PRINCIPI MONTESSORIANI PER BAMBINI FELICI

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Ci sono alcuni principi montessoriani che ci illuminano sulle possibilità che abbiamo di realizzare o meno i nostri propositi educativi. Tutti noi, gli adulti che si occupano di educazione, genitori, maestri o insegnanti, vogliamo essere d’aiuto ai nostri bambini. Vogliamo essere una guida e un supporto, vogliamo senz’altro il meglio per loro.

Infatti vorremmo trasmettere loro i nostri insegnamenti, le nostre conoscenze, le nostre abilità acquisite nel tempo. Ci piace e lo riteniamo indispensabile per il nostro ruolo,  insegnare loro la nostra personale cultura. Oggi vediamo alcuni principi montessoriani che possono cambiare totalmente la nostra idea di educazione.

“Il bambino è l’adulto di domani, che sta costruendo se stesso” – Maria Montessori

I bambini hanno una guida interiore, una potenzialità eccezionale volta alla crescita. Il bambino dentro di se ha il seme della curiosità e l’energia per uno sviluppo naturale dell’animo umano, come se fosse programmato alla personale realizzazione di sé.

Essendo un processo naturale di crescita, un istinto naturale al miglioramento di sé, non ha necessità di interferenze forzate da parte nostra con insegnamenti e nozioni per riempire le loro menti.

Al contrario l’adulto dovrebbe solo realizzare le migliori condizioni necessarie affinché questo processo possa accadere senza che esperienze errate alle quali possa venire incontro lo distolgano dal suo percorso formativo.

Dovremmo poter aiutare a una crescita già determinata, mettendo a disposizione tutto l’occorrente perché si realizzi attraverso le esperienze pratiche effettuate nell’ambiente.

“Educare è un’ aiuto alla vita, noi sciupiamo un’intera umanità” – Maria Montessori

Educare per molti di noi è sinonimo di inculcare delle norme e far rispettare delle regole che noi o la nostra società reputa accettabili. Un’abilità invece necessaria all’educazione dovrebbe essere quella di intervenire solo per mettere a disposizione quello di cui il bambino ha bisogno in quel momento per portare a termine un’attività in autonomia.  

Quando forniamo loro le nostre soluzioni, quando forniamo un aiuto non richiesto in realtà stiamo facendo una violenza,  peccando di una presuntuosa convinzione si superiorità o di maggiore saggezza.

Inconsciamente abbiamo la convinzione che è nostro compito dover modellare il bambino secondo la nostra conoscenza, mentre in realtà dovremmo solo osservare e favorire il suo naturale sviluppo.

 “Occorre che l’adulto trovi in sé l’errore ancora ignoto che gli impedisce di vedere il bambino” – Maria Montessori

A volte purtroppo possiamo diventare un ostacolo alla loro crescita e formazione. Non tanto quando non sappiamo cosa fare, ma quando non siamo consapevoli della nostra presunzione e dei nostri pregiudizi.

Di quali stolte convinzioni ci siamo riempiti e di quali abiti dovremmo liberarcene per renderci adatti a educare con saggezza e non intralciare la loro crescita armonica?

È facile riconoscerlo negli altri,  ci riesce bene vedere in atto questo atteggiamento negli altri,  ma non siamo quasi mai in grado di rendercene conto quando si tratta di noi stessi.

Molte volte siamo noi a voler piegare le loro piccole menti a dei nostri principi e convinzioni, anche quando sono basati sul nostro vissuto personale, sulle nostre paure e sulle nostre insicurezze.

Per non parlare di strumenti educativi come i premi e le punizioni che sono forme di violenza totalmente escluse dai principi montessoriani, perché “la costruzione psichica del bambino sarebbe ferita a morte”.  

“Il primo compito dell’educazione è agitare la vita, ma lasciandola libera che si sviluppi” – Maria Montessori

Come può un adulto occuparsi della crescita di un bambino se lui per primo non ha acquisito una buona autonomia affettiva, se non ha trovato il suo equilibrio personale…

Maria Montessori parla addirittura di iniziazione dell’ adulto come una vera e propria metamorfosi della persona, del maestro, di colui che deve occuparsi del bambino. Ma gli ostacoli peggiori alla trasformazione sono la rabbia e l’orgoglio.

Non sarebbe mai possibile per un educatore accettare pazientemente l’errore che compie il bambino prima di perfezionare le sue azioni ed i suoi comportamenti rimanendo in balia delle emozioni e dominati dalla rabbia.   

Allo stesso modo essere orgogliosi, non ci permetterebbe mai di accettare umilmente che il bambino abbia già tutto il potenziale occorrente al suo sviluppo.

“Il bambino non è un tubo digerente ma una mente assorbente” – Maria Montessori

L’ambiente in  cui vive il bambino è fondamentale e deve favorire la creatività e la fantasia. Se ci pensiamo bene in effetti, l’uomo ha sempre utilizzato la sua fantasia per realizzare tutte le invenzioni presenti nelle nostre vite oggi.

Così anche i bambini dimostrano di avere bisogno di veder colpita la loro immaginazione per suscitare in loro l’entusiasmo. I bambini dimostrano inoltre molto interesse per le materie astratte, ma solo arrivando attraverso un’attività manuale.

Allora ci dovrebbe essere chiaro il perché i nostri ragazzi sono demotivati da una scuola che spesso richiede, ma ancor più spesso obbliga,  solo di ricordare e memorizzare le nozioni e si preoccupa così poco delle attività manuali, ma al contrario predilige il pensiero astratto in tenerissima età.

“L’umanità può sperare in una soluzione dei suoi problemi soltanto volgendo la propria attenzione e le proprie energie alla scoperta del bambino”-  Maria Montessori

Un vero cambiamento nella nostra attuale società può avvenire solo se messo in atto dalle nuove generazioni. Da sempre l’essere umano ha lottato per la sua libertà. Ma la vera libertà non può essere concessa da nessuno se non la si coltiva dentro di sé fin da piccolissimi.

La libertà di scelta ad esempio determina un’assunzione di responsabilità e favorisce l’indipendenza. Molto spesso, si fa fatica a lasciare spazio alla libera scelta dei bambini, a stimolarli alla responsabilità e il più delle volte suggeriamo o addirittura ci imponiamo.

Obbligandoli a stare seduti nei banchi per ore o di chiedere il permesso per andare persino al bagno, non permettendo loro di interagire con gli altri bambini, cos’altro dire se non che questa è una chiara privazione della più elementare forma di libertà…

L’adulto priva dell’autonomia il bambino e lo guida continuamente, invece dovremmo evitare di correggere anche quando il bambino potrebbe trovare le soluzioni da solo.  Peccato che il prezzo da pagare è altissimo, perché si finisce con l’ottenere di fargli perdere il desiderio di esplorare e questo determina la distruzione della sua curiosità innata.

“Cerchiamo di costruire una società di pace” – Maria Montessori

L’educazione, nella visione comune del termine, significa azioni svolte dal adulto per ottenere un adattamento del bambino. Questa visione fa sì che l’adulto forza il bambino a sottomettersi al suo volere. Le forzature per modificare un determinato  comportamento però provocano resistenza nel bambino e sono comunque una forma di violenza.  

Ma questo viene contrastato continuamente dalla tendenza del bambino di essere indipendente anche attraverso la manifestazione costante del desiderio di farcela da solo.

L’adulto dovrebbe riuscire a non sostituirsi mai al bambino, togliendogli la possibilità di assecondare il suo sviluppo naturale. L’educazione dovrebbe essere intesa come aiuto allo sviluppo dell’individualità latente.

Capire che esiste come un programma interno al bambino che lo guida nella realizzazione di sé, per noi è piuttosto difficile. Non riusciamo a immaginare come quel maestro interiore possa svilupparsi e come questo può influenzare le nuove generazioni.

Ma a differenza dell’adulto il bambino non risparmia mai le forze nel fare il suo lavoro, è instancabile, è capace inoltre di un’intensa attenzione e concentrazione fino al completamento del suo proposito. Permettere la sua piena realizzazione, preservando la libertà e l’indipendenza, si pongono le basi per una nuova società, non più schiava di direttive esterne, ma guidata da una più sana e personale direttiva interiore.

Vuoi ricevere aiuto per eventuali difficoltà o pensi di avere un problema nella relazione con il tuo figlio per la quale il counselor potrebbe esserti d’aiuto, allora clicca qui.Se consideri di avere necessità di una guida nella tua relazione educativa puoi rivolgerti al counselor pedagogico montessoriano.

Hai vissuto invece da vicino, magari per una tua personale esperienza hai frequentato qualche scuola montessoriana o qualche corso specifico, mi piacerebbe se lo riportassi nei commenti. Grazie!

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SCUOLA IDEALE – CHE INSEGNANTE SEI?

professore

È ricominciata la scuola dopo la pausa per le vacanze estive. Si ritorna a pieno ritmo con rientri pomeridiani, ripetizioni, compiti per casa etc.

Ti vorrei fare una domanda.  Secondo la tua esperienza, chi è più felice che ricominci un nuovo anno scolastico tra un insegnante e un allievo?

Come si dice, croce o delizia…  Secondo le esperienze che mi riportano e che posso costatare intorno a me,  più croce per tutti! Sembrerebbe quasi un’affermazione gioiosa, ma non lo è per niente.

Per quello che è la mia esperienza e quella delle persone che ho avuto modo di conoscere, ne alunni ne insegnanti sono felici di tornare a scuola! Chissà perché sono in pochissimi ad esserne veramente contenti di andare a scuola?

“Come insegnante possiedo un potere tremendo, il potere di rendere la vita di una persona una tragedia oppure di riempirla di gioia.”- Haim Ginott 

Gli insegnanti si preparano ad una già nota e faticosa ulteriore esperienza della durata di due quadrimestri.

A causa delle difficoltà che incontreranno nelle classi, e visto il ricordo dell’esperienza degli anni precedenti ,è probabile che aspetteranno con gioia gli week-end e le vacanze per recuperare le energie psicofisiche perse.

A loro volta, gli alunni si preparano ad affrontare nuovi compiti e interrogazioni, preoccupati dal ricordo delle paure e insuccessi vissuti negli anni precedenti, sempre aspettando con gioia il week-end e le vacanze per scaraventarsi nella più totale indolenza.

Gli unici contenti di andare a scuola sono i pochi migliori della classe (detti anche “secchioni”) o i bambini della prima elementare, quindi alla loro prima esperienza. Non è raro che, con l’aiuto dei genitori, quest’ultimi hanno idealizzato una improbabile futura fantastica esperienza scolastica.

“Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l’insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.”- Giuseppe Peano

Incalzati dal senso del dovere, sollecitati a un ritmo inopportuno dal programma, appesantiti dal ricordo delle esperienze passate, sono tutti tormentati dal nuovo inizio. Invece potrebbe essere così diverso…

Una relazione di insegnamento che non sia cosi faticosa è possibile. Se solo si riscoprisse qualche altra modalità di insegnamento più funzionale e più coerente con il “vero” ruolo dell’insegnante.

Ci sono molti insegnanti che soffrono loro per primi l’insoddisfazione di vivere esperienze pessime a scuola. Infatti è molto frustrante provare ad insegnare a ragazzi che non ti ascoltano. Non essere seguiti durante le spiegazioni, rende molto faticoso per l’insegnate fare il proprio lavoro.

“Il compito dell’insegnante è semplice: scoprire qual è l’interesse di un fanciullo e aiutarlo a esaurirlo.” – Alexander Neil

Ma allora, se è così faticoso, se i risultati sono lontani da essere almeno soddisfacenti, se la gioia di insegnare è diventata un miraggio, perché si persevera nel farlo sempre allo stesso modo?

Prima di tutto, vorrei dire che ammiro e sono davvero impressionata dalla tenacia e dall’ elevatissima capacità di perseveranza nell’ insegnamento, nonostante le difficoltà che si vivono  quotidianamente in classe.

Pertanto insisti, continua ad insegnare nonostante tutto e porta avanti la tua vocazione per l’insegnamento. Quando hai scelto questo mestiere hai sentito come un richiamo più forte di altri e sicuramente sei portato per insegnare.

Altrimenti avresti fatto un qualsiasi altro mestiere. L’unica cosa che mi sento di dire, che se così non fosse, cerca di farlo comunque nel migliore dei modi. Metti in discussione il tuo approccio e cerca di imparare da chi ottiene risultati almeno soddisfacenti, perché hai comunque una grandissima responsabilità.

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.” – Piero Angela

Se invece pensi di poter utilizzare la tua carica, il tuo dinamismo e la tua perseveranza in maniera migliore, sarebbe forse il caso di riflettere sul perché non riusciamo a cambiare qualcosa nel atteggiamento di questi ragazzi.

Mi spiego meglio. Se fossero davvero loro il problema, allora si comporterebbero allo stesso modo con tutti gli insegnanti.

Quindi, se i tuoi alunni, con gli altri insegnanti si comportano diversamente da come lo fanno con te, allora perché non imparare magari da loro? Quali sono i loro trucchi, i loro segreti?

Te lo sei mai chiesto? Perché alcuni hanno quel tipo di carisma che riescono a inchiodare al banco e coinvolgere anche il più agitato dei disturbatori.

“Il miglior insegnante è quello che suggerisce invece di dogmatizzare, e che ispira nell’allievo il desiderio d’insegnare a sé stesso.”- Edward Bulwer-Lytton

Quale insegnante può mai avere successo con i ragazzi, se non crede nelle loro  capacità di cambiamento e se non ha per primo fiducia in loro e nelle loro capacità?

Bisogna invece sempre credere che un loro cambiamento è possibile, sapere con certezza assoluta che, sia l’educazione che l’apprendimento, sono dei processi continui di cambiamento.

E se ti dicessi che non è molto importante neanche quello che insegni. Magari lo è abbastanza il modo in cui lo insegni, sicuramente il coinvolgimento in prima persona  da più frutto, ma quello che conta più di tutte le altre è quello che ti motiva all’insegnamento.

Questo è quello che maggiormente funziona, che più coinvolge, la tua passione. Questo i ragazzi lo sentono, lo vedono e la qualità del tuo lavoro puntualmente viene influenzata.

“Sono un insegnante, lo sono sempre stato e amo essere un insegnante, ma solo di recente ho scoperto che non insegno niente a nessuno. Io posso essere, al massimo, un euforico, meraviglioso, magico facilitatore della conoscenza.”- Leo Buscaglia

Concorderai con me che anche per te i veri insegnanti non sono stati quelli che ti hanno riempito la testa con un sapere precostituito, ma quelli che ti hanno stimolato un nuovo desiderio di sapere.

Molte volte invece hai trovato degli insegnanti che erano rigidi nei loro pensieri, fermi nelle proprie abitudini e con la sovranità del ruolo conferitogli esercitavano il proprio potere sugli alunni.

Vorrei che ricordassi la paura e come ti sentivi quando venivi punito o rimproverato davanti ai tuoi compagni, anche quando, provando a dire la tua versione dei fatti, venivi comunque frainteso nelle intenzioni.

A volte l’insegnante può diventare presuntuoso. È molto facile per le persone che insegnano diventare più ostinate, perché si fa un tipo di mestiere di qualcuno che le cose le sa, e che presumibilmente non si ha mai torto.

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.” – Daniel Pennac

È importante non rimanere fermi a criticare gli altri o a biasimare se stessi per le difficoltà o gli insuccessi che si sperimentano quotidianamente. Quello che sicuramente invece è utile è imparare cose nuove, sempre cercando il modo migliore per segnare il cuore dei ragazzi.

Essere d’ispirazione per loro, un modello da imitare, risvegliando in loro la stessa passione che motiva te.  Lo sai benissimo che puoi cambiare la traiettoria della vita di alcuni ragazzi e questo per un insegnante non ha prezzo.

E se lo facessimo con un po’ di leggerezza? Perché la scuola deve essere paura e sofferenza. È davvero l’unico modo utile all’apprendimento?

Se invece di usare le interrogazioni e i compiti in classe verificassimo quello che hanno imparato attraverso dei giochi intelligenti? Sarebbe sicuramente una modalità a loro più vicina, ci sarebbero meno resistenze e più partecipazione.

Ci sono tanti modi per imparare la precisione nelle esecuzioni, imparare una nuova lingua o il linguaggio non verbale, oppure acquisire attitudini collaborative ad esempio. Spesso scegliamo il modo più difficile, invece che assecondare la loro naturale predisposizione ad apprendere.

“Un insegnante ha effetto sull’eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza.”- Henry Adams

L’apprendimento ha come condizione primaria il benessere fisico, psichico ed emotivo. Pertanto, tutti ci si dovrebbe preoccupare prima di tutto di assicurarci che gli alunni non abbiano alcun disaggio, prima di pretendere che possano imparare qualcosa.

Mi auguro che tu faccia parte di quella tipologia di insegnante che ha a cuore il benessere dei ragazzi in tutte le sue sfaccettature. Quel tipo di insegnante che sia un maestro, una guida per i propri ragazzi.

Ti auguro di renderti il più possibile indispensabile nella vita dei ragazzi inizialmente e solo successivamente, quando avrai risvegliato la gioia d’imparare, di renderti progressivamente superfluo.

“In una classe, l’insegnante si aspetta di essere ascoltato. Lo studente pure.” -Ernest Abbé

GENITORE IDEALE -IL TUO È UN AMBIENTE ORDINATO?

AMBIENTE ORDINATO

Ordine o disordine…  Non prenderla subito sul personale, non ti sto mica criticando e non voglio dirti come ordinare casa tua, ma…

Ho sentito la necessità di scrivere quest’articolo sull’ambiente, in seguito ad un’esperienza personale che ho vissuto recentemente. Ho appena fatto un trasloco, quindi mi sono trasferita da un’abitazione in un’altra nella quale vivo attualmente.

“Io sono me più il mio ambiente, e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso.”- José Ortega y Gasset 

Non era la prima volta che cambiavo casa nella mia vita, anzi, ho vissuto in ben dieci case in quasi quarant’anni e questa non era altro che l’undicesima della lista e probabilmente neanche l’ultima.

Ma questa volta ho vissuto questo cambiamento con una consapevolezza diversa rispetto alle altre volte. In seguito agli studi montessoriani che mi hanno permesso di approfondire la relazione che c’è tra l’educazione nell’ infanzia e l’ambiente, ho potuto riflettere molto sia sul trasloco attuale che sui passati cambiamenti di ambiente vissuti precedentemente.

Come in ogni trasloco degno di questo nome, per qualche giorno, a volte per delle intere settimane, si vive in un caos quasi assoluto. Per la paura di non fare in tempo si iniziano a fare le scatole con diversi giorni di anticipo e ad incartare tutto.

“Il nostro contributo al progresso del mondo deve consistere nel mettere ordine nella nostra casa.” – Mohandas Gandhi

Dopo qualche giorno vissuto in un ambiente così disordinato e caotico però, inizia a presentarsi una sensazione di sconforto talmente fastidiosa al punto da destabilizzarci nel vivere la nostra quotidianità.

Nonostante per me questo è stato il più impegnativo di tutti i traslochi precedenti per il notevole quantitativo di cose da spostare, compresi anche molti mobili, fortunatamente mi è successo di affrontare la situazione in maniera molto stancante ovviamente ma comunque poco destabilizzante.

Quindi mi sono domandata il perché questa volta fosse stato diverso dalle altre volte…

Volevo capire perché altre volte ho subito un vero shock nel cambiamento di abitazione ed invece questa volta no, o comunque perché l’ho affrontato molto più serenamente.

“Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione”.- Rudolf Arnheim

Come suggerisce anche il metodo montessoriano, è assolutamente vero che l’ordine delle idee segue e  viene determinato da un preciso ordine delle cose, ma è verissimo anche che l’ordine delle cose procede secondo un preciso ordine delle idee se questo è ben chiaro e consolidato.

Quando si preparano le scatole con anticipo, si tende a incartare gli oggetti di scarso utilizzo. Questo è sicuramente un buon metodo per avvantaggiarsi, ma c’è un problema che tutti quelli che hanno traslocato almeno una volta facendo così conoscono molto bene.

Dopo poco, si raggiuge un tale numero ci scatole che è impossibile ricordare la collocazione di ogni oggetto. Pur scrivendo il loro contenuto, non è possibile riportare sulla scatola il nome di ogni oggetto contenuto all’interno.

Questa modalità produce un caos e una confusione da impedire di avere la capacità di sostenere una mente serena e un ordine di idee cosante. Se questo stato viene prolungato nel tempo abbastanza a lungo, crea una sensazione di stanchezza mentale, di destabilizzazione e di confusione tale da modificare lo stato d’animo e la serenità della persona.

“La natura è ordine e l’ordine è razionalità.” – Aristotele

Personalmente ho resistito all’impulso di fare le scatole per tempo, ho tenuto duro fino all’ultimo senza cedere alla paura di non fare in tempo a fare tutto.

Per prima cosa ho iniziato a liberare e predisporre l’ambiente destinatario ad accogliere tutto ciò che sarebbe arrivato.

Poi è iniziato lo spostamento facendo le scatole cassetto per cassetto, un ambiente alla volta,  cercando di mantenere il più possibile la collocazione originale di ogni oggetto.

Ho cercato in sostanza di avere sempre ben chiaro in mente il contenuto di ogni scatola per ogni cassetto di appartenenza

In somma, appena portato le cose nella nuova casa e rimontato i mobili, le cose all’interno delle scatole erano già presenti nelle rispettive stanze di provenienza e ritrovavano quasi subito la loro collocazione originaria.

“Per essere disordinati bisogna avere molto tempo da perdere”. – Roberto Gervaso

Mi sono chiesta da dove proviene quest’ amore per l’ordine…per le cose fatte in un determinato modo, con un certo rigore di pensiero…

Non sono maniaca dell’ ordine in casa da farla diventare un museo, non ho fissazioni ossessive ed ho addirittura delle cose ancora da sistemare in alcuni scatoloni.

Ma ogni scatola è nella sua stanza di appartenenza, in attesa di ritrovare il suo posto su una mensola da rimontare o su uno scafale ancora da comprare, e so esattamente dove trovare qualsiasi cosa potessi mai cercare.

 “Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente” – Maria Montessori

E quindi ho capito, mi sono ricordata le parole del mio professore quando parlava dell’ ambiente Montessori.

Non è il segno d’un carattere sottomesso a una disciplina esteriore, ma piuttosto interiore.

Non è una repressione degli istinti, ma semplicemente un rigore e una precisa sequenza logica delle cose necessarie all’esterno per ottenere una sicurezza e una stabilità all’interno di noi stessi.

L’ordine e il rigore dell’ambiente montessoriano favorisce la costruzione di una maggiore sicurezza che permette ai bambini di essere più coraggiosi, di esplorare e sperimentare cose nuove, di osare di più.

La giusta combinazione di libertà e di responsabilità che fanno di un bambino un futuro adulto socialmente integrato e consapevole del ruolo che ha nella società, sono frutto anche della struttura dell’ ambiente circostante.

“L’amore per l’ambiente non dovrebbe essere solo quello, sottilmente egoistico, che mira a valorizzarlo e a migliorarlo per rendere la vita più piacevole e più sana, ma è un dovere, un imperativo morale di rispetto quasi sacrale per madre natura che crea e nutre tutte le specie, quella umana compresa”  – Umberto Veronesi

In effetti, un bambino che ha avuto modo di sperimentare un ambiente tranquillo, organizzato, ordinato sarà un adulto molto più sicuro di sé, sicurezza determinata da un sottile rigore mentale e logico che da una sana certezza interiore.

Al contrario chi ha vissuto o continua a vivere in ambienti disordinati e confusionari, è molto probabile che siano a loro volta disordinati, e vengano influenzati anche emotivamente da un senso di insicurezza, di precariato e di incertezza.

Questo non significa diventare ossessionati dalla sistemazione della casa o dalle pulizie, ma essere magari attenti che gli oggetti siano sempre al loro posto quando non vengono utilizzati.

Se capita invece di cambiare il posto ad alcuni oggetti presenti in casa e che sono di utilizzo comune, anche i figli dovrebbero essere informati quando decidiamo che questi oggetti debbano essere collocati altrove.

In questo modo, oltre che dare un senso di sicurezza come dicevamo, stimoliamo anche l’apprendimento di una regola non scritta di rispetto e considerazione verso gli atri e si facilita una buona convivenza.

“La mamma ha uno strano concetto dell’ordine: lo confonde con la geometria…. Vuoi mettere che bel colpo d’occhio, dopo che è passata la mamma? Che importa se tu non ci capisci più nulla?”  – Gianni Monduzzi

Inoltre se ci riferissimo ad un ambiente di apprendimento, dovremmo riuscire a renderlo ricco attività che stimolino l’interesse del bambino. I bambini amano sperimentare, imparare nuove cose e sono curiosi per natura, pertanto vanno solo incoraggiati e supportati a condurre le loro esperienza, al contrario di come spesso facciamo.

Ma questo è un altro discorso troppo complesso che merita di essere affrontato in un intero articolo per poter essere approfondito a dovere.

Intanto, potresti raccontarmi qual è il tuo pensiero riguardo all’ambiente o se hai mai sperimentato l’esperienza destabilizzante di un trasloco.

Se invece hai qualche dubbio o  ti serve qualche consiglio su come strutturare l’ambiente per il tuo figlio scrivi pure a bambinoideale@gmail.com per una consulenza personalizzata.

“È il disordine a renderci schiavi. Il disordine di oggi consuma anticipatamente la libertà di domani”. – Henri-Frédéric Amiel

Ordine o disordine… Io sono per un pizzico in più di ordine ma, se ordinare o mantenere ordinato ti stressa al punto di compromettere una sana convivenza, forse è meglio tollerare un pò di disordine e godersi magari qualche uscita in più da condividere con la tua famiglia.

Nessun eccesso fa bene e nessuno ha la risposta certa o la verità in tasca. La creatività a volte nasce dal disordine e le nostre necessità sono tutte soggetive.

Spero però che tu possa prendere qualche spunto per donare qualcosa di veramente importante a te stesso e al tuo figlio, un pò di serenità in più.  A presto!

GENITORE IDEALE- Cos’è l’educazione?

Cos’è l’educazione?

“Prima di sposarmi avevo sei teorie su come allevare i bambini. Ora ho sei bambini e nessuna teoria.”  – Jean Charles 

Ti sei mai chiesto cosa significhi educare e quale sia la modalità educativa migliore per te da mettere in atto con tuo figlio?

E soprattutto, a cosa punta il tuo metodo educativo, qual è quindi lo scopo finale della tipologia di educazione da te scelta?

Il problema è che molto spesso queste sono domande che non ci poniamo neanche…ma semplicemente ripetiamo le modalità apprese a nostra volta dai nostri genitori.

Pertanto utilizziamo le stesse modalità che sono state utilizzate con noi oppure, a volte capita di rifiutarle e agire nel modo completamente opposto da come hanno agito con noi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” – Paulo Freire

Il problema è che in entrambi i casi agiamo impulsivamente, senza un vero scopo educativo, e quindi senza valutare le conseguenze nel lungo termine di ciò che facciamo.

Solitamente i bambini sono visti come dei vasi vuoti da riempire, piantine da raddrizzare, creta da modellare, etc. La nostra visione dell’educazione è quella di dover insegnare loro cose in base alla nostra esperienza.

Quindi, non appena pronunciamo la parola educazione, la prima cosa che ci viene in mente subito è che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

“L’educazione è il mezzo attraverso il quale i genitori trasmettono i propri difetti ai loro figli. “- Armand Carrel

È piuttosto deprimente vedere come nella maggioranza dei casi non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare in tutta la sua maestosità. Crediamo di doverli solo riempire dei valori della nostra famiglia, della cultura o della nostra società.

La maggior parte delle volte anche a scuola, siamo impegnati per lo più ad immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti senza minimamente valorizzare e potenziare quelle che sono le loro capacità e le loro abilità già presenti .

Il problema è che siamo tutti un pò degli indecisi. Non sappiamo bene nemmeno noi ciò che vogliamo dai nostri figli.

“Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità. “- Nicolás Gómez Dávila

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, però in effetti chiediamo loro di essere si autonomi, ma anche ubbidienti e di fare ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

Vogliamo che siano esseri liberi, ma chiediamo loro di esserci sottomessi. Vogliamo che diventino indipendenti, ma nello stesso tempo vogliamo che seguano sempre i nostri consigli diventando di fatto degli incapaci nel cavarsela da soli.

Ancora oggi utilizziamo un modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nel secolo passato, che riflette una società di stampo comportamentista.

“Qualunque cosa soffochi l’individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami.”- John Stuart Mill

In effetti, gli esperimenti di Pavlov hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso. Pertanto, andando avanti potresti scoprire che il risultato della difficoltà della relazione che hai con tuo figlio ha radici proprio nelle modalità educative errate.

Se questo dovesse accadere e ti dovessi sentire in colpa per le tue azioni passate, ti chiedo di non biasimarti, semplicemente non conoscevi altre modalità.

Io stessa, nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, nei suoi primi anni di vita sia io che la sua prima scuola abbiamo adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere.

“I bambini vengono educati da ciò che gli adulti sono e non dai loro discorsi. “- Carl Gustav Jung 

L’importante è ciò che facciamo da ora in avanti, da adesso in poi sei sempre in tempo ad imparare nuove modalità educative sia più etiche che più efficaci a costruire o recuperare la relazione con il tuo bambino.

Oltre all’aspetto etico ampiamente discutibile, il problema maggiore dell’educazione con questa modalità proveniente da un modello derivante dalla psicologia comportamentista, tuttora molto utilizzato, è semplicemente il pessimo risultato che si ottiene.

Utilizziamo i premi e le punizioni, le caramelle e i castighi, utilizziamo il condizionamento per ricevere ubbidienza.

Quando ciò non succede perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, di dispiacere o d’impotenza.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, la perdita di fiducia immediata.

È una relazione impari dove c’è chi vince e chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

“Le ricompense e le punizioni sono la forma più bassa di educazione.” -Chuang-tzu

Uscendo dal ruolo di superiorità data dal essere adulto, si entra in un rapporto quasi paritario o comunque più democratico, con una conseguente perdita di potere sul bambino.

È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto ed è anche molto più impegnativo nell’immediato riuscire a rinunciare agli strumenti di potere, ma ne derivano dei risultati sorprendenti nella riuscita della relazione.

In questo modello educativo riconosciamo al bambino semplicemente uno dei suoi diritti fondamentali, IL RISPETTO della sua persona.

Se sei ancora qui a leggere, fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in prima fila e di lavorare alla costruzione della migliore relazione possibile con il tuo figlio.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui. “- M. Montessori

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una tipologia di educazione più democratica e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, avremo dei bambini naturalmente propensi ad ascoltarci, a cooperare e disposti a vederci come guide ed a prenderci come modelli da seguire.

“Una società sana deve offrire possibilità per l’educazione dell’adulto pressappoco come si provvede oggi all’educazione scolastica del bambino.” – Erich Fromm

Se il tuo i tento è di migliorare la tua relazione con il tuo bambino, se hai capito che quello che stai facendo non porta i risultati sperati, iscriviti alla newsletter o seguendo la pagina facebook di bambino ideale, per non  rischiare di perderti gli articoli futuri.

Inoltre,  se capisci che è soltanto una brutalità che si perpetua da secoli nei confronti dei più piccoli, continua a seguire intanto questi articoli pubblicati periodicamente sul sito, ma sappi che presto ci saranno delle importanti novità.

Sto lavorando ad un progetto molto più ampio e molto più importante che dovrebbe aiutare molti più genitori e spero di averti nella squadra che sostiene un cambiamento direi oramai inevitabile, oltre che necessario nella crescita futura dei nostri figli.

Leggi qui l’articolo che contiene tutti i contenuti del corso dal vivo organizzato per i genitori a marzo del 2019.

A presto!

GENITORE IDEALE – TI MERITI LA SUA FIDUCIA?

GENITORE IDEALE – QUANTA FIDUCIA HA IN TE?

Fiducia, che bellissima cosa, quando c’è… La fiducia è uno degli argomenti che più mi sta a cuore, lo considero uno dei fattori più importanti per costruire un’ottima relazione in generale, tanto più quando parliamo di bambini.

Pertanto, avendo io fiducia che questo sia un argomento che sta a cuore anche a te ;-), come avrai ben intuito, l’argomento di oggi sarà appunto la fiducia.

“Ciò che conta è avere sempre fiducia nel prossimo: può farcela da solo.” – Mirko Badiale 

Parliamo di fiducia solo perché in assoluto, è l’elemento principale in grado di garantire il successo di tutte le tue relazioni. Ma in questo caso parliamo dei bambini e quindi della nostra relazione con loro.

È il sogno di ogni genitore che i propri bambini siano ubbidienti, che l’ascoltino, che  abbiano fiducia in lui e che lo rispettino.

Concorderai con me anche sul fatto che, fintanto che sono piccoli, i nostri figli pendono dalle nostre labbra e prendono per buono tutto ciò che diciamo.

Giustamente, vogliamo essere rispettati, vogliamo che loro si fidino di noi, vogliamo che ci ascoltino ed eseguano quello che gli chiediamo.

“La fiducia non si impone, si ispira.”- Salvatore Canals 

La fiducia, accanto al rispetto e alla libertà personale, è uno degli ingredienti principali dell’amore.

Non può esistere amore senza il rispetto per l’altro e senza una fiducia quasi totale nell’altro. Altrimenti ci sarebbe sempre una resistenza, una limitazione, un rapporto incompleto e non totalmente autentico.

E quale amore può essere più grande di quello tra genitori e figli..?

Infatti, i nostri figli sono veri maestri di un amore profondo e incondizionato, e ce lo dimostrano attraverso la totale fiducia che ripongono in noi.

“Pochi riescono a dare vera fiducia, questo fa che pochi siano amati.”- Guido Ceronetti

Spero che tu non sia tra coloro che pensano sia corretto imporre ai bambini di doverci dare la loro fiducia e di pretendere il loro rispetto solo per il nostro status di genitori o per la nostra presunta superiorità data l’età anagrafica maggiore.

A mano a mano che crescono però può capitare che si allontanino da noi, che diminuisca gradualmente la fiducia che invece prima nutrivano incondizionatamente nei nostri confronti.

Eppure, purtroppo spesso hanno ragione loro, non sempre ce la meritiamo, non sempre riusciamo a comportarci nel migliore dei modi. Parlo di un modo da favorire e preservare nel tempo la loro fiducia incondizionata.

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.” – Sigmund Freud

Come dicevamo, loro si fidano di noi, fin dalla nascita siamo il loro unico punto di riferimento. È fondamentale chiederci però se noi lo facciamo a nostra volta con loro. Noi rispettiamo loro e abbiamo la stessa fiducia che hanno loro in noi?

Non colpevolizzarti se ti è capitato qualche volta di averlo trattato in maniera poco rispettosa ad esempio paragonandolo ad altri, oppure giudicandolo.

Non è sicuramente per cattiveria che quella volta non hai creduto in lui e non gli hai dato modo di rimediare quando ha sbagliato, ma hai reagito semplicemente urlando e perdendo la calma.

Non è nemmeno perché tu non ami il tuo bambino che non hai ascoltato le sue vere motivazioni, ma l’hai punito perché così avrebbe imparato la lezione.

“La fiducia è la forma più alta di motivazione umana. Fa emergere quanto c’è di meglio in assoluto nelle persone.” -Stephen Covey

Ho chiesto a mio figlio quale sia secondo lui la caratteristica essenziale perché un genitore non perda la fiducia dei suoi bambini.

Sai che mi ha risposto..? “Le bugie mamma, non deve dire bugie. Deve provare a mantenere sempre le promesse fatte”. È curioso quanto siamo distratti, quanto è facile rovinare tutto per così poco.

Tra l’altro anche lui concorda che si tratti di una caratteristica presente nei bambini fin dalla nascita. Mi ha detto, “Certo che ci si fida già alla nascita, come si fa a non fidarsi di chi ti ha portato nella pancia per 9 mesi e ti ha nutrito tutto il tempo?”

Magari semplicemente non ci hai pensato prima. Oppure ti hanno insegnato che utilizzando delle modalità diverse avresti ottenuto lo stesso la fiducia e il rispetto di tuo figlio. O magari pensavi che sia comunque suo dovere rispettarti anche quando sbagliamo, perché i figli devono essere rispettosi a prescindere.

E se incominciassimo ad essere più attenti al nostro atteggiamento, creando delle relazioni più empatiche, fondate più sui legami e un pò meno sull’educazione intesa come impartizione di regole.

“In ogni cosa, la fiducia che si sa ispirare costituisce la metà del successo. La fiducia che si avverte è l’altra metà.” -Victor Hugo

Credi davvero che se tu rispettassi i suoi bisogni ascoltandolo e non giudicando a priori non avrebbe più fiducia in te?

Credi davvero che se tu se fossi una persona equilibrata che sa gestire le proprie emozioni, tuo figlio non ti rispetterebbe di più e quindi non avrebbe più fiducia in te?

Ti svelo un segreto, anzi due… ok, va bene, sono cinque… 🙂

  1. Tuo figlio ti rispetta e si fida di te se lo ascolti senza pregiudizio, senza giudicarlo a priori, ma  ascoltando le sue vere motivazioni e i suoi sentimenti. Se sei disposto ad ascoltare senza giudicare si fiderà di raccontarti anche cose che normalmente nasconderebbe per evitare punizioni.
  2. Tuo figlio perde la fiducia in te e non ti rispetta più se lo umili paragonandolo agli altri, ma al contrario apprezza la sua unicità ed i propri sforzi. Perché se sbaglia è solo perché ancora non ha imparato come si fa. Insegnagli a rimediare, non l’ha mica fatto apposta perché voleva sbagliare di proposito.
  3. Tuo figlio non perde la fiducia se sai mantenere la calma, anche quando devi dire di no. Se riesci a controllare la tua frustrazione e sai gestire anche la sua frustrazione e magari anche il suo rifiuto, lo porterai ad assecondarti senza che lui provi a calpestare la tua autorevolezza.
  4. Se tu hai fiducia in te stesso, se credi nelle tue capacità senza giudicarti tutto il tempo, se sei fermo e  coerente con ciò che dici, lui ti prenderà come modello e si fiderà delle tue indicazioni.
  5. Abbi fiducia di ciò che senti dentro, solitamente è giusto, è questa la tua vera guida. La fiducia è costruita sull’esperienza del successo. Prova e riprova, aggiusta il tiro e ogni volta lasciati guidare dai risultati che ottieni. Non ci sono ricette perfette che devi seguire, ma semplicemente ascoltarti e ascolta lui.

“L’uomo diventa spesso ciò che crede di essere. Se si continua a dire che non si riesce a fare una certa cosa, è possibile che alla fine si diventi realmente incapaci di farla. Al contrario, se ha fiducia di poterla fare, acquisterà sicuramente la capacità di farla, anche se, all’inizio, magari non ne era in grado.” – Mohandas Gandhi

A proposito, sapevi che in base a quanto noi crediamo in loro e a quello noi pensiamo sul loro conto, il nostro pensiero e le nostra convinzione si rivelerà determinante per il successo o l’insuccesso dei nostri figli?

Per approfondire questo aspetto anche in relazione alle performance scolastiche, ti consiglio di leggere questo mio articolo sull’effetto PIGMALIONE.

Noi genitori siamo determinanti nella formazione del carattere dei nostri figli e di come affronteranno la vita. In alcuni momenti, ahimè, la vita sarà poco clemente e non c’è regalo più grande che gli puoi fare oggi che insegnargli ad avere fiducia.

Fiducia in te, come porto sicuro dove fare ritorno dopo ogni avventura. Fiducia in se stesso per affrontare senza paura le difficoltà della vita. Fiducia negli altri per poter sperimentare l’amore.

“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia. – Madeleine Ouellette”-Michalska

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà che hai nel rapporto con i tuoi figli, del tipo di relazione che attualmente vivete.

Se hai avutto invece a che fare con divergenze e perdita di fiducia per una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

 

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

In questi giorni, mentre stavo leggendo un libro sull’ adolescenza di ragazzi con la sindrome di Asperger, ho avuto conferma di alcune cose sulle quali avevo molto ragionato ultimamente, una di queste è la sofferenza.

Ho sempre pensato che una qualsiasi diagnosi crei una percezione di diversità, che possa aumentare alcune problematiche già presenti nelle nostre vite quotidiane, come in questo caso, la sofferenza di essere o di sentirsi appunto “diversi”, come se la diversità fosse necessariamente un difetto.

In effetti in questo libro si parla di varie problematiche, attraverso anche il racconto della storia vissuta da un ragazzo dall’infanzia, passandro per la preadolescenza ed anche poi, nell’adolescenza.

Così ho avuto ulteriore conferma di quello che ho sempre pensato, su una terribile sofferenza causata soprattutto dalla solitudine, dovuta al fatto di sentirsi diversi.

“La sofferenza peggiore è nella solitudine che l’accompagna.”- André Malraux (La condizione umana, 1933)

Una solitudine forzata, una non appartenenza al gruppo dei “normali”, una sofferenza causata primariamente dal sentirsi diversi, molto più che dal venire trattati da diversi, rischio che aumenta notevolmente in presenza di patologie o di disturbi di qualsiasi tipo, sia visibili che non.

I cosiddetti ragazzi “normali” possono vivere il periodo adolescenziale con tutte le sue difficoltà, ma con una grande certezza, quella di appartenenza ad un gruppo di loro simili, indipendentemente che si tratti del gruppo famiglia, gruppo d’amici o gruppo d’aggregazione sociale.

Può succedere ad esempio di vivere una situazione di incomprensione o di conflitto con la famiglia, ma loro prendono comunque vigore da un forte e stabile senso di appartenenza con il gruppo dei coetanei, un’unione che fortifica perché simili tra loro.

“Le sofferenze, dicono, migliorano l’uomo. Visti i risultati, proverei con la felicità.” – Pino Caruso

Ma ti sei mai chiesto cosa succede quando il ragazzo è diverso, si sente diverso o viene trattato diversamente e non riesce a inserirsi in un gruppo di suoi simili e creare quell’aggregazione e quel senso di sicurezza e di forza che solo l’unione di un gruppo di pari può darti?

Ogni giorno si sente come un alieno sulla terra, ancor più quando, trovandosi alle porte dell’adolescenza, il ragazzo acquisisce più consapevolezza della sua diversità.

Credo che questo provochi una sensazione di solitudine, come quando all’improvviso ci si trova completamente da soli catapultati in un paese straniero, dove non si ha nessuno e dove non si riesce neanche a comunicare nella lingua locale.

La sofferenza è aumentata ulteriormente dalla consapevolezza che non è un soggiorno temporaneo ma, al contrario la permanenza in quel paese straniero della sua “diversità” è definitiva. Un paese dove non esiste la certezza di una possibile integrazione imparando una nuova lingua per potersi fare dei nuovi amici.

Una sofferenza dovuta alla consapevolezza della quasi certezza che probabilmente non esiste una cura per riuscire in un prossimo, o forse nemmeno in un lontano futuro, di poter ritornare nel paese della “normalità”.

“Se fosse vero che le sofferenze rendono migliori, l’umanità avrebbe raggiunto la perfezione.”  – Alessandro Morandotti 

Ecco che, se è quasi normale che nell’adolescenza ci troviamo a dover affrontare varie problematiche di tipo psicologico, nei ragazzi “diversi” la depressione è quasi certa.

Ma come facciamo ad educare gli adulti che hanno interazioni con questi ragazzi, che non li capiscono e che spesso sono convinti che la sofferenza faccia loro solo bene, che la sofferenza rafforzi il carattere e che li tempri, che in qualche modo hanno bisogno di essere preparati alla vita che verrà?

Serve capire che la frustrazione derivante dall’insuccesso di qualsiasi tipo, in una situazione dove l’insuccesso è quotidiano e dove è diventato la norma, non tempra per niente ma anzi, riesce solo a far abbassare ulteriormente l’autostima e la capacità di credere in se stessi.

Serve capire che una frustrazione per dei desideri non realizzati, in una situazione dove il ragazzo non è per nulla contento di come sta andando la  sua vita, non lo rende ragazzo viziato, ma semplicemente li rende il quotidiano un pò più soddisfacente, dandoli più carica per affrontare un nuovo giorno di insoddisfazione, di insuccesso e di “diversità”.

Non è vero che la sofferenza nobilita il carattere; la felicità a volte lo fa, ma la sofferenza, il più delle volte, rende gli uomini meschini e vendicativi. – William Somerset Maugham

Non è forse vero che siamo tutti convinti che la frustrazione, l’insuccesso, la privazione ci rendano più forti? Che nel momento stesso in cui viviamo una situazione di disperazione, una grossa perdita o compiamo un grave sbaglio che ci costa molto in termini di perdite, è allora che diventiamo più forti e cresciamo?

Tutto ciò può essere tremendamente vero, lo credo fermamente anche io. Le più importanti lezioni le ho imparate in questo tipo di situazioni difficili che ho incontrato nella vita e sono state le più grandi occasioni di crescita.

Non possiamo negare però che accanto alle difficoltà incontrate, nessuno di noi ha avuto insuccesso in tutti i campi della propria vita. Magari hai avuto problemi di lavoro, ma ti hanno sempre sostenuto le amicizie ed i famigliari, dove trovavi sempre conforto.

Se hai avuto invece il partner che ti ha lasciato, magari sei uscito di più con degli amici e ti sei applicato di più nel lavoro facendo più carriera. È difficile che una persona subisca dei periodi talmente sfortunati da perdere tutto insieme e riusire contemporaneamente a rimanere comunque indenne, senza avere la necessità di un supporto psicologico.

“Non basta soffrire. Bisogna anche saper soffrire. Solo così il dolore educa, matura, riscatta.” – Roberto Gervaso

Tutto quello che serve è mettersi realmente in ascolto dei loro pensieri, conoscere i loro sentimenti, avere un pò di sensibilità e riuscire a vedere quale è la  loro situazione di partenza.

Infatti la sofferenza può essere utile, ma è una  questione di quantità, di riuscire come un’alchimista ad impiegare tutto nei giusti dosaggi.

A volte vogliamo motivali, spronarli a reagire, vorremmo solo che diventassero più grintosi, ma non sapendo bene come fare, usiamo dei metodi e delle modalità che riescono solo ad allontanarci da loro.

Non possiamo non preoccuparci del loro benessere emotivo prima di occuparci delle regole che dovrebbero rispettare. Per un ragazzo “diverso” è fondamentale avere una buona relazione empatica con le persone intorno a lui, sentirsi accettato per quello che è.

Noi vorremmo proteggerlo dalle difficoltà della vita, ma l’unica buona eredita che possiamo lasciarli è di volersi bene, accettarsi e amare la sua diversità.

Ma tutto questo non è possibile se noi per primi non lo accettiamo, non lo apprezziamo, non lo amiamo proprio perché è diverso, ed invece lo vorremmo normalizzare e conformare ad un modello.

Dato che nella nostra mente esiste un bambino ideale, quando vediamo questi ragazzi la nostra è prevalentemente una sofferenza per il fatto che loro non siano neanche un pò vicini a quel nostro modello.

Ci concentriamo su quello che il ragazzo non sa fare, su quello che non è, su quello che non sa, su quanto non sia come quel nostro ideale, come quello che la società ci dice che dovrebbe essere un ragazzo “normale”.

“Il grande errore umano è di soffrire. Guai agli infelici!  E l’universo trionfa nel cuore di uno scellerato soddisfatto.”   – Jean Rostand

Soprattutto nell’esperienza scolastica viene evidenziata una discrepanza enorme, difficilissima da colmare, tra quello che il ragazzo dovrebbe imparare e quello che realmente impara.

Il nostro sistema scolastico vorrebbe essere inclusivo ma è fortemente competitivo. Premia i risultati e mette in risalto laddove ci sono delle difficoltà, molto spesso provoca danni.

Queste difficoltà scolastiche si aggiungono a quelle già esistenti. Col crescere aumenta la possibilità che il loro equilibrio emotivo e di difficoltà di  socializzazione diventi ancor più precario.

Si aggiungono i turbamenti ormonali, vorrebbero maggiore vicinanza con gli altri ed anche avere più libertà e autonomia dalla famiglia. Necessitano di sentirsi parte di qualcosa, di andare a prendersi il loro spazio nel mondo, di fare le loro prime conquiste.

Ma come è possibile che loro possano fare tutto questo, se non abbiamo insegnato loro ad amarsi ,ad apprezzare le loro qualità, ad avere fiducia nelle loro capacità..?

Soprattutto come possiamo insegnare loro tutto questo, se noi per primi non riusciamo a vedere il bello che c’è nelle loro peculiarità, se non abbiamo fiducia che troveranno la loro strada pur diversa dalle nostre aspettative iniziali, se non trasmettiamo loro la nostra gioia per la loro unicità..?

“Non si può avere compatimento per gli altri, quando abbiamo troppo da soffrire per noi stessi.” – Luigi Pirandello

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà adolescenziali, del bisogno di frustrazioni per crescere, della sofferenza per solitudine dovuta alla diversità.

Se hai avutto invece a che fare con questo argomento da vicino, o con una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

 

SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

maria montessori

SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

Nella scuola di oggi, regnano le difficoltà d’apprendimento. Nelle classi sono più i ragazzi con diagnosi (o senza diagnosi, ma che ne avrebbero bisogno), di quelli cosiddetti “normali”. Tra le numerose diagnosi troviamo termini come sindrome, deficit e disturbo.

Una cosa in particolare accomuna però tutti questi termini. Sono tutti rigorosamente di carattere neurologico e gestiti tutti dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Si hai capito proprio bene, sono portatori di diagnosi di ogni tipo dovute a disturbi e deficit neurologici. Non nascondiamoci dietro ad un dito e diciamo le cose come stanno, in poche parole, a questi figli “non funziona bene il cervello”.

Ok, ora basta, ora torno ad essere me stessa. Che ci sono dei problemi non lo nega nessuno. Siamo veramente alle prese con mille difficoltà di apprendimento, ma che puntualmente cerchiamo di risolvere con un’unica soluzione, a parer mio, sbagliata.

“Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino”. – Maria Montessori

Proviamo a vedere perché dico che le soluzioni proposte sono sbagliate… Prima di tutto, qualsiasi soluzione che noi possiamo pensare di mettere in atto, non deve creare più problemi di quelli che avevamo in partenza e deve essere anche sostenibile.

Spesso, per ottenere dei programmi di studio personalizzati, ausili a supporto della didattica o altri strumenti compensativi o dispensativi che siano, in realtà etichettiamo creando solo una diversità che fa male, molto male al bambino.

Abbiamo bisogno di aiutare il ragazzo ad apprendere, ma allo stesso tempo lo mettiamo in condizione di sentirsi diverso dai compagni, incapace di imparare come gli altri, quindi automaticamente con problemi.

Più che in altri momenti della vita, nel periodo scolastico c’è una grande fragilità dovuta alla personalità che si sta ancora concretizzando. I ragazzi hanno un forte desiderio di riconoscimento sociale e nasce il bisogno di appartenenza, la voglia di fare gruppo.

Abbiamo bisogno di aumentare gli strumenti e le strategie per aiutarli a recuperare la dove ci sono difficoltà, ma c’è necessità di creare una scuola inclusiva.

Tutte queste modalità diverse, strumenti diversi, sicuramente utili per favorire l’apprendimento, dovrebbero essere a disposizione di tutti e non solo del “soggetto con difficoltà”.

Se ci sono canali multipli che permettono di arrivare allo stesso risultato, cioè ad apprendere una determinata abilità o competenza, perché dobbiamo ostinarci ad utilizzarne sempre solo uno e fare una deroga solo per lui, “quello diverso”?

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande.” -Maria Montessori

Siamo presuntuosi, non li ascoltiamo… noi sappiamo già tutto quello di cui loro hanno bisogno e loro devono ascoltarci e fare ciò che noi abbiamo deciso per loro. Più loro si conformano alle nostre indicazioni, più siamo soddisfatti della nostra capacità di “educarli”.

Peccato che non si tratta di educazione ma di addomesticamento, di esercitare il nostro potere su di loro.

L’adulto non ascolta e non capisce il bambino, quindi è in una lotta continua con lui. Guerre di potere per ottenere la loro attenzione, per ottenere il loro silenzio in aula, per ottenere la loro ubbidienza, per ottenere il loro rispetto…

Si pretende il rispetto, avvalendosi solamente di un ruolo che è vero, ne è portatore in se stesso, ma che non dovrebbe essere questa l’unica motivazione del rispetto che loro dovrebbero nutrire nei nostri confronti.

Ma se togliessimo tutti gli strumenti di potere dalle mani degli adulti, in qualche modo gli insegnanti sarebbero costretti a trovare delle strade alternative.

Se provassimo ad eliminare i voti, le verifiche, le note sul registro, cosa rimarrebbe in possesso dell’insegnante per esercitare il suo potere sull’alunno? Esatto, nulla!!!

“C’è troppo poco umorismo nelle nostre scuole e certamente ce n’è troppo poco nelle riviste di pedagogia.” – Alexander Neill

Quindi sarebbe possibile portare l’alunno a seguirci e ad apprendere senza che sia in qualche modo costretto? In sostanza, se l’alunno non fosse obbligato dalla paura a studiare, dovrebbe essere motivato in un altro modo proprio dall’insegnante.

Come potrebbe fare un insegnante a motivare il bambino se non diventando lui stesso un catalizzatore attraverso la propria motivazione, la gioia nel fare il suo lavoro, la propria passione?

Il rispetto verso il ragazzo, per i suoi tempi, per le sue naturali inclinazioni e i suoi peculiari talenti, valorizzare le sue qualità, incitandolo a superare se stesso, forse diventerebbero questi gli unici strumenti utili.

Prendiamo qualche spunto e facciamo qualche riflessione con l’aiuto di Maria Montessori:

  • L’adulto non ha compreso il bambino e l’adolescente e perciò è in una continua lotta con lui.
  • Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.
  • La figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro.
  • I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.
  • È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.
  • Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire “i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.
  • L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.
  • Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
  • Queste parole rivelano l’intimo bisogno del bambino, “Aiutami a fare da solo”.
  • Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare.
  • Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.

“Questo è il nostro compito nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino.” -Maria Montessori

La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l’umanità futura.

Spesso li vediamo solo come alunni, ci scordiamo della loro umanità, delle loro emozioni, dei loro bisogni e del loro benessere psicologico, mettendo l’attenzione solo sulle informazioni da memorizzare.

Li consideriamo vasi vuoti da riempire, steli storti di alberelli da raddrizzare, quando invece dovremmo essere semplicemente al loro servizio per aiutarli a trovare la loro strada, a fornirli gli strumenti perché imparino da soli, dalle esperienze e dalla vita, oltre che dalla scuola.

Dovremmo essere presenti in caso di bisogno, come un dizionario da consultare per dare un significato o chiarire un proprio pensiero. Un alleato fidato, una guida e niente di più.

Ricordiamoci che un ragazzo può venire escluso dal gruppo a causa della sua diversità, della sua etichetta. Inoltre speso viene identificato e valutato anche a casa in base al suo rendimento scolastico.

La sua vita privata e famigliare dipendente dalla sua pagella e la formazione della sua autostima e della sua personalità variano notevolmente in base al successo o all’insuccesso scolastico.

“La nostra pedagogia consiste nel riversare sui fanciulli risposte senza che essi abbiano posto domande, e alle domande che pongono non si dà ascolto.” – Karl Popper 

Per concludere, osservazione del bambino, rispetto per la sua natura, riconoscimento delle potenzialità individuali, ambiente, legami, gioia di insegnare e di guidare, pazienza, lavori di gruppo ed esperienze pratiche, sono tutti strumenti per favorire l’apprendimento nel rispetto della naturale predisposizione dei bambini.

E tu, cosa ne pensi del metodo montessori? Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI

scuola provoca danni

QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI?

Pensiamo di essere aiutati nel compito di educare i nostri bambini, affidiamo la loro istruzione alla scuola, cerchiamo tutti di fare il loro bene e di garantire loro il diritto allo studio, l’accesso al sapere, però…

C’è un grosso però… a scuola tutti stanno male! Tutti subiscono la scuola, bambini, insegnanti e anche genitori … A volte la scuola provocca danni!

“Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.” – Robert Maynard Hutchins

Siamo molto fortunati perché viviamo in una società democratica, perché abbiamo più che mai, il diritto e la possibilità di esprimerci attraverso molti canali, raggiungendo facilmente ogni angolo del mondo.

Viviamo in un mondo che permette nella maggior parte dei casi una libertà diffusa. Molti sono consapevoli che vivere in quest’epoca offre molto di più di quanto non era mai capitato in passato, in termini di opportunità e di accesso all’istruzione.

Abbiamo reso la scuola obbligatoria, abbiamo addirittura creato delle leggi per regolamentare questo diritto all’istruzione, per essere sicuri che non ci sia sfruttamento del lavoro minorile e per garantire l’ accesso al sapere a tutti i bambini.

Eppure… spesso la scuola rischia di provocare danni, creando più problemi invece di ottenere risultati.

“La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” -Piero Angela

Innanzi tutto, è stato detto e ridetto, è stato già sentito dire molte volte, la nostra scuola non è al passo col tempo. Il mondo cambia alla velocità della luce, ma la scuola resta sempre uguale.

Per fare un esempio, credo che nessuna azienda fondata nel secolo scorso e attualmente attiva sul mercato, esista ancora oggi perché ha utilizzato sempre le stesse procedure o li stessi macchinari per produrre i propri prodotti, o perché ha utilizzato le stesse tecniche di marketing che adoperava nel secolo scorso.

Invece a scuola è tutto lo stesso come era un secolo fa. Le materie sono rimaste le stesse ma se ne sono aggiunte altre in più, le informazione da ricordare sono le stesse ma sono solo aumentate e le modalità per tramandarle sono rimaste le stesse, anzi forse sono peggiorate.

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.” – Jean Piaget

Ecco… credo che abbiamo realmente un problema e che sia proprio qui. Ripetiamo all’infinito le stesse cose che abbiamo appreso, senza considerare se sono effettivamente utili oppure no o se esiste un altro modo più efficace.

Mettere in discussione metodi e abitudini consolidate, tra l’altro largamente diffuse, crea una certa resistenza anche nelle menti più aperte.

Non riusciamo veramente a staccarci da convinzioni come “la vita è dura”, “lo studio è fatica”, “il lavoro è un dovere” o “bisogna responsabilizzarsi fin da piccoli per essere preparati alla vita”.

Pare che siano tutte teorie campate in aria, le consideriamo come una solita recente trovata new-age per vendere un nuovo libro. Questo ci dà il diritto di continuare come abbiamo sempre fatto e di non permettere alcun cambiamento.

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.” – Platone

Vantiamo una società libera, ma l’istruzione è d’obbligo. Anche se come abbiamo visto, i presupposti per istituire l’obbligo possono essere giusti, i risultati sono contrari a quanto ci si aspetterebbe da una società moderna e attenta al benessere del cittadino.

Per poter essere obbligatoria la scuola deve essere prima di tutto equa e quindi adatta a tutti, incentrata sulla gioia di imparare. Invece li vogliamo responsabili e ammaestrati già dalla scuola dell’infanzia.

Dovrebbe essere garantito a ogni bambino lo stesso diritto di poter frequentare nel migliore dei modi e di ricevere non lo stesso metodo insegnamento, ma quello più adatto a ognuno, in base alle proprie capacità e alle proprie caratteristiche.

“L’istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.” –  Daniele Luttazzi

Abbiamo esami e verifiche che sono regolate su un modello che dovrebbe essere per tutti, ma che in realtà non si adatta perfettamente a nessuno. Abbiamo un’asticella tarata su un allievo ideale e chi non è all’altezza per qualsiasi ragione, viene etichettato come deficitario.

Viviamo inoltre in una società democratica, ma la scuola è rimasta despotica. Utilizziamo i voti e le note disciplinari come strumenti di potere.

Non mi stancherò mai di ripetere che i voti sono soggettivi e che non rispecchiano minimatene ciò di cui il ragazzo è capace o il suo Q.I., che incentiva la competizione invece della collaborazione e la selezione invece del recupero.

“Una scuola che costringa un adolescente a ricevere giudizi negativi, confronti frustranti con i coetanei e bocciature, è un sistema raffinato di tortura. E va contro non solo ai  principi di libertà, ma a tutte le odierne concezioni psicologiche e sociali in tema di educazione.” – Vittorino Andreoli

I voti umiliano, sono svalutanti. Vogliamo motivarli, invece otteniamo l’esatto contrario. Alunni demotivati che odiano la scuola. Ragazzi con perenne mal di testa o mal di stomaco che puntualmente spariscono durante le vacanze estive.

Inoltre il voto non è un metodo valido di valutazione del tempo dedicato allo studio. Spesso non viene dato per il merito dell’alunno, per quanto ha studiato, ma per la sua capacità di ricordare e di ripetere ciò che gli è stato insegnato.

Dipende molto dalla sua memoria, dalle conoscenze che già possedeva, dal tipo di argomento trattato, dal coinvolgimento di cui è capace l’insegnante, etc.

Non per ultimo, dipende anche dal benessere emotivo e psicologico del ragazzo, dalla sua autostima, dalla personalità e dalla sua storia vissuta fino a quel momento, dalla sua situazione famigliare etc.

“Per me, il peggio sembra essere una scuola che funziona con i metodi della paura, della forza e della autorità artificiale. Tale trattamento distrugge i nobili sentimenti, la sincerità e la fiducia degli alunni e produce un soggetto sottomesso.” – Albert Einstein

Vorrei ricordare a tutti gli insegnanti che hanno la volontà e l’umiltà di ascoltare, che i  ragazzi ai quali oggi trasmettete le vostre conoscenze, non sono solo degli alunni ma sono i nostri bambini. Sono il bene più prezioso che un genitore ha.

Vi vengono affidati per svariate ore al giorno e quindi avete un’influenza enorme su di loro. Quest’ influenza non riguarda solo la loro istruzione, ma anche la loro emotività, le loro relazioni, la fiducia in sé stessi, la loro capacità di essere validi uomini e donne in un futuro.

Sono gli adulti che domani avranno le redini del nostro paese. Sono i padri di domani e che a loro volta avranno dei bambini da educare. Saranno sempre loro anche quelli che governeranno e quelli che si occuperanno della nostra vecchiaia.

“Ho fatto una lista delle cose che non ti insegnano a scuola. Non ti insegnano come amare qualcuno. Non ti insegnano come diventare famoso. Non ti insegnano come essere ricco o povero. Non ti insegnano come lasciare qualcuno che non ami più. Non ti insegnano a capire cosa passa nella testa degli altri. Non ti insegnano cosa dire a qualcuno che sta morendo. Non ti insegnano niente che valga la pena sapere.” -Neil Gaiman

Già mi sembra di sentire chi dice che la scuola però deve trasmettere istruzione e per tutto il resto c’è la famiglia. È compito dei genitori occuparsi dei temi legati all’educazione, che non lo si può delegare alla scuola e che è la loro responsabilità.

Ok, sono d’accordo che la scuola non è una famiglia, che non ha questi obblighi e che è responsabilità dei genitori. Ma laddove c’è un problema, non lo si può solo scaricare sulla famiglia.

Se ad esempio, un bambino ha una difficoltà scolastica, anche se di apprendimento, si richiede l’intervento della famiglia. Se il problema è comportamentale si convoca nuovamente la famiglia.

È così per qualsiasi tipo di difficoltà che un bambino può avere a scuola. Bisogna solo augurarsi che il proprio figlio riesca a tenere sempre il passo, altrimenti per la famiglia e per il bambino incomincia un calvario decennale.

“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?” – Daniel Pennac

Ma come può intervenire la famiglia nelle problematiche scolastiche del figlio?

Solo stimolandolo con ogni mezzo ad impegnarsi di più, con ore di recupero, compiti supplementari, ricatti o punizioni.

La famiglia non ha conoscenza di metodi per agevolare l’apprendimento del proprio figlio. Questo tipo di problema dovrebbe essere affrontato dalla scuola e non dal genitore che è del tutto incompetente.

Il bambino a questo punto subisce un crollo definitivo. Vive un calvario fatto di inadeguatezza sia a scuola e a casa.

Si sente umiliato a scuola perché invece di essere aiutato, viene criticato e fatto sentire inadeguato attraverso i bassi voti, dato che non sta al passo con gli altri. Si sente incompreso dai genitori perché, invece di essere compreso e sostenuto, subisce anche la pressione del loro comportamento inefficace.

“Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.” –  Karl Popper

È vero che la scuola non si deve occupare dell’ educazione, che è ovviamente compito del genitore, ma la scuola con il suo obbligo decennale dell’istruzione non deve interferire nella crescita emotiva e psicologica armoniosa del bambino.

Il sapere è importante, ma non lo è di più del benessere dei nostri figli. La conoscenza da sola inculcata in un piccolo essere reso insicuro delle proprie capacità, non può che rivelarsi un’enorme insuccesso.

La capacità di apprendere e di memorizzare passa attraverso il benessere psicologico e uno stato emotivo sereno del soggetto.

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.” – Lev Tolstoj

Se non vogliamo che i nostri alunni diventino disinteressati allo studio, che acquisiscano col tempo la cosiddetta impotenza appresa impedendo poi qualsiasi tipo di apprendimento, allora vuol dire che forse è il caso di ammettere che la scuola non è fatta a misura dei nostri bambini.

Se non vogliamo che gli insegnanti fatichino a fare lezione o che la facciano per soli due o tre soggetti in grado di ascoltarli, vuol dire che dobbiamo ammettere che forse c’è qualcosa che non va nelle modalità di insegnamento.

Se non vogliamo che il rapporto tra genitori e figli si danneggi a causa della valutazione scolastica del bambino e non per la sua reale personalità e impegno, allora dobbiamo ammettere che è una scuola che utilizza metodi non adeguati ad una crescita armoniosa dei nostri ragazzi.

“La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino, fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.” –  Maria Montessori

Abbiamo una scuola d’obbligo, che invece di essere un diritto per i bambini, un accesso al sapere, per alcuni rischia di diventare una prigione, dove sono costretti a vivere per dieci anni almeno.

Una scuola d’obbligo poco attenta al recupero dei soggetti con difficoltà, che vorrebbe essere inclusiva , ma che in realtà può diventare una scola che provoca solo danni, che premia la competitività e diventa un incubo per molti alunni.

Una scuola d’obbligo che mira a istruire le nuove generazioni, non può ignorare i danni collaterali che provoca nell’affettività e nella psiche, quindi nella vita e nel futuro dei nostri bambini.

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE-BAMBINI TERRIBILI

RAGAZZI TERRIBILI

BAMBINI TERRIBILI

Oggi parliamo di bambini terribili, di tutti quei figli che fanno impazzire i propri genitori, di quei bambini ribelli capricciosi, oppositivi, etc. Parliamo di quel tipo di bambino che nel quotidiano è molto diverso dall’immaginario così pieno di aspettative di una futura mamma.

Quel piccolo teppista, così differente da quell’ angioletto che invece sembra sia il bambino dei vicini o della tua migliore amica. Insomma, quello che a volte ti fa pensare “la fortuna, tutta agli altri..?”

Quando si mettono al mondo dei bambini, tutti noi genitori abbiamo numerose aspettative su come vorremmo che sia il nostro figlio e quale risultato vorremmo ottenere attraverso l’educazione.

Abbiamo delle idee piuttosto chiare soprattutto su che tipo di educazione abbiamo deciso di dare ai nostri figli, su ciò che troviamo accettabile oppure no, su quello che faremmo nel caso di capricci e così via.

“L’affetto dei genitori per i figli e dei figli per i genitori può essere una delle più grandi fonti di felicità, ma in realtà al giorno d’oggi i rapporti tra figli e genitori sono, in nove casi su dieci una fonte di infelicità per ambo le parti.” – Bertrand Russell

È innegabile invece che ci sono difficoltà in moltissime relazioni tra adulti e bambini, quindi anche tra genitori e figli. In base all’ esperienza di ognuno o alle proprie convinzioni si tende a pensare che la colpa sia o dell’uno o dell’altro.

Tutti noi siamo stati figli, quindi abbiamo già ben formata una nostra idea su cos’è giusto che un genitore faccia oppure no. Quindi solitamente o riproponiamo lo stesso modello ricevuto oppure l’esatto contrario.

Inoltre, avere un bambino terribile crea anche ulteriori problemi, al di fuori della relazione stessa. Hai mai fatto caso quanto giudizio si ha generalmente nei confronti dei genitori che lamentano le loro difficoltà con i propri figli?

Quanta gioia invece proviamo tutti quando la problematica non ci riguarda. Infatti, siamo tutti felici quando riceviamo complimenti sulla condotta dei nostri figli, quando ci riconosciamo o gli altri ci riconoscono nella definizione di “bravi genitori”, avendo dei bambini identificati come figli ben educati.

“Crescere un figlio richiede molta pazienza. Soprattutto da parte del figlio.” – El Perich

Cosa fare allora quando siamo stremati, stanchi e demoralizzati e magari subiamo anche le critiche di altri. Cosa possiamo fare quando a scuola ci dicono di avere dei bambini problematici o dei bambini maleducati? Cosa fare quando la realtà è così lontana dalle aspettative che avevamo in principio?

Ma soprattutto, perché il virus della ribellione e della disobbedienza non colpisce tutti i bambini ma solo il nostro? Per fortuna c’è un perché. E, voglio tranquillizzarti perché, dato che c’è un motivo, vuol dire che c’è anche una soluzione .

Purtroppo, può anche capitare che, andando alla ricerca di soluzioni, si peggiori la situazione. Spesso si trovano un’infinità di libri che sanno dirti solo cosa non devi fare, dove stai sbagliando, ma che mancano di vere soluzioni.

“I genitori si sono così convinti che gli educatori sappiano ciò che è meglio per i loro figli, che dimenticano che essi stessi sono i veri esperti.” -Marian Wright Edelman 

Siamo purtroppo così insicuri delle nostre capacità che non possiamo che fidarci dei consigli trovati. Alle volte troviamo innumerevoli liste a mo’ di ricettario su come crescere un figlio e queste sono le informazioni più pericolose.

È relativamente semplice stilare una lista di cose da fare e proporle come la soluzione a tutti i mali. Non è per niente difficile vendere una moltitudine di libri dai titoli che propongono soluzioni a tutte le tue difficoltà quotidiane.

Ma cosa succede quando queste ricette non funzionano con tuo figlio? Penso che come minimo inizi a dubitare delle tue capacità di genitore. Oppure ti senti tanto frustrato e non capisci più quale sia la giusta direzione.

Forse inizi a pensare che, se quella era la soluzione miracolosa e con te non ha funzionato deve essere senz’altro colpa tua. Magari è colpa della tua incapacità di applicare dette regole oppure e colpa di tuo figlio e della sua irrecuperabile natura problematica.

Inizi a pensare che probabilmente lui non può essere soltanto un bambino terribile e che non c’è molto altro che tu possa fare fare e che presumibilmente ha qualche problema. Può capitare infatti anche che sia poi identificato e collocato in qualche diagnosi di patologia o disturbo del comportamento.

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero.” – Mitch Albom

Invece non sempre deve andare così. Ci sono soluzioni alternative e fortunatamente sono sempre più numerose.

Se ti dicessi che tuo figlio non vede l’ora di imparare da te, di sapere che si può fidare di te e di seguirti ovunque? Dentro di te lo sai anche tu che ho ragione, che quello che cerco di dire lo senti nel profondo.

O magari vorresti anche crederci, ma sei diffidente perché è così diverso da tutto quello che conosci e che vivi quotidianamente.

Il problema è solo che non c’è la soluzione facile che io possa scriverti qui. Non ti voglio preparare una ricettina con dieci regolette da applicare per tre volte al giorno oppure al bisogno, solo in caso di profonda disperazione.

Però ti posso dire, che tu puoi fare molto per cambiare le cose. È fondamentale che tu capisca che non ti sto dicendo che è colpa tua, che non sei totalmente responsabile di tutto quello che fa tuo figlio.

Lui è un essere a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, questo è innegabile. Ma tu puoi fare molto per voi e puoi aiutarlo a trovare la sua strada per esprimersi al meglio, per esternare ciò che c’è di buono in ogni essere umano, tanto più in un bambino.

“I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando.” – Umberto Galimberti

Ti posso dire però, che prima di preoccuparti di quanto tu sia un bravo genitore di fronte agli altri o di quante regole del galateo tuo figlio abbia memorizzato già, bisognerebbe che tu ti preoccupassi della vostra relazione.

Intendo proprio che dovresti analizzare attentamente che tipo di rapporto hai con il tuo figlio, sapere esattamente quanto si fida di te e di quanto rispetto ha dei tuoi insegnamenti?

Chiediti se riesci ad essere un buon esempio, se utilizzi metodi educativi rispettosi della natura dei bambini, oppure utilizzi le manipolazioni, le punizioni e i ricatti, ahimè come la maggior parte degli adulti.

Cadi anche tu, come molti genitori, nel tranello delle guerre, delle lotte di potere, nell’averla vinta tu per non rischiare di perdere il potere che hai su di lui? Sei proprio convinto che è proprio nato con lo scopo di distruggere la tua serenità? Ti sei mai chiesto il perché si comporta così?

E se lui fosse diventato nel tempo un bambino terribile solo perché non aveva alternative, perché sentiva che la ribellione era l’unico modo per far valere il suo diritto ad avere un’opinione, per poter esprimere un disaggio relazionale oppure per comunicarti che non si sente compreso.

“Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.” – Albert Camus

Allora, dato che tu sei il genitore e conosci meglio di chiunque altro la vostra relazione, io credo che tu non abbia bisogno di ricette miracolose per capire tuo figlio.

Ogni relazione è diversa e non credo che tu abbia bisogno dei consigli degli esperti, ma soltanto di osservarlo di più. Ascolta il tuo intuito per riuscire a capire ciò che ha da dirti e cerca di afferrare la ragione nascosta dei suoi comportamenti.

Ad esempio, molti genitori non vogliono minimamente ascoltare le richieste dei bambini riguardo alle cose che vorrebbero comprare, ne hanno quasi paura.

E se invece sognaste un pò ad occhi aperti insieme, magari facendogli delle domande sui suoi desideri, su ciò che sente che gli manca o che gli piacerebbe fare se avesse una bacchetta magica?

Potresti esternare anche tu i tuoi desideri e magari scopriresti che alcuni potrebbero anche essere realizzati con il tempo.  Raccontarvi i propri sogni e i propri desideri a vicenda, non farà altro che avvicinarvi. Potresti anche scoprire che tornare a sognare come un bambino per un pò non è così terribile.

In ogni caso non serve che tu vada a comprare ogni cosa che ti chiede, ma solo passare del tempo insieme a lui ed essere disponibile ad ascoltarlo. Questo atteggiamento nel tempo potrà portarvi alla conquista di una relazione più empatica.

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.” – Martin Luther King

Ci arrabbiamo perché siamo stressati, stanchi e demotivati, troppe volte insoddisfatti della vita o del lavoro che facciamo. Per approfondire il recupero della relazionecon il tuo figlio, se ti senti stanco e non sai come fare, leggi questo articolo..

Abbiamo bisogno di ritrovare il buono nei nostri bambini, coltivare con loro delle relazioni autentiche, ritrovare la gioia di condividere con loro un sorriso.

Una volta, appena nato c’era, ma poi è successo qualcosa ed ora non c’è più. Invece ci può essere di nuovo, e dipende solo da te. Sei tu l’adulto, quindi sei in grado di fare il primo passo verso di lui…

Prova ad accettare qualche suo piccolo errore senza rimproverarlo, tipo quando non usa la forchetta o quando rovescia il bicchiere a tavola, quando rientra pieno di fango dentro casa, oppure quando dimentica di fare il compito per casa.

Vedendo come ti comporti tu, capisce da solo quando sbaglia e che il suo modo di agire non è il più adatto. Ma ti sarà lo stesso grato per non averlo giudicato e quindi si sarà sentito più accettato, ed intanto impara.

“Il motore che determina nei bambini la capacità di crescere sia emotivamente che fisicamente è proprio questo: il sentimento di protezione.” – Lucia Atto

Sarebbe utile se riuscissi a ricordarti, semmai ti fosse capitato, quanto è stato bello provare quel senso di riconoscenza o quella automatica “voglia di voler bene” alla persona che invece di punirti o umiliarti quando hai sbagliato, con estrema tolleranza  ti ha semplicemente regalato un sorriso.

Ecco, questo potrebbe essere il mio unico consiglio, senza voler elaborare un altro ricettario: prima di sentenziare che lui è sicuramente un bambino terribile, uno problematico o che è una partita persa, ti inviterei a chiederti se una relazione diversa con tuo figlio sia possibile secondo te…

Di cercare di essere più tollerante, accettare il fatto che stia ancora imparando pertanto è scontato che ci siano degli errori da parte sua. Ricordati sempre che sta ancora imparando.

Dagli la possibilità di sbagliare e di correggersi e con il tuo aiuto, di poter rimediare. Sii solo disponibile ad ascoltare i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Anzi, ne avrei un altro di consiglio, di fare tutto questo anche con te stesso!

“Bisogna coltivare, soprattutto nei giovani, il coraggio di ribellarsi.” – Rita Levi-Montalcini

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A presto!

SCUOLA IDEALE – ALUNNI DEMOTIVATI

motivazione e demotivazione

ALUNNI DEMOTIVATI

Ci sono sempre più alunni demotivati. Sempre di più sono disinteressati allo studio, distratti e incapaci di concentrarsi sulle materie, questa è la descrizione più frequente nei confronti degli alunni di oggi.

Molti insegnanti si trovano spesso in difficoltà a svolgere le lezioni, nel coinvolgere i ragazzi agli argomenti trattati. Alle lezioni, quindi agli argomenti da trattare in classe partecipano attivamente un paio su ventisei. Per non parlare della totale mancanza di motivazione nello svolgimento dei compiti assegnati per casa.

“La motivazione è come un fuoco: se non lo si alimenta continuamente, si estingue.” -Napoleon Hill

Ci sono un sacco di teorie sul perché i ragazzi non studiano e sul perché sono disinteressati alla scuola. Vediamo solo qualche esempio per renderci conto di quanto la situazione sia complessa.

Quando pensiamo a degli alunni demotivati, pensiamo all’antidoto della demotivazione, pertanto cerchiamo istintivamente soluzioni per incentivare la motivazione.

Quindi l’insegnante più attento, quello più disposto a mettersi in gioco, cercherà soluzioni che possano funzionare anche con quelli studenti più refrattari. Purtroppo non sempre le strategie utilizzate però riescono a creare soluzioni che restino efficaci nel tempo.

A volte si pensa che sia colpa della tecnologia che con il suo fascino ed il suo appagamento immediato, rapisce e coinvolge i ragazzi in un mondo virtuale, al punto di farli restare disinteressati a qualsiasi altra cosa presente nella realtà quotidiana.

Altre volte si pensa che hanno qualche patologia, oppure problemi caratteriali o di condotta, che quindi sono educati male. Si pensa che i bambini a casa non ricevono le giuste regole, quindi critichiamo o dispensiamo consigli ai genitori incolpandoli di cattiva educazione verso i propri figli.

La verità è che tutto questo è vero, ma non è tutto qui…

“Si tende a pensare che le persone possano essere soltanto motivate o demotivate e che se risolviamo un problema di demotivazione, di conseguenza la persona risulterà motivata. Ma il risultato di un intervento che toglie la demotivazione non è la motivazione.”- William Levati e Annalisa Rinaldi

Ma anche tu, insegnante tanto in gamba, che provi ogni novità che ti capita sulla tua strada, che provi quotidianamente a ribaltare questa situazione, lo sai quanto questo è faticoso, quanto è dura riuscire a coinvolgerli e renderli partecipi.

La tecnologia è una grande alleata nella nostra quotidianità, ma molte volte diventa nemica creando anche pessime abitudini. Non aiuta specialmente quando la facciamo diventare antagonista della scuola. Inutile ripetere che spesso la demonizziamo, quando invece potremmo servircene per rendere più accattivanti le lezioni.

Inoltre, i genitori hanno un ruolo fondamentale nel determinare la qualità dei comportamenti dei propri figli, ma è pur vero che non possiamo credere davvero di poter stravolgere il loro carattere e instillare in loro determinate caratteristiche se non le posseggono già.

Ad esempio, se un figlio è tendenzialmente pigro, per quanto un genitore voglia cambiarlo sarà molto difficile che attraverso l’educazione riuscirà a farlo diventare uno stacanovista.

“Dobbiamo cercare di indirizzarci verso l’area per la quale siamo più portati, altrimenti ci esponiamo al rischio di fallire. Se infatti sceglieremo o accetteremo una situazione non conforme alle nostre tendenze saremo demotivati o inadatti a far fronte alle richieste della situazione stessa.”- Diego Agostini

Un pigro non diventerà stacanovista, un creativo non diventerà razionale, una mente più concreta non si farà guidare volentireri dalle emozioni, un individualista sarà un pò in difficoltà all’interno di un gruppo…

Non di certo, ossia si, ma non è del tutto vero. Si possono certamente apprendere nuove capacità, migliorare le nostre aree più deboli, ma sicuramente i nostri ragazzi saranno più motivati e propensi a lavorare sui loro punti di forza che sulle loro debolezze.

Ma allora è un vicolo cieco, siamo sempre la a dire che è colpa di questo o di quell’altro, ma che comunque non c’è soluzione?

Non possiamo fare nulla quindi,loro non possiamo cambiarli neanche provando nuove soluzioni e il problema è troppo complesso quindi siamo sempre una piccola goccia nel mare?

È un problema che ci supera, dipende da troppe variabili quindi, senza un intervento globale, non c’è nulla da fare?

Giusto, purtroppo, in un certo senso è proprio così, solo che qualcosa si può sempre fare…

“Il mondo è pieno di persone demotivate: nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nelle case. Persino in televisione e nel mondo dello spettacolo. Perché il loro sistema premi-punizioni non funziona nella maniera giusta. ” – Piero Angela

Ecco, forse stavolta ci siamo. C’è qualcosa che ci sfugge in effetti e che probabilmente è la radice di questa demotivazione globale.

Una demotivazione estesa a tutte le generazioni e non ai soli bambini e ragazzi, ed anche estesa a tutti gli ambiti del nostro quotidiano, pertanto presente nelle scuole come al lavoro o in famiglia.

Un intero sistema fondato sui premi e sulle punizioni…

Al lavoro ci sono le gratifiche economiche e le lettere di richiamo, a scuola i voti e le sospensioni, in famiglia le ricompense o le punizioni. E tutti sappiamo, sia dagli studi statistici che dall’esperienza personale, che queste strategie hanno una durata limitata, ovvero non funzionano se non nel breve termine.

È un’intera società basata sul potere subito o esercitato sull’altro. Chi è nella posizione più debole subisce potere di chi ha un’autorità conferita dal ruolo che ricopre o che comunque detiene una statura psicologica superiore.

Gli obiettivi da raggiungere non sono scelti, ma vengono imposti. La comunicazione è aggressiva perché non rispetta la parità dei soggetti, ma il ruolo conferisce appunto in potere di esercitare il diritto di impartire ordini.

“Le persone hanno bisogno di sentirsi autonome, autodeterminate. Uno stile di leadership troppo prescrittivo demotiva.”- Pietro Trabucchi

Il problema nasce quando il soggetto diventa man mano più autonomo e quindi non dipende più dal soggetto autorità per appagare i suoi bisogni.

Tornando a noi, si ha così una perdita graduale ma progressiva di potere sui bambini, arrivando così all’adolescenza dove si diventa disperati nella gestione dei rapporti che abbiamo con loro.

Il potere genitoriale o gerarchico dato dal ruolo docente che si ricopre, non basta più e quindi ci si trova a “combattere” con ragazzi ribelli, arrabbiati, ostili, aggressivi, bugiardi, bulli o sovversivi.

In molti casi il risultato è esattamente questo, quindi ci troviamo a parlare di problemi comportamentali dei ragazzi che attraversano la fase adolescenziale, oltre che di demotivazione.

Al contrario possono diventare eccessivamente sottomessi, ubbidienti, arrendevoli, adulatori, paurosi, introversi o sognatori.

Quest’altra condizione toglie fiducia in sé stessi, crea frustrazione e toglie loro la capacità di realizzarsi nella vita, creando lo stesso anche demotivazione.

“Uno dei principali ostacoli alla motivazione è rappresentato da un debole senso di autoefficacia. Chi pensa che difficilmente ce la farà, chi nutre forti dubbi sulle sue possibilità di riuscita non si impegnerà per raggiungere un obiettivo. Chi ha un basso senso di autoefficacia appare spesso demotivato.” – Pietro Trabucchi

Ma siamo sicuri che l’alluno si ribella contro l’insegnante e non contro il suo potere, contro le sue modalità, contro un sistema che gli toglie autonomia?

Non sarà forse per questo che i bambini che seguono un percorso di studi montessoriano sono più “normalizzati”, più sereni e raggiungono alti livelli di auto-responsabilità…?

Ma allora mi chiedo, perché non provare a fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che si è sempre fatto?

Potremmo prendere in considerazione il fatto che ottimi voti e buoni risultati nelle verifiche creano motivazione solo per poco tempo e solo in alcuni?

Ad esempio, invece di creare motivazione attraverso le ricompense e i rinforzi positivi, o demotivazione attraverso le critiche e le punizioni, possiamo provare a migliorare la loro fiducia in sé stessi e assecondare la loro innata curiosità verso l’apprendimento.

Quindi, sempre ispirandoci a Maria Montessori, possiamo provare a stimolare in loro la voglia di imparare invitandoli a scegliere liberamente gli argomenti per la giornata.

Oppure, potremmo nutrire un pò più di rispetto nei loro confronti e smettere di utilizzare su di loro il potere conferito dal nostro ruolo e dalla nostra presunta superiorità.

“Un buon leader può tirare fuori il meglio da truppe con capacità scarse. Al contrario, un leader incapace riuscirà a demoralizzare anche gli uomini migliori.” – John Joseph Pershing

Pensi di poter modificare alcune delle tue abitudini nel definire quali possono essere le strategie da adottare affinche i tuoi alunni siano non solo meno demotivati, ma felici di collaborare e di apprendere?

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Genitore ideale- Quali regole dare ai bambini?

Le regole, quali servono (o forse non servono) per educare i nostri figli? Quante e quali regole bisogna dare ai bambini? Quanta confusione…

regole

Quali regole dare ai bambini? Le regole, quali servono (o forse non servono) per educare i nostri figli? Quante e quali regole bisogna dare ai bambini? Quanta confusione…

Per poter prendere una posizione ed esprimere una propria opinione, abbiamo una grossa difficoltà da superare. Dovremmo cioè definire esattamente il significato della parola. Non possiamo parlare di una qualsiasi cosa, pensando tutti alla stessa cosa, ma che per ognuno ha un significato diverso.

“La regola d’oro è che non ci sono regole d’oro.” – George Bernard Shaw

Quindi, prima di tutto si dovrebbe sapere esattamente cosa significa la parola regola. Molto spesso si attribuiscono significati personali alle parole. Per evitare l’interpretazione soggettiva,  ci viene in aiuto il dizionario, con le sue varie definizioni:

  • Ordine costante, ripetutamente verificato, di una serie di eventi
  • Norma di comportamento dettata perlopiù dalla consuetudine, dall’esperienza
  • Misura, moderazione
  • Modalità convenzionalmente stabilita secondo la quale si svolge un’attività
  • Complesso di norme che governano la vita di un ordine religioso
  • Norma che prescrive un certo comportamento linguistico, etc.

“Non ci sono eccezioni alla regola, che a tutti piace essere un’eccezione alla regola.” -Charles Osgood

Se le regole sono un ordine costante, ripetuto, delle norme che regolano il comportamento, dettato dalla consuetudine, non verrà un pò a meno la fantasia e la creatività? Personalmente, mi vengono in mente le file indiane, le file di soldati, il cambio della guardia della regina Elisabetta…

Non sono forse dei movimenti stereotipati, sempre uguali, meccanici come quelli eseguiti da dei robot? Intendo, hai presente la differenza tra un sirtaki e una bachata?

“Per studiare musica, dobbiamo imparare le regole. Per creare musica, dobbiamo dimenticarle.” – Nadia Boulanger

La regola è però anche moderazione, modalità convenzionalmente stabilità, complesso di norme che regolano la vita e che prescrivono comportamenti…

Quindi le regole sono anche i limiti di velocità su strada, la guida a destra e i semafori, il galateo, il regolamento condominiale, etc. Sarai d’accordo con me che sti benedetti semafori ci servono, che non possiamo passare tutti insieme, o in base al fatto che il mio colore preferito sia il rosso piuttosto che il verde…

Quindi ste regole ci servono oppure no? Ma soprattutto quali regole dobbiamo insegnare ai nostri figli?

“Alcune regole non sono altro che vecchie abitudini che le persone hanno paura di cambiare.” – Therese Anne Fowler

Tutte le regole sono deleterie per i nostri figli e creano ribelione, quando vengono imposte, quando creano malessere, quando non c’è una ragione sufficientemente valida da impedire la trasgressione delle stesse.

L’abitudine di noi adulti è di forzare i bambini ad apprendere delle nostre regole. Spesso lo facciamo anche imponendole con tutti mezzi ai nostri figli.

Il semaforo rosso mi può salvare la vita e un bambino è sufficientemente intelligente da capire questo anche in tenerissima età. Quello che forse non riesce a capire potrebbe essere ad esempio, il perché non può fare la scarpetta sul proprio piatto, quando il sugo della nonna è così tanto buono, ed è invece meglio buttarlo via.

“Le regole sono per gli stupidi e non rappresentano per il saggio più che un orientamento generale.” -Wilbur Smith

Tornando al discorso del semaforo, abbiamo detto che è utile per salvarci la vita ed anche per facilitarci nel quotidiano, ma è pur sempre una convenzione, utile, ma semplicemente una convenzione socialmente condivisa.

Potremmo decidere tutti quanti che da domani si passi con il giallo e che per fermarsi bisogna aspettare il viola. Lo vediamo benissimo in Inghilterra come tutti guidano al contrario del resto del mondo. Hanno semplicemente scelto e deciso convenzionalmente che questa sarebbe stata la loro regola.

Potremmo inoltre dire che le regole sono anche fortemente influenzate dalla tradizione, dalla religione e dalla cultura di appartenenza. Indipendentemente dal fatto che siano (o vengano considerate) etiche o meno, esistono delle regole accettate convenzionalmente e che permettono determinati comportamenti.

La nostra cultura ha scelto ad esempio come regola la monogamia, a differenza di altre culture. Alcuni hanno la regola di venerare gli animali come le mucche, altri di mangiare animali domestici, altri ancora di ammazzare gli agnelli a Pasqua, altri hanno le regola di finire tutto nel piatto ed altri di lasciare l’avanzo, altri di fare l’albero a Natale.

“Tutte le leggi sono fatte da vecchi e da uomini. I giovani vogliono le eccezioni, i vecchi le regole.” -Johann Wolfgang Goethe

Ora, indipendentemente da ciò che ci viene imposto, fin da quando siamo bambini, abbiamo comunque una nostra struttura interna, un nostro temperamento, un nostro sentire interiore e una nostra propria coscienza, che non sempre riesce ad ammettere e condividere tutte le regole scelte da altri.

Quando obblighiamo i nostri figli ad accettare regole che non condividono, togliamo loro la creatività e reprimiamo la loro coscienza, a forza li adattiamo creando in loro disaggio e malessere. Tarpiamo loro le ali creando i presupposti per lo sviluppo di adulti frustrati che vivono vite smarrite e inappaganti, che non accettano il proprio sentire interiore, quando questo non fa parte delle regole socialmente condivise.

Quindi, anche da adulti, impariamo ad essere ubbidienti bloccandoci nelle situazioni che ci si presentano, perché non vediamo alternative, ci mancano le istruzioni dall’esterno. Non siamo più in grado di trovare soluzioni, ci serve un esperto che ci guidi in tutto, che ci dia delle dritte.

Persone molto “brave”, ma incapaci di prendersi le responsabilità della propria vita, il potere delle scelte nelle proprie mani. Sei sicuro di volere questo per i tuoi bambini?

“Le regole e i modelli distruggono il genio e l’arte.” -William Hazlitt

Molti genitori appagano il proprio ego attraverso il ruolo genitoriale. In effetti, quanto piacere si trae quando il figlio piccolissimo, a richiesta sa ripetere i suoi comandi, balla e dice le poesie a parenti e amici.? E questo succede anche se impara le tabelline già in seconda, oppure se scrive ancora prima di iniziare la scuola.

Al contrario non sappiamo come gestire la frustrazione (o siamo molto in difficoltà), quando il proprio figlio adotta dei comportamenti diversi da quelli che noi reputiamo corretti per la nostra personalità, o che tutti consideriamo una buona regola, convenzionalmente accettata.

Trattiamo tutti allo stesso modo, vogliamo che tutti imparino le stesse regole indistintamente, anche quando per loro questa è una imposizione inutile, che non capiscono e che vedono come una cosa che toglie soltanto loro del tempo dal gioco.

“Si fanno le regole per gli altri, e delle eccezioni per sé stessi.” -Charles Lemesle

Si sta seduti a tavola per almeno un’ora finche tutti non finiscono di mangiare. Questa regola di per sé non è sbagliata. Ma è una regola imposta a tutti, anche a chi ha un carattere un po’ più irrequieto, a bambini molto piccoli o semplicemente più vivaci.

Si mangia tutti seduti a tavola, si aspetta di iniziare e di finire tutti insieme. Cosa bellissima, nulla da dire, ma è davvero tanto importante questa regola per te. Credi davvero che tuo figlio avrà vita dura e sarà un disadattato se non si comporterà sempre così?

Tu non mangi mai sul divano, non ti capita mai di guardare il cellulare, non mangi mai in piedi al bar in cinque minuti? Ti senti per questo una persona che non è apposto come gli altri?

“I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole, ma da persone che seguono le regole. E’ gente che segue gli ordini che bombarda e distrugge villaggi.” – Banksy

Alcune regole servono per facilitarci la vita, per evitare equivoci nella comunicazione, per capirci al volo. Ma il più delle volte, abbiamo regole anche per come si devono fare i nodi ai lacci delle scarpe.

Non credi anche tu che il tuo figlio vivrà una vita molto più serena e appagante se riuscirai a dargli poche regole chiare e da lui condivise, che lo guidino come una bussola nella vita? Pensi davvero che se invece lo lascerai esprimersi liberamente diventerà un selvaggio incapace di stare al mondo?

Tutto questo soltanto perché fa la scarpetta al piatto che adora, non vede l’ora di finire di mangiare per poter giocare o non usa la forchetta come dice il galateo o perché giocando così poi si sporca, quando invece i bambini è regola che siano belli puliti

“La coscienza è la più mutevole delle regole.” -Luc de Clapiers de Vauvenargues

Pensi di poter cambiare qualcosa da oggi in poi, di dover modificare alcune delle tue abitudini nel definire le regole per tuo figlio?

Vorrei conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

 

GENITORE IDEALE –AMARE LA DIVERSITÀ DI TUO FIGLIO

 

Diversità, si possono imparare ad amare le diversità in tuo figlio?

Pur cercando la conformità, la diversità è ovunque, è tutta intorno a noi ed è l’unica cosa che ci accomuna tutti quanti.

E, direi meno male che siamo tutti un pò diversi, altrimenti vivremo in un mondo di manichini.

Nonostante siamo tutti diversi è naturale voler assomigliare agli altri, per un bisogno primario dell’essere umano di sentirsi parte di un gruppo.

“Dio ha fatto gli uomini diversi fra loro perché potessero meglio conoscersi.” – Roberto Gervaso

Il bisogno sociale è uno dei bisogni fondamentali. Essere riconosciuti dai propri simili, provare senso di appartenenza e ricercare sintonia e accettazione è uno dei bisogni primari dell’ essere umano.

Perciò è più che normale voler aderire a pensieri comuni, visioni o credenze comuni, che inevitabilmente ci fanno sentire simili e, di conseguenza, accettati dagli altri.

Inoltre, è difficile sfidare le credenze condivise perché spesso si tende a scambiarle per verità assolute.

“Nella civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più frequente per superare l’isolamento. È un’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.” – Erich Fromm

Quando si tratta di educare i nostri figli però, potremmo avere qualche problema.

Il bisogno di omologare i nostri figli , o anche il tipo di educazione che si impartisce, rischia di non tenere conto delle regolari diversità di ogni bambino.

È tendenza comune voler adeguare tutti i bambini a degli standard comuni. In base all’età “devono” saper fare cose, essere in un determinato modo ed aver acquisito specifiche capacità.

Questo articolo serve per farti riflettere sulle tue azioni, impiegate quotidianamente nell’omologare  e rendere il tuo bambino più somigliante possibile al tuo bambino ideale, ma anche agli altri bambini,  al punto di annullare a volte la sua naturale diversità.

Se proseguendo con la lettura ti renerai conto di averlo fatto, è importante non accusarti o giudicarti, ma semplicemente iniziare ad applicare un modo diverso da quello adottato finora.

La diversità fa paura a tutti e tu non sei immune più di altri. Sicuramente tuo figlio ti perdonerà, perciò perdonati anche tu per primo e fai del tuo meglio da ora in avanti.

“È tempo per i genitori d’insegnare ai giovani che nella diversità c’è bellezza e c’è forza.” – Maya Angelou

Tu hai dentro di te la tua forza, e la tua guida interiore sa quello di cui il tuo bambino ha bisogno. Tu sai riconoscere meglio di chiunque altro le sue personali abilità, la sua unicità e i suoi punti di forza.

Il tuo bambino ha solo bisogno di essere visto per quello che è.

Ha bisogno di essere sostenuto da te, la sua principale figura di riferimento, e di non essere inibito, in modo che lui possa essere accompagnato e guidato alla sua autorealizzazione.

A volte riteniamo troppo scontati i talenti dei bambini e il loro temperamento individuale, e troppo spesso puntiamo il dito sulle loro debolezze.

Insistiamo nel farli diventare “bravi” in tutto, indirizziamo le loro energie sul recupero anziché sul potenziamento.

“È necessario cogliere negli altri solo quello che di positivo sanno darci e non combattere ciò che è diverso, che è “altro” da noi.” – Nilde Iotti

Dovremmo saper guardare alle debolezze come a quelle caratteristiche che non ci appartengono, come una tartaruga che non fa staffette, come un pesce che non vola, come una mucca che non fa le uova.

Se un bambino nasce biondo e non bruno è per te forse un problema?

Allo stesso modo, per qualcuno diventa un dramma dover fare dei calcoli, come per te dover cambiare la gomma dell’auto, per altri è una noia mortale il cucito o stirare, per altri ancora fare puzzle, rebus e persino cantare o disegnare.

“Un tulipano non si preoccupa d’impressionare nessuno. Non lotta per essere diverso da una rosa. Non ne ha bisogno. È diverso. E nel giardino c’è spazio per ogni fiore.” – Marianne Williamson

La natura è perfetta… allora perché darci talenti che non combaciano con il nostro progetto oppure darci solo debolezze di cui non ce ne facciamo nulla?

Perché dovrebbe essere un problema il fatto che si è più portati per una cosa piuttosto che per un’altra?

Questo non vuol dire che non possiamo o non dovremmo imparare un pò di tutto, anzi. Soltanto che questo desiderio deve poter nascere spontaneamente nell’animo di ognuno.

Se il bambino non si è sentito represso, non è stato sminuito, se ha potuto mantenere elevata la sua innata autostima, liberamente cercherà di migliorarsi, di maturare e di conoscere sempre di più cose.

“Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.” – Annie Gottlieb

Dovremmo imparare proprio da loro. I nostri bambini sono i migliori maestri per quanto riguarda l’accettazione della diversità e il rispetto dell’ alterità. Basta guardarli mentre giocano con bambini sconosciuti solo fino a un minuto prima.

Loro non si giudicano, non si paragonano, non si commentano, sono loro stessi e sono sereni. Invece noi sappiamo molto bene che per noi adulti, e tra adulti, non è sempre così.

Succede spesso a scuola, ma succede purtroppo anche a casa. Paragoni con altri compagni o con i fratelli, ricatti o punizioni per ottenere che facciano come vogliamo noi, indurre sensi di colpa per non averci assecondati, giudizio costante sulle loro azioni, poca empatia, etc. creano indicibili danni all’autostima dei bambini.

Loro per natura sono collaborativi, ma il nostro imporci su di loro, farli sentire sbagliati, rende tutto più difficile, creando opposizioni e capricci, trasgressioni alle regole.

“Più si è intelligenti, più si scopre che ci sono uomini originali. La gente comune non trova differenze tra gli uomini.” – Blaise Pascal

Accettare la diversità di ognuno, l’unicità come dono, le peculiarità come caratteristiche apprezzabili, aiuterà tuo figlio a sviluppare una solida autostima e a sentirsi accettato molto di più di quanto possa farlo l’omologazione.

Il bisogno dell’autorealizzazione attraverso l’identità, l’autonomia e l’autostima è un bisogno superiore nella scala di Maslow  rispetto al bisogno di riconoscimento e dell’accettazione sociale.

Anzi è il bisogno più alto in assoluto, quello più maturo e caratteristico delle società e delle persone più evolute.

“Frequentare persone diverse da noi non allarga i nostri orizzonti; serve solo a confermarci nell’idea di essere unici.” – Elizabeth Bowen

L’accettazione e il rispetto per la sua diversità, come quella di chiunque altro, lo tiene al riparo dal bisogno di approvazione e riconoscimento esterno.

In pratica, gli stai insegnando di divenire ciò che già è, che essere se stessi e volersi realizzare, volersi autonomamente migliorare è più importante che conformarsi agli altri e far parte di un gregge per poter esistere.

“La bellezza non risiede nell’uguaglianza, bensì nella diversità.” – Paulo Coelho

Non per ultimo, gli insegnerai così la tolleranza e la capacità di accogliere l’altro. Devo correggermi, in realtà non glielo dovrai insegnare dato che è già innata dentro di noi, ma semplicemente contribuirai a mantenerla viva e concreta nella sua vita.

Se è vero che la poca tolleranza verso la diversità è una delle primarie fonti di infelicità e di conflitti, con un simile modo di essere nei suoi confronti avrai certamente contribuito alla sua futura felicità.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi vorrei che la riportassi nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE – HO PAURA, FORSE MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – HO PAURA, MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

Oh mio Dio! … e se fosse vero che mio figlio ha davvero qualcosa che non va’…? Terrore puro… Domanda piena di paura, inquietante, straziante per il cuore di qualsiasi genitore.

La prima paura del genitore è di non riuscire a trovare in quel figlio così tanto desiderato, le caratteristiche che lo renderebbero felice e orgoglioso di essere genitore. La mancanza di tutte quelle qualità costruite irrealmente nella sua attesa, sposta e allontana paurosamente dall’immagine ideale creata nel tempo.

“Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda.” – Candido Cannavò

Successivamente alla prima reazione,  alla paura si mischia dell’amore, che in effetti però genera un altro tipo di preoccupazione. Questa volta è paura per la sopravvivenza e le future capacità sociali del proprio figlio.

La volontà di proteggerlo dalle difficoltà che incontrerà nella vita, dalla derisione o dalla cattiveria degli altri, dai possibili problemi di autonomia, rendono il genitore particolarmente sofferente e preoccupato.

Inoltre, la società odierna ha individuato diagnosi di ogni tipo, per motivare quello che non si adatta perfettamente a quell’ideale che abbiamo comunemente identificato come “normalità”.

“La disabilità è una questione di percezione. Se puoi fare anche una sola cosa bene, sei necessario a qualcuno.”- Martina Navrátilová 

Ecco allora che ogni genitore responsabile va alla ricerca di soluzioni, sia per proteggere il proprio figlio che per contenere e possibilmente attenuare tutte queste sue paure, con il rischio però di focalizzarsi troppo sul problema e poco sulla sua soluzione.

Siccome non sempre le difficoltà dei bambini sono necessariamente sinonimo di patologie, un bambino che non ce la fa ad apprendere una qualsiasi abilità incorre nel rischio di diagnosi, prima ancora che si provi se lo si può veramente aiutare.

La principale preoccupazione diventa, senza volerlo, capire ciò che non va in lui, più di quanto non lo è di imparare noi per primi come agire per aiutarlo a superare le sue difficoltà.

“La madre è orgogliosa del figlio che è salito in alto, ma darebbe la vita per l’altro: per il figlio senza fortuna.” – Libero Bovio

E se prima di tutto ci mettessimo noi a studiare e imparare come realizzare il miglior ambiente facilitante, educante e adatto ai bisogni dei nostri figli?

Se noi per primi diventassimo dei catalizzatori per attivare e incoraggiare le risposte delle loro funzioni attraverso stimoli quotidiani?

Se cercassimo prima di tutto, di capire quale è il blocco, la difficoltà, il perché non ce la fa?

“Non esiste un modo per essere una madre perfetta, ma ci sono milioni di modi per essere una  buona madre.”  – Jill Churchill

Le classiche attività quotidiane e la creazione di un ambiente armonico, sereno e amorevole sono una prerogativa essenziale per avere una facilitazione nell’ acquisizione di qualsiasi abilità.

Inoltre, tutti noi possiamo interagire con i nostri figli con dei giochi stimolanti e creativi, aiutando il cervello plastico attraverso la potenza cognitiva del giocattolo, a strutturare le sue funzioni fondamentali.

Potremmo quindi agevolare la comprensione, l’esercizio, la memoria, la concentrazione, la coordinazione, etc. anche ispirandoci alla ricerca scientifica, dallo sperimentare ed anche assistiti dal digitale, utilizzando strumenti per cercare di ottenere il meglio dalle capacità di ogni bambino, semplicemente giocando insieme a lui.

“Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”. – Enzo Biagi

A tutti i bambini dovrebbe essere garantito il diritto al massimo delle proprie funzioni, ma questo non dovrebbe cedere la priorità di cercare dei meccanismi di aiuto partendo dalla famiglia stessa.

Molte volte si tratta di piccole difficoltà educative, di stress o di problemi personali, oppure di disequilibrio nella coppia, di difficoltà nei rapporti. Senza paura, sensi di colpa o giudizio, si potrebbe provare ad osservare le proprie dinamiche relazionali, il modo in cui ci rapportiamo ai nostri figli.

Dovremmo capire che siamo il risultato di ciò che ci hanno insegnato o che abbiamo appreso attraverso le nostre personali esperienze.

Si potrebbe anche scoprire che potremmo sempre imparare modi nuovi più efficaci, trovare strategie che producano risultati più soddisfacenti.

Si tratterebbe soltanto di mettersi in gioco per primi e di non delegare a degli estranei la responsabilità della serenità e della salute emotiva dei nostri figli.

Sicuramente specialisti, medici, insegnanti hanno moltissime più conoscenze tecniche riguardo all’essere umano, ma nessuno ha la comprensione del bambino come il suo genitore.

“C’è un solo bambino bello al mondo, e ogni mamma ce l’ha.” – Anonimo

Osservarlo, accoglierlo, accettarlo, ascoltarlo, passere del tempo insieme, avere fiducia nelle sue capacità, alimentare la sua autostima, sostenerlo ed essergli una guida, essere autorevoli, riconoscere ed elogiare i suoi progressi quotidiani… sono un enormità di cose che dovremmo saper fare.

Il ruolo genitoriale rischia di essere ancora più complesso, quando si ha paura di essere inadeguati o del giudizio altrui, quando si è stanchi o insoddisfatti della propria vita, quando si hanno delle  difficoltà personali da superare.

Dovremmo forse prima di tutto cercare delle soluzioni al nostro personale benessere, di conseguenza a quello dei nostri bambini e solo successivamente cercare delle diagnosi.

Il bambino non riuscirà a capire tutte le nostre fatiche, tutte le energie che abbiamo impiegato nella sua crescita, ma sentirà forte e chiaro il messaggio che noi abbiamo fatto del nostro meglio per accettarlo, per amarlo e per proteggerlo.

“Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre.” – Sigmund Freud

 

 

GENITORE IDEALE – Bisogno di riconoscimento

Diventare consapevoli del nostro comportamento del nostro bisogno di autoaffermazione e di riconoscimento non ci renderà perfetti, autosufficienti o privi di emozioni come dei robot, ma solo un pò più umani, più tolleranti e più attenti alle lezioni che vogliamo impartire ai nostri figli.

RICONOSCIMENTO

Bisogno di riconoscimento, oggigiorno comunemente tradotto “like”.

A causa di frequenti manifestazioni di comportamenti visibilmente anomali in rete soprattutto ma non solo, ho deciso che oggi vi voglio parlare del bisogno di riconoscimento.

Il bisogno di riconoscimento è insito in tutti noi, è naturale, fa parte dei bisogni sociali, ma come tutte le cose quando sono in disequilibrio, può diventare causa di comportamenti inadeguati.

Ovviamente qui parleremo di quest’ argomento in relazione all’ educazione, degli effetti che questo bisogno causa in noi e del modo in cui educhiamo i nostri figli.

“Ci sono solo due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: delle radici e delle ali”. – (Harding Carter)

Molto spesso si notano situazioni di eccesso di questo bisogno e siamo subito pronti a criticarlo come comportamento sbagliato.

Facebook ad esempio, alimenta con molta facilità questo tipo di comportamento, ma pur criticandolo, tutti noi prima o poi ci caschiamo nel metterlo in atto più o meno frequentemente.

Sorge spontaneo chiedersi allora, da dove nasce questo bisogno, che sembra non risparmi proprio nessuno?

Ed anche, quanto è realmente sbagliato un comportamento del genere?

Come posiamo ritrovare il giusto equilibrio manifestando il bisogno di autoaffermazione senza incorrere nell’esibizionismo?

“Se troviamo in un gruppo un modello culturale di comportamento improntato ad autoaffermazione, si può sviluppare una situazione competitiva in cui l’autoaffermazione porta a maggiore autoaffermazione, e così via. Questo tipo di cambiamento progressivo possiamo chiamarlo schismogenesi simmetrica.” – (Antropologo Gregory Bateson- da Naven, Stantford University Press, 1958)

Capisco che forse è un argomento che ha bisogno di un maggiore approfondimento.  Le tendenze schismogenetiche, come dice lo stesso Bateson operano nella dinamica della società solo se l’educazione ricevuta nell’infanzia non è tale da impedirne l’espressione nella vita adulta.

La frequente dicotomia delle strutture bipolari delle società capitaliste diventano anche parti caratteriali impresse all’interno dell’ individuo.

Inoltre, i contesti fortemente competitivi favoriscono e alimentano la schismogenesi portando inevitabilmente alla distorsione di un legittimo bisogno iniziale e a varie rotture e conflitti interpersonali.

Ma cerchimo di capire tutto questo con degli esempi pratici, rendendo tutto più semplice e comprensibile per tutti.

Nel nostro caso, potrebbe essere un esempio l’ educazione che abbiamo ricevuto e la società stessa che tende a disprezzare l’autoaffermazione, ammirando invece l’ arrendevolezza e la sottomissione.

“Un bambino è un angelo le cui ali diminuiscono man mano che le sue gambe si allungano.” -(Anonimo)

Il bisogno di riconoscimento non nasce forse da una necessità più che legittima di sapere di essere esattamente dove si dovrebbe essere e che sia un proprio diritto essere li?

Decisamente i bisogni sociali morbosi di protagonismo e di esibizionismo in età adulta sono il risultato di qualcosa che non ha funzionato a dovere nell’educazione nell’ infanzia, ma viene anche amplificato da ciò che non funziona nella società o nell gruppo di appartenenza.

I bisogni sono sacrosanti ed è necessario riconoscerli e cercare di soddisfarli per vivere bene e per evitare che nel lungo termine possano solo acutizzarsi e peggiorare fino a squilibrare il benessere della persona. Quindi non permettiamo che guidino la nostra vita senza esserne consapevoli.

“Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto. ” – (Angela Schwindt)

Cercando di definire meglio l’argomento in relazione all’educazione e all’ influenza che poi ha sulla formazione caratteriale dei bambini, ricercando quindi di evidenziarne l’origine, mi viene in mente un tipo di situazione in particolare.

Per la nostra immensa voglia di insegnare ciò che è meglio nella vita ai nostri figli, (a tutti i bambini in generale rivolgendomi agli insegnanti), educhiamo impartendo “preziose” lezioni quotidiane.

Anzi, a volte non ci limitiamo ai bambini, ma anche a colleghi e amici, e anche ai nostri genitori oramai anziani. E questo non è forse un’ evidente bisogno di riconoscimento  e di autoaffermazione…?

Vorrei soffermarmi sui bambini in questo caso, perché poi loro ci credono molto più di altri a tutto ciò che noi diciamo, fidandosi ciecamente. Oltretutto noi siamo convinti delle nostre idee ed anche di doverle inculcare loro, perciò facciamo di tutto per convincerli (ahimè, con le buone o con le cattive) che devono assolutamente seguire le nostre indicazioni.

“I bambini e le cerniere non reagiscono alla forza… Eccetto occasionalmente.” – (Katharine Whiterhorn)

Vogliamo prepararli alla vita, quindi la prima cosa che facciamo è sminuirli. Certo, detto così, probabilmente nessuno è d’accordo con quello che sto dicendo, ma purtroppo è esattamente quello che facciamo.

Ogni volta che diciamo ai bambini, direttamente o indirettamente, che non valgono abbastanza, che non sempre avranno ciò che vorranno, che ci sarà sempre qualcuno migliore di loro, soprattutto nei primi anni di vita, quando, trovandosi nella loro fase egocentrica, avrebbero bisogno di sentire l’esatto opposto.

Ma noi lo facciamo perché abbiamo paura per loro, che possano venir su dei mollaccioni viziati, convincersi che gli sia tutto dovuto e… (rullo di tamburi) lo facciamo perché siamo noi ad avere paura di fallire miseramente nel nostro ruolo genitoriale, quindi di non riuscire a plasmare degli esseri pronti ad affrontare tutte le sfide che la vita riserverà loro.

“L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore s’infranga. Il miracolo è che sopravvive a tutto.” – (Christian Bobin)

Ma non sono qui per giudicarti e non dovresti farlo nemmeno tu, dato che è quello che facciamo tutti. Questo è semplicemente quello che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli e che tuttora la società cerca di confermare quotidianamente.

Si, perché tutti noi crediamo che i bambini debbano incominciare a saperlo fin da subito che la vita è dura, che bisogna lottare, perché mica ci possiamo permettere che credano di essere i migliori. Nooo,  facciamogli vivere da subito frustrazioni quotidiane, così saranno sicuramente rafforzati, perché la vita e dura e non perdona nessuno…

In pratica, abbiamo messo a punto la ricetta perfetta per la perdita di autostima e di fiducia… ma il riconoscimento non è forse collegato in qualche modo alla stima di sé?

“I bambini sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta.” – (Haim G. Ginott)

Ma, se gli adulti di cui più mi fido non hanno stima di me e non hanno fiducia nelle mie capacità, io come faccio a credere in me stesso?

E quindi non sono autorizzato a credere di meritare qualcosa, di avere un alto valore di me stesso, perché non è apprezzato, non è previsto, non sarebbe contro ciò che mi hanno insegnato?

Non sarà mica che poi per tutta la vita si avrà bisogno di essere riconosciuti meritevoli da qualcun’ altro avendo perso la capacità e il diritto di autoaffermarsi?

Tutti noi abbiamo ricevuto dei messaggi nei quali ci dicevano di non essere all’altezza, che hanno contribuito a renderci bisognosi dell’approvazione altrui.

Ci hanno costantemente boicottato la possibilità di appagare il bisogno di autostima e di autorealizzazione, che si trovano in posizione nettamente superiore nella scala dei bisogni rispetto al bisogno di riconoscimento.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.” – (Antoine de Saint-Exupéry)

Come indicato nella piramide dei bisogni di Mashlow, stando in effetti ai gradini più elevati, il desiderio di riconoscimento sociale, di stima e il desiderio di autoaffermazione sono sani e fanno parte delle necessità esistenziali dell’essere umano.

Una volta che avremo superato i bisogni essenziali, non avendo più necessità di lottare per la sopravvivenza, per l’accettazione, per la sicurezza, diventeremo capaci di convogliare le nostre energie su bisogni più alti come l’ autostima, la dignità l’ autoaffermazione e la realizzazione di sé.

Quindi, mentre ci occupiamo delle nostra sana autoaffermazione che si conquista con la realizzazione di sé, avanti pure con qualche like, che ogni tanto fanno bene all’autostima, ma con la consapevolezza del perché ne abbiamo bisogno.

Cerchiamo il più possibile di appagare i bisogni più alti e non ridurci solo a diventare dipendenti di attegiamenti esibizionistici e del riconoscimento altrui.

Diventare consapevoli del nostro comportamento, non ci salverà dai nostri bisogni essenziali, quelli del gradino più basso, rendendoci autosufficienti e privi di emozioni come dei robot, ma ci renderà forse più umani e tolleranti verso i bisogni inappagati degli altri, anche quando questi sono ancor più morbosamente bisognosi  di noi.

Soprattutto però quello che io spero con tutto il cuore, è che ci renda più attenti alle lezioni che vogliamo impartire agli esseri sensibili e vulnerabili, dei quali ci dovremmo sentire profondamente responsabili, i nostri bambini.

“Con i bambini capirsi è semplice. Quando ti prendono per mano, hanno già scelto di fidarsi di te.” – (valvirdis, Twitter)

Anche io, come tutti ho lo stesso sano bisogno di riconoscimento 😉 , quindi se ti è piaciuto l’argomento non esitare di mettere il tuo like all’articolo. Questo è solo uno dei modi per dimostrarmi che il mio tentativo di aiutare anche qualcun’altro è risultato anche tempo ben impiegato per la mia autoaffermazione.

Se l’articolo ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo e ricordati di registrarti sul sito nella sezione NEWSLETTER o di mettere un like sulla pagina facebook se vuoi ricevere i futuri articoli di bambino ideale

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

A presto!

 

Scuola ideale – bambini problematici

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli. Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Bambini problematici

BAMBINI DISUBBIDIENTI
BAMBINI ROBLEMATICI

“L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”. (Nelson Mandela)

Oggigiorno, ovunque si guardi, tutti quanti si lamentano dei bambini e del loro attuale pessimo comportamento. Tutti si da la colpa a tutti: è colpa dei bambini, della tv, dei genitori, degli insegnanti etc. Ognuno pronto ad incolpare l’altro e, qualche volta anche se stessi accanto agli altri.

Recentemente ho avuto modo di riflettere su alcuni comportamenti di un bambino ritenuto molto problematico e nel contempo di imbattermi casualmente sul web in un articolo di una psicologa che parlava appunto di bambini problematici.

La dottoressa in questione, pur invitando a “prendere con le pinze” quanto avrebbe comunicato nell’articolo e di non fare diagnosi ma di rivolgersi a specialisti, presentava le sue conoscenze sul problema descrivendo dettagliatamente le caratteristiche di questa “tipologia” di bambino, parlando di disfunzioni, definendo disturbi e individuando eventuali diagnosi.

Vorrei cercare di riflettere sull’ argomento insieme, senza ovviamente approfondirlo dal punto di vista medico. Non parliamo quindi di patologie ne di diagnosi di nessun tipo, ma parliamo soltanto di bambini che adottano “comportamenti problematici”.

Infatti, pur non sapendo se intendiamo la stessa cosa, su una cosa sono perfettamente d’accordo con la dottoressa, molte volte si tratta di bambini perfettamente “normali”.

Infatti, mi veniva in mente questo bimbo, con un vissuto molto difficile e con problemi quotidiani giganteschi anche per un adulto figuriamoci per lui, che già in tenerissima età si ritrova senza più avere una famiglia.

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.” (Proverbio Africano)

Ma torniamo al testo di prima. L’articolo parlava di quanto è difficile occuparsi di loro, di quanto i genitori stessi sono disperati perché (riporto testuali parole usate nel testo per descriverli, anche se non in quest’ordine preciso):

  • sono ribelli e incontrollabili
  • non stanno fermi
  • amano sperimentare
  • rompono le cose per capirne il funzionamento
  • sono curiosi di scoprire e conoscere
  • ci mettono alla prova con le loro sfide
  • vogliono fare di testa loro
  • con il loro comportamento scatenano risate negli altri

È chiaro che tutti noi a volte siamo talmente stanchi, stressati e spesso insoddisfatti delle nostre vite a tal punto da voler solo silenzio per un po’. Qualsiasi persona al mondo che ha avuto una giornata pesante vorrebbe che fossero un pò più facili da gestire, più ubbidienti. Gli vorremmo a volte un pochino più soldatini o robottini con le pile da staccare quando è necessario. Questo è più che comprensibile, siamo tutti umani, ma possiamo davvero chiamare problematici questi comportamenti?

Comunque, proseguendo nella lettura, si scopre che i comportamenti in questione, si possono individuare intorno ai 3-4 anni, in concomitanza con l’ingresso nella scuola materna e la richiesta di adattamento alle prime regole scolastiche.

E questo è vero, assurdo e da non crederci, ma ci sono insegnanti che subiscono calci e ingiurie da parte dei bambini. Maestre già alla scuola materna che faticano  tremendamente, cercando di proteggere fisicamente gli altri bambini contenendo l’ira di alcuni, oltre a dover rassicurare i genitori sulla propria capacità di gestire la situazione.

“Aprite una scuola, chiuderete un carcere!” (Giovanni Bovio)

Ma allora, può essere che davvero sono i bambini ad essere tanto problematici?

E se così fosse… è una questione di educazione o sono nati così… è forse ereditario?

Oppure è colpa dei genitori che non li educano bene, forse sono troppo permissivi?

Sarà colpa degli insegnanti che non sono formati abbastanza o che negli anni il loro ruolo ha perso sempre più potere.

Allora di chi è la responsabilità? Personalmente credo che non è sicuramente dei bambini, ma che problematici sono soltanto i nostri modi di relazionarci con loro.

“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.” (Francois Rabelais)

Purtroppo, per moltissime ragioni, non sempre riusciamo a creare dei legami profondi. Anzi, andando avanti nel tempo, i rapporti si fanno sempre più distanti, diventando quasi degli estranei anche tra gli stessi familiari.

Sia come genitori che come maestri o insegnanti, non riusciamo sempre ad ottenere grandi successi nel rapporto coi ragazzi. Col tempo ci rendiamo conto dei nostri errori in base al tipo di relazione che siamo stati in grado di creare. Non serve a nulla sentirsi in colpa e avere rimorsi, ma serve sicuramente prenderne atto per provare nuove strade, approfondire nuove conoscenze, per cercare di produrre nuovi risultati.

Non voglio dare qui suggerimenti su cosa fare anche se c’è davvero moltissimo che si potrebbe fare. Dovrebbe essere tutto veramente troppo sintetizzato per questo piccolo spazio, invece sono argomenti che necessitano un ampio approfondimento per evitare di incorrere in facili fraintendimenti.

“Si seguono volentieri dei suggerimenti quando se ne comprende lo scopo.” (Robert Baden-Powell)

Il mio obbiettivo invece è istillare un dubbio nella tua mente, domandarti se davvero non puoi fare qualcosa per migliorare un adulto di domani e per cambiare quel destino già deciso di alcuni.

Posso assicurarti che il cambiamento dipende tutto dal nostro modo di comunicare con loro. In base al tipo di comunicazione che si utilizza si possono veramente ottenere miracoli nei rapporti con i bambini e in tutti i rapporti interpersonali in generale.

Noi adulti possiamo e dobbiamo, prima di decretare i loro comportamenti come problematici, imparare nuovi modi per interagire in maniera più efficace.

Possiamo riconoscere quando la comunicazione diventa dannosa, imparare ad ascoltare per creare l’accettazione dell’altro e nell’altro, creare la fiducia attraverso il non giudizio, eliminare qualsiasi forma di violenza anche dal linguaggio per favorire il rispetto dell’altro, etc.

Tutti gli esseri umani hanno gli stessi bisogni e desiderano fondamentalmente le stesse cose. Pertanto anche loro hanno gli stessi tuoi bisogni, spesso si sentono incompresi, come incompreso ti sei sentito anche tu dai tuoi genitori, come incompreso ti senti oggi, magari dal tuo/a compagno/a…

“Ogni uomo riceve due tipi di educazione: quella che gli viene data da altri e l’altra, molto più importante, che riesce a darsi.”(Edward Gibbon)

Quanta rabbia c’è dentro di noi alla quale non riusciamo a darle un nome, quanta ingiustizia si prova nel vedere ad esempio un telegiornale, quanta insoddisfazione scava il tuo animo quando fai un lavoro che non ami, quanto bisogno hai a volte solo di essere ascoltato senza giudizio.

Bambini che sfidano l’autorità, che sembrano provare piacere nel far del male agli altri o nel provocare reazioni esasperate negli adulti, che fanno gesti assurdi, che si fanno del male, che si mettono in ridicolo, che subiscono punizioni infrangendo deliberatamente le regole e che vengono esclusi dai compagni.

Questi sono  bambini che soffrono, bambini che hanno tanto bisogno di aiuto, che hanno un immenso bisogno di essere ascoltati, di sentirsi amati…

“Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è.” (S. Ignazio di Antiochia)

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli.

Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Aiutiamoli a non considerarsi degli incapaci e indegni di amore, a non credere che nessuno gli potrà mai essere amico, a non perdere la fiducia e a sentirsi rifiutati. Anche loro come ogni altro bambino, per quanto terribili e problematici siano, hanno solo bisogno di essere capiti.

Bisogna cercare quindi noi adulti di superare le barriere che ci separano dal loro mondo, abbattere i muri che hanno costruito introno a loro per non sentire più dolore, capire la causa del loro male interiore.

Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, forse hanno bisogno di comunicare i loro problemi, le loro sofferenze e non conoscono altro che l’aggressività, la rabbia e le urla.

Prima di svalutarli, di decretarli come problematici, prima di attribuire loro delle etichette e di definirli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”, prova a pensare se puoi fare altro da quello che hai sempre fatto, se puoi acquisire tu dei modi nuovi che trasmettendoglieli potrai magari modificare un destino già segnato.

“Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i discepoli non elargisce la sua sapienza, ma piuttosto la sua fede e il suo amore.” (Khalil Gibran)

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

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A presto!

Genitore ideale, quali bugie racconti ai bambini?

 

Allora, hai pensato se, e quali bugie racconti ai bambini?

“Se menti a tuo figlio (anche nelle piccole cose come quando gli dici che tornerai subito e non è vero) è probabile che lui si sentirà in diritto di mentirti e di considerare la menzogna uno strumento utile e un diritto” –Roberta Cavallo

Ho avuto modo in questi giorni di riflettere sulle bugie e, con l’aiuto di una funzione di facebook, di ricordare un episodio accaduto un anno fa. Una discussione con un altro utente, sulla frase riportata qui sopra di Roberta Cavallo.

Mi ricordo molto bene l’irritazione che ho provato quando ho visto il commento di questa persona postato sotto questa frase, che personalmente reputo così profonda e così vera, su un argomento importantissimo nella relazione coi bambini.

L’atteggiamento che adottiamo in relazione alle bugie è determinante in tutte le relazioni interpersonali, ma è di un’importanza fondamentale nel rapporto con i nostri bambini.

“Non c’è cosa che più avvilisce l’uomo quanto la bugia, vizio brutto, vizio vile, vizio abbominevole, vizio degli schiavi, delle spie, degli infami.” –Luigi Settembrini, Lettere, XIX sec.

Il post parla in sostanza di quanto è dannoso utilizzare la bugia nelle relazioni, e persino l’utilizzo di piccole bugie,spesso ritenute innocue.

A volte cerchiamo giustificazioni considerando le bugie “a fin di bene” o addirittura bugie per “amore”, per “proteggere” o per non provocare dispiaceri.

La bugia però determina una perdita di fiducia nelle relazioni, una mancanza di legami profondi, delle conseguenze deleterie future.

“La bugia è brutta anche quando essa giova: or che sarà quando nuoce?” – Michele Colombo

Ma torniamo al commento di prima. In pratica, mi ritrovo con questo commento che in realtà era un link di un articolo dove invece la bugia veniva esaltata indirettamente.

In sostanza, facendo il riassunto dell’articolo, venivano valutati come più intelligenti i bambini in relazione a quanto precocemente avessero imparato a dire bugie.

Cioè… forse non ho capito bene… speravo. E invece si, diceva proprio così!

Sappiamo benissimo che un bambino piccolo impara attraverso il modello degli adulti e l’imprinting, non avendo ancora meccanismi personali per filtrare le informazioni ricevute.

Sicuramente un bambino piccolo che riesce ad imparare precocemente strategie utili alla sua sopravvivenza, manifesta e rende evidente anche agli altri la sua intelligenza.

Ma possiamo insegnare loro come strategia utile l’utilizzo delle bugie?

Fondamentalmente, essendo considerato uno strumento adeguato di cui servirsene a piacimento, giustificato dallo stesso utilizzo che ne fanno gli adulti, e accanto al messaggio sull’intelligenza di cui ne parlava l’articolo in questione, riusciamo a rendere la bugia non soltanto valida, ma nientemeno che raccomandata.

Quindi, se le persone più importanti nella vita dei bambini lo fanno quotidianamente, non possono che assimilare che anche loro sono giustificati e, in questo caso, addirittura incitati a dire le bugie…

“Una bugia può prendersi cura del presente, ma non ha futuro.” – Anonimo

Mi chiedo perché continuiamo a meravigliarci del comportamento dei ragazzi  più grandi, o di adolescenti che troppo spesso contestano gli insegnamenti ricevuti e non condividono i loro pensieri personali con i propri genitori, quando invece lo fanno con altri adolescenti e raramente, ma capita a volte, con alcuni insegnanti?

Purtroppo non è soltanto questo a determinare la perdita di fiducia. Infatti la perdita di fiducia ha profonde radici anche nella non accettazione, e per questo le dedicherò un altro articolo prossimamente.

“La paura ci fa diventare bugiardi perché temiamo che la nostra verità venga condannata.” –Romano Battaglia, Oltre l’amore, 2010

Ti invito a riflettere sulla motivazione che porta a dire le bugie e nuovamente ti chiedo, tu, quali bugie racconti ai bambini?

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

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A presto!

SCUOLA IDEALE – CONOSCI PIGMALIONE?

Vorrei riflettere oggi su un tema che purtroppo credo sia sottovalutato, e cioè la soggettività dei giudizi.

 

PIGMALIONE

 

“Un ragazzo è, di tutte le bestie selvagge, la più difficile da trattare.”- (Platone)

In realtà vorrei riflettere oggi su un tema che, purtroppo credo sia sottovalutato, e cioè la soggettività del giudizio.

In questo caso, visto che parliamo di scuola, vorrei soffermarmi sulla soggettività dei giudizi degli insegnanti e i relativi effetti derivanti.

Per approfondire ho deciso di parlarti di Pigmalione. Però, pur piacendomi le storie a lieto fine, non è del mito dello scultore che si innamora della sua statua di Afrodite che mi interessa ora discutere.

Come probabilmente già sai, questa parola quasi buffa (a me fa immaginare un maiale col maglione) in realtà significa maestro che erudisce una persona rozza e incolta

In effetti facciamo tutti da pigmalione (a volte anche un pò da Cicerone) quando siamo convinti di dover educare e istruire i bambini (…e non solo loro), perché altrimenti sarebbero rozzi, selvaggi o resterebbero degli ignoranti.

A nostra volta probabilmente abbiamo avuto qualcuno pigmalione che si è dato da fare per renderci degli individui socialmente accettabili.

“Costa meno caro aiutare un giovane a costruirsi che aiutare un adulto a ripararsi.” – (Anonimo)

Comunque,  non è della definizione e tanto meno dell’etimologia della parola che mi interessava parlare, ma rifletteremo insieme sull’effetto Pigmalione.

Si tratta di un esperimento psicosociale ideato dal ricercatore americano R. Rosenthal attuato in una scuola elementare della California.

Per la mia enorme gioia, questo simpatico personaggio, ha fatto un bellissismo scherzetto a queste maestre, indicando loro come intelligentissimi, alcuni dei bambini presi totalmente a casaccio tra gli altri del gruppo classe.

Indovina un pò che cosa è successo a distanza di un anno…!

I bambini considerati dalle maestre con un Q.I. superiore agli altri sono stati quelli che hanno ottenuto i risultati migliori, diventando per davvero i primi della classe pur non essendo i più intelligenti veramente.

Un situazione simile accade anche con l’effetto alone, comune fenomeno di distorsione cognitiva osservato e studiato nell’ambito psicologico.  Ad esempio le persone considerate belle, si tende ritenerle anche più intelligenti o più buone, insomma con più qualità.

Allo stesso modo però vale anche l’incontrario, quindi anche in caso di una caratteristica negativa o di un difetto. Si tende a generalizzare la percezione di un unico particolare, estendendolo alla totalità della persona, quindi trascurando gli elementi contrastanti, in questo caso caratteristiche positive.

Generalizzazioni, percezioni distorte o profezie auto avveranti, poco importa. L’importante è sapere che, ciò su cui si pone l’attenzione o comunque quello che ci si aspetta, finisce per realizzarsi e questo è dovuto anche al giudizio personale.

Dovrebbe prima di tutto farci riflettere, l’influenza che ha sugli altri il nostro giudizio, ovviamente sia positivo ma anche negativo e, soprattutto sui bambini. Spesso si viene identificati dagli altri attraverso delle caratteristiche specifiche come se fosse un marchio, come se fossimo quel particolare e null’altro…

Pertanto mi chiedo, cosa succede ai bambini quando etichettiamo loro come svogliati, maleducati, incapaci o un pò lenti a capire? Per non parlare delle moltissime etichette dettate da diagnosi per patologie, disturbi vari, ritardi o deficit avvalorate dai professionisti con tanto di certificazioni.

Se a questo aggiungiamo l’effetto alone, che come abbiamo detto influisce sulla percezione di una determinata caratteristica generalizzandola all’intera persona e offuscando le altre qualità, unendo anche l’effetto pigmalione, si finisce per determinare una catastrofe certa.

Un circolo vizioso nel quale il bambino non può che subire un peggioramento della situazione iniziale…

“La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchierate coi genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque.” – (Mario Lodi)

Sinceramente ci dovremmo forse chiedere perché non riusciamo ad apprezzare l’unicità dei bambini e abbiamo tanto bisogno di definire un detterminato e ben definito range alla normalità?

Che cosa ci spinge a dover far rientrare tutti esseri umani diversi tra loro in un modello standard, unico per tutti, che poi in realtà non si addice fondamentalmente a nessuno?

Perché abbiamo questa necessità che siano così come qualcuno ha deciso che dovrebbero essere e non come realmente sono? Non possiamo davvero accettarli per quello che sono, con i loro pregi e difetti, mastrie o incapacità…? (come tutti d’altronde)

“Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice.” – (Albert Einstein)

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A presto!

GENITORE IDEALE -SEI UN BUON ESEMPIO?

SEI UN BUON ESEMPIO?
SEI UN BUON ESEMPIO?

TI SEI MAI CHIESTO SE SEI UN BUON ESEMPIO PER TUO FIGLIO, O CONTINUI A DARE LA COLPA AI NONNI, ALLA SCUOLA O ALLA TV…?

 

Sii te stesso; tutti gli altri sono già occupati. (Anonimo – attribuito a Oscar Wilde)

 

La condizione di base per essere un buon educatore è di essere prima di tutto un buon esempio. Praticare ciò che si cerca di trasmettere, essere autentici e coerenti, garantisce nel tempo una buona riuscita della relazione.

Questo è particolarmente vero nei rapporti tra genitori e bambini, perché questo tipo di atteggiamento non soltanto influirà la formazione delle convinzioni, della fiducia negli altri, quindi del carattere, ma sarà determinante per le loro future relazioni.

Essere per i bambini un riferimento di fatto ci carica di un’enorme responsabilità. Potremmo in effetti sentire come eccessivamente  gravoso il nostro compito di adulto educante (vale ovviamente come sempre per i genitori ma anche per insegnanti, maestri etc.).

La cosa più facile di questo mondo è essere ciò che siamo, mostrare ciò che proviamo. (Leo Buscaglia, Amore, 1972)

La grossa responsabilità che proviamo quindi ci può creare non pochi problemi. Ad esempio potremmo evitare di mostrare le nostre reali emozioni, perché siamo convinti di dover essere sempre perfetti , e mostrarsi indecisi o arrabbiati ci farebbe sembrare deboli agli occhi dei bambini.

Abbiamo paura di mostrarci per ciò che siamo e di esprimere quello che proviamo innanzitutto per il timore di perdere la nostra autorità. Il problema è che ci riesce molto male visto che nella comunicazione intervengono altri aspetti oltre alle parole che diciamo.

Il linguaggio verbale, che indica ciò che si dice, la scelta delle parole, la costruzione logica delle frasi e l’uso di alcuni termini rispetto ad altri è solo una delle componenti della comunicazione.

La componente paraverbale è invece il modo in cui qualcosa viene detto. Ci si riferisce al tono, alla velocità, al timbro, al volume della voce etc. o all’uso della punteggiatura nella scrittura.

Inoltre c’è anche una componente non verbale, il famoso linguaggio del corpo, che riguarda tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura, i propri movimenti, il modo di vestire etc.

Questo non sarebbe così grave, se non fosse che quello che diciamo a parole, quindi con il linguaggio verbale è appena il 7% decisamente insignificante rispetto al 93% totale degli altri tipi di comunicazione, quindi di ciò che non si dice.

Il difficile è vivere realmente la propria vita, senza recitarne un’altra che ci protegga da essa. (Mauro Parrini, A mani alzate, 2009)

Questo è solo un esempio di quanto è difficile insegnare agli altri ciò che non si è realmente.

Trasmettere delle abitudini che non condividiamo, insegnare competenze in cui non crediamo, educare imponendo pratiche che non esercitiamo, inculcare quello che proclamiamo senza però in realtà praticarlo è un’impresa ardua e demoralizzante e non può altro che fallire miseramente.

Abbiamo moltissime difficoltà ad accettare che non sempre riusciamo ad essere un buon esempio.

In effetti capita frequentemente di lamentarci che non ci spieghiamo proprio come mai questi bambini si comportano diversamente da quanto noi vorremmo, nonostante tutti i nostri buoni insegnamenti e ramanzine varie messe in atto quotidianamente.

Dare la colpa ai nonni perché li viziano, all’altro genitore perché fa l’amico/a e non impone regole, alla famiglia se invece si tratta di insegnanti, ci esonera dalla responsabilità di essere e sentirci educanti o diseducanti nei confronti dei bambini.

Vivere è l’arte di diventare quello che si è già. (Fabio Volo, Il tempo che vorrei, 2009)

Possiamo allora smettere di prenderci in giro per un pò e provare ad osservarci, nei nostri atteggiamenti, nei nostri modi di fare, nelle cose che diciamo. Quanto ciò che diciamo rispecchia la realtà di quello che realmente siamo?

E se voglio insegnare a dire la verità, non dovrei io per primo/a essere un modello di verità?

Se voglio che l’altro sia rispettoso, forse io per primo/a non dovrei imparare a rispettare l’altro?

Se voglio che sia gentile come non debba essere gentile per primo/a?

Questo è un principio che vale il tutte le fasi della vita, ma è ancor più importante, anzi è fondamentale nella prima infanzia.

Se vogliamo avere la possibilità di costruire una buona relazione con i nostri bambini e dare loro una buona educazione senza tutte le strategie faticose e poco efficaci della manipolazione, dell’imposizione, delle punizioni, non possiamo ignorare Maria Montessori.

Non possiamo sottovalutare l’importanza del nostro comportamento quando ci dice che i bambini si formano a spese dell’ambiente…

Non possiamo sfuggire alle nostre responsabilità quando sappiamo che i bambini hanno una mente assorbente…

Però sei libero di continuare ad arrabbiarti con gli altri, incolpare i bambini di essere disubbidienti e utilizzare le punizioni o altre tecniche e prediche varie.

Se ti senti tenuto ad aderire sempre alle norme, sei destinato a una vita di schiavitù emozionale. Ma la nostra cultura insegna che è male disubbidire, che non si deve mai far nulla che vada contro le regole. L’importante è che stabilisca tu quali sono le regole che funzionano e che sono necessarie per preservare l’ordine nella nostra cultura, e a quali invece è lecito disubbidire senza danno per te o per gli altri. Non è redditizio ribellarsi per il gusto della ribellione, mentre giova assai essere se stessi e vivere la propria vita secondo la propria scala dei valori. (Wayne Dyer, Le vostre zone erronee, 1976)

Dovremmo decidere prima di tutto quello che per noi è realmente importante, capire quali sono i nostri valori e cercare di perseguire la propria strada seguendo la personale guida interiore.

In questo modo si possono compiere azioni basate su comportamenti autentici e diventare una guida coerente e un buon esempio, insegnando attraverso il comportamento senza fatica.

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A presto!

SCUOLA IDEALE- EFFICIENZA O EFFICACIA?

La scuola prepara all' efficienza o efficacia?
EFFICIENZA O EFFICACIA?

“Se la scuola fosse più efficace, la televisione non sarebbe tanto potente.” – (John Condry, Ladra di tempo, serva infedele, 1993)

I termini efficienza o efficacia, sono spesso usati indistintamente come sinonimi, quando in realtà esprimono due concetti ben distinti.

Nella società attuale si parla e si ricerca ovunque l’efficienza, sviluppando sempre di più prodotti e servizi ogni giorno più all’avanguardia.

Ad esempio si creano prodotti innovativi con un’efficienza energetica migliore, oppure software sempre più veloci, in grado di elaborare un’ immensità di dati in pochissimo tempo.

“La democrazia divide gli uomini in lavoratori e fannulloni. Non è attrezzata per quelli che non hanno tempo per lavorare.”-(Karl Kraus, Detti e contraddetti, 1909)

Ci siamo abituati a considerare l’efficienza come la soluzione a tutti i mali, come un sinonimo di valore e capacità. In un sistema produttivo incentrato sul maggior profitto, effettivamente è indispensabile utilizzare strumenti efficienti per la formazione dei nostri guadagni.

In quest’ ottica però,  in effetti allarghiamo automaticamente il concetto e la sua applicazione anche all’essere umano, concludendo che la capacità di raggiungere un obbiettivo prefissato è sinonimo di efficienza, anche lavorativamente a scapito del tempo libero e di altre attività sociali.

“Il lavoro, lo scambio dell’uomo con la natura, è una parte così fondamentale della esistenza umana, che soltanto quando esso smetterà di essere alienato, potrà essere produttivo anche il tempo libero. Comunque non si tratta soltanto di modificare la natura del lavoro, ma anche di operare un cambiamento complessivo sociale e politico in una ben precisa direzione: subordinare l’economia alle esigenze reali dell’uomo.” (Erich Fromm, Anatomia della distruttività umana, 1973)

La società richiede efficienza, essendo prevalentemente incentrata sul profitto. Noi tutti sentiamo quotidianamente  la pressione dell’efficienza in tutto ciò che facciamo.

Pertanto anche le nostre scuole non possono far altro che adeguarsi alle richieste della società e voler prima di tutto formare adulti efficienti, puntando prevalentemente sull’ ottenimento di risultati e su un conseguente sempre maggior rendimento.

“Ogni bambino per sua natura è curioso. Poi va a scuola.” -(Silvana Baroni, Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta, 2007)

Efficacia ed efficienza sono concetti in effetti molto importanti ad esempio nel mondo del lavoro.Efficienza è la competenza è la prontezza nell’assolvere le proprie mansioni.

Efficienza  nel lavoro è la capacità di raggiungere i massimi risultati richiesti con minor costo possibile. Essere in piena e perfetta efficienza significa rendere al massimo.

“Sparisce il confine tra lavoro e tempo libero, e il primato del rendimento penetra nelle reazioni più sottili. Tutto diventa, anche contro la volontà dei soggetti, oggetto di calcolo.” -(Theodor Adorno, Minima moralia, 1951)

In partica, però significa anche ridursi ad essere dei robottini, delle macchinette senza personalità in grado di eseguire dei comandi alla perfezione, nel minor tempo possibile ed eventualmente senza mettere mai in discussione la ragione di quello che stiamo facendo.

La creatività, le relazioni, tutto ciò che non è produttivo viene considerato tempo perso, elementi che inficiano la qualità dell’efficienza.

“La farsa di molte persone laboriose. Con un eccesso di sforzo esse si procurano tempo libero e dopo non sanno farsene altro che contare le ore finché non siano trascorse.” -(Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano II, 1879/80)

Mentre l’efficienza valuta l’abilità di eseguire una determinata azione impiegando le risorse minime indispensabili, l’efficacia indica la capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Efficacia infatti è la capacità di produrre l’effetto e i risultati voluti.

In quest’ottica, l’efficacia di un provvedimento, di un’azione o di un’attitudine è direttamente proporzionata alla generazione degli effetti connessi al suo compimento.
Le azioni possono essere efficienti ma per niente efficaci ed anche l’incontrario.

Siamo molto efficaci e molto efficienti quando raggiungiamo il massimo spendendo il minimo e ottenendo il risultato prefissato.

Allora, prediligere una o l’altra, facendo una distinzione tra l’ efficienza e l’efficacia o …servono entrambe? Possiamo far diventare tutti efficienti ed efficaci allo stesso tempo?

Come possiamo formare i nostri ragazzi senza farli sentire degli incapaci, inadeguati a questa società competitiva?

“Dopo aver tanto predicato la virtù del duro lavoro, è difficile che le autorità possano proporre un paradiso dove si fatichi poco e ci si riposi molto. È più probabile che esse trovino continuamente nuovi sistemi per dimostrare che il tempo libero deve essere sacrificato alla produzione.” – (Bertrand Russell, Elogio dell’ozio, 1935)

Reputo la mia soluzione efficiente ma soprattutto efficace in termini di realizzazione personale di ognuno di noi.

Se efficiente è chi fa le cose nel modo giusto, efficace è chi fa le cose giuste.

Efficienti dovrebbero essere le macchine che creiamo e utilizziamo nel quotidiano, per produrre in modo impeccabile sempre lo stesso tipo di risultato.

Ad esempio il PC che stiamo utilizzando deve essere veloce e affidabile. I robot industriali per i lavori in catena devono essere in grado di produrre il risultato per il quale sono stati creati nel tempo concordato.

È vero che attualmente ci sono persone che lavorano in questo modo, come le macchine senza fare obbiezioni, persone abituate alla routine e che sembrano preferire questo tipo di lavoro. In realtà sono reduci di un’era industriale, di insegnamenti ricevuti da una scuola in cui questi erano gli obbiettivi primari, creare forza lavoro, manodopera efficiente.

Anche se i tempi sono cambiati, rimane in molti questa abitudine radicata come unico modo possibile, per vari motivi come la mancanza di autostima o di coraggio di cambiare. In alcuni casi addirittura si tratta di persone arrese alla vita e alle difficoltà, che hanno perso la gioia della creatività, dell’appagamento derivante dal lavoro e dall’ autorealizzazione.

Efficaci invece dovrebbero essere le persone, affinché trovino strategie utili al raggiungimento di uno scopo finale, utilizzando soluzioni creative. Nel attuale mercato del lavoro è sempre maggiore la richiesta di capacità di problem solving, di proposte innovative.

L’efficacia prevede avere una libertà di pensiero, una libertà personale e una capacità di assunzione delle responsabilità. È una grossa perdita per un datore di lavoro non essere disposto a incentivare la gratificazione lavorativa dei collaboratori derivante dalla libertà di azione.

“La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” -(Piero Angela, Nel buio degli anni luce, 1977)

Fortunatamente i nostri bambini possono essere la generazione in grado di acquisire queste capacità in maniera molto semplice. Se nelle nostre scuole ci ispirassimo agli insegnamenti di Maria Montessori, i nostri figli sarebbero in grado di sviluppare le nuove competenze indispensabili nel mondo del lavoro di oggi.

“I miei problemi sono iniziati con la prima educazione. Andavo in una scuola per insegnanti disagiati.” -(Woody Allen)

L’efficacia deve quindi precedere l’efficienza.

Ha senso lavorare 12 ore al giorno con disciplina, determinazione e sacrificio se quello che stiamo facendo lo reputiamo sbagliato, lo facciamo senza gioia, lo reputiamo inutile perché non ha uno scopo finale valido o non appaga il nostro bisogno di realizzazione personale?

Dovremmo riconsiderare il valore dell’efficacia, quindi della capacità di individuare soluzioni semplici ed originali a problemi complessi, considerando di primaria importanza l’obbiettivo finale.

L’efficacia è massimizzare il risultato minimizzando le risorse impiegate. 

Essere efficaci non significa solamente essere capaci di produrre un effetto, ma soprattutto saper identificare i giusti obbiettivi sui quali impegnarsi, e successivamente trovare strategie semplici ed originali per raggiungerli.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza , e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE – RELAZIONE EMPATICA

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

 

TI SEI MAI CHIESTO COME DOVREBBE ESSERE IL GENITORE IDEALE?

GENITORE IDEALE- RELAZIONE EMPATICAJPEG

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo”. (Sigmund Freud, Un ricordo d’infanzia tratto da “Poesia e verità” di Goethe, 1917)

La preoccupazione principale di un genitore che vuole essere un buon genitore, anche di chi non necessariamete vuole essere il genitore ideale, è quella di fare del suo meglio nel educare i propri figli. E su questo non ci sono dubbi.

Tutti i genitori amano i propri figli e vogliono il meglio per loro, è molto raro che non sia così. Allora perché è così difficile farlo e i risultati così poco soddisfacenti, lungi dall’essere all’altezza delle nostre aspettative, nonostante i sacrifici e l’ impegno quotidiano messo in atto?

“Il vero perfetto Papà non delega del tutto alla mamma la diseducazione e rovina del proprio figlio.” (Aldo Busi, Manuale del perfetto papà, 2001)

 

È evidente che stiamo sbagliando qualcosa. Anche se non credo che ci sia una ricetta miracolosa che possa insegnare come far crescere figli totalmente felici e con tutte le carte in regola per esserlo per tutta la vita, ho la certezza che possiamo modificare alcune cose che nel lungo termine possano migliorare drasticamente sia il rapporto con i nostri figli che favorire la loro crescita armoniosa.

“Visto che non puoi cambiare i tuoi figli, proponi loro un’altra madre.” (Christiane Collange, Io, tua madre, 1985)

 

La principale occupazione per una neo mamma e l’assunzione di un’assoluta responsabilità della vita di suo/a figlio/a. Quindi si preoccupa di nutrirlo/a, di curarlo/a e di provvedere a tutte le sue necessità. Lo fa talmente bene, che in alcuni casi si dimentica addirittura di se stessa e delle proprie necessità.

Se ci si fa caso però, fin da piccoli le domande ricorrenti quando i figli vengono affidati ad altre persone, sono “ha mangiato?”, “ha fatto i bisogni?”, “ha dormito?” etc.

“Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti.” (Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, 1975)

 

Come genitori però, oltre a preoccuparci per le loro necessità fisiche, soprattutto ci preoccupiamo della loro standardizzazione. Siamo tutti affetti dalla stessa “malattia”: educare prima possibile dei figli ubbidienti, che ci facciano sentire bravi genitori, fieri di loro e dei loro comportamenti all’interno della società.

Quindi, anche e soprattutto che non ci espongano al giudizio della scuola o degli altri genitori, che purtroppo sono spesso prontissimi a criticarci per sentirsi anche loro un po’ migliori. A loro volta soffrono della nostra stessa “malattia”, quindi hanno anche loro bisogno di sentirsi bravi attraverso i risultati ottenuti tramite il comportamento dei bambini e non giudicati dagli altri.

In realtà quello che ci interessa e che è veramente importante per noi adulti è evidente dal modo in cui li trattiamo e da come ci rivolgiamo loro. A mano a mano che crescono, il nostro interesse si sposta infatti dalle loro necessità fisiche verso le necessità di standardizzazione, attraverso l’ubbidienza e la capacità di assunzione degli obblighi: “Hai fatto i compiti?”, “che voto hai preso tu…, e gli altri?”, “ non aiuti mai in casa, devi essere più responsabile, alla tua età io…”, “devi riordinare la tua stanza, se arriva qualcuno…”, etc.

“Anche il più turbolento, il più violento, il più ribelle dei figli è tale solo con l’espressa autorizzazione del padre, ed è il padre che, per una ragione a lui ignota, ha bisogno di quel sobillatore, di quella spina piantata nel cuore della famiglia.” (Muriel Barbery, Estasi culinarie, 2000)

 

Questo approccio, questa necessità di responsabilizzarli in tutti i modi prima possibile, crea non poche difficoltà agli adulti.

Ci si sente costantemente sotto pressione, dovendo ottenere determinati risultati stabiliti in qualche modo dall’esterno. Inoltre si devono fare i conti anche con la ribellione e le resistenze da parte del bambino, sia perché lo percepisce come una violenza alla sua natura, al suo libero e vero modo di essere, sia perché avverte l’urgenza e il nervosismo del genitore.

“Quando tua madre ti chiede: “‘Vuoi un consiglio?'” si tratta di una pura formalità. Non importa se rispondi sì o no, te lo darà comunque.” (Erma Bombeck, cit. su The Week, 2002)

 

Personalmente, adoro tutti quei bambini che lottano quotidianamente contro delle modalità poco consone alla loro natura, contro metodi poco rispettosi dei loro bisogni, che hanno il coraggio di subire punizioni per far valere il loro diritto di esprimere il sentire interiore e, che non si piegano al volere del adulto senza aver almeno provato ad affrontarlo.

Lo so, con questo alcuni non saranno d’accordo, anzi forse la maggioranza, ma non importa. Questo sito esiste per questo, per cercare di piantare dei piccoli “semi di dubbio” nelle vostre menti, che nel tempo porteranno frutto (forse…, lo spero) almeno nel cuore di alcuni.

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.” (Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 1988)

 

Ma allora, mi chiedo perché non provare, per qualche giorno almeno, a concentrarci su altro, a vedere se ci sono cose da fare con modalità diverse da quelle che abbiamo già utilizzato finora?

Ad esempio se soltanto ci facessimo influenzare un pò meno da ciò che gli altri ci dicono che sia il giusto modo di educare…?

Se soltanto ci allontanassimo un pò dai canoni richiesti dall’attuale società e ascoltassimo un pò di più quello che risuona dentro di noi come verità..?

Se soltanto cercassimo di più quell’istinto materno o paterno che è insito nella natura umana…?

“Una bambina a cui fu chiesto dove fosse casa sua rispose: <<Dove c’è la mamma>>.”(Keith L. Brooks, cit. in Stories for the Family’s Heart, 1998)

 

Vorrei proporre un suggerimento che qualsiasi adulto può facilmente provare e verificarne subito l’efficacia o meno. La prossima volta che vedrai tuo figlio tornare da scuola (vale anche per gli insegnanti con i propri alunni), prova a sorridergli, a gurdarlo negli occhi, dirgli che sei contento/a di vederlo e chiedergli semplicemente come si sente.

Puoi provare con un’infinita gamma di domande, tutte ugualmente efficaci, ad esempio: “Hai avuto una buona giornata?”, “che sfide hai dovuto affrontare oggi?” (è scontato che ne abbia affrontato almeno una), “qual’è il tuo desiderio più grande in questo momento?”

Per mia esperienza personale, vi posso assicurare che assisterete a dei veri e propri miracoli, oltrettutto se protratto nel tempo. 😉

“Una buona madre vale cento maestri, perché questi vi istruiscono, mentre la mamma vi educa il cuore col sentimento.” (Angelo Mazzoleni, Il carattere nella vita Italiana, 1878)

 

Quanto detto finora non vuole assolutamente passare il messaggio che non è importante il fatto che i nostri bambini crescano educati, che il nostro ruolo non preveda degli insegnamenti e delle regole da impartire, in sostanza che diventino dei bravi cittadini futuri. Assolutamente no.

Ma è importante e molto più appagante, sia per noi che per loro, nonché una sicurezza della buona riuscita della relazione, che ci si preoccupi della persona per prima cosa in assoluto, e della sua emotività.

Una volta creata una buona relazione empatica, l’ insegnamento di qualsiasi cosa sarà facilitato e addirittura, in moltissimi casi automatico, senza fatica, senza necessità di urla o rimproveri.

“La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli.”  (Democrito, Frammenti, V-IV sec. a.e.c.)

 

Essere disponibili nei loro confronti, fargli capire che sono importanti per noi, che proviamo piacere ad occuparci di loro e del loro avvenire, che siamo felici di passare del tempo insieme a loro, renderà questi piccoli cuccioli d’uomo, future persone sicure di sé, con una buona autostima, in grado di riconoscere e praticare l’amore, l’unica virtù veramente necessaria a vivere una vita piena e con sane relazioni.

Provare per credere… non ti chiedo mica di fidarti di ciò che dico io. Ricorda solo che non hai nulla da perdere e che in pocchi giorni non potrà diventare un selvaggio. Se non sarai soddisfatto, potrai ritornare velocemente alle modalità precedenti, fatte di ricatti, manipolazioni e imposizioni… Buona pratica!

Spero che l’articolo ti abbia fatto riflettere anche solo un pò sulle modalità educative messe in atto da te o da altri che conosci e in qualche modo sia riuscita a piantare quel “piccolo semino dubbioso” da qualche parte dentro te stesso/a.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi ti chiederei di riportarle nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!