GENITORE IDEALE- Cos’è l’educazione?

 

Cos’è l’educazione?

“Prima di sposarmi avevo sei teorie su come allevare i bambini. Ora ho sei bambini e nessuna teoria.”  – Jean Charles 

Ti sei mai chiesto cosa significhi educare e quale sia la modalità educativa migliore per te da mettere in atto con tuo figlio?

E soprattutto, a cosa punta il tuo metodo educativo, qual è quindi lo scopo finale della tipologia di educazione da te scelta?

Il problema è che molto spesso queste sono domande che non ci poniamo neanche…ma semplicemente ripetiamo le modalità apprese a nostra volta dai nostri genitori.

Pertanto utilizziamo le stesse modalità che sono state utilizzate con noi oppure, a volte capita di rifiutarle e agire nel modo completamente opposto da come hanno agito con noi.

“Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.” – Paulo Freire

Il problema è che in entrambi i casi agiamo impulsivamente, senza un vero scopo educativo, e quindi senza valutare le conseguenze nel lungo termine di ciò che facciamo.

Solitamente i bambini sono visti come dei vasi vuoti da riempire, piantine da raddrizzare, creta da modellare, etc. La nostra visione dell’educazione è quella di dover insegnare loro cose in base alla nostra esperienza.

Quindi, non appena pronunciamo la parola educazione, la prima cosa che ci viene in mente subito è che educare un bambino voglia dire insegnargli il rispetto delle regole.

“L’educazione è il mezzo attraverso il quale i genitori trasmettono i propri difetti ai loro figli. “- Armand Carrel

È piuttosto deprimente vedere come nella maggioranza dei casi non siamo in grado di vedere il loro potenziale enorme, il loro seme interiore pronto a germogliare in tutta la sua maestosità. Crediamo di doverli solo riempire dei valori della nostra famiglia, della cultura o della nostra società.

La maggior parte delle volte anche a scuola, siamo impegnati per lo più ad immettere nel bambino nozioni, abilità, competenze e apprendimenti senza minimamente valorizzare e potenziare quelle che sono le loro capacità e le loro abilità già presenti .

Il problema è che siamo tutti un pò degli indecisi. Non sappiamo bene nemmeno noi ciò che vogliamo dai nostri figli.

“Educare l’uomo è impedirgli la libera espressione della sua personalità. “- Nicolás Gómez Dávila

Affermiamo ad esempio a gran voce  l’importanza dell’autonomia nei ragazzi, però in effetti chiediamo loro di essere si autonomi, ma anche ubbidienti e di fare ciò che noi adulti abbiamo deciso che loro debbano fare.

Vogliamo che siano esseri liberi, ma chiediamo loro di esserci sottomessi. Vogliamo che diventino indipendenti, ma nello stesso tempo vogliamo che seguano sempre i nostri consigli diventando di fatto degli incapaci nel cavarsela da soli.

Ancora oggi utilizziamo un modello di educazione e di istruzione, molto diffuso nel secolo passato, che riflette una società di stampo comportamentista.

“Qualunque cosa soffochi l’individualità è dispotismo, con qualunque nome si chiami.”- John Stuart Mill

In effetti, gli esperimenti di Pavlov hanno dimostrato che si possono influenzare i comportamenti in base a determinati stimoli.

Molti di noi siamo cresciuti così e di conseguenza riproponiamo semplicemente le stesse modalità che abbiamo appreso. Pertanto, andando avanti potresti scoprire che il risultato della difficoltà della relazione che hai con tuo figlio ha radici proprio nelle modalità educative errate.

Se questo dovesse accadere e ti dovessi sentire in colpa per le tue azioni passate, ti chiedo di non biasimarti, semplicemente non conoscevi altre modalità.

Io stessa, nella mia esperienza personale, purtroppo per mio figlio, nei suoi primi anni di vita sia io che la sua prima scuola abbiamo adottato lo stesso sistema educativo fondato sul condizionamento e sul potere.

“I bambini vengono educati da ciò che gli adulti sono e non dai loro discorsi. “- Carl Gustav Jung 

L’importante è ciò che facciamo da ora in avanti, da adesso in poi sei sempre in tempo ad imparare nuove modalità educative sia più etiche che più efficaci a costruire o recuperare la relazione con il tuo bambino.

Oltre all’aspetto etico ampiamente discutibile, il problema maggiore dell’educazione con questa modalità proveniente da un modello derivante dalla psicologia comportamentista, tuttora molto utilizzato, è semplicemente il pessimo risultato che si ottiene.

Utilizziamo i premi e le punizioni, le caramelle e i castighi, utilizziamo il condizionamento per ricevere ubbidienza.

Quando ciò non succede perché i figli, gli alunni, i ragazzi non rispondono come vorremmo, gli adulti si sentono insultati, non rispettati, pervasi da un senso di rabbia, di dispiacere o d’impotenza.

Dal suo utilizzo un risultato è garantito, la perdita di fiducia immediata.

È una relazione impari dove c’è chi vince e chi perde, chi comanda e chi esegue, chi impone e chi obbedisce.

“Le ricompense e le punizioni sono la forma più bassa di educazione.” -Chuang-tzu

Uscendo dal ruolo di superiorità data dal essere adulto, si entra in un rapporto quasi paritario o comunque più democratico, con una conseguente perdita di potere sul bambino.

È decisamente un ruolo più scomodo per l’adulto ed è anche molto più impegnativo nell’immediato riuscire a rinunciare agli strumenti di potere, ma ne derivano dei risultati sorprendenti nella riuscita della relazione.

In questo modello educativo riconosciamo al bambino semplicemente uno dei suoi diritti fondamentali, IL RISPETTO della sua persona.

Se sei ancora qui a leggere, fino a questo punto, vuol dire che anche tu senti l’ urgenza di un cambiamento, che hai la voglia e l’umiltà di metterti in prima fila e di lavorare alla costruzione della migliore relazione possibile con il tuo figlio.

“Occorre liberare il fanciullo dalla schiavitù inconscia che reprime le sue migliori energie, preparando un nuovo mondo per lui. “- M. Montessori

Abbiamo bisogno di riconoscere e rispettare la natura dei ragazzi, di incentrare il rapporto tra adulto e bambino su una tipologia di educazione più democratica e di utilizzare una comunicazione non violenta.

Cambiando il nostro modo di comunicare otterremo una relazione di fiducia, avremo dei bambini naturalmente propensi ad ascoltarci, a cooperare e disposti a vederci come guide ed a prenderci come modelli da seguire.

“Una società sana deve offrire possibilità per l’educazione dell’adulto pressappoco come si provvede oggi all’educazione scolastica del bambino.” – Erich Fromm

Se il tuo intento è di migliorare la tua relazione con il tuo bambino, se hai capito che quello che stai facendo non porta i risultati sperati, iscriviti alla newsletter o seguendo la pagina facebook di bambino ideale, per non  rischiare di perderti gli articoli futuri.

Inoltre,  se capisci che è soltanto una brutalità che si perpetua da secoli nei confronti dei più piccoli, continua a seguire intanto questi articoli pubblicati periodicamente sul sito, ma sappi che presto ci saranno delle importanti novità.

Sto lavorando ad un progetto molto più ampio e molto più importante che dovrebbe aiutare molti più genitori e spero di averti nella squadra che sostiene un cambiamento direi oramai inevitabile, oltre che necessario nella crescita futura dei nostri figli.

A presto!

GENITORE IDEALE – TI MERITI LA SUA FIDUCIA?

GENITORE IDEALE – QUANTA FIDUCIA HA IN TE?

Fiducia, che bellissima cosa, quando c’è… La fiducia è uno degli argomenti che più mi sta a cuore, lo considero uno dei fattori più importanti per costruire un’ottima relazione in generale, tanto più quando parliamo di bambini.

Pertanto, avendo io fiducia che questo sia un argomento che sta a cuore anche a te ;-), come avrai ben intuito, l’argomento di oggi sarà appunto la fiducia.

“Ciò che conta è avere sempre fiducia nel prossimo: può farcela da solo.” – Mirko Badiale 

Parliamo di fiducia solo perché in assoluto, è l’elemento principale in grado di garantire il successo di tutte le tue relazioni. Ma in questo caso parliamo dei bambini e quindi della nostra relazione con loro.

È il sogno di ogni genitore che i propri bambini siano ubbidienti, che l’ascoltino, che  abbiano fiducia in lui e che lo rispettino.

Concorderai con me anche sul fatto che, fintanto che sono piccoli, i nostri figli pendono dalle nostre labbra e prendono per buono tutto ciò che diciamo.

Giustamente, vogliamo essere rispettati, vogliamo che loro si fidino di noi, vogliamo che ci ascoltino ed eseguano quello che gli chiediamo.

“La fiducia non si impone, si ispira.”- Salvatore Canals 

La fiducia, accanto al rispetto e alla libertà personale, è uno degli ingredienti principali dell’amore.

Non può esistere amore senza il rispetto per l’altro e senza una fiducia quasi totale nell’altro. Altrimenti ci sarebbe sempre una resistenza, una limitazione, un rapporto incompleto e non totalmente autentico.

E quale amore può essere più grande di quello tra genitori e figli..?

Infatti, i nostri figli sono veri maestri di un amore profondo e incondizionato, e ce lo dimostrano attraverso la totale fiducia che ripongono in noi.

“Pochi riescono a dare vera fiducia, questo fa che pochi siano amati.”- Guido Ceronetti

Spero che tu non sia tra coloro che pensano sia corretto imporre ai bambini di doverci dare la loro fiducia e di pretendere il loro rispetto solo per il nostro status di genitori o per la nostra presunta superiorità data l’età anagrafica maggiore.

A mano a mano che crescono però può capitare che si allontanino da noi, che diminuisca gradualmente la fiducia che invece prima nutrivano incondizionatamente nei nostri confronti.

Eppure, purtroppo spesso hanno ragione loro, non sempre ce la meritiamo, non sempre riusciamo a comportarci nel migliore dei modi. Parlo di un modo da favorire e preservare nel tempo la loro fiducia incondizionata.

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.” – Sigmund Freud

Come dicevamo, loro si fidano di noi, fin dalla nascita siamo il loro unico punto di riferimento. È fondamentale chiederci però se noi lo facciamo a nostra volta con loro. Noi rispettiamo loro e abbiamo la stessa fiducia che hanno loro in noi?

Non colpevolizzarti se ti è capitato qualche volta di averlo trattato in maniera poco rispettosa ad esempio paragonandolo ad altri, oppure giudicandolo.

Non è sicuramente per cattiveria che quella volta non hai creduto in lui e non gli hai dato modo di rimediare quando ha sbagliato, ma hai reagito semplicemente urlando e perdendo la calma.

Non è nemmeno perché tu non ami il tuo bambino che non hai ascoltato le sue vere motivazioni, ma l’hai punito perché così avrebbe imparato la lezione.

“La fiducia è la forma più alta di motivazione umana. Fa emergere quanto c’è di meglio in assoluto nelle persone.” -Stephen Covey

Ho chiesto a mio figlio quale sia secondo lui la caratteristica essenziale perché un genitore non perda la fiducia dei suoi bambini.

Sai che mi ha risposto..? “Le bugie mamma, non deve dire bugie. Deve provare a mantenere sempre le promesse fatte”. È curioso quanto siamo distratti, quanto è facile rovinare tutto per così poco.

Tra l’altro anche lui concorda che si tratti di una caratteristica presente nei bambini fin dalla nascita. Mi ha detto, “Certo che ci si fida già alla nascita, come si fa a non fidarsi di chi ti ha portato nella pancia per 9 mesi e ti ha nutrito tutto il tempo?”

Magari semplicemente non ci hai pensato prima. Oppure ti hanno insegnato che utilizzando delle modalità diverse avresti ottenuto lo stesso la fiducia e il rispetto di tuo figlio. O magari pensavi che sia comunque suo dovere rispettarti anche quando sbagliamo, perché i figli devono essere rispettosi a prescindere.

E se incominciassimo ad essere più attenti al nostro atteggiamento, creando delle relazioni più empatiche, fondate più sui legami e un pò meno sull’educazione intesa come impartizione di regole.

“In ogni cosa, la fiducia che si sa ispirare costituisce la metà del successo. La fiducia che si avverte è l’altra metà.” -Victor Hugo

Credi davvero che se tu rispettassi i suoi bisogni ascoltandolo e non giudicando a priori non avrebbe più fiducia in te?

Credi davvero che se tu se fossi una persona equilibrata che sa gestire le proprie emozioni, tuo figlio non ti rispetterebbe di più e quindi non avrebbe più fiducia in te?

Ti svelo un segreto, anzi due… ok, va bene, sono cinque… 🙂

  1. Tuo figlio ti rispetta e si fida di te se lo ascolti senza pregiudizio, senza giudicarlo a priori, ma  ascoltando le sue vere motivazioni e i suoi sentimenti. Se sei disposto ad ascoltare senza giudicare si fiderà di raccontarti anche cose che normalmente nasconderebbe per evitare punizioni.
  2. Tuo figlio perde la fiducia in te e non ti rispetta più se lo umili paragonandolo agli altri, ma al contrario apprezza la sua unicità ed i propri sforzi. Perché se sbaglia è solo perché ancora non ha imparato come si fa. Insegnagli a rimediare, non l’ha mica fatto apposta perché voleva sbagliare di proposito.
  3. Tuo figlio non perde la fiducia se sai mantenere la calma, anche quando devi dire di no. Se riesci a controllare la tua frustrazione e sai gestire anche la sua frustrazione e magari anche il suo rifiuto, lo porterai ad assecondarti senza che lui provi a calpestare la tua autorevolezza.
  4. Se tu hai fiducia in te stesso, se credi nelle tue capacità senza giudicarti tutto il tempo, se sei fermo e  coerente con ciò che dici, lui ti prenderà come modello e si fiderà delle tue indicazioni.
  5. Abbi fiducia di ciò che senti dentro, solitamente è giusto, è questa la tua vera guida. La fiducia è costruita sull’esperienza del successo. Prova e riprova, aggiusta il tiro e ogni volta lasciati guidare dai risultati che ottieni. Non ci sono ricette perfette che devi seguire, ma semplicemente ascoltarti e ascolta lui.

“L’uomo diventa spesso ciò che crede di essere. Se si continua a dire che non si riesce a fare una certa cosa, è possibile che alla fine si diventi realmente incapaci di farla. Al contrario, se ha fiducia di poterla fare, acquisterà sicuramente la capacità di farla, anche se, all’inizio, magari non ne era in grado.” – Mohandas Gandhi

A proposito, sapevi che in base a quanto noi crediamo in loro e a quello noi pensiamo sul loro conto, il nostro pensiero e le nostra convinzione si rivelerà determinante per il successo o l’insuccesso dei nostri figli?

Per approfondire questo aspetto anche in relazione alle performance scolastiche, ti consiglio di leggere questo mio articolo sull’effetto PIGMALIONE.

Noi genitori siamo determinanti nella formazione del carattere dei nostri figli e di come affronteranno la vita. In alcuni momenti, ahimè, la vita sarà poco clemente e non c’è regalo più grande che gli puoi fare oggi che insegnargli ad avere fiducia.

Fiducia in te, come porto sicuro dove fare ritorno dopo ogni avventura. Fiducia in se stesso per affrontare senza paura le difficoltà della vita. Fiducia negli altri per poter sperimentare l’amore.

“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia. – Madeleine Ouellette”-Michalska

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà che hai nel rapporto con i tuoi figli, del tipo di relazione che attualmente vivete.

Se hai avutto invece a che fare con divergenze e perdita di fiducia per una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

PROBLEMI? – COUNSELOR, UN AIUTO CONCRETO

PROBLEMI? – COUNSELOR, UN AIUTO CONCRETO

Sentiamo molto parlare di counselor, ma chi è il counselor e che cos’è sto benedetto counseling?

Ora ne parliamo cercando di mettere in evidenza le distinzioni con le altre professioni e cercando soprattutto di capire quando ci può servire rivolgerci ad un counselor.

Il counseling è una nuova professione riconosciuta dalla legge n. 4 del 14 gennaio 2013, pubblicata nella GU n. 22 del 26/01/2013″. Il counselor che raggiunge gli standard previsti dalla norma tecnica UNI (di cui alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, e sulla base delle linee guida CEN 14 del 2010), ottiene una certificazione da parte di un organismo terzo indipendente accreditato presso l’Ente nazionale di accreditamento, quindi risulta iscritto nelle varie associazioni professionali.

 Il counseling è una relazione d'aiuto.

Se non riusciamo a inquadrare il problema, probabilmente, il problema siamo noi. -Mario Bucci

 Tutti abbiamo dei problemi, tutti noi nella vita incontriamo delle difficoltà, direi quotidianamente.

Queste difficoltà però non sempre sono dovute a problemi psicologici e non sempre sono destinate a diventare delle patologie. Non necessariamente abbiamo bisogno di un approccio medico a questi nostri problemi quotidiani.

Spesso non abbiamo bisogno di un professionista come ad esempio uno psicologo o uno psichiatra per risolvere le problematiche che incontriamo nella vita, nelle relazioni o con i nostri figli o genitori.

Più spesso abbiamo bisogno di un amico, come quando eravamo bambini “un amico del cuore”.

Se osservi abbastanza attentamente il tuo problema ti accorgerai di essere parte del problema. – Arthur Bloch

Eh si, va beh… un amico. E che ci vuole…? Mi potresti dire che tu hai già un sacco di amici e quindi sei a posto, non hai più bisogno di nulla, giusto?

Purtroppo non sempre abbiamo amicizie così profonde e tanto meno appositamente formate per poterci essere realmente d’aiuto. Inoltre pretendiamo da loro un aiuto che non sono in grado di darci.

Anzi, molte volte, in particolari momenti difficili della nostra vita, diventiamo delle vere e proprie “lagne”, gente da evitare, riuscendo ad allontanare i nostri amici.

Spesso abbiamo bisogno di parlare per poter risolvere un determinato problema, per avere una visione diversa, per non sentirci solo semplicemente ascoltarti ma innanzitutto capiti.  Ma non è tutto qui…

Il problema più grande: Non saper affrontare il problema. – Santy Giuliano

Oltre al fatto che il counselor può essere quella guida che ti aiuta a superare vari momenti difficili o problemi della tua vita quando questi non sono dovuti ad una patologia, è dotato di alcune caratteristiche che fanno si che può essere determinante nel superamento di queste difficoltà sia personali che relazionali.

Entriamo però nel dettaglio di che cosa significa realmente il counseling e di che cosa il counselor può fare per te concretamente, esaminando solo alcune delle sue caratteristiche, ma estremamente necessarie per poter svolgere la professione:

1) L’osservazione

La sua osservazione non è finalizzata a fare diagnosi, ma solo per aiutarti ad individuare ciò che ti crea sofferenza e quindi per aiutarti a cambiarlo.

Attraverso l’osservazione, il counselor ti aiuta a renderti consapevole delle tue emozioni e dei tuoi sentimenti, di quello che stai vivendo nel presente, quali sono le emozioni specifiche che ti guidano nelle tue scelte.

Ciò che fa la differenza, non sono gli ostacoli e i problemi che hai, ma come reagisci per affrontarli. La differenza la fai soltanto tu. – Santy Giuliano 

2) Ascolto

Per instaurare una buona relazione, l’ascolto deve essere asolutamente privo di giudizio.

L’ascolto è fondamentale per costruire delle relazioni basate sulla fiducia. Il counselor utilizza questo tipo di ascolto e ti aiuta a metterlo in pratica nelle tue relazioni.

I problemi sono solo opportunità in abiti da lavoro. – Henry John Kaiser

3) Fiducia

La fiducia che nasce da un ascolto senza giudizio e una roccaforte per tutte le relazioni. A prescindere dalla tematica che si affronta la fiducia viene determinata dalle capacità, dall’ascolto e dall’osservazione del counselor.

In questo modo, chiunque può imparare un nuovo modo di comunicare che può migliorare le proprie relazioni, indipendentemente dal problema iniziale.

È fondamentale creare migliori relazioni tra gli esseri umani e dare il proprio personale contributo a questo scopo. – Tenzin Gyatso 

4) Autonomia e libertà 

Bisogna anche specificare che il counselor non ti risolve i problemi, non ti da le soluzioni sostituendosi nelle tue scelte, ma ti aiuta a raggiungere le tue soluzioni, a risolverle da solo nella più totale libertà di agire.

Il counselor ti aiuta a trovare dentro di te le risorse per affrontarle le tue difficoltà, ti aiuta a migliorare la tua autostima, ad avere fiducia in te stesso e nelle tue potenzialità.

Ti aiuta a sperimentare nuove strade nuovi modi di approcciare i problemi.

È sempre caro agli dèi e agli uomini colui che si aiuta da sé. – Ralph Waldo Emerson

5) Accettazione incondizionata

Il counselor ti accetta per quello che sei senza giudizio, accoglie tutti i tuoi sentimenti senza giudicarti, perché comprende le debolezze umane. Il counselor sa che la vita è un continuo processo di crescita e di maturazione, che siamo tutti uomini in divenire.

Pertanto sarebbe inopportuno non accettare incondizionatamente le persone per quello che sono e semplicemente aiutarle nel momento che esse decidono autonomamente di migliorarsi.

Così si affrontano i problemi: agendo adesso! Agisci! Le uniche remore siete tu e le tue scelte nevrotiche, scelte che hai compiuto in passato perché non credevi di avere la forza che hai in realtà. Quant’è più semplice agire! – Wayne Dyer

Comprenderai quindi che a differenza del tuo migliore amico che, per quanto empatico possa essere, non è specializzato in un ascolto attivo, in un’osservazione senza giudizio o per accoglierti incondizionatamente.

Al contrario il counselor è preparato appositamente per aiutarti a riguadagnare la fiducia in te stesso, a recuperare la capacità di risolvere i tuoi problemi e a  vedere il problema da un altro punto di vista.

Il counselor non ti giudica, non si impone nelle tue scelte, non ridicolizza i tuoi errori passati. Il counselor non risolve i tuoi problemi al posto tuo e non ti da delle soluzioni pronte.

Il counselor è formato per aiutarti a superare i momenti difficili, affrontare un determinato problema, ma soprattutto per insegnarti come superarne altri in autonomia. Tutto questo con le tue risorse interiori che aspettano solo di essere individuate.

Il counselor ti fa da guida ti da sostegno, comprensione, ti aiuta ad essere più autonomo, a recuperare fiducia, ti insegna a utilizzare la tua unicità e le tue risorse per superare la difficoltà e recuperare serenità, il tutto in massimo 10 incontri.

Partendo da questi presupposti, è chiaro che il counseling non è terapia psicologica o psicanalisi ma piuttosto una rieducazione dell’essere umano, come dicevo inizialmente appunto una relazione d’aiuto.

"Educare è un aiuto alla vita". Maria Montessori 

A volte noi pretendiamo tutto questo dalle persone che abbiamo accanto a noi, dai genitori, dagli amici o dal patrner, che però non hanno possibilità di essere come noi vorremmo, a patto che non abbiano seguito corsi specifici.

In base al mio personale percorso intrapreso fino ad oggi, ti posso garantire che si può cambiare molto, noi possiamo cambiare e automaticamente possono cambiare le nostre vite.

Se vuoi raccontarmi delle tue difficoltà, della sofferenza che provi quando ti sembra di non avere alternative, se pensi di avere un problema per il quale il counselor potrebbe esserti d’aiuto clicca qui.

Se hai avutto invece a che fare con questo argomento da vicino, se per tua personale esperienza hai frequentato qualche counselor o qualche corso specifico, mi piacerebbe se lo riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

 

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

In questi giorni, mentre stavo leggendo un libro sull’ adolescenza di ragazzi con la sindrome di Asperger, ho avuto conferma di alcune cose sulle quali avevo molto ragionato ultimamente, una di queste è la sofferenza.

Ho sempre pensato che una qualsiasi diagnosi crei una percezione di diversità, che possa aumentare alcune problematiche già presenti nelle nostre vite quotidiane, come in questo caso, la sofferenza di essere o di sentirsi appunto “diversi”, come se la diversità fosse necessariamente un difetto.

In effetti in questo libro si parla di varie problematiche, attraverso anche il racconto della storia vissuta da un ragazzo dall’infanzia, passandro per la preadolescenza ed anche poi, nell’adolescenza.

Così ho avuto ulteriore conferma di quello che ho sempre pensato, su una terribile sofferenza causata soprattutto dalla solitudine, dovuta al fatto di sentirsi diversi.

“La sofferenza peggiore è nella solitudine che l’accompagna.”- André Malraux (La condizione umana, 1933)

Una solitudine forzata, una non appartenenza al gruppo dei “normali”, una sofferenza causata primariamente dal sentirsi diversi, molto più che dal venire trattati da diversi, rischio che aumenta notevolmente in presenza di patologie o di disturbi di qualsiasi tipo, sia visibili che non.

I cosiddetti ragazzi “normali” possono vivere il periodo adolescenziale con tutte le sue difficoltà, ma con una grande certezza, quella di appartenenza ad un gruppo di loro simili, indipendentemente che si tratti del gruppo famiglia, gruppo d’amici o gruppo d’aggregazione sociale.

Può succedere ad esempio di vivere una situazione di incomprensione o di conflitto con la famiglia, ma loro prendono comunque vigore da un forte e stabile senso di appartenenza con il gruppo dei coetanei, un’unione che fortifica perché simili tra loro.

“Le sofferenze, dicono, migliorano l’uomo. Visti i risultati, proverei con la felicità.” – Pino Caruso

Ma ti sei mai chiesto cosa succede quando il ragazzo è diverso, si sente diverso o viene trattato diversamente e non riesce a inserirsi in un gruppo di suoi simili e creare quell’aggregazione e quel senso di sicurezza e di forza che solo l’unione di un gruppo di pari può darti?

Ogni giorno si sente come un alieno sulla terra, ancor più quando, trovandosi alle porte dell’adolescenza, il ragazzo acquisisce più consapevolezza della sua diversità.

Credo che questo provochi una sensazione di solitudine, come quando all’improvviso ci si trova completamente da soli catapultati in un paese straniero, dove non si ha nessuno e dove non si riesce neanche a comunicare nella lingua locale.

La sofferenza è aumentata ulteriormente dalla consapevolezza che non è un soggiorno temporaneo ma, al contrario la permanenza in quel paese straniero della sua “diversità” è definitiva. Un paese dove non esiste la certezza di una possibile integrazione imparando una nuova lingua per potersi fare dei nuovi amici.

Una sofferenza dovuta alla consapevolezza della quasi certezza che probabilmente non esiste una cura per riuscire in un prossimo, o forse nemmeno in un lontano futuro, di poter ritornare nel paese della “normalità”.

“Se fosse vero che le sofferenze rendono migliori, l’umanità avrebbe raggiunto la perfezione.”  – Alessandro Morandotti 

Ecco che, se è quasi normale che nell’adolescenza ci troviamo a dover affrontare varie problematiche di tipo psicologico, nei ragazzi “diversi” la depressione è quasi certa.

Ma come facciamo ad educare gli adulti che hanno interazioni con questi ragazzi, che non li capiscono e che spesso sono convinti che la sofferenza faccia loro solo bene, che la sofferenza rafforzi il carattere e che li tempri, che in qualche modo hanno bisogno di essere preparati alla vita che verrà?

Serve capire che la frustrazione derivante dall’insuccesso di qualsiasi tipo, in una situazione dove l’insuccesso è quotidiano e dove è diventato la norma, non tempra per niente ma anzi, riesce solo a far abbassare ulteriormente l’autostima e la capacità di credere in se stessi.

Serve capire che una frustrazione per dei desideri non realizzati, in una situazione dove il ragazzo non è per nulla contento di come sta andando la  sua vita, non lo rende ragazzo viziato, ma semplicemente li rende il quotidiano un pò più soddisfacente, dandoli più carica per affrontare un nuovo giorno di insoddisfazione, di insuccesso e di “diversità”.

Non è vero che la sofferenza nobilita il carattere; la felicità a volte lo fa, ma la sofferenza, il più delle volte, rende gli uomini meschini e vendicativi. – William Somerset Maugham

Non è forse vero che siamo tutti convinti che la frustrazione, l’insuccesso, la privazione ci rendano più forti? Che nel momento stesso in cui viviamo una situazione di disperazione, una grossa perdita o compiamo un grave sbaglio che ci costa molto in termini di perdite, è allora che diventiamo più forti e cresciamo?

Tutto ciò può essere tremendamente vero, lo credo fermamente anche io. Le più importanti lezioni le ho imparate in questo tipo di situazioni difficili che ho incontrato nella vita e sono state le più grandi occasioni di crescita.

Non possiamo negare però che accanto alle difficoltà incontrate, nessuno di noi ha avuto insuccesso in tutti i campi della propria vita. Magari hai avuto problemi di lavoro, ma ti hanno sempre sostenuto le amicizie ed i famigliari, dove trovavi sempre conforto.

Se hai avuto invece il partner che ti ha lasciato, magari sei uscito di più con degli amici e ti sei applicato di più nel lavoro facendo più carriera. È difficile che una persona subisca dei periodi talmente sfortunati da perdere tutto insieme e riusire contemporaneamente a rimanere comunque indenne, senza avere la necessità di un supporto psicologico.

“Non basta soffrire. Bisogna anche saper soffrire. Solo così il dolore educa, matura, riscatta.” – Roberto Gervaso

Tutto quello che serve è mettersi realmente in ascolto dei loro pensieri, conoscere i loro sentimenti, avere un pò di sensibilità e riuscire a vedere quale è la  loro situazione di partenza.

Infatti la sofferenza può essere utile, ma è una  questione di quantità, di riuscire come un’alchimista ad impiegare tutto nei giusti dosaggi.

A volte vogliamo motivali, spronarli a reagire, vorremmo solo che diventassero più grintosi, ma non sapendo bene come fare, usiamo dei metodi e delle modalità che riescono solo ad allontanarci da loro.

Non possiamo non preoccuparci del loro benessere emotivo prima di occuparci delle regole che dovrebbero rispettare. Per un ragazzo “diverso” è fondamentale avere una buona relazione empatica con le persone intorno a lui, sentirsi accettato per quello che è.

Noi vorremmo proteggerlo dalle difficoltà della vita, ma l’unica buona eredita che possiamo lasciarli è di volersi bene, accettarsi e amare la sua diversità.

Ma tutto questo non è possibile se noi per primi non lo accettiamo, non lo apprezziamo, non lo amiamo proprio perché è diverso, ed invece lo vorremmo normalizzare e conformare ad un modello.

Dato che nella nostra mente esiste un bambino ideale, quando vediamo questi ragazzi la nostra è prevalentemente una sofferenza per il fatto che loro non siano neanche un pò vicini a quel nostro modello.

Ci concentriamo su quello che il ragazzo non sa fare, su quello che non è, su quello che non sa, su quanto non sia come quel nostro ideale, come quello che la società ci dice che dovrebbe essere un ragazzo “normale”.

“Il grande errore umano è di soffrire. Guai agli infelici!  E l’universo trionfa nel cuore di uno scellerato soddisfatto.”   – Jean Rostand

Soprattutto nell’esperienza scolastica viene evidenziata una discrepanza enorme, difficilissima da colmare, tra quello che il ragazzo dovrebbe imparare e quello che realmente impara.

Il nostro sistema scolastico vorrebbe essere inclusivo ma è fortemente competitivo. Premia i risultati e mette in risalto laddove ci sono delle difficoltà, molto spesso provoca danni.

Queste difficoltà scolastiche si aggiungono a quelle già esistenti. Col crescere aumenta la possibilità che il loro equilibrio emotivo e di difficoltà di  socializzazione diventi ancor più precario.

Si aggiungono i turbamenti ormonali, vorrebbero maggiore vicinanza con gli altri ed anche avere più libertà e autonomia dalla famiglia. Necessitano di sentirsi parte di qualcosa, di andare a prendersi il loro spazio nel mondo, di fare le loro prime conquiste.

Ma come è possibile che loro possano fare tutto questo, se non abbiamo insegnato loro ad amarsi ,ad apprezzare le loro qualità, ad avere fiducia nelle loro capacità..?

Soprattutto come possiamo insegnare loro tutto questo, se noi per primi non riusciamo a vedere il bello che c’è nelle loro peculiarità, se non abbiamo fiducia che troveranno la loro strada pur diversa dalle nostre aspettative iniziali, se non trasmettiamo loro la nostra gioia per la loro unicità..?

“Non si può avere compatimento per gli altri, quando abbiamo troppo da soffrire per noi stessi.” – Luigi Pirandello

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà adolescenziali, del bisogno di frustrazioni per crescere, della sofferenza per solitudine dovuta alla diversità.

Se hai avutto invece a che fare con questo argomento da vicino, o con una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

 

GENITORE IDEALE-BAMBINI TERRIBILI

RAGAZZI TERRIBILI

BAMBINI TERRIBILI

Oggi parliamo di bambini terribili, di tutti quei figli che fanno impazzire i propri genitori, di quei bambini ribelli capricciosi, oppositivi, etc. Parliamo di quel tipo di bambino che nel quotidiano è molto diverso dall’immaginario così pieno di aspettative di una futura mamma.

Quel piccolo teppista, così differente da quell’ angioletto che invece sembra sia il bambino dei vicini o della tua migliore amica. Insomma, quello che a volte ti fa pensare “la fortuna, tutta agli altri..?”

Quando si mettono al mondo dei bambini, tutti noi genitori abbiamo numerose aspettative su come vorremmo che sia il nostro figlio e quale risultato vorremmo ottenere attraverso l’educazione.

Abbiamo delle idee piuttosto chiare soprattutto su che tipo di educazione abbiamo deciso di dare ai nostri figli, su ciò che troviamo accettabile oppure no, su quello che faremmo nel caso di capricci e così via.

“L’affetto dei genitori per i figli e dei figli per i genitori può essere una delle più grandi fonti di felicità, ma in realtà al giorno d’oggi i rapporti tra figli e genitori sono, in nove casi su dieci una fonte di infelicità per ambo le parti.” – Bertrand Russell

È innegabile invece che ci sono difficoltà in moltissime relazioni tra adulti e bambini, quindi anche tra genitori e figli. In base all’ esperienza di ognuno o alle proprie convinzioni si tende a pensare che la colpa sia o dell’uno o dell’altro.

Tutti noi siamo stati figli, quindi abbiamo già ben formata una nostra idea su cos’è giusto che un genitore faccia oppure no. Quindi solitamente o riproponiamo lo stesso modello ricevuto oppure l’esatto contrario.

Inoltre, avere un bambino terribile crea anche ulteriori problemi, al di fuori della relazione stessa. Hai mai fatto caso quanto giudizio si ha generalmente nei confronti dei genitori che lamentano le loro difficoltà con i propri figli?

Quanta gioia invece proviamo tutti quando la problematica non ci riguarda. Infatti, siamo tutti felici quando riceviamo complimenti sulla condotta dei nostri figli, quando ci riconosciamo o gli altri ci riconoscono nella definizione di “bravi genitori”, avendo dei bambini identificati come figli ben educati.

“Crescere un figlio richiede molta pazienza. Soprattutto da parte del figlio.” – El Perich

Cosa fare allora quando siamo stremati, stanchi e demoralizzati e magari subiamo anche le critiche di altri. Cosa possiamo fare quando a scuola ci dicono di avere dei bambini problematici o dei bambini maleducati? Cosa fare quando la realtà è così lontana dalle aspettative che avevamo in principio?

Ma soprattutto, perché il virus della ribellione e della disobbedienza non colpisce tutti i bambini ma solo il nostro? Per fortuna c’è un perché. E, voglio tranquillizzarti perché, dato che c’è un motivo, vuol dire che c’è anche una soluzione .

Purtroppo, può anche capitare che, andando alla ricerca di soluzioni, si peggiori la situazione. Spesso si trovano un’infinità di libri che sanno dirti solo cosa non devi fare, dove stai sbagliando, ma che mancano di vere soluzioni.

“I genitori si sono così convinti che gli educatori sappiano ciò che è meglio per i loro figli, che dimenticano che essi stessi sono i veri esperti.” -Marian Wright Edelman 

Siamo purtroppo così insicuri delle nostre capacità che non possiamo che fidarci dei consigli trovati. Alle volte troviamo innumerevoli liste a mo’ di ricettario su come crescere un figlio e queste sono le informazioni più pericolose.

È relativamente semplice stilare una lista di cose da fare e proporle come la soluzione a tutti i mali. Non è per niente difficile vendere una moltitudine di libri dai titoli che propongono soluzioni a tutte le tue difficoltà quotidiane.

Ma cosa succede quando queste ricette non funzionano con tuo figlio? Penso che come minimo inizi a dubitare delle tue capacità di genitore. Oppure ti senti tanto frustrato e non capisci più quale sia la giusta direzione.

Forse inizi a pensare che, se quella era la soluzione miracolosa e con te non ha funzionato deve essere senz’altro colpa tua. Magari è colpa della tua incapacità di applicare dette regole oppure e colpa di tuo figlio e della sua irrecuperabile natura problematica.

Inizi a pensare che probabilmente lui non può essere soltanto un bambino terribile e che non c’è molto altro che tu possa fare fare e che presumibilmente ha qualche problema. Può capitare infatti anche che sia poi identificato e collocato in qualche diagnosi di patologia o disturbo del comportamento.

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero.” – Mitch Albom

Invece non sempre deve andare così. Ci sono soluzioni alternative e fortunatamente sono sempre più numerose.

Se ti dicessi che tuo figlio non vede l’ora di imparare da te, di sapere che si può fidare di te e di seguirti ovunque? Dentro di te lo sai anche tu che ho ragione, che quello che cerco di dire lo senti nel profondo.

O magari vorresti anche crederci, ma sei diffidente perché è così diverso da tutto quello che conosci e che vivi quotidianamente.

Il problema è solo che non c’è la soluzione facile che io possa scriverti qui. Non ti voglio preparare una ricettina con dieci regolette da applicare per tre volte al giorno oppure al bisogno, solo in caso di profonda disperazione.

Però ti posso dire, che tu puoi fare molto per cambiare le cose. È fondamentale che tu capisca che non ti sto dicendo che è colpa tua, che non sei totalmente responsabile di tutto quello che fa tuo figlio.

Lui è un essere a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, questo è innegabile. Ma tu puoi fare molto per voi e puoi aiutarlo a trovare la sua strada per esprimersi al meglio, per esternare ciò che c’è di buono in ogni essere umano, tanto più in un bambino.

“I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando.” – Umberto Galimberti

Ti posso dire però, che prima di preoccuparti di quanto tu sia un bravo genitore di fronte agli altri o di quante regole del galateo tuo figlio abbia memorizzato già, bisognerebbe che tu ti preoccupassi della vostra relazione.

Intendo proprio che dovresti analizzare attentamente che tipo di rapporto hai con il tuo figlio, sapere esattamente quanto si fida di te e di quanto rispetto ha dei tuoi insegnamenti?

Chiediti se riesci ad essere un buon esempio, se utilizzi metodi educativi rispettosi della natura dei bambini, oppure utilizzi le manipolazioni, le punizioni e i ricatti, ahimè come la maggior parte degli adulti.

Cadi anche tu, come molti genitori, nel tranello delle guerre, delle lotte di potere, nell’averla vinta tu per non rischiare di perdere il potere che hai su di lui? Sei proprio convinto che è proprio nato con lo scopo di distruggere la tua serenità? Ti sei mai chiesto il perché si comporta così?

E se lui fosse diventato nel tempo un bambino terribile solo perché non aveva alternative, perché sentiva che la ribellione era l’unico modo per far valere il suo diritto ad avere un’opinione, per poter esprimere un disaggio relazionale oppure per comunicarti che non si sente compreso.

“Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.” – Albert Camus

Allora, dato che tu sei il genitore e conosci meglio di chiunque altro la vostra relazione, io credo che tu non abbia bisogno di ricette miracolose per capire tuo figlio.

Ogni relazione è diversa e non credo che tu abbia bisogno dei consigli degli esperti, ma soltanto di osservarlo di più. Ascolta il tuo intuito per riuscire a capire ciò che ha da dirti e cerca di afferrare la ragione nascosta dei suoi comportamenti.

Ad esempio, molti genitori non vogliono minimamente ascoltare le richieste dei bambini riguardo alle cose che vorrebbero comprare, ne hanno quasi paura.

E se invece sognaste un pò ad occhi aperti insieme, magari facendogli delle domande sui suoi desideri, su ciò che sente che gli manca o che gli piacerebbe fare se avesse una bacchetta magica?

Potresti esternare anche tu i tuoi desideri e magari scopriresti che alcuni potrebbero anche essere realizzati con il tempo.  Raccontarvi i propri sogni e i propri desideri a vicenda, non farà altro che avvicinarvi. Potresti anche scoprire che tornare a sognare come un bambino per un pò non è così terribile.

In ogni caso non serve che tu vada a comprare ogni cosa che ti chiede, ma solo passare del tempo insieme a lui ed essere disponibile ad ascoltarlo. Questo atteggiamento nel tempo potrà portarvi alla conquista di una relazione più empatica.

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.” – Martin Luther King

Ci arrabbiamo perché siamo stressati, stanchi e demotivati, troppe volte insoddisfatti della vita o del lavoro che facciamo. Per approfondire il recupero della relazionecon il tuo figlio, se ti senti stanco e non sai come fare, leggi questo articolo..

Abbiamo bisogno di ritrovare il buono nei nostri bambini, coltivare con loro delle relazioni autentiche, ritrovare la gioia di condividere con loro un sorriso.

Una volta, appena nato c’era, ma poi è successo qualcosa ed ora non c’è più. Invece ci può essere di nuovo, e dipende solo da te. Sei tu l’adulto, quindi sei in grado di fare il primo passo verso di lui…

Prova ad accettare qualche suo piccolo errore senza rimproverarlo, tipo quando non usa la forchetta o quando rovescia il bicchiere a tavola, quando rientra pieno di fango dentro casa, oppure quando dimentica di fare il compito per casa.

Vedendo come ti comporti tu, capisce da solo quando sbaglia e che il suo modo di agire non è il più adatto. Ma ti sarà lo stesso grato per non averlo giudicato e quindi si sarà sentito più accettato, ed intanto impara.

“Il motore che determina nei bambini la capacità di crescere sia emotivamente che fisicamente è proprio questo: il sentimento di protezione.” – Lucia Atto

Sarebbe utile se riuscissi a ricordarti, semmai ti fosse capitato, quanto è stato bello provare quel senso di riconoscenza o quella automatica “voglia di voler bene” alla persona che invece di punirti o umiliarti quando hai sbagliato, con estrema tolleranza  ti ha semplicemente regalato un sorriso.

Ecco, questo potrebbe essere il mio unico consiglio, senza voler elaborare un altro ricettario: prima di sentenziare che lui è sicuramente un bambino terribile, uno problematico o che è una partita persa, ti inviterei a chiederti se una relazione diversa con tuo figlio sia possibile secondo te…

Di cercare di essere più tollerante, accettare il fatto che stia ancora imparando pertanto è scontato che ci siano degli errori da parte sua. Ricordati sempre che sta ancora imparando.

Dagli la possibilità di sbagliare e di correggersi e con il tuo aiuto, di poter rimediare. Sii solo disponibile ad ascoltare i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Anzi, ne avrei un altro di consiglio, di fare tutto questo anche con te stesso!

“Bisogna coltivare, soprattutto nei giovani, il coraggio di ribellarsi.” – Rita Levi-Montalcini

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE –AMARE LA DIVERSITÀ DI TUO FIGLIO

 

Diversità, si possono imparare ad amare le diversità in tuo figlio?

Pur cercando la conformità, la diversità è ovunque, è tutta intorno a noi ed è l’unica cosa che ci accomuna tutti quanti.

E, direi meno male che siamo tutti un pò diversi, altrimenti vivremo in un mondo di manichini.

Nonostante siamo tutti diversi è naturale voler assomigliare agli altri, per un bisogno primario dell’essere umano di sentirsi parte di un gruppo.

“Dio ha fatto gli uomini diversi fra loro perché potessero meglio conoscersi.” – Roberto Gervaso

Il bisogno sociale è uno dei bisogni fondamentali. Essere riconosciuti dai propri simili, provare senso di appartenenza e ricercare sintonia e accettazione è uno dei bisogni primari dell’ essere umano.

Perciò è più che normale voler aderire a pensieri comuni, visioni o credenze comuni, che inevitabilmente ci fanno sentire simili e, di conseguenza, accettati dagli altri.

Inoltre, è difficile sfidare le credenze condivise perché spesso si tende a scambiarle per verità assolute.

“Nella civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più frequente per superare l’isolamento. È un’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.” – Erich Fromm

Quando si tratta di educare i nostri figli però, potremmo avere qualche problema.

Il bisogno di omologare i nostri figli , o anche il tipo di educazione che si impartisce, rischia di non tenere conto delle regolari diversità di ogni bambino.

È tendenza comune voler adeguare tutti i bambini a degli standard comuni. In base all’età “devono” saper fare cose, essere in un determinato modo ed aver acquisito specifiche capacità.

Questo articolo serve per farti riflettere sulle tue azioni, impiegate quotidianamente nell’omologare  e rendere il tuo bambino più somigliante possibile al tuo bambino ideale, ma anche agli altri bambini,  al punto di annullare a volte la sua naturale diversità.

Se proseguendo con la lettura ti renerai conto di averlo fatto, è importante non accusarti o giudicarti, ma semplicemente iniziare ad applicare un modo diverso da quello adottato finora.

La diversità fa paura a tutti e tu non sei immune più di altri. Sicuramente tuo figlio ti perdonerà, perciò perdonati anche tu per primo e fai del tuo meglio da ora in avanti.

“È tempo per i genitori d’insegnare ai giovani che nella diversità c’è bellezza e c’è forza.” – Maya Angelou

Tu hai dentro di te la tua forza, e la tua guida interiore sa quello di cui il tuo bambino ha bisogno. Tu sai riconoscere meglio di chiunque altro le sue personali abilità, la sua unicità e i suoi punti di forza.

Il tuo bambino ha solo bisogno di essere visto per quello che è.

Ha bisogno di essere sostenuto da te, la sua principale figura di riferimento, e di non essere inibito, in modo che lui possa essere accompagnato e guidato alla sua autorealizzazione.

A volte riteniamo troppo scontati i talenti dei bambini e il loro temperamento individuale, e troppo spesso puntiamo il dito sulle loro debolezze.

Insistiamo nel farli diventare “bravi” in tutto, indirizziamo le loro energie sul recupero anziché sul potenziamento.

“È necessario cogliere negli altri solo quello che di positivo sanno darci e non combattere ciò che è diverso, che è “altro” da noi.” – Nilde Iotti

Dovremmo saper guardare alle debolezze come a quelle caratteristiche che non ci appartengono, come una tartaruga che non fa staffette, come un pesce che non vola, come una mucca che non fa le uova.

Se un bambino nasce biondo e non bruno è per te forse un problema?

Allo stesso modo, per qualcuno diventa un dramma dover fare dei calcoli, come per te dover cambiare la gomma dell’auto, per altri è una noia mortale il cucito o stirare, per altri ancora fare puzzle, rebus e persino cantare o disegnare.

“Un tulipano non si preoccupa d’impressionare nessuno. Non lotta per essere diverso da una rosa. Non ne ha bisogno. È diverso. E nel giardino c’è spazio per ogni fiore.” – Marianne Williamson

La natura è perfetta… allora perché darci talenti che non combaciano con il nostro progetto oppure darci solo debolezze di cui non ce ne facciamo nulla?

Perché dovrebbe essere un problema il fatto che si è più portati per una cosa piuttosto che per un’altra?

Questo non vuol dire che non possiamo o non dovremmo imparare un pò di tutto, anzi. Soltanto che questo desiderio deve poter nascere spontaneamente nell’animo di ognuno.

Se il bambino non si è sentito represso, non è stato sminuito, se ha potuto mantenere elevata la sua innata autostima, liberamente cercherà di migliorarsi, di maturare e di conoscere sempre di più cose.

“Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.” – Annie Gottlieb

Dovremmo imparare proprio da loro. I nostri bambini sono i migliori maestri per quanto riguarda l’accettazione della diversità e il rispetto dell’ alterità. Basta guardarli mentre giocano con bambini sconosciuti solo fino a un minuto prima.

Loro non si giudicano, non si paragonano, non si commentano, sono loro stessi e sono sereni. Invece noi sappiamo molto bene che per noi adulti, e tra adulti, non è sempre così.

Succede spesso a scuola, ma succede purtroppo anche a casa. Paragoni con altri compagni o con i fratelli, ricatti o punizioni per ottenere che facciano come vogliamo noi, indurre sensi di colpa per non averci assecondati, giudizio costante sulle loro azioni, poca empatia, etc. creano indicibili danni all’autostima dei bambini.

Loro per natura sono collaborativi, ma il nostro imporci su di loro, farli sentire sbagliati, rende tutto più difficile, creando opposizioni e capricci, trasgressioni alle regole.

“Più si è intelligenti, più si scopre che ci sono uomini originali. La gente comune non trova differenze tra gli uomini.” – Blaise Pascal

Accettare la diversità di ognuno, l’unicità come dono, le peculiarità come caratteristiche apprezzabili, aiuterà tuo figlio a sviluppare una solida autostima e a sentirsi accettato molto di più di quanto possa farlo l’omologazione.

Il bisogno dell’autorealizzazione attraverso l’identità, l’autonomia e l’autostima è un bisogno superiore nella scala di Maslow  rispetto al bisogno di riconoscimento e dell’accettazione sociale.

Anzi è il bisogno più alto in assoluto, quello più maturo e caratteristico delle società e delle persone più evolute.

“Frequentare persone diverse da noi non allarga i nostri orizzonti; serve solo a confermarci nell’idea di essere unici.” – Elizabeth Bowen

L’accettazione e il rispetto per la sua diversità, come quella di chiunque altro, lo tiene al riparo dal bisogno di approvazione e riconoscimento esterno.

In pratica, gli stai insegnando di divenire ciò che già è, che essere se stessi e volersi realizzare, volersi autonomamente migliorare è più importante che conformarsi agli altri e far parte di un gregge per poter esistere.

“La bellezza non risiede nell’uguaglianza, bensì nella diversità.” – Paulo Coelho

Non per ultimo, gli insegnerai così la tolleranza e la capacità di accogliere l’altro. Devo correggermi, in realtà non glielo dovrai insegnare dato che è già innata dentro di noi, ma semplicemente contribuirai a mantenerla viva e concreta nella sua vita.

Se è vero che la poca tolleranza verso la diversità è una delle primarie fonti di infelicità e di conflitti, con un simile modo di essere nei suoi confronti avrai certamente contribuito alla sua futura felicità.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi vorrei che la riportassi nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE -SEI UN BUON ESEMPIO?

SEI UN BUON ESEMPIO?
SEI UN BUON ESEMPIO?

TI SEI MAI CHIESTO SE SEI UN BUON ESEMPIO PER TUO FIGLIO, O CONTINUI A DARE LA COLPA AI NONNI, ALLA SCUOLA O ALLA TV…?

 

Sii te stesso; tutti gli altri sono già occupati. (Anonimo – attribuito a Oscar Wilde)

 

La condizione di base per essere un buon educatore è di essere prima di tutto un buon esempio. Praticare ciò che si cerca di trasmettere, essere autentici e coerenti, garantisce nel tempo una buona riuscita della relazione.

Questo è particolarmente vero nei rapporti tra genitori e bambini, perché questo tipo di atteggiamento non soltanto influirà la formazione delle convinzioni, della fiducia negli altri, quindi del carattere, ma sarà determinante per le loro future relazioni.

Essere per i bambini un riferimento di fatto ci carica di un’enorme responsabilità. Potremmo in effetti sentire come eccessivamente  gravoso il nostro compito di adulto educante (vale ovviamente come sempre per i genitori ma anche per insegnanti, maestri etc.).

La cosa più facile di questo mondo è essere ciò che siamo, mostrare ciò che proviamo. (Leo Buscaglia, Amore, 1972)

La grossa responsabilità che proviamo quindi ci può creare non pochi problemi. Ad esempio potremmo evitare di mostrare le nostre reali emozioni, perché siamo convinti di dover essere sempre perfetti , e mostrarsi indecisi o arrabbiati ci farebbe sembrare deboli agli occhi dei bambini.

Abbiamo paura di mostrarci per ciò che siamo e di esprimere quello che proviamo innanzitutto per il timore di perdere la nostra autorità. Il problema è che ci riesce molto male visto che nella comunicazione intervengono altri aspetti oltre alle parole che diciamo.

Il linguaggio verbale, che indica ciò che si dice, la scelta delle parole, la costruzione logica delle frasi e l’uso di alcuni termini rispetto ad altri è solo una delle componenti della comunicazione.

La componente paraverbale è invece il modo in cui qualcosa viene detto. Ci si riferisce al tono, alla velocità, al timbro, al volume della voce etc. o all’uso della punteggiatura nella scrittura.

Inoltre c’è anche una componente non verbale, il famoso linguaggio del corpo, che riguarda tutto quello che si trasmette attraverso la propria postura, i propri movimenti, il modo di vestire etc.

Questo non sarebbe così grave, se non fosse che quello che diciamo a parole, quindi con il linguaggio verbale è appena il 7% decisamente insignificante rispetto al 93% totale degli altri tipi di comunicazione, quindi di ciò che non si dice.

Il difficile è vivere realmente la propria vita, senza recitarne un’altra che ci protegga da essa. (Mauro Parrini, A mani alzate, 2009)

Questo è solo un esempio di quanto è difficile insegnare agli altri ciò che non si è realmente.

Trasmettere delle abitudini che non condividiamo, insegnare competenze in cui non crediamo, educare imponendo pratiche che non esercitiamo, inculcare quello che proclamiamo senza però in realtà praticarlo è un’impresa ardua e demoralizzante e non può altro che fallire miseramente.

Abbiamo moltissime difficoltà ad accettare che non sempre riusciamo ad essere un buon esempio.

In effetti capita frequentemente di lamentarci che non ci spieghiamo proprio come mai questi bambini si comportano diversamente da quanto noi vorremmo, nonostante tutti i nostri buoni insegnamenti e ramanzine varie messe in atto quotidianamente.

Dare la colpa ai nonni perché li viziano, all’altro genitore perché fa l’amico/a e non impone regole, alla famiglia se invece si tratta di insegnanti, ci esonera dalla responsabilità di essere e sentirci educanti o diseducanti nei confronti dei bambini.

Vivere è l’arte di diventare quello che si è già. (Fabio Volo, Il tempo che vorrei, 2009)

Possiamo allora smettere di prenderci in giro per un pò e provare ad osservarci, nei nostri atteggiamenti, nei nostri modi di fare, nelle cose che diciamo. Quanto ciò che diciamo rispecchia la realtà di quello che realmente siamo?

E se voglio insegnare a dire la verità, non dovrei io per primo/a essere un modello di verità?

Se voglio che l’altro sia rispettoso, forse io per primo/a non dovrei imparare a rispettare l’altro?

Se voglio che sia gentile come non debba essere gentile per primo/a?

Questo è un principio che vale il tutte le fasi della vita, ma è ancor più importante, anzi è fondamentale nella prima infanzia.

Se vogliamo avere la possibilità di costruire una buona relazione con i nostri bambini e dare loro una buona educazione senza tutte le strategie faticose e poco efficaci della manipolazione, dell’imposizione, delle punizioni, non possiamo ignorare Maria Montessori.

Non possiamo sottovalutare l’importanza del nostro comportamento quando ci dice che i bambini si formano a spese dell’ambiente…

Non possiamo sfuggire alle nostre responsabilità quando sappiamo che i bambini hanno una mente assorbente…

Però sei libero di continuare ad arrabbiarti con gli altri, incolpare i bambini di essere disubbidienti e utilizzare le punizioni o altre tecniche e prediche varie.

Se ti senti tenuto ad aderire sempre alle norme, sei destinato a una vita di schiavitù emozionale. Ma la nostra cultura insegna che è male disubbidire, che non si deve mai far nulla che vada contro le regole. L’importante è che stabilisca tu quali sono le regole che funzionano e che sono necessarie per preservare l’ordine nella nostra cultura, e a quali invece è lecito disubbidire senza danno per te o per gli altri. Non è redditizio ribellarsi per il gusto della ribellione, mentre giova assai essere se stessi e vivere la propria vita secondo la propria scala dei valori. (Wayne Dyer, Le vostre zone erronee, 1976)

Dovremmo decidere prima di tutto quello che per noi è realmente importante, capire quali sono i nostri valori e cercare di perseguire la propria strada seguendo la personale guida interiore.

In questo modo si possono compiere azioni basate su comportamenti autentici e diventare una guida coerente e un buon esempio, insegnando attraverso il comportamento senza fatica.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE – RELAZIONE EMPATICA

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

 

TI SEI MAI CHIESTO COME DOVREBBE ESSERE IL GENITORE IDEALE?

GENITORE IDEALE- RELAZIONE EMPATICAJPEG

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo”. (Sigmund Freud, Un ricordo d’infanzia tratto da “Poesia e verità” di Goethe, 1917)

La preoccupazione principale di un genitore che vuole essere un buon genitore, anche di chi non necessariamete vuole essere il genitore ideale, è quella di fare del suo meglio nel educare i propri figli. E su questo non ci sono dubbi.

Tutti i genitori amano i propri figli e vogliono il meglio per loro, è molto raro che non sia così. Allora perché è così difficile farlo e i risultati così poco soddisfacenti, lungi dall’essere all’altezza delle nostre aspettative, nonostante i sacrifici e l’ impegno quotidiano messo in atto?

“Il vero perfetto Papà non delega del tutto alla mamma la diseducazione e rovina del proprio figlio.” (Aldo Busi, Manuale del perfetto papà, 2001)

 

È evidente che stiamo sbagliando qualcosa. Anche se non credo che ci sia una ricetta miracolosa che possa insegnare come far crescere figli totalmente felici e con tutte le carte in regola per esserlo per tutta la vita, ho la certezza che possiamo modificare alcune cose che nel lungo termine possano migliorare drasticamente sia il rapporto con i nostri figli che favorire la loro crescita armoniosa.

“Visto che non puoi cambiare i tuoi figli, proponi loro un’altra madre.” (Christiane Collange, Io, tua madre, 1985)

 

La principale occupazione per una neo mamma e l’assunzione di un’assoluta responsabilità della vita di suo/a figlio/a. Quindi si preoccupa di nutrirlo/a, di curarlo/a e di provvedere a tutte le sue necessità. Lo fa talmente bene, che in alcuni casi si dimentica addirittura di se stessa e delle proprie necessità.

Se ci si fa caso però, fin da piccoli le domande ricorrenti quando i figli vengono affidati ad altre persone, sono “ha mangiato?”, “ha fatto i bisogni?”, “ha dormito?” etc.

“Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti.” (Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, 1975)

 

Come genitori però, oltre a preoccuparci per le loro necessità fisiche, soprattutto ci preoccupiamo della loro standardizzazione. Siamo tutti affetti dalla stessa “malattia”: educare prima possibile dei figli ubbidienti, che ci facciano sentire bravi genitori, fieri di loro e dei loro comportamenti all’interno della società.

Quindi, anche e soprattutto che non ci espongano al giudizio della scuola o degli altri genitori, che purtroppo sono spesso prontissimi a criticarci per sentirsi anche loro un po’ migliori. A loro volta soffrono della nostra stessa “malattia”, quindi hanno anche loro bisogno di sentirsi bravi attraverso i risultati ottenuti tramite il comportamento dei bambini e non giudicati dagli altri.

In realtà quello che ci interessa e che è veramente importante per noi adulti è evidente dal modo in cui li trattiamo e da come ci rivolgiamo loro. A mano a mano che crescono, il nostro interesse si sposta infatti dalle loro necessità fisiche verso le necessità di standardizzazione, attraverso l’ubbidienza e la capacità di assunzione degli obblighi: “Hai fatto i compiti?”, “che voto hai preso tu…, e gli altri?”, “ non aiuti mai in casa, devi essere più responsabile, alla tua età io…”, “devi riordinare la tua stanza, se arriva qualcuno…”, etc.

“Anche il più turbolento, il più violento, il più ribelle dei figli è tale solo con l’espressa autorizzazione del padre, ed è il padre che, per una ragione a lui ignota, ha bisogno di quel sobillatore, di quella spina piantata nel cuore della famiglia.” (Muriel Barbery, Estasi culinarie, 2000)

 

Questo approccio, questa necessità di responsabilizzarli in tutti i modi prima possibile, crea non poche difficoltà agli adulti.

Ci si sente costantemente sotto pressione, dovendo ottenere determinati risultati stabiliti in qualche modo dall’esterno. Inoltre si devono fare i conti anche con la ribellione e le resistenze da parte del bambino, sia perché lo percepisce come una violenza alla sua natura, al suo libero e vero modo di essere, sia perché avverte l’urgenza e il nervosismo del genitore.

“Quando tua madre ti chiede: “‘Vuoi un consiglio?'” si tratta di una pura formalità. Non importa se rispondi sì o no, te lo darà comunque.” (Erma Bombeck, cit. su The Week, 2002)

 

Personalmente, adoro tutti quei bambini che lottano quotidianamente contro delle modalità poco consone alla loro natura, contro metodi poco rispettosi dei loro bisogni, che hanno il coraggio di subire punizioni per far valere il loro diritto di esprimere il sentire interiore e, che non si piegano al volere del adulto senza aver almeno provato ad affrontarlo.

Lo so, con questo alcuni non saranno d’accordo, anzi forse la maggioranza, ma non importa. Questo sito esiste per questo, per cercare di piantare dei piccoli “semi di dubbio” nelle vostre menti, che nel tempo porteranno frutto (forse…, lo spero) almeno nel cuore di alcuni.

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.” (Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 1988)

 

Ma allora, mi chiedo perché non provare, per qualche giorno almeno, a concentrarci su altro, a vedere se ci sono cose da fare con modalità diverse da quelle che abbiamo già utilizzato finora?

Ad esempio se soltanto ci facessimo influenzare un pò meno da ciò che gli altri ci dicono che sia il giusto modo di educare…?

Se soltanto ci allontanassimo un pò dai canoni richiesti dall’attuale società e ascoltassimo un pò di più quello che risuona dentro di noi come verità..?

Se soltanto cercassimo di più quell’istinto materno o paterno che è insito nella natura umana…?

“Una bambina a cui fu chiesto dove fosse casa sua rispose: <<Dove c’è la mamma>>.”(Keith L. Brooks, cit. in Stories for the Family’s Heart, 1998)

 

Vorrei proporre un suggerimento che qualsiasi adulto può facilmente provare e verificarne subito l’efficacia o meno. La prossima volta che vedrai tuo figlio tornare da scuola (vale anche per gli insegnanti con i propri alunni), prova a sorridergli, a gurdarlo negli occhi, dirgli che sei contento/a di vederlo e chiedergli semplicemente come si sente.

Puoi provare con un’infinita gamma di domande, tutte ugualmente efficaci, ad esempio: “Hai avuto una buona giornata?”, “che sfide hai dovuto affrontare oggi?” (è scontato che ne abbia affrontato almeno una), “qual’è il tuo desiderio più grande in questo momento?”

Per mia esperienza personale, vi posso assicurare che assisterete a dei veri e propri miracoli, oltrettutto se protratto nel tempo. 😉

“Una buona madre vale cento maestri, perché questi vi istruiscono, mentre la mamma vi educa il cuore col sentimento.” (Angelo Mazzoleni, Il carattere nella vita Italiana, 1878)

 

Quanto detto finora non vuole assolutamente passare il messaggio che non è importante il fatto che i nostri bambini crescano educati, che il nostro ruolo non preveda degli insegnamenti e delle regole da impartire, in sostanza che diventino dei bravi cittadini futuri. Assolutamente no.

Ma è importante e molto più appagante, sia per noi che per loro, nonché una sicurezza della buona riuscita della relazione, che ci si preoccupi della persona per prima cosa in assoluto, e della sua emotività.

Una volta creata una buona relazione empatica, l’ insegnamento di qualsiasi cosa sarà facilitato e addirittura, in moltissimi casi automatico, senza fatica, senza necessità di urla o rimproveri.

“La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli.”  (Democrito, Frammenti, V-IV sec. a.e.c.)

 

Essere disponibili nei loro confronti, fargli capire che sono importanti per noi, che proviamo piacere ad occuparci di loro e del loro avvenire, che siamo felici di passare del tempo insieme a loro, renderà questi piccoli cuccioli d’uomo, future persone sicure di sé, con una buona autostima, in grado di riconoscere e praticare l’amore, l’unica virtù veramente necessaria a vivere una vita piena e con sane relazioni.

Provare per credere… non ti chiedo mica di fidarti di ciò che dico io. Ricorda solo che non hai nulla da perdere e che in pocchi giorni non potrà diventare un selvaggio. Se non sarai soddisfatto, potrai ritornare velocemente alle modalità precedenti, fatte di ricatti, manipolazioni e imposizioni… Buona pratica!

Spero che l’articolo ti abbia fatto riflettere anche solo un pò sulle modalità educative messe in atto da te o da altri che conosci e in qualche modo sia riuscita a piantare quel “piccolo semino dubbioso” da qualche parte dentro te stesso/a.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi ti chiederei di riportarle nei commenti qui sotto. Grazie!

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A presto!