  • vogliono fare di testa loro
  • con il loro comportamento scatenano risate negli altri

È chiaro che tutti noi a volte siamo talmente stanchi, stressati e spesso insoddisfatti delle nostre vite a tal punto da voler solo silenzio per un po’. Qualsiasi persona al mondo che ha avuto una giornata pesante vorrebbe che fossero un pò più facili da gestire, più ubbidienti. Gli vorremmo a volte un pochino più soldatini o robottini con le pile da staccare quando è necessario. Questo è più che comprensibile, siamo tutti umani, ma possiamo davvero chiamare problematici questi comportamenti?

Comunque, proseguendo nella lettura, si scopre che i comportamenti in questione, si possono individuare intorno ai 3-4 anni, in concomitanza con l’ingresso nella scuola materna e la richiesta di adattamento alle prime regole scolastiche.

E questo è vero, assurdo e da non crederci, ma ci sono insegnanti che subiscono calci e ingiurie da parte dei bambini. Maestre già alla scuola materna che faticano  tremendamente, cercando di proteggere fisicamente gli altri bambini contenendo l’ira di alcuni, oltre a dover rassicurare i genitori sulla propria capacità di gestire la situazione.

“Aprite una scuola, chiuderete un carcere!” (Giovanni Bovio)

Ma allora, può essere che davvero sono i bambini ad essere tanto problematici?

E se così fosse… è una questione di educazione o sono nati così… è forse ereditario?

Oppure è colpa dei genitori che non li educano bene, forse sono troppo permissivi?

Sarà colpa degli insegnanti che non sono formati abbastanza o che negli anni il loro ruolo ha perso sempre più potere.

Allora di chi è la responsabilità? Personalmente credo che non è sicuramente dei bambini, ma che problematici sono soltanto i nostri modi di relazionarci con loro.

“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.” (Francois Rabelais)

Purtroppo, per moltissime ragioni, non sempre riusciamo a creare dei legami profondi. Anzi, andando avanti nel tempo, i rapporti si fanno sempre più distanti, diventando quasi degli estranei anche tra gli stessi familiari.

Sia come genitori che come maestri o insegnanti, non riusciamo sempre ad ottenere grandi successi nel rapporto coi ragazzi. Col tempo ci rendiamo conto dei nostri errori in base al tipo di relazione che siamo stati in grado di creare. Non serve a nulla sentirsi in colpa e avere rimorsi, ma serve sicuramente prenderne atto per provare nuove strade, approfondire nuove conoscenze, per cercare di produrre nuovi risultati.

Non voglio dare qui suggerimenti su cosa fare anche se c’è davvero moltissimo che si potrebbe fare. Dovrebbe essere tutto veramente troppo sintetizzato per questo piccolo spazio, invece sono argomenti che necessitano un ampio approfondimento per evitare di incorrere in facili fraintendimenti.

“Si seguono volentieri dei suggerimenti quando se ne comprende lo scopo.” (Robert Baden-Powell)

Il mio obbiettivo invece è istillare un dubbio nella tua mente, domandarti se davvero non puoi fare qualcosa per migliorare un adulto di domani e per cambiare quel destino già deciso di alcuni.

Posso assicurarti che il cambiamento dipende tutto dal nostro modo di comunicare con loro. In base al tipo di comunicazione che si utilizza si possono veramente ottenere miracoli nei rapporti con i bambini e in tutti i rapporti interpersonali in generale.

Noi adulti possiamo e dobbiamo, prima di decretare i loro comportamenti come problematici, imparare nuovi modi per interagire in maniera più efficace.

Possiamo riconoscere quando la comunicazione diventa dannosa, imparare ad ascoltare per creare l’accettazione dell’altro e nell’altro, creare la fiducia attraverso il non giudizio, eliminare qualsiasi forma di violenza anche dal linguaggio per favorire il rispetto dell’altro, etc.

Tutti gli esseri umani hanno gli stessi bisogni e desiderano fondamentalmente le stesse cose. Pertanto anche loro hanno gli stessi tuoi bisogni, spesso si sentono incompresi, come incompreso ti sei sentito anche tu dai tuoi genitori, come incompreso ti senti oggi, magari dal tuo/a compagno/a…

“Ogni uomo riceve due tipi di educazione: quella che gli viene data da altri e l’altra, molto più importante, che riesce a darsi.”(Edward Gibbon)

Quanta rabbia c’è dentro di noi alla quale non riusciamo a darle un nome, quanta ingiustizia si prova nel vedere ad esempio un telegiornale, quanta insoddisfazione scava il tuo animo quando fai un lavoro che non ami, quanto bisogno hai a volte solo di essere ascoltato senza giudizio.

Bambini che sfidano l’autorità, che sembrano provare piacere nel far del male agli altri o nel provocare reazioni esasperate negli adulti, che fanno gesti assurdi, che si fanno del male, che si mettono in ridicolo, che subiscono punizioni infrangendo deliberatamente le regole e che vengono esclusi dai compagni.

Questi sono  bambini che soffrono, bambini che hanno tanto bisogno di aiuto, che hanno un immenso bisogno di essere ascoltati, di sentirsi amati…

“Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è.” (S. Ignazio di Antiochia)

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli.

Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Aiutiamoli a non considerarsi degli incapaci e indegni di amore, a non credere che nessuno gli potrà mai essere amico, a non perdere la fiducia e a sentirsi rifiutati. Anche loro come ogni altro bambino, per quanto terribili e problematici siano, hanno solo bisogno di essere capiti.

Bisogna cercare quindi noi adulti di superare le barriere che ci separano dal loro mondo, abbattere i muri che hanno costruito introno a loro per non sentire più dolore, capire la causa del loro male interiore.

Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, forse hanno bisogno di comunicare i loro problemi, le loro sofferenze e non conoscono altro che l’aggressività, la rabbia e le urla.

Prima di svalutarli, di decretarli come problematici, prima di attribuire loro delle etichette e di definirli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”, prova a pensare se puoi fare altro da quello che hai sempre fatto, se puoi acquisire tu dei modi nuovi che trasmettendoglieli potrai magari modificare un destino già segnato.

“Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i discepoli non elargisce la sua sapienza, ma piuttosto la sua fede e il suo amore.” (Khalil Gibran)

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

Se l’articolo ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo e ricordati di registrarti sul sito nella sezione NEWSLETTER o di mettere un like sulla pagina facebook se vuoi ricevere i futuri articoli di bambino ideale

A presto!