SCUOLA IDEALE – CHE INSEGNANTE SEI?

professore

È ricominciata la scuola dopo la pausa per le vacanze estive. Si ritorna a pieno ritmo con rientri pomeridiani, ripetizioni, compiti per casa etc.

Ti vorrei fare una domanda.  Secondo la tua esperienza, chi è più felice che ricominci un nuovo anno scolastico tra un insegnante e un allievo?

Come si dice, croce o delizia…  Secondo le esperienze che mi riportano e che posso costatare intorno a me,  più croce per tutti! Sembrerebbe quasi un’affermazione gioiosa, ma non lo è per niente.

Per quello che è la mia esperienza e quella delle persone che ho avuto modo di conoscere, ne alunni ne insegnanti sono felici di tornare a scuola! Chissà perché sono in pochissimi ad esserne veramente contenti di andare a scuola?

“Come insegnante possiedo un potere tremendo, il potere di rendere la vita di una persona una tragedia oppure di riempirla di gioia.”- Haim Ginott 

Gli insegnanti si preparano ad una già nota e faticosa ulteriore esperienza della durata di due quadrimestri.

A causa delle difficoltà che incontreranno nelle classi, e visto il ricordo dell’esperienza degli anni precedenti ,è probabile che aspetteranno con gioia gli week-end e le vacanze per recuperare le energie psicofisiche perse.

A loro volta, gli alunni si preparano ad affrontare nuovi compiti e interrogazioni, preoccupati dal ricordo delle paure e insuccessi vissuti negli anni precedenti, sempre aspettando con gioia il week-end e le vacanze per scaraventarsi nella più totale indolenza.

Gli unici contenti di andare a scuola sono i pochi migliori della classe (detti anche “secchioni”) o i bambini della prima elementare, quindi alla loro prima esperienza. Non è raro che, con l’aiuto dei genitori, quest’ultimi hanno idealizzato una improbabile futura fantastica esperienza scolastica.

“Dobbiamo prendere gli allievi come sono, e richiamare ciò che essi hanno dimenticato, o studiato sotto altra nomenclatura. Se l’insegnante tormenta i suoi alunni, e invece di cattivarsi il loro amore, eccita odio contro sé e la scienza che insegna, non solo il suo insegnamento sarà negativo, ma il dover convivere con tanti piccoli nemici sarà per lui un continuo tormento.”- Giuseppe Peano

Incalzati dal senso del dovere, sollecitati a un ritmo inopportuno dal programma, appesantiti dal ricordo delle esperienze passate, sono tutti tormentati dal nuovo inizio. Invece potrebbe essere così diverso…

Una relazione di insegnamento che non sia cosi faticosa è possibile. Se solo si riscoprisse qualche altra modalità di insegnamento più funzionale e più coerente con il “vero” ruolo dell’insegnante.

Ci sono molti insegnanti che soffrono loro per primi l’insoddisfazione di vivere esperienze pessime a scuola. Infatti è molto frustrante provare ad insegnare a ragazzi che non ti ascoltano. Non essere seguiti durante le spiegazioni, rende molto faticoso per l’insegnate fare il proprio lavoro.

“Il compito dell’insegnante è semplice: scoprire qual è l’interesse di un fanciullo e aiutarlo a esaurirlo.” – Alexander Neil

Ma allora, se è così faticoso, se i risultati sono lontani da essere almeno soddisfacenti, se la gioia di insegnare è diventata un miraggio, perché si persevera nel farlo sempre allo stesso modo?

Prima di tutto, vorrei dire che ammiro e sono davvero impressionata dalla tenacia e dall’ elevatissima capacità di perseveranza nell’ insegnamento, nonostante le difficoltà che si vivono  quotidianamente in classe.

Pertanto insisti, continua ad insegnare nonostante tutto e porta avanti la tua vocazione per l’insegnamento. Quando hai scelto questo mestiere hai sentito come un richiamo più forte di altri e sicuramente sei portato per insegnare.

Altrimenti avresti fatto un qualsiasi altro mestiere. L’unica cosa che mi sento di dire, che se così non fosse, cerca di farlo comunque nel migliore dei modi. Metti in discussione il tuo approccio e cerca di imparare da chi ottiene risultati almeno soddisfacenti, perché hai comunque una grandissima responsabilità.

“L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani.” – Piero Angela

Se invece pensi di poter utilizzare la tua carica, il tuo dinamismo e la tua perseveranza in maniera migliore, sarebbe forse il caso di riflettere sul perché non riusciamo a cambiare qualcosa nel atteggiamento di questi ragazzi.

Mi spiego meglio. Se fossero davvero loro il problema, allora si comporterebbero allo stesso modo con tutti gli insegnanti.

Quindi, se i tuoi alunni, con gli altri insegnanti si comportano diversamente da come lo fanno con te, allora perché non imparare magari da loro? Quali sono i loro trucchi, i loro segreti?

Te lo sei mai chiesto? Perché alcuni hanno quel tipo di carisma che riescono a inchiodare al banco e coinvolgere anche il più agitato dei disturbatori.

“Il miglior insegnante è quello che suggerisce invece di dogmatizzare, e che ispira nell’allievo il desiderio d’insegnare a sé stesso.”- Edward Bulwer-Lytton

Quale insegnante può mai avere successo con i ragazzi, se non crede nelle loro  capacità di cambiamento e se non ha per primo fiducia in loro e nelle loro capacità?

Bisogna invece sempre credere che un loro cambiamento è possibile, sapere con certezza assoluta che, sia l’educazione che l’apprendimento, sono dei processi continui di cambiamento.

E se ti dicessi che non è molto importante neanche quello che insegni. Magari lo è abbastanza il modo in cui lo insegni, sicuramente il coinvolgimento in prima persona  da più frutto, ma quello che conta più di tutte le altre è quello che ti motiva all’insegnamento.

Questo è quello che maggiormente funziona, che più coinvolge, la tua passione. Questo i ragazzi lo sentono, lo vedono e la qualità del tuo lavoro puntualmente viene influenzata.

“Sono un insegnante, lo sono sempre stato e amo essere un insegnante, ma solo di recente ho scoperto che non insegno niente a nessuno. Io posso essere, al massimo, un euforico, meraviglioso, magico facilitatore della conoscenza.”- Leo Buscaglia

Concorderai con me che anche per te i veri insegnanti non sono stati quelli che ti hanno riempito la testa con un sapere precostituito, ma quelli che ti hanno stimolato un nuovo desiderio di sapere.

Molte volte invece hai trovato degli insegnanti che erano rigidi nei loro pensieri, fermi nelle proprie abitudini e con la sovranità del ruolo conferitogli esercitavano il proprio potere sugli alunni.

Vorrei che ricordassi la paura e come ti sentivi quando venivi punito o rimproverato davanti ai tuoi compagni, anche quando, provando a dire la tua versione dei fatti, venivi comunque frainteso nelle intenzioni.

A volte l’insegnante può diventare presuntuoso. È molto facile per le persone che insegnano diventare più ostinate, perché si fa un tipo di mestiere di qualcuno che le cose le sa, e che presumibilmente non si ha mai torto.

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.” – Daniel Pennac

È importante non rimanere fermi a criticare gli altri o a biasimare se stessi per le difficoltà o gli insuccessi che si sperimentano quotidianamente. Quello che sicuramente invece è utile è imparare cose nuove, sempre cercando il modo migliore per segnare il cuore dei ragazzi.

Essere d’ispirazione per loro, un modello da imitare, risvegliando in loro la stessa passione che motiva te.  Lo sai benissimo che puoi cambiare la traiettoria della vita di alcuni ragazzi e questo per un insegnante non ha prezzo.

E se lo facessimo con un po’ di leggerezza? Perché la scuola deve essere paura e sofferenza. È davvero l’unico modo utile all’apprendimento?

Se invece di usare le interrogazioni e i compiti in classe verificassimo quello che hanno imparato attraverso dei giochi intelligenti? Sarebbe sicuramente una modalità a loro più vicina, ci sarebbero meno resistenze e più partecipazione.

Ci sono tanti modi per imparare la precisione nelle esecuzioni, imparare una nuova lingua o il linguaggio non verbale, oppure acquisire attitudini collaborative ad esempio. Spesso scegliamo il modo più difficile, invece che assecondare la loro naturale predisposizione ad apprendere.

“Un insegnante ha effetto sull’eternità; non può mai dire dove termina la sua influenza.”- Henry Adams

L’apprendimento ha come condizione primaria il benessere fisico, psichico ed emotivo. Pertanto, tutti ci si dovrebbe preoccupare prima di tutto di assicurarci che gli alunni non abbiano alcun disaggio, prima di pretendere che possano imparare qualcosa.

Mi auguro che tu faccia parte di quella tipologia di insegnante che ha a cuore il benessere dei ragazzi in tutte le sue sfaccettature. Quel tipo di insegnante che sia un maestro, una guida per i propri ragazzi.

Ti auguro di renderti il più possibile indispensabile nella vita dei ragazzi inizialmente e solo successivamente, quando avrai risvegliato la gioia d’imparare, di renderti progressivamente superfluo.

“In una classe, l’insegnante si aspetta di essere ascoltato. Lo studente pure.” -Ernest Abbé

Autore: Amministratore

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