CONOSCI IL SEGRETO DELLA COMUNICAZONE?

Pensi di possedere già il segreto della comunicazione? Hai una buona capacità di risoluzione dei conflitti e una comunicazione efficace con il tuo figlio?

Tutti abbiamo problemi di comunicazione… Parole, quante parole che usiamo tutti i giorni… e più parliamo meno ci capiamo. Nell’era della comunicazione abbiamo tutti difficoltà a comprenderci.

Comunicazione viene dal latino communicare, composto da cum “con” e munire “legare”, pertanto è mettere in comune, rendere partecipe.

L’operazione attraverso la quale trasmettiamo delle informazioni è l’azione, consapevole o inconsapevole, verbale o non verbale, tramite la quale si fanno conoscere agli altri le proprie idee, i propri sentimenti, i propri interessi o le proprie convinzioni.

“Il maggior problema della comunicazione è l’illusione che sia avvenuta.” – George Bernard Shaw 

La comunicazione è parte integrante di ogni società umana, al punto che quando due o più esseri umani sono in contatto tra loro, non possono evitare di comunicare, che lo vogliano o no.

Se è vero che il sessanta per cento della nostra comunicazione passa attraverso il linguaggio del corpo, un successivo trenta per cento attraverso il tono della voce, ecco che abbiamo in totale il novanta per cento della nostra comunicazione che non è verbale.

Questo equivale a dire che il 90% di quello che si comunica… non esce dalla nostra bocca.

Anzi, lo possiamo vedere ancor meglio nel regno animale, dato che addirittura loro riescono a comunicare insegnamenti necessari alla sopravvivenza, avvertimenti in casi di pericolo, conteggiamenti, ruoli e sfide pur non utilizzando un vocabolario.

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.”- Peter Drucker

Ma torniamo ad occuparci dell’essere umano. Abbiamo detto che comunicare pertanto è mettere in comune, rendere partecipe. Quante volte invece abbiamo realmente difficoltà di rendere partecipi al nostro vissuto anche le persone a noi più vicine?

Come mai abbiamo una così reale e importante difficoltà di comunicare? Sarà forse tutta colpa di quel 90%…?

Ma non voglio divagare troppo e non credo che abbia senso entrare in discorsi psicologici, per andare ad analizzare il perché di un certo atteggiamento.

Capire se è dovuto al proprio vissuto educativo che influenza le scelte attuali, in base a credenze sviluppate attraverso esperienze traumatiche proprie o di altri. Si, è probabilmente così.  Sicuramente lo potete fare.

Forse tutti quanti dovremmo andare da un’analista, stando in cura per qualche anno, rovistandoci come un calzino per rimettere a posto ciò che non ha funzionato nell’infanzia.

Ma oggi, cosa posso fare per migliorare subito la mia comunicazione e migliorare automaticamente le mie relazioni?

“Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. “- Zygmunt Bauman

Personalmente, ho avuto modo di conoscere e studiare un tipo di comunicazione molto efficace, pertanto vorrei rendere partecipi più persone possibili a questa pratica.

In effetti, questo approccio sarà oggetto di due corsi di formazione che terrò a breve in Umbria (Perugia e dintorni) durante il 2019, uno per genitori ed un’altro per insegnanti.

Nel caso tu fossi interessata/o, puoi contattare l’associazione BAMBINO IDEALE scrivendo un’email a: bambinoideale@gmail.com.

Come sempre, serve la buona volontà di mettersi in gioco e un forte desiderio di imparare cose nuove, ma è relativamente accessibile a tutti sia come impegno, come difficoltà di applicazione che come investimento economico.

Questa metodologia è particolarmente efficace per creare delle relazioni significanti, dei forti legami durevoli nel tempo, ma anche di recuperare le relazioni problematiche diminuendo i conflitti attuali.

Stiamo parlando di Comunicazione Non Violenta e di Educazione Alla Vita applicabile sia nella famiglia che nella scuola.

Questo tipo di approccio è stato promosso e testato da diverse personalità di spicco anche nel campo dell’educazione come  lo psicologo Marshall Rosemberg creatore del metodo CNV, formatore in progetti finanziati dall’ Unescu e creatore di programmi di pace in conflitti internazionali e lo psicologo clinico Thomas Gordon, entrambi allievi dello psicologo fondatore del counseling Carl Rogers

“Nella civiltà della comunicazione tutti parlano, straparlano, strillano. Il pensiero fugge inorridito.”- Fausto Gianfranceschi

Tornando al nostro scopo, cioè di imparare a migliorare, oppure di recuperare, una relazione problematica con i nostri figli, dobbiamo prima di tutto capire quale è il nostro approccio educativo.

Diventare consapevoli delle nostre modalità ed essere disponibili ad accettare che ci sono alternative che prima non conoscevamo è fondamentale.

Ora parliamo di un errore molto comune nelle relazioni genitore – figlio, quello di non saper sempre individuare se il problema appartiene al figlio o al genitore.

Ad esempio, spesso potrebbe capitare che il problema venga attribuito al figlio considerandolo problematico, quando in realtà provare risentimento, disapprovazione o frustrazione, dovrebbe essere un chiaro segnale del fatto che il problema è del genitore.

Mettiamo che un figlio non compie la sua parte di lavoro in casa, solitamente diciamo che non è collaborativo, che è uno scansafatiche etc. Comunemente pensiamo che il problema sia il figlio.

In realtà questo tipo di comportamento attuato dal bambino è in netta contrapposizione con un bisogno del genitore.

Di fatto, considerando inaccettabile uno specifico comportamento, il problema, (la difficoltà, l’emozione) è del genitore, ma si cerca di agire inefficacemente lo stesso sul bambino. Solitamente iniziano le ramanzine e le critiche, i ricatti o le punizioni.

“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.” – Carl Rogers

In realtà tutto questo provoca solo sensi di colpa e abbassamento dell’ autostima, o al contrario resistenza da parte del figlio o, in alcuni casi anche rivolta contro il genitore.  Ma allora, come bisogna fare per risolvere questo problema?

Attribuendo ingiustamente a loro il problema, rimproverandoli, punendoli etc. in realtà otteniamo che si sentono umiliati, respinti, non amati, criticati e  inadeguati, oppure si vergognano. In ogni caso lo percepiscono come un’ingiustizia.

Invece, quando capiamo che il comportamento del figlio è inaccettabile per me genitore, perché giustamente interferisce con il mio legittimo diritto di ottenere collaborazione, sono io genitore a sentirmi deluso, infastidito, etc.

Allora sono io che devo comunicare al figlio con onestà l’effetto che il suo comportamento ha su di me. Serve una buona dose di coraggio per inviare un sincero messaggio esprimendo i più profondi bisogni, aprendosi e rivelare la propria umanità.

Su questo punto, la maggior parte di noi non è particolarmente bravo, dato che i nostri genitori ci hanno sempre insegnato di essere forti, di essere grandi e non fare le “femminucce”. Invece, sarebbe auspicabile esprimere i propri bisogni con sincerità, per favorire l’intimità nelle relazioni.

“La vera comunicazione ha luogo soltanto tra persone di uguali sentimenti, di uguale pensiero.” – Novalis

Invece di alienarsi a vicenda, così facendo, genitori e figli imparano ad essere sinceri, a mostrarsi per quello che sono realmente.

Allora, la prossima volta che tuo figlio non riordina la sua cameretta, prova a dirgli con voce calma e senza gridare, che la cosa ti provoca molto fastidio e che stai cercando una soluzione, ma che è indispensabile che la soluzione trovata vada bene ad entrambi.

Ovviamente non bisogna rimproverare o criticare utilizzando un linguaggio giudicante, ma al contrario assumendosi la responsabilità della propria emozione.

Cercare insieme a lui un’ accordo in grado di soddisfare il tuo bisogno, cioè il bisogno di non provare più fastidio, lo renderà contento di essere stato considerato nella relazione, di essere ascoltato, di essere utile al genitore e di aver ricevuto la fiducia di essere anche lui in grado di portare soluzioni valide.

Dobbiamo imparare a trattare i figli con rispetto, cercando la loro collaborazione invece che imporci utilizzando il nostro potere su di loro. Questo non solo perché non è efficace, ma anche e soprattutto per evitare che durante l’adolescenza ci facciano poi pagare il conto.

“La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto.” – Peter Drucker

Nonostante questo è soltanto uno dei segreti della comunicazione, spero che l’argomento trattato oggi ti possa essere utile a migliorare la tua relazione con i tuoi figli e che possa allargare questo insegnamento a tutte le tue relazioni.

Questo piccolo assaggio di comunicazione non violenta verrà approfondito prossimamente, come ti ho anticipato prima, con dei corsi specifici sia per genitori che per insegnanti.

Inoltre c’è la possibilità di seguire un percorso di consulenza personalizzato in base al tipo di problema riscontrato concretamente, quindi valutando caso per caso.

Dato che il mezzo di comunicazione più potente di tutti è il passaparola, anche se consideri che non serva a te personalmente, ti prego di inviare questo articolo alle persone cui vuoi bene, ai tuoi amici o di condividerlo semplicemente sui social, per dare una possibilità concreta a più persone possibile di migliorare la relazione con i propri figli.

Questo è sicuramente un modo per aiutare i genitori a gestire meglio i figli, ma è anche e soprattutto un modo per migliorare di conseguenza tutte le pratiche educative rivolte alle generazioni attuali.

“Il più grande ostacolo nel comunicare ce lo portiamo dentro, è il nostro orgoglio.” – Andrea Gasparino

Ci sono moltissime teorie, tante pratiche efficaci, quindi molto possiamo fare, ma partiamo dalle cose piccole. Come promesso, questo tipo di approccio è accessibile a tutti. Basta volersi mettere in gioco e provare.

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Buona comunicazione 😉 e al prossimo articolo!

SCUOLA IDEALE – CHE INSEGNANTE SEI?

professore

È ricominciata la scuola dopo la pausa per le vacanze estive. Si ritorna a pieno ritmo con rientri pomeridiani, ripetizioni, compiti per casa etc.

Ti vorrei fare una domanda.  Secondo la tua esperienza, chi è più felice che ricominci un nuovo anno scolastico tra un insegnante e un allievo?

Come si dice, croce o delizia…  Secondo le esperienze che mi riportano e che posso costatare intorno a me,  più croce per tutti! Sembrerebbe quasi un’affermazione gioiosa, ma non lo è per niente.

Per quello che è la mia esperienza e quella delle persone che ho avuto modo di conoscere, ne alunni ne insegnanti sono felici di tornare a scuola! Chissà perché sono in pochissimi ad esserne veramente contenti di andare a scuola?

“Come insegnante possiedo un potere tremendo, il potere di rendere la vita di una persona una tragedia oppure di riempirla di gioia.”- Haim Ginott 

Gli insegnanti si preparano ad una già nota e faticosa ulteriore esperienza della durata di due quadrimestri.

A causa delle difficoltà che incontreranno nelle classi, e visto il ricordo dell’esperienza degli anni precedenti ,è probabile che aspetteranno con gioia gli week-end e le vacanze per recuperare le energie psicofisiche perse.

A loro volta, gli alunni si preparano ad affrontare nuovi compiti e interrogazioni, preoccupati dal ricordo delle paure e insuccessi vissuti negli anni precedenti, sempre aspettando con gioia il week-end e le vacanze per scaraventarsi nella più totale indolenza.

Gli unici contenti di andare a scuola sono i pochi migliori della classe (detti anche “secchioni”) o i bambini della prima elementare, quindi alla loro prima esperienza. Non è raro che, con l’aiuto dei genitori, quest’ultimi hanno idealizzato una improbabile futura fantastica esperienza scolastica.

“Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l’insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.”- Giuseppe Peano

Incalzati dal senso del dovere, sollecitati a un ritmo inopportuno dal programma, appesantiti dal ricordo delle esperienze passate, sono tutti tormentati dal nuovo inizio. Invece potrebbe essere così diverso…

Una relazione di insegnamento che non sia cosi faticosa è possibile. Se solo si riscoprisse qualche altra modalità di insegnamento più funzionale e più coerente con il “vero” ruolo dell’insegnante.

Ci sono molti insegnanti che soffrono loro per primi l’insoddisfazione di vivere esperienze pessime a scuola. Infatti è molto frustrante provare ad insegnare a ragazzi che non ti ascoltano. Non essere seguiti durante le spiegazioni, rende molto faticoso per l’insegnate fare il proprio lavoro.

“Il compito dell’insegnante è semplice: scoprire qual è l’interesse di un fanciullo e aiutarlo a esaurirlo.” – Alexander Neil

Ma allora, se è così faticoso, se i risultati sono lontani da essere almeno soddisfacenti, se la gioia di insegnare è diventata un miraggio, perché si persevera nel farlo sempre allo stesso modo?

Prima di tutto, vorrei dire che ammiro e sono davvero impressionata dalla tenacia e dall’ elevatissima capacità di perseveranza nell’ insegnamento, nonostante le difficoltà che si vivono  quotidianamente in classe.

Pertanto insisti, continua ad insegnare nonostante tutto e porta avanti la tua vocazione per l’insegnamento. Quando hai scelto questo mestiere hai sentito come un richiamo più forte di altri e sicuramente sei portato per insegnare.

Altrimenti avresti fatto un qualsiasi altro mestiere. L’unica cosa che mi sento di dire, che se così non fosse, cerca di farlo comunque nel migliore dei modi. Metti in discussione il tuo approccio e cerca di imparare da chi ottiene risultati almeno soddisfacenti, perché hai comunque una grandissima responsabilità.

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.” – Piero Angela

Se invece pensi di poter utilizzare la tua carica, il tuo dinamismo e la tua perseveranza in maniera migliore, sarebbe forse il caso di riflettere sul perché non riusciamo a cambiare qualcosa nel atteggiamento di questi ragazzi.

Mi spiego meglio. Se fossero davvero loro il problema, allora si comporterebbero allo stesso modo con tutti gli insegnanti.

Quindi, se i tuoi alunni, con gli altri insegnanti si comportano diversamente da come lo fanno con te, allora perché non imparare magari da loro? Quali sono i loro trucchi, i loro segreti?

Te lo sei mai chiesto? Perché alcuni hanno quel tipo di carisma che riescono a inchiodare al banco e coinvolgere anche il più agitato dei disturbatori.

“Il miglior insegnante è quello che suggerisce invece di dogmatizzare, e che ispira nell’allievo il desiderio d’insegnare a sé stesso.”- Edward Bulwer-Lytton

Quale insegnante può mai avere successo con i ragazzi, se non crede nelle loro  capacità di cambiamento e se non ha per primo fiducia in loro e nelle loro capacità?

Bisogna invece sempre credere che un loro cambiamento è possibile, sapere con certezza assoluta che, sia l’educazione che l’apprendimento, sono dei processi continui di cambiamento.

E se ti dicessi che non è molto importante neanche quello che insegni. Magari lo è abbastanza il modo in cui lo insegni, sicuramente il coinvolgimento in prima persona  da più frutto, ma quello che conta più di tutte le altre è quello che ti motiva all’insegnamento.

Questo è quello che maggiormente funziona, che più coinvolge, la tua passione. Questo i ragazzi lo sentono, lo vedono e la qualità del tuo lavoro puntualmente viene influenzata.

“Sono un insegnante, lo sono sempre stato e amo essere un insegnante, ma solo di recente ho scoperto che non insegno niente a nessuno. Io posso essere, al massimo, un euforico, meraviglioso, magico facilitatore della conoscenza.”- Leo Buscaglia

Concorderai con me che anche per te i veri insegnanti non sono stati quelli che ti hanno riempito la testa con un sapere precostituito, ma quelli che ti hanno stimolato un nuovo desiderio di sapere.

Molte volte invece hai trovato degli insegnanti che erano rigidi nei loro pensieri, fermi nelle proprie abitudini e con la sovranità del ruolo conferitogli esercitavano il proprio potere sugli alunni.

Vorrei che ricordassi la paura e come ti sentivi quando venivi punito o rimproverato davanti ai tuoi compagni, anche quando, provando a dire la tua versione dei fatti, venivi comunque frainteso nelle intenzioni.

A volte l’insegnante può diventare presuntuoso. È molto facile per le persone che insegnano diventare più ostinate, perché si fa un tipo di mestiere di qualcuno che le cose le sa, e che presumibilmente non si ha mai torto.

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.” – Daniel Pennac

È importante non rimanere fermi a criticare gli altri o a biasimare se stessi per le difficoltà o gli insuccessi che si sperimentano quotidianamente. Quello che sicuramente invece è utile è imparare cose nuove, sempre cercando il modo migliore per segnare il cuore dei ragazzi.

Essere d’ispirazione per loro, un modello da imitare, risvegliando in loro la stessa passione che motiva te.  Lo sai benissimo che puoi cambiare la traiettoria della vita di alcuni ragazzi e questo per un insegnante non ha prezzo.

E se lo facessimo con un po’ di leggerezza? Perché la scuola deve essere paura e sofferenza. È davvero l’unico modo utile all’apprendimento?

Se invece di usare le interrogazioni e i compiti in classe verificassimo quello che hanno imparato attraverso dei giochi intelligenti? Sarebbe sicuramente una modalità a loro più vicina, ci sarebbero meno resistenze e più partecipazione.

Ci sono tanti modi per imparare la precisione nelle esecuzioni, imparare una nuova lingua o il linguaggio non verbale, oppure acquisire attitudini collaborative ad esempio. Spesso scegliamo il modo più difficile, invece che assecondare la loro naturale predisposizione ad apprendere.

“Un insegnante ha effetto sull’eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza.”- Henry Adams

L’apprendimento ha come condizione primaria il benessere fisico, psichico ed emotivo. Pertanto, tutti ci si dovrebbe preoccupare prima di tutto di assicurarci che gli alunni non abbiano alcun disaggio, prima di pretendere che possano imparare qualcosa.

Mi auguro che tu faccia parte di quella tipologia di insegnante che ha a cuore il benessere dei ragazzi in tutte le sue sfaccettature. Quel tipo di insegnante che sia un maestro, una guida per i propri ragazzi.

Ti auguro di renderti il più possibile indispensabile nella vita dei ragazzi inizialmente e solo successivamente, quando avrai risvegliato la gioia d’imparare, di renderti progressivamente superfluo.

“In una classe, l’insegnante si aspetta di essere ascoltato. Lo studente pure.” -Ernest Abbé

GENITORE IDEALE- Cos’è l’educazione?

 

Cos’è l’educazione?

“Prima di sposarmi avevo sei teorie su come allevare i bambini. Ora ho sei bambini e nessuna teoria.”  – Jean Charles 

Ti sei mai chiesto cosa significhi educare e quale sia la modalità educativa migliore per te da mettere in atto con tuo figlio?

E soprattutto, a cosa punta il tuo metodo educativo, qual è quindi lo scopo finale della tipologia di educazione da te scelta?

Il problema è che molto spesso queste sono domande che non ci poniamo neanche…ma semplicemente ripetiamo le modalità apprese a nostra volta dai nostri genitori.

Pertanto utilizziamo le stesse modalità che sono state utilizzate con noi oppure, a volte capita di rifiutarle e agire nel modo completamente opposto da come hanno agito con noi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” – Paulo Freire

Il problema è che in entrambi i casi agiamo impulsivamente, senza un vero scopo educativo, e quindi senza valutare le conseguenze nel lungo termine di ciò che facciamo.

Solitamente i bambini sono visti come dei vasi vuoti da riempire, piantine da raddrizzare, creta da modellare, etc. La nostra visione dell’educazione è quella di dover insegnare loro cose in base alla nostra esperienza.

Quindi, non appena pronunciamo la parola educazione, la prima cosa che ci viene in mente subito è che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

“L’educazione è il mezzo attraverso il quale i genitori trasmettono i propri difetti ai loro figli. “- Armand Carrel

È piuttosto deprimente vedere come nella maggioranza dei casi non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare in tutta la sua maestosità. Crediamo di doverli solo riempire dei valori della nostra famiglia, della cultura o della nostra società.

La maggior parte delle volte anche a scuola, siamo impegnati per lo più ad immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti senza minimamente valorizzare e potenziare quelle che sono le loro capacità e le loro abilità già presenti .

Il problema è che siamo tutti un pò degli indecisi. Non sappiamo bene nemmeno noi ciò che vogliamo dai nostri figli.

“Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità. “- Nicolás Gómez Dávila

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, però in effetti chiediamo loro di essere si autonomi, ma anche ubbidienti e di fare ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

Vogliamo che siano esseri liberi, ma chiediamo loro di esserci sottomessi. Vogliamo che diventino indipendenti, ma nello stesso tempo vogliamo che seguano sempre i nostri consigli diventando di fatto degli incapaci nel cavarsela da soli.

Ancora oggi utilizziamo un modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nel secolo passato, che riflette una società di stampo comportamentista.

“Qualunque cosa soffochi l’individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami.”- John Stuart Mill

In effetti, gli esperimenti di Pavlov hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso. Pertanto, andando avanti potresti scoprire che il risultato della difficoltà della relazione che hai con tuo figlio ha radici proprio nelle modalità educative errate.

Se questo dovesse accadere e ti dovessi sentire in colpa per le tue azioni passate, ti chiedo di non biasimarti, semplicemente non conoscevi altre modalità.

Io stessa, nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, nei suoi primi anni di vita sia io che la sua prima scuola abbiamo adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere.

“I bambini vengono educati da ciò che gli adulti sono e non dai loro discorsi. “- Carl Gustav Jung 

L’importante è ciò che facciamo da ora in avanti, da adesso in poi sei sempre in tempo ad imparare nuove modalità educative sia più etiche che più efficaci a costruire o recuperare la relazione con il tuo bambino.

Oltre all’aspetto etico ampiamente discutibile, il problema maggiore dell’educazione con questa modalità proveniente da un modello derivante dalla psicologia comportamentista, tuttora molto utilizzato, è semplicemente il pessimo risultato che si ottiene.

Utilizziamo i premi e le punizioni, le caramelle e i castighi, utilizziamo il condizionamento per ricevere ubbidienza.

Quando ciò non succede perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, di dispiacere o d’impotenza.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, la perdita di fiducia immediata.

È una relazione impari dove c’è chi vince e chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

“Le ricompense e le punizioni sono la forma più bassa di educazione.” -Chuang-tzu

Uscendo dal ruolo di superiorità data dal essere adulto, si entra in un rapporto quasi paritario o comunque più democratico, con una conseguente perdita di potere sul bambino.

È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto ed è anche molto più impegnativo nell’immediato riuscire a rinunciare agli strumenti di potere, ma ne derivano dei risultati sorprendenti nella riuscita della relazione.

In questo modello educativo riconosciamo al bambino semplicemente uno dei suoi diritti fondamentali, IL RISPETTO della sua persona.

Se sei ancora qui a leggere, fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in prima fila e di lavorare alla costruzione della migliore relazione possibile con il tuo figlio.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui. “- M. Montessori

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una tipologia di educazione più democratica e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, avremo dei bambini naturalmente propensi ad ascoltarci, a cooperare e disposti a vederci come guide ed a prenderci come modelli da seguire.

“Una società sana deve offrire possibilità per l’educazione dell’adulto pressappoco come si provvede oggi all’educazione scolastica del bambino.” – Erich Fromm

Se il tuo intento è di migliorare la tua relazione con il tuo bambino, se hai capito che quello che stai facendo non porta i risultati sperati, iscriviti alla newsletter o seguendo la pagina facebook di bambino ideale, per non  rischiare di perderti gli articoli futuri.

Inoltre,  se capisci che è soltanto una brutalità che si perpetua da secoli nei confronti dei più piccoli, continua a seguire intanto questi articoli pubblicati periodicamente sul sito, ma sappi che presto ci saranno delle importanti novità.

Sto lavorando ad un progetto molto più ampio e molto più importante che dovrebbe aiutare molti più genitori e spero di averti nella squadra che sostiene un cambiamento direi oramai inevitabile, oltre che necessario nella crescita futura dei nostri figli.

A presto!

SCUOLA IDEALE- LA TERZA VIA

SI ESISTE, E’ LA TERZA VIA

la terza via

LA TERZA VIA

Oggi vorrei presentarvi una terza via,un nuovo modo di relazionarsi, al contrario di ciò che per millenni abbiamo conosciuto, un’unica modalità.

Siamo stati conquistatori e accumulatori di ricchezze, con esiti devastanti evidenti a tutti, individuabili persino  da chi come me, prova una certa avversione per la storia.

Non ci tengo particolarmente che tu sia d’accordo con il mio punto di vista, ma non puoi negare che da sempre nella storia dell’umanità  c’è stata una violenza e una crudeltà che non esiste in nessun’altra specie presente in natura.

Quello che io in realtà odio è, si la crudeltà contenuta nelle azioni accadute in passato, ma ancor di più le bugie contenute nella storia raccontata. Siccome la storia è una raccolta di fatti accaduti e magari edulcorati dalle più disparate giustificazioni, è soprattutto una insieme di fatti raccontati da persone e pertanto subiscono inevitabilmente la soggettività di chi li descrive.

“Ogni paese della terra è aperto all’uomo saggio: perché la patria dell’uomo virtuoso è l’intero universo” -Democrito

Mai come nell’ultimo secolo siamo stati noncuranti delle conseguenze del nostro “progresso” e degli effetti del nostro agire, però non era di questo che volevo parlare… Abbiamo rimasto però poche scelte possibili riguardo il nostro futuro su questo pianeta… ce lo dimostra la nostra storia in diretta, lo svolgimento dei fatti di attualità.

La verità è che tutto è compromesso, ogni settore ha grossi problemi strutturali, con grosse difficoltà di ogni tipo, quindi dovremmo sentirci un po’ richiamati all’ordine, a quell’etica originale di rispetto verso la natura e verso tutto ciò che essa ospita, compreso l’essere umano.

Non si possono attuare dei cambiamenti, inventando nuove regole o nuove leggi, pretendendo di non cambiare nulla del nostro modo di essere e di interagire con gli altri. Quindi credo che sia sempre da qui che dovremmo ripartire, perciò anche, e soprattutto, con l’educazione e con l’insegnamento.

“Ogni progresso è dovuto agli scontenti. Le persone contente non desiderano alcun cambiamento.” -Herbert George Wells

Voglio credere che non tutto è perso, perlomeno non ancora… Credo fortemente che possiamo ancora cambiare qualcosa, cercare di invertire la rotta. Solo grazie ai nostri bambini potremmo avere ancora una speranza per il futuro.

Quando non subiscono i condizionamenti e i pregiudizi degli adulti, loro agiscono in maniera diversa dalla nostra, essendo già “tarati” su una visione rispettosa della vita e dell’alterità.  Infatti, loro riconoscono l’alterità come fonte di nuove esperienze, come opportunità di arricchimento culturale, come opportunità di crescita personale e non come origine di contrasti e disuguaglianze come invece capita a noi adulti.

“La grande disgrazia, l’unica disgrazia di questa società moderna, la sua maledizione, è che essa si organizza visibilmente per fare a meno della speranza come dell’amore; immagina di supplirvi con la tecnica, aspetta che i propri economisti e i propri legislatori le forniscano la doppia formula di una giustizia senza amore, di una sicurezza senza speranza.” – Georges Bernanos

Pertanto dovremmo cercare il più possibile di non nuocere nella loro spontanea crescita naturale, con le nostre convinzioni e con i nostri interventi educativi.

Possiamo migliorare l’essere umano solo attraverso l’educazione, invece la “ri-educazione” è decisamente più complicata. Di conseguenza si può creare una nuova società solo partendo  da un diverso approccio alle nuove generazioni, ma sicuramente soltanto partendo e passando prima per noi stessi.

Vedo quanto sono complicate le relazioni con i bambini e vedo una vita difficile per molti adulti.  Vedo bambini sofferenti a scuola, ragazzi depressi e delusi dagli adulti, vedo genitori disperati e sofferenti per il rapporto che hanno con i propri figli.

Vedo le aziende con il personale ribelle e ostile nei confronti dei datori di lavoro, vedo adolescenti senza più speranze nel futuro. Vedo malessere nelle scuole, e non parlo solo di alunni. Nelle scuole stanno male tutti… per primi i ragazzi costretti a subirla senza altra scelta, d’altronde sono obbligati ad andarci.

Ma a scuola appunto stanno male tutti, stanno male anche i professori. Insegnanti che hanno difficoltà a farsi ascoltare, senza strumenti per contenere i gruppi, alle prese con i genitori e con la burocrazia… che molto si lamentano, ma che non vogliono cambiare nulla del loro operato.

“Il futuro contiene quel che si teme o quel che si spera; dunque secondo le intenzioni umane, qualora non le si frustri, contiene solo quel che si spera.”- Ernst Bloch

E poi ci sono loro, gli angeli delle nostre scuole.  Sono insegnanti volenterosi e con un’ardente desiderio di cambiamento. Sono quelli che quotidianamente muoiono di frustrazione.

La giornata a scuola è una lunga agonia per la rabbia che non possono esprimere, per una voglia di innovazione che non ha spazio in un ambiente chiuso su se stesso, pieno di procedure opprimenti, che vuole continuare con il “si è sempre fatto così”.

Ecco io mi rivolgo a te, se fai parte di questi angeli, faticando tutti i giorni a sopportare l’insopportabile. Vorrei davvero aiutarti… vorrei che mi permettessi di ricordarti che, anche quando sei stremato, frustrato, abbattuto e demotivato perché ti senti solo contro tutti solo perché sei una minoranza, non sei solo…

Con questi miei articoli voglio restituirti delle riflessioni che possono servirti come boccata d’ossigeno nelle giornate più difficili, oppure che ti diano spunti e coraggio per comunque continuare. Ti suggerisco alcuni ambiti fondamentali nei quali dovremmo provare insieme ad operare:

  • Migliorare la comunicazione

Solitamente usiamo la comunicazione del tipo passivo/aggressivo  in tutti i contesti. In famiglia, al lavoro, a scuola utilizziamo formule vincitore/ perdente, alternandoci nei vari ruoli di vittima e carnefice.

Può capitare che più subbiamo il ruolo di vittima ad esempio al lavoro, più adottiamo il ruolo di carnefice in famiglia. Oppure ci cuciamo addosso un vestito personalizzato convincendoci di avere il carattere debole o forte, in base al nostro modo prevalente di affrontare le divergenze.

Nessuno penso che ami sentirsi vittima e subire l’atteggiamento o le parole offensive degli altri. Il problema è che per subire un atteggiamento offensivo non si devono ricevere necessariamente degli insulti.

Quando non ci sentiamo capiti, quando ci sentiamo giudicati o ci sentiamo costretti dai sensi di colpa ad agire in un determinato modo è sempre una violenza che subiamo e che, nel tempo, genererà inevitabilmente frustrazione e rabbia.

Per combattere questo senso di impotenza e la frustrazione derivante, impariamo ad essere aggressivi a nostra volta, a rispondere con le stesse modalità violenti.

Ecco fatto, è pronto il gioco di violenza, con la stessa persona in momenti differenti quindi si alternano i ruoli di vittima/ carnefice, oppure con alcuni si subisce e poi ci si vendica prevaricando su altri.

“La differenza tra una richiesta e una pretesa non sta nel fatto che una è formulata in modo gentile e l’altra in modo brusco. La differenza sta nel modo in cui la persona che fa la richiesta tratta l’altra persona nel caso in cui essa non risponda positivamente.”– Marshall B. Rosenberg  

Siamo sicuri che non è possibile una terza via? Non potremmo invece allenarci all’utilizzo di una comunicazione non violenta e ad un nuovo modo di vivere tutte le relazioni, sia in ambienti domestici che formali?

La terza via propone un tipo di comunicazione dove tutti sono soddisfatti, dove tutti sono capiti nei loro bisogni, dove tutti cercano anche di soddisfare i bisogni altrui  e dove nessuno obbliga gli altri attraverso manipolazioni, costrizioni o punizioni.

  • Aumentare la consapevolezza

Tutti noi siamo il risultato delle nostre esperienze. A tutti purtroppo è capitato di vivere qualche  esperienza dove ci si è sentiti un po’ umiliati, derisi o non amati come avremmo voluto.

Queste esperienze possono aver provocato delle ferite e livello emotivo che vanno scoperte, riconosciute e curate. Moltissimi adulti restano ad un livello emotivo immaturo, di reazione e di sottomissione  alle emozioni.

Il risultato di queste esperienze nel tempo è una perdita di gioia e di fiducia negli altri e nella vita. A causa di questo si può reagire in vari modi a seconda del carattere del soggetto, ad esempio fuggendo dalla realtà attraverso isolamento o le dipendenze.

Oppure ci si può arrendere, sottomettendosi e deprimendosi, oppure sposare l’aggressività come migliore strumento di difesa e usando crudeltà e sopraffazione.

“Nella consapevolezza non c’è divenire, non c’è nulla da guadagnare. C’è un’osservazione silenziosa senza scelta, senza condanna, da cui scaturisce la comprensione.” – Krishnamurti

Possiamo infatti allenarci alla consapevolezza attraverso le varie attività che svolgiamo quotidianamente, e attraverso la presa di coscienza delle proprie modalità e schemi personali. Se necessario, chiedendo aiuto a chi può sostenerci nei momenti più difficili.

La terza via propone di migliorare la consapevolezza attraverso la presenza responsabile nelle azioni quotidiane. Incentivare le attività che appagano mente, corpo e anima e cercare il più possibile di capire i propri schemi mentali e le ragioni delle proprie azioni.

  • L’accettazione

Abbiamo tutti un po’ sofferto la scarsità e pur con ottimi genitori, a volte anche emotiva, salvo pochissimi più fortunati. Questo non vuole assolutamente dire che i nostri genitori non sono stati amorevoli con noi o che non abbiano fatto del loro meglio per crescerci nel migliore dei modi.

Basta però così poco per non sentire pienamente soddisfatti i propri bisogni e quindi sperimentare delle vere e proprie mancanze. Non riuscire a sperimentare abbondanza ci rende poco disponibili ad accettare gli altri o soddisfare le loro necessità.

“Accettare l’altro così com’è, è veramente un atto di amore; sentirsi accettati significa sentirsi amati.”- Thomas Gordon

Possiamo invece coltivare l’ amore ed il rispetto ritrovato per noi stessi, che ci permette di accogliere  meglio anche quello per le persone che ci stanno attorno. Pertanto saremmo più propensi ad accogliere i bisogni degli altri una volta che lo avremmo fato per noi stessi.

Anche quando le nostre necessità sono già state ascoltate e soddisfatte, quindi, senza giudizio possiamo capire le ragioni dell’altro e sperimentare più empatia.

“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.” – Agostino d’Ippona

Abbiamo validi  esempi di personalità di spicco in tutti i campi che hanno parlato di possibili scelte differenti e suggerito delle alternative, come lo psicoterapeuta  Carl Rogers, lo psicologo statunitense Marshall B. Rosenberg, la pedagogista e neuropsichiatra Maria Montessori, l’educatore e sociologo Danilo Dolci e moltissimi altri ancora.

Pensi di poter modificare alcune delle tue abitudini nel definire quali possono essere delle nuove modalità da adottare affinche i tuoi alunni siano felici di collaborare e di apprendere?

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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