GENITORE IDEALE – TI MERITI LA SUA FIDUCIA?

GENITORE IDEALE – QUANTA FIDUCIA HA IN TE?

Fiducia, che bellissima cosa, quando c’è… La fiducia è uno degli argomenti che più mi sta a cuore, lo considero uno dei fattori più importanti per costruire un’ottima relazione in generale, tanto più quando parliamo di bambini.

Pertanto, avendo io fiducia che questo sia un argomento che sta a cuore anche a te ;-), come avrai ben intuito, l’argomento di oggi sarà appunto la fiducia.

“Ciò che conta è avere sempre fiducia nel prossimo: può farcela da solo.” – Mirko Badiale 

Parliamo di fiducia solo perché in assoluto, è l’elemento principale in grado di garantire il successo di tutte le tue relazioni. Ma in questo caso parliamo dei bambini e quindi della nostra relazione con loro.

È il sogno di ogni genitore che i propri bambini siano ubbidienti, che l’ascoltino, che  abbiano fiducia in lui e che lo rispettino.

Concorderai con me anche sul fatto che, fintanto che sono piccoli, i nostri figli pendono dalle nostre labbra e prendono per buono tutto ciò che diciamo.

Giustamente, vogliamo essere rispettati, vogliamo che loro si fidino di noi, vogliamo che ci ascoltino ed eseguano quello che gli chiediamo.

“La fiducia non si impone, si ispira.”- Salvatore Canals 

La fiducia, accanto al rispetto e alla libertà personale, è uno degli ingredienti principali dell’amore.

Non può esistere amore senza il rispetto per l’altro e senza una fiducia quasi totale nell’altro. Altrimenti ci sarebbe sempre una resistenza, una limitazione, un rapporto incompleto e non totalmente autentico.

E quale amore può essere più grande di quello tra genitori e figli..?

Infatti, i nostri figli sono veri maestri di un amore profondo e incondizionato, e ce lo dimostrano attraverso la totale fiducia che ripongono in noi.

“Pochi riescono a dare vera fiducia, questo fa che pochi siano amati.”- Guido Ceronetti

Spero che tu non sia tra coloro che pensano sia corretto imporre ai bambini di doverci dare la loro fiducia e di pretendere il loro rispetto solo per il nostro status di genitori o per la nostra presunta superiorità data l’età anagrafica maggiore.

A mano a mano che crescono però può capitare che si allontanino da noi, che diminuisca gradualmente la fiducia che invece prima nutrivano incondizionatamente nei nostri confronti.

Eppure, purtroppo spesso hanno ragione loro, non sempre ce la meritiamo, non sempre riusciamo a comportarci nel migliore dei modi. Parlo di un modo da favorire e preservare nel tempo la loro fiducia incondizionata.

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo.” – Sigmund Freud

Come dicevamo, loro si fidano di noi, fin dalla nascita siamo il loro unico punto di riferimento. È fondamentale chiederci però se noi lo facciamo a nostra volta con loro. Noi rispettiamo loro e abbiamo la stessa fiducia che hanno loro in noi?

Non colpevolizzarti se ti è capitato qualche volta di averlo trattato in maniera poco rispettosa ad esempio paragonandolo ad altri, oppure giudicandolo.

Non è sicuramente per cattiveria che quella volta non hai creduto in lui e non gli hai dato modo di rimediare quando ha sbagliato, ma hai reagito semplicemente urlando e perdendo la calma.

Non è nemmeno perché tu non ami il tuo bambino che non hai ascoltato le sue vere motivazioni, ma l’hai punito perché così avrebbe imparato la lezione.

“La fiducia è la forma più alta di motivazione umana. Fa emergere quanto c’è di meglio in assoluto nelle persone.” -Stephen Covey

Ho chiesto a mio figlio quale sia secondo lui la caratteristica essenziale perché un genitore non perda la fiducia dei suoi bambini.

Sai che mi ha risposto..? “Le bugie mamma, non deve dire bugie. Deve provare a mantenere sempre le promesse fatte”. È curioso quanto siamo distratti, quanto è facile rovinare tutto per così poco.

Tra l’altro anche lui concorda che si tratti di una caratteristica presente nei bambini fin dalla nascita. Mi ha detto, “Certo che ci si fida già alla nascita, come si fa a non fidarsi di chi ti ha portato nella pancia per 9 mesi e ti ha nutrito tutto il tempo?”

Magari semplicemente non ci hai pensato prima. Oppure ti hanno insegnato che utilizzando delle modalità diverse avresti ottenuto lo stesso la fiducia e il rispetto di tuo figlio. O magari pensavi che sia comunque suo dovere rispettarti anche quando sbagliamo, perché i figli devono essere rispettosi a prescindere.

E se incominciassimo ad essere più attenti al nostro atteggiamento, creando delle relazioni più empatiche, fondate più sui legami e un pò meno sull’educazione intesa come impartizione di regole.

“In ogni cosa, la fiducia che si sa ispirare costituisce la metà del successo. La fiducia che si avverte è l’altra metà.” -Victor Hugo

Credi davvero che se tu rispettassi i suoi bisogni ascoltandolo e non giudicando a priori non avrebbe più fiducia in te?

Credi davvero che se tu se fossi una persona equilibrata che sa gestire le proprie emozioni, tuo figlio non ti rispetterebbe di più e quindi non avrebbe più fiducia in te?

Ti svelo un segreto, anzi due… ok, va bene, sono cinque… 🙂

  1. Tuo figlio ti rispetta e si fida di te se lo ascolti senza pregiudizio, senza giudicarlo a priori, ma  ascoltando le sue vere motivazioni e i suoi sentimenti. Se sei disposto ad ascoltare senza giudicare si fiderà di raccontarti anche cose che normalmente nasconderebbe per evitare punizioni.
  2. Tuo figlio perde la fiducia in te e non ti rispetta più se lo umili paragonandolo agli altri, ma al contrario apprezza la sua unicità ed i propri sforzi. Perché se sbaglia è solo perché ancora non ha imparato come si fa. Insegnagli a rimediare, non l’ha mica fatto apposta perché voleva sbagliare di proposito.
  3. Tuo figlio non perde la fiducia se sai mantenere la calma, anche quando devi dire di no. Se riesci a controllare la tua frustrazione e sai gestire anche la sua frustrazione e magari anche il suo rifiuto, lo porterai ad assecondarti senza che lui provi a calpestare la tua autorevolezza.
  4. Se tu hai fiducia in te stesso, se credi nelle tue capacità senza giudicarti tutto il tempo, se sei fermo e  coerente con ciò che dici, lui ti prenderà come modello e si fiderà delle tue indicazioni.
  5. Abbi fiducia di ciò che senti dentro, solitamente è giusto, è questa la tua vera guida. La fiducia è costruita sull’esperienza del successo. Prova e riprova, aggiusta il tiro e ogni volta lasciati guidare dai risultati che ottieni. Non ci sono ricette perfette che devi seguire, ma semplicemente ascoltarti e ascolta lui.

“L’uomo diventa spesso ciò che crede di essere. Se si continua a dire che non si riesce a fare una certa cosa, è possibile che alla fine si diventi realmente incapaci di farla. Al contrario, se ha fiducia di poterla fare, acquisterà sicuramente la capacità di farla, anche se, all’inizio, magari non ne era in grado.” – Mohandas Gandhi

A proposito, sapevi che in base a quanto noi crediamo in loro e a quello noi pensiamo sul loro conto, il nostro pensiero e le nostra convinzione si rivelerà determinante per il successo o l’insuccesso dei nostri figli?

Per approfondire questo aspetto anche in relazione alle performance scolastiche, ti consiglio di leggere questo mio articolo sull’effetto PIGMALIONE.

Noi genitori siamo determinanti nella formazione del carattere dei nostri figli e di come affronteranno la vita. In alcuni momenti, ahimè, la vita sarà poco clemente e non c’è regalo più grande che gli puoi fare oggi che insegnargli ad avere fiducia.

Fiducia in te, come porto sicuro dove fare ritorno dopo ogni avventura. Fiducia in se stesso per affrontare senza paura le difficoltà della vita. Fiducia negli altri per poter sperimentare l’amore.

“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia. – Madeleine Ouellette”-Michalska

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà che hai nel rapporto con i tuoi figli, del tipo di relazione che attualmente vivete.

Se hai avutto invece a che fare con divergenze e perdita di fiducia per una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

 

GENITORE IDEALE -SOFFERENZA PER LA DIVERSITA’

In questi giorni, mentre stavo leggendo un libro sull’ adolescenza di ragazzi con la sindrome di Asperger, ho avuto conferma di alcune cose sulle quali avevo molto ragionato ultimamente, una di queste è la sofferenza.

Ho sempre pensato che una qualsiasi diagnosi crei una percezione di diversità, che possa aumentare alcune problematiche già presenti nelle nostre vite quotidiane, come in questo caso, la sofferenza di essere o di sentirsi appunto “diversi”, come se la diversità fosse necessariamente un difetto.

In effetti in questo libro si parla di varie problematiche, attraverso anche il racconto della storia vissuta da un ragazzo dall’infanzia, passandro per la preadolescenza ed anche poi, nell’adolescenza.

Così ho avuto ulteriore conferma di quello che ho sempre pensato, su una terribile sofferenza causata soprattutto dalla solitudine, dovuta al fatto di sentirsi diversi.

“La sofferenza peggiore è nella solitudine che l’accompagna.”- André Malraux (La condizione umana, 1933)

Una solitudine forzata, una non appartenenza al gruppo dei “normali”, una sofferenza causata primariamente dal sentirsi diversi, molto più che dal venire trattati da diversi, rischio che aumenta notevolmente in presenza di patologie o di disturbi di qualsiasi tipo, sia visibili che non.

I cosiddetti ragazzi “normali” possono vivere il periodo adolescenziale con tutte le sue difficoltà, ma con una grande certezza, quella di appartenenza ad un gruppo di loro simili, indipendentemente che si tratti del gruppo famiglia, gruppo d’amici o gruppo d’aggregazione sociale.

Può succedere ad esempio di vivere una situazione di incomprensione o di conflitto con la famiglia, ma loro prendono comunque vigore da un forte e stabile senso di appartenenza con il gruppo dei coetanei, un’unione che fortifica perché simili tra loro.

“Le sofferenze, dicono, migliorano l’uomo. Visti i risultati, proverei con la felicità.” – Pino Caruso

Ma ti sei mai chiesto cosa succede quando il ragazzo è diverso, si sente diverso o viene trattato diversamente e non riesce a inserirsi in un gruppo di suoi simili e creare quell’aggregazione e quel senso di sicurezza e di forza che solo l’unione di un gruppo di pari può darti?

Ogni giorno si sente come un alieno sulla terra, ancor più quando, trovandosi alle porte dell’adolescenza, il ragazzo acquisisce più consapevolezza della sua diversità.

Credo che questo provochi una sensazione di solitudine, come quando all’improvviso ci si trova completamente da soli catapultati in un paese straniero, dove non si ha nessuno e dove non si riesce neanche a comunicare nella lingua locale.

La sofferenza è aumentata ulteriormente dalla consapevolezza che non è un soggiorno temporaneo ma, al contrario la permanenza in quel paese straniero della sua “diversità” è definitiva. Un paese dove non esiste la certezza di una possibile integrazione imparando una nuova lingua per potersi fare dei nuovi amici.

Una sofferenza dovuta alla consapevolezza della quasi certezza che probabilmente non esiste una cura per riuscire in un prossimo, o forse nemmeno in un lontano futuro, di poter ritornare nel paese della “normalità”.

“Se fosse vero che le sofferenze rendono migliori, l’umanità avrebbe raggiunto la perfezione.”  – Alessandro Morandotti 

Ecco che, se è quasi normale che nell’adolescenza ci troviamo a dover affrontare varie problematiche di tipo psicologico, nei ragazzi “diversi” la depressione è quasi certa.

Ma come facciamo ad educare gli adulti che hanno interazioni con questi ragazzi, che non li capiscono e che spesso sono convinti che la sofferenza faccia loro solo bene, che la sofferenza rafforzi il carattere e che li tempri, che in qualche modo hanno bisogno di essere preparati alla vita che verrà?

Serve capire che la frustrazione derivante dall’insuccesso di qualsiasi tipo, in una situazione dove l’insuccesso è quotidiano e dove è diventato la norma, non tempra per niente ma anzi, riesce solo a far abbassare ulteriormente l’autostima e la capacità di credere in se stessi.

Serve capire che una frustrazione per dei desideri non realizzati, in una situazione dove il ragazzo non è per nulla contento di come sta andando la  sua vita, non lo rende ragazzo viziato, ma semplicemente li rende il quotidiano un pò più soddisfacente, dandoli più carica per affrontare un nuovo giorno di insoddisfazione, di insuccesso e di “diversità”.

Non è vero che la sofferenza nobilita il carattere; la felicità a volte lo fa, ma la sofferenza, il più delle volte, rende gli uomini meschini e vendicativi. – William Somerset Maugham

Non è forse vero che siamo tutti convinti che la frustrazione, l’insuccesso, la privazione ci rendano più forti? Che nel momento stesso in cui viviamo una situazione di disperazione, una grossa perdita o compiamo un grave sbaglio che ci costa molto in termini di perdite, è allora che diventiamo più forti e cresciamo?

Tutto ciò può essere tremendamente vero, lo credo fermamente anche io. Le più importanti lezioni le ho imparate in questo tipo di situazioni difficili che ho incontrato nella vita e sono state le più grandi occasioni di crescita.

Non possiamo negare però che accanto alle difficoltà incontrate, nessuno di noi ha avuto insuccesso in tutti i campi della propria vita. Magari hai avuto problemi di lavoro, ma ti hanno sempre sostenuto le amicizie ed i famigliari, dove trovavi sempre conforto.

Se hai avuto invece il partner che ti ha lasciato, magari sei uscito di più con degli amici e ti sei applicato di più nel lavoro facendo più carriera. È difficile che una persona subisca dei periodi talmente sfortunati da perdere tutto insieme e riusire contemporaneamente a rimanere comunque indenne, senza avere la necessità di un supporto psicologico.

“Non basta soffrire. Bisogna anche saper soffrire. Solo così il dolore educa, matura, riscatta.” – Roberto Gervaso

Tutto quello che serve è mettersi realmente in ascolto dei loro pensieri, conoscere i loro sentimenti, avere un pò di sensibilità e riuscire a vedere quale è la  loro situazione di partenza.

Infatti la sofferenza può essere utile, ma è una  questione di quantità, di riuscire come un’alchimista ad impiegare tutto nei giusti dosaggi.

A volte vogliamo motivali, spronarli a reagire, vorremmo solo che diventassero più grintosi, ma non sapendo bene come fare, usiamo dei metodi e delle modalità che riescono solo ad allontanarci da loro.

Non possiamo non preoccuparci del loro benessere emotivo prima di occuparci delle regole che dovrebbero rispettare. Per un ragazzo “diverso” è fondamentale avere una buona relazione empatica con le persone intorno a lui, sentirsi accettato per quello che è.

Noi vorremmo proteggerlo dalle difficoltà della vita, ma l’unica buona eredita che possiamo lasciarli è di volersi bene, accettarsi e amare la sua diversità.

Ma tutto questo non è possibile se noi per primi non lo accettiamo, non lo apprezziamo, non lo amiamo proprio perché è diverso, ed invece lo vorremmo normalizzare e conformare ad un modello.

Dato che nella nostra mente esiste un bambino ideale, quando vediamo questi ragazzi la nostra è prevalentemente una sofferenza per il fatto che loro non siano neanche un pò vicini a quel nostro modello.

Ci concentriamo su quello che il ragazzo non sa fare, su quello che non è, su quello che non sa, su quanto non sia come quel nostro ideale, come quello che la società ci dice che dovrebbe essere un ragazzo “normale”.

“Il grande errore umano è di soffrire. Guai agli infelici!  E l’universo trionfa nel cuore di uno scellerato soddisfatto.”   – Jean Rostand

Soprattutto nell’esperienza scolastica viene evidenziata una discrepanza enorme, difficilissima da colmare, tra quello che il ragazzo dovrebbe imparare e quello che realmente impara.

Il nostro sistema scolastico vorrebbe essere inclusivo ma è fortemente competitivo. Premia i risultati e mette in risalto laddove ci sono delle difficoltà, molto spesso provoca danni.

Queste difficoltà scolastiche si aggiungono a quelle già esistenti. Col crescere aumenta la possibilità che il loro equilibrio emotivo e di difficoltà di  socializzazione diventi ancor più precario.

Si aggiungono i turbamenti ormonali, vorrebbero maggiore vicinanza con gli altri ed anche avere più libertà e autonomia dalla famiglia. Necessitano di sentirsi parte di qualcosa, di andare a prendersi il loro spazio nel mondo, di fare le loro prime conquiste.

Ma come è possibile che loro possano fare tutto questo, se non abbiamo insegnato loro ad amarsi ,ad apprezzare le loro qualità, ad avere fiducia nelle loro capacità..?

Soprattutto come possiamo insegnare loro tutto questo, se noi per primi non riusciamo a vedere il bello che c’è nelle loro peculiarità, se non abbiamo fiducia che troveranno la loro strada pur diversa dalle nostre aspettative iniziali, se non trasmettiamo loro la nostra gioia per la loro unicità..?

“Non si può avere compatimento per gli altri, quando abbiamo troppo da soffrire per noi stessi.” – Luigi Pirandello

Raccontami cosa ne pensi delle difficoltà adolescenziali, del bisogno di frustrazioni per crescere, della sofferenza per solitudine dovuta alla diversità.

Se hai avutto invece a che fare con questo argomento da vicino, o con una tua personale esperienza, mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

maria montessori

SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

Nella scuola di oggi, regnano le difficoltà d’apprendimento. Nelle classi sono più i ragazzi con diagnosi (o senza diagnosi, ma che ne avrebbero bisogno), di quelli cosiddetti “normali”. Tra le numerose diagnosi troviamo termini come sindrome, deficit e disturbo.

Una cosa in particolare accomuna però tutti questi termini. Sono tutti rigorosamente di carattere neurologico e gestiti tutti dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Si hai capito proprio bene, sono portatori di diagnosi di ogni tipo dovute a disturbi e deficit neurologici. Non nascondiamoci dietro ad un dito e diciamo le cose come stanno, in poche parole, a questi figli “non funziona bene il cervello”.

Ok, ora basta, ora torno ad essere me stessa. Che ci sono dei problemi non lo nega nessuno. Siamo veramente alle prese con mille difficoltà di apprendimento, ma che puntualmente cerchiamo di risolvere con un’unica soluzione, a parer mio, sbagliata.

“Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino”. – Maria Montessori

Proviamo a vedere perché dico che le soluzioni proposte sono sbagliate… Prima di tutto, qualsiasi soluzione che noi possiamo pensare di mettere in atto, non deve creare più problemi di quelli che avevamo in partenza e deve essere anche sostenibile.

Spesso, per ottenere dei programmi di studio personalizzati, ausili a supporto della didattica o altri strumenti compensativi o dispensativi che siano, in realtà etichettiamo creando solo una diversità che fa male, molto male al bambino.

Abbiamo bisogno di aiutare il ragazzo ad apprendere, ma allo stesso tempo lo mettiamo in condizione di sentirsi diverso dai compagni, incapace di imparare come gli altri, quindi automaticamente con problemi.

Più che in altri momenti della vita, nel periodo scolastico c’è una grande fragilità dovuta alla personalità che si sta ancora concretizzando. I ragazzi hanno un forte desiderio di riconoscimento sociale e nasce il bisogno di appartenenza, la voglia di fare gruppo.

Abbiamo bisogno di aumentare gli strumenti e le strategie per aiutarli a recuperare la dove ci sono difficoltà, ma c’è necessità di creare una scuola inclusiva.

Tutte queste modalità diverse, strumenti diversi, sicuramente utili per favorire l’apprendimento, dovrebbero essere a disposizione di tutti e non solo del “soggetto con difficoltà”.

Se ci sono canali multipli che permettono di arrivare allo stesso risultato, cioè ad apprendere una determinata abilità o competenza, perché dobbiamo ostinarci ad utilizzarne sempre solo uno e fare una deroga solo per lui, “quello diverso”?

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande.” -Maria Montessori

Siamo presuntuosi, non li ascoltiamo… noi sappiamo già tutto quello di cui loro hanno bisogno e loro devono ascoltarci e fare ciò che noi abbiamo deciso per loro. Più loro si conformano alle nostre indicazioni, più siamo soddisfatti della nostra capacità di “educarli”.

Peccato che non si tratta di educazione ma di addomesticamento, di esercitare il nostro potere su di loro.

L’adulto non ascolta e non capisce il bambino, quindi è in una lotta continua con lui. Guerre di potere per ottenere la loro attenzione, per ottenere il loro silenzio in aula, per ottenere la loro ubbidienza, per ottenere il loro rispetto…

Si pretende il rispetto, avvalendosi solamente di un ruolo che è vero, ne è portatore in se stesso, ma che non dovrebbe essere questa l’unica motivazione del rispetto che loro dovrebbero nutrire nei nostri confronti.

Ma se togliessimo tutti gli strumenti di potere dalle mani degli adulti, in qualche modo gli insegnanti sarebbero costretti a trovare delle strade alternative.

Se provassimo ad eliminare i voti, le verifiche, le note sul registro, cosa rimarrebbe in possesso dell’insegnante per esercitare il suo potere sull’alunno? Esatto, nulla!!!

“C’è troppo poco umorismo nelle nostre scuole e certamente ce n’è troppo poco nelle riviste di pedagogia.” – Alexander Neill

Quindi sarebbe possibile portare l’alunno a seguirci e ad apprendere senza che sia in qualche modo costretto? In sostanza, se l’alunno non fosse obbligato dalla paura a studiare, dovrebbe essere motivato in un altro modo proprio dall’insegnante.

Come potrebbe fare un insegnante a motivare il bambino se non diventando lui stesso un catalizzatore attraverso la propria motivazione, la gioia nel fare il suo lavoro, la propria passione?

Il rispetto verso il ragazzo, per i suoi tempi, per le sue naturali inclinazioni e i suoi peculiari talenti, valorizzare le sue qualità, incitandolo a superare se stesso, forse diventerebbero questi gli unici strumenti utili.

Prendiamo qualche spunto e facciamo qualche riflessione con l’aiuto di Maria Montessori:

  • L’adulto non ha compreso il bambino e l’adolescente e perciò è in una continua lotta con lui.
  • Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.
  • La figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro.
  • I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.
  • È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.
  • Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire “i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.
  • L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.
  • Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
  • Queste parole rivelano l’intimo bisogno del bambino, “Aiutami a fare da solo”.
  • Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare.
  • Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.

“Questo è il nostro compito nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino.” -Maria Montessori

La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l’umanità futura.

Spesso li vediamo solo come alunni, ci scordiamo della loro umanità, delle loro emozioni, dei loro bisogni e del loro benessere psicologico, mettendo l’attenzione solo sulle informazioni da memorizzare.

Li consideriamo vasi vuoti da riempire, steli storti di alberelli da raddrizzare, quando invece dovremmo essere semplicemente al loro servizio per aiutarli a trovare la loro strada, a fornirli gli strumenti perché imparino da soli, dalle esperienze e dalla vita, oltre che dalla scuola.

Dovremmo essere presenti in caso di bisogno, come un dizionario da consultare per dare un significato o chiarire un proprio pensiero. Un alleato fidato, una guida e niente di più.

Ricordiamoci che un ragazzo può venire escluso dal gruppo a causa della sua diversità, della sua etichetta. Inoltre speso viene identificato e valutato anche a casa in base al suo rendimento scolastico.

La sua vita privata e famigliare dipendente dalla sua pagella e la formazione della sua autostima e della sua personalità variano notevolmente in base al successo o all’insuccesso scolastico.

“La nostra pedagogia consiste nel riversare sui fanciulli risposte senza che essi abbiano posto domande, e alle domande che pongono non si dà ascolto.” – Karl Popper 

Per concludere, osservazione del bambino, rispetto per la sua natura, riconoscimento delle potenzialità individuali, ambiente, legami, gioia di insegnare e di guidare, pazienza, lavori di gruppo ed esperienze pratiche, sono tutti strumenti per favorire l’apprendimento nel rispetto della naturale predisposizione dei bambini.

E tu, cosa ne pensi del metodo montessori? Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE -QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI

QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI?

Pensiamo di essere aiutati nel compito di educare i nostri bambini, affidiamo la loro istruzione alla scuola, cerchiamo tutti di fare il loro bene e di garantire loro il diritto allo studio, l’accesso al sapere, però…

C’è un grosso però… a scuola tutti stanno male! Tutti subiscono la scuola, bambini, insegnanti e anche genitori … A volte la scuola provocca danni!

“Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.” – Robert Maynard Hutchins

Siamo molto fortunati perché viviamo in una società democratica, perché abbiamo più che mai, il diritto e la possibilità di esprimerci attraverso molti canali, raggiungendo facilmente ogni angolo del mondo.

Viviamo in un mondo che permette nella maggior parte dei casi una libertà diffusa. Molti sono consapevoli che vivere in quest’epoca offre molto di più di quanto non era mai capitato in passato, in termini di opportunità e di accesso all’istruzione.

Abbiamo reso la scuola obbligatoria, abbiamo addirittura creato delle leggi per regolamentare questo diritto all’istruzione, per essere sicuri che non ci sia sfruttamento del lavoro minorile e per garantire l’ accesso al sapere a tutti i bambini.

Eppure… spesso la scuola rischia di provocare danni, creando più problemi che altro.

“La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” -Piero Angela

Innanzi tutto, è stato detto e ridetto, è stato già sentito dire molte volte, la nostra scuola non è al passo col tempo. Il mondo cambia alla velocità della luce, ma la scuola resta sempre uguale.

Per fare un esempio, credo che nessuna azienda fondata nel secolo scorso e attualmente attiva sul mercato, esista ancora oggi perché ha utilizzato sempre le stesse procedure o li stessi macchinari per produrre i propri prodotti, o perché ha utilizzato le stesse tecniche di marketing che adoperava nel secolo scorso.

Invece a scuola è tutto lo stesso come era un secolo fa. Le materie sono rimaste le stesse ma se ne sono aggiunte altre in più, le informazione da ricordare sono le stesse ma sono solo aumentate e le modalità per tramandarle sono rimaste le stesse, anzi forse sono peggiorate.

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.” – Jean Piaget

Ecco… credo che abbiamo realmente un problema e che sia proprio qui. Ripetiamo all’infinito le stesse cose che abbiamo appreso, senza considerare se sono effettivamente utili oppure no o se esiste un altro modo più efficace.

Mettere in discussione metodi e abitudini consolidate, tra l’altro largamente diffuse, crea una certa resistenza anche nelle menti più aperte.

Non riusciamo veramente a staccarci da convinzioni come “la vita è dura”, “lo studio è fatica”, “il lavoro è un dovere” o “bisogna responsabilizzarsi fin da piccoli per essere preparati alla vita”.

Pare che siano tutte teorie campate in aria, le consideriamo come una solita recente trovata new-age per vendere un nuovo libro. Questo di da diritto di continuare come abbiamo sempre fatto e di non permettere alcun cambiamento.

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.” – Platone

Vantiamo una società libera, ma l’istruzione è d’obbligo. Anche se come abbiamo visto, i presupposti per istituire l’obbligo possono essere giusti, i risultati sono contrari a quanto ci si aspetterebbe da una società moderna e attenta al benessere del cittadino.

Per poter essere obbligatoria la scuola deve essere prima di tutto equa e quindi adatta a tutti, incentrata sul gioco e sul divertimento, sulla gioia di imparare. Invece li vogliamo responsabili e ammaestrati già dalla scuola dell’infanzia.

Dovrebbe essere garantito a ogni bambino lo stesso diritto di poter frequentare nel migliore dei modi e di ricevere non lo stesso metodo insegnamento, ma quello più adatto a ognuno, in base alle proprie capacità e alle proprie caratteristiche.

“L’istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.” –  Daniele Luttazzi

Abbiamo esami e verifiche che sono regolate su un modello che dovrebbe essere per tutti, ma che in realtà non si adatta perfettamente a nessuno. Abbiamo un’asticella tarata su un allievo ideale e chi non è all’altezza per qualsiasi ragione, viene etichettato come deficitario.

Viviamo inoltre in una società democratica, ma la scuola è rimasta despotica. Utilizziamo i voti e le note disciplinari come strumenti di potere.

Non mi stancherò mai di ripetere che i voti sono soggettivi e che non rispecchiano minimatene ciò di cui il ragazzo è capace o il suo Q.I., che incentiva la competizione invece della collaborazione e la selezione invece del recupero.

“Una scuola che costringa un adolescente a ricevere giudizi negativi, confronti frustranti con i coetanei e bocciature, è un sistema raffinato di tortura. E va contro non solo ai  principi di libertà, ma a tutte le odierne concezioni psicologiche e sociali in tema di educazione.” – Vittorino Andreoli

I voti umiliano, sono svalutanti. Vogliamo motivarli, invece otteniamo l’esatto contrario. Alunni demotivati che odiano la scuola. Ragazzi con perenne mal di testa o mal di stomaco che puntualmente spariscono durante le vacanze estive.

Inoltre il voto non è un metodo valido di valutazione del tempo dedicato allo studio. Spesso non viene dato per il merito dell’alunno, per quanto ha studiato, ma per la sua capacità di ricordare e di ripetere ciò che gli è stato insegnato.

Dipende molto dalla sua memoria, dalle conoscenze che già possedeva, dal tipo di argomento trattato, dal coinvolgimento di cui è capace l’insegnante, etc.

Non per ultimo, dipende anche dal benessere emotivo e psicologico del ragazzo, dalla sua autostima, dalla personalità e dalla sua storia vissuta fino a quel momento, dalla sua situazione famigliare etc.

“Per me, il peggio sembra essere una scuola che funziona con i metodi della paura, della forza e della autorità artificiale. Tale trattamento distrugge i nobili sentimenti, la sincerità e la fiducia degli alunni e produce un soggetto sottomesso.” – Albert Einstein

Vorrei ricordare a tutti gli insegnanti che hanno la volontà e l’umiltà di ascoltare, che i  ragazzi ai quali oggi trasmettete le vostre conoscenze, non sono solo degli alunni ma sono i nostri bambini. Sono il bene più prezioso che un genitore ha.

Vi vengono affidati per svariate ore al giorno e quindi avete un’influenza enorme su di loro. Quest’ influenza non riguarda solo la loro istruzione, ma anche la loro emotività, le loro relazioni, la fiducia in sé stessi, la loro capacità di essere validi uomini e donne in un futuro.

Sono gli adulti che domani avranno le redini del nostro paese. Che saranno i padri di domani e che a loro volta avranno dei bambini da educare. Saranno sempre loro anche quelli che governeranno e quelli che si occuperanno della nostra vecchiaia.

“Ho fatto una lista delle cose che non ti insegnano a scuola. Non ti insegnano come amare qualcuno. Non ti insegnano come diventare famoso. Non ti insegnano come essere ricco o povero. Non ti insegnano come lasciare qualcuno che non ami più. Non ti insegnano a capire cosa passa nella testa degli altri. Non ti insegnano cosa dire a qualcuno che sta morendo. Non ti insegnano niente che valga la pena sapere.” -Neil Gaiman

Già mi sembra di sentire chi dice che la scuola però deve trasmettere istruzione e per tutto il resto c’è la famiglia. È compito dei genitori occuparsi dei temi legati all’educazione, che non lo si può delegare alla scuola e che è la loro responsabilità.

Ok, sono d’accordo che la scuola non è una famiglia, che non ha questi obblighi e che è responsabilità dei genitori. Ma laddove c’è un problema, non lo si può solo scaricare sulla famiglia.

Se ad esempio, un bambino ha una difficoltà scolastica, anche se di apprendimento, si richiede l’intervento della famiglia. Se il problema è comportamentale si convoca nuovamente la famiglia.

È così per qualsiasi tipo di difficoltà che un bambino può avere a scuola. Bisogna solo augurarsi che il proprio figlio riesca a tenere sempre il passo, altrimenti per la famiglia e per il bambino incomincia un calvario decennale.

“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?” – Daniel Pennac

Ma come può intervenire la famiglia nelle problematiche scolastiche del figlio?

Solo stimolandolo con ogni mezzo ad impegnarsi di più, con ore di recupero, compiti supplementari, ricatti o punizioni.

La famiglia non ha conoscenza di metodi per agevolare l’apprendimento del proprio figlio. Questo tipo di problema dovrebbe essere affrontato dalla scuola e non dal genitore che è del tutto incompetente.

Il bambino a questo punto subisce un crollo definitivo. Vive un calvario fatto di inadeguatezza sia a scuola e a casa.

Si sente umiliato a scuola perché invece di essere aiutato, viene criticato e fatto sentire inadeguato attraverso i bassi voti, dato che non sta al passo con gli altri. Si sente incompreso dai genitori perché, invece di essere compreso e sostenuto, subisce anche la pressione del loro comportamento inefficace.

“Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.” –  Karl Popper

È vero che la scuola non si deve occupare dell’ educazione, che è ovviamente compito del genitore, ma la scuola con il suo obbligo decennale dell’istruzione non deve interferire nella crescita emotiva e psicologica armoniosa del bambino.

Il sapere è importante, ma non lo è di più del benessere dei nostri figli. La conoscenza da sola inculcata in un piccolo essere reso insicuro delle proprie capacità, non può che rivelarsi un’enorme insuccesso.

La capacità di apprendere e di memorizzare passa attraverso il benessere psicologico e uno stato emotivo sereno del soggetto.

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.” – Lev Tolstoj

Se non vogliamo che i nostri alunni diventino disinteressati allo studio, che acquisiscano col tempo la cosiddetta impotenza appresa impedendo poi qualsiasi tipo di apprendimento, allora vuol dire che forse è il caso di ammettere che la scuola non è fatta a misura dei nostri bambini.

Se non vogliamo che gli insegnanti fatichino a fare lezione o che la facciano per soli due o tre soggetti in grado di ascoltarli, vuol dire che dobbiamo ammettere che forse c’è qualcosa che non va nelle modalità di insegnamento.

Se non vogliamo che il rapporto tra genitori e figli si danneggi a causa della valutazione scolastica del bambino e non per la sua reale personalità, allora dobbiamo ammettere che è una scuola che utilizza metodi non adeguati ad una crescita armoniosa dei nostri ragazzi.

“La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino, fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.” –  Maria Montessori

Abbiamo una scuola d’obbligo, che invece di essere un diritto per i bambini, un accesso al sapere, per alcuni rischia di diventare una prigione, dove sono costretti a vivere per dieci anni.

Una scuola d’obbligo poco attenta al recupero dei soggetti con difficoltà, che vorrebbe essere inclusiva ma che in realtà premia la competitività, diventa un incubo per molti alunni.

Una scuola d’obbligo che mira a istruire le nuove generazioni, non può ignorare i danni collaterali che provoca nell’affettività e nella psiche, quindi nella vita e nel futuro dei nostri bambini.

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

GENITORE IDEALE-BAMBINI TERRIBILI

RAGAZZI TERRIBILI

BAMBINI TERRIBILI

Oggi parliamo di bambini terribili, di tutti quei figli che fanno impazzire i propri genitori, di quei bambini ribelli capricciosi, oppositivi, etc. Parliamo di quel tipo di bambino che nel quotidiano è molto diverso dall’immaginario così pieno di aspettative di una futura mamma.

Quel piccolo teppista, così differente da quell’ angioletto che invece sembra sia il bambino dei vicini o della tua migliore amica. Insomma, quello che a volte ti fa pensare “la fortuna, tutta agli altri..?”

Quando si mettono al mondo dei bambini, tutti noi genitori abbiamo numerose aspettative su come vorremmo che sia il nostro figlio e quale risultato vorremmo ottenere attraverso l’educazione.

Abbiamo delle idee piuttosto chiare soprattutto su che tipo di educazione abbiamo deciso di dare ai nostri figli, su ciò che troviamo accettabile oppure no, su quello che faremmo nel caso di capricci e così via.

“L’affetto dei genitori per i figli e dei figli per i genitori può essere una delle più grandi fonti di felicità, ma in realtà al giorno d’oggi i rapporti tra figli e genitori sono, in nove casi su dieci una fonte di infelicità per ambo le parti.” – Bertrand Russell

È innegabile invece che ci sono difficoltà in moltissime relazioni tra adulti e bambini, quindi anche tra genitori e figli. In base all’ esperienza di ognuno o alle proprie convinzioni si tende a pensare che la colpa sia o dell’uno o dell’altro.

Tutti noi siamo stati figli, quindi abbiamo già ben formata una nostra idea su cos’è giusto che un genitore faccia oppure no. Quindi solitamente o riproponiamo lo stesso modello ricevuto oppure l’esatto contrario.

Inoltre, avere un bambino terribile crea anche ulteriori problemi, al di fuori della relazione stessa. Hai mai fatto caso quanto giudizio si ha generalmente nei confronti dei genitori che lamentano le loro difficoltà con i propri figli?

Quanta gioia invece proviamo tutti quando la problematica non ci riguarda. Infatti, siamo tutti felici quando riceviamo complimenti sulla condotta dei nostri figli, quando ci riconosciamo o gli altri ci riconoscono nella definizione di “bravi genitori”, avendo dei bambini identificati come figli ben educati.

“Crescere un figlio richiede molta pazienza. Soprattutto da parte del figlio.” – El Perich

Cosa fare allora quando siamo stremati, stanchi e demoralizzati e magari subiamo anche le critiche di altri. Cosa possiamo fare quando a scuola ci dicono di avere dei bambini problematici o dei bambini maleducati? Cosa fare quando la realtà è così lontana dalle aspettative che avevamo in principio?

Ma soprattutto, perché il virus della ribellione e della disobbedienza non colpisce tutti i bambini ma solo il nostro? Per fortuna c’è un perché. E, voglio tranquillizzarti perché, dato che c’è un motivo, vuol dire che c’è anche una soluzione .

Purtroppo, può anche capitare che, andando alla ricerca di soluzioni, si peggiori la situazione. Spesso si trovano un’infinità di libri che sanno dirti solo cosa non devi fare, dove stai sbagliando, ma che mancano di vere soluzioni.

“I genitori si sono così convinti che gli educatori sappiano ciò che è meglio per i loro figli, che dimenticano che essi stessi sono i veri esperti.” -Marian Wright Edelman 

Siamo purtroppo così insicuri delle nostre capacità che non possiamo che fidarci dei consigli trovati. Alle volte troviamo innumerevoli liste a mo’ di ricettario su come crescere un figlio e queste sono le informazioni più pericolose.

È relativamente semplice stilare una lista di cose da fare e proporle come la soluzione a tutti i mali. Non è per niente difficile vendere una moltitudine di libri dai titoli che propongono soluzioni a tutte le tue difficoltà quotidiane.

Ma cosa succede quando queste ricette non funzionano con tuo figlio? Penso che come minimo inizi a dubitare delle tue capacità di genitore. Oppure ti senti tanto frustrato e non capisci più quale sia la giusta direzione.

Forse inizi a pensare che, se quella era la soluzione miracolosa e con te non ha funzionato deve essere senz’altro colpa tua. Magari è colpa della tua incapacità di applicare dette regole oppure e colpa di tuo figlio e della sua irrecuperabile natura problematica.

Inizi a pensare che probabilmente lui non può essere soltanto un bambino terribile e che non c’è molto altro che tu possa fare fare e che presumibilmente ha qualche problema. Può capitare infatti anche che sia poi identificato e collocato in qualche diagnosi di patologia o disturbo del comportamento.

“Tutti i genitori fanno del male ai figli, è inevitabile. I giovani, come vetro puro, conservano le impronte di quanti li toccano. Alcuni genitori li macchiano, altri li incrinano, altri ancora li frantumano in mille pezzi, senza possibilità di recupero.” – Mitch Albom

Invece non sempre deve andare così. Ci sono soluzioni alternative e fortunatamente sono sempre più numerose.

Se ti dicessi che tuo figlio non vede l’ora di imparare da te, di sapere che si può fidare di te e di seguirti ovunque? Dentro di te lo sai anche tu che ho ragione, che quello che cerco di dire lo senti nel profondo.

O magari vorresti anche crederci, ma sei diffidente perché è così diverso da tutto quello che conosci e che vivi quotidianamente.

Il problema è solo che non c’è la soluzione facile che io possa scriverti qui. Non ti voglio preparare una ricettina con dieci regolette da applicare per tre volte al giorno oppure al bisogno, solo in caso di profonda disperazione.

Però ti posso dire, che tu puoi fare molto per cambiare le cose. È fondamentale che tu capisca che non ti sto dicendo che è colpa tua, che non sei totalmente responsabile di tutto quello che fa tuo figlio.

Lui è un essere a se stante, con le sue caratteristiche e le sue peculiarità, questo è innegabile. Ma tu puoi fare molto per voi e puoi aiutarlo a trovare la sua strada per esprimersi al meglio, per esternare ciò che c’è di buono in ogni essere umano, tanto più in un bambino.

“I bambini di oggi sono sottoposti a troppi stimoli che la loro psiche infantile non è in grado di elaborare. Stimoli scolastici, stimoli televisivi, processi accelerati di adultismo, mille attività in cui sono impegnati, eserciti di baby-sitter a cui sono affidati, in un deserto di comunicazione dove passano solo ordini, insofferenza, poco ascolto, scarsissima attenzione a quel che nella loro interiorità vanno elaborando.” – Umberto Galimberti

Ti posso dire però, che prima di preoccuparti di quanto tu sia un bravo genitore di fronte agli altri o di quante regole del galateo tuo figlio abbia memorizzato già, bisognerebbe che tu ti preoccupassi della vostra relazione.

Intendo proprio che dovresti analizzare attentamente che tipo di rapporto hai con il tuo figlio, sapere esattamente quanto si fida di te e di quanto rispetto ha dei tuoi insegnamenti?

Chiediti se riesci ad essere un buon esempio, se utilizzi metodi educativi rispettosi della natura dei bambini, oppure utilizzi le manipolazioni, le punizioni e i ricatti, ahimè come la maggior parte degli adulti.

Cadi anche tu, come molti genitori, nel tranello delle guerre, delle lotte di potere, nell’averla vinta tu per non rischiare di perdere il potere che hai su di lui? Sei proprio convinto che è proprio nato con lo scopo di distruggere la tua serenità? Ti sei mai chiesto il perché si comporta così?

E se lui fosse diventato nel tempo un bambino terribile solo perché non aveva alternative, perché sentiva che la ribellione era l’unico modo per far valere il suo diritto ad avere un’opinione, per poter esprimere un disaggio relazionale oppure per comunicarti che non si sente compreso.

“Non esiste rivolta senza la sensazione d’avere in qualche modo, e da qualche parte, ragione.” – Albert Camus

Allora, dato che tu sei il genitore e conosci meglio di chiunque altro la vostra relazione, io credo che tu non abbia bisogno di ricette miracolose per capire tuo figlio.

Ogni relazione è diversa e non credo che tu abbia bisogno dei consigli degli esperti, ma soltanto di osservarlo di più. Ascolta il tuo intuito per riuscire a capire ciò che ha da dirti e cerca di afferrare la ragione nascosta dei suoi comportamenti.

Ad esempio, molti genitori non vogliono minimamente ascoltare le richieste dei bambini riguardo alle cose che vorrebbero comprare, ne hanno quasi paura.

E se invece sognaste un pò ad occhi aperti insieme, magari facendogli delle domande sui suoi desideri, su ciò che sente che gli manca o che gli piacerebbe fare se avesse una bacchetta magica?

Potresti esternare anche tu i tuoi desideri e magari scopriresti che alcuni potrebbero anche essere realizzati con il tempo.  Raccontarvi i propri sogni e i propri desideri a vicenda, non farà altro che avvicinarvi. Potresti anche scoprire che tornare a sognare come un bambino per un pò non è così terribile.

In ogni caso non serve che tu vada a comprare ogni cosa che ti chiede, ma solo passare del tempo insieme a lui ed essere disponibile ad ascoltarlo. Questo atteggiamento nel tempo potrà portarvi alla conquista di una relazione più empatica.

“Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.” – Martin Luther King

Ci arrabbiamo perché siamo stressati, stanchi e demotivati, troppe volte insoddisfatti della vita o del lavoro che facciamo. Abbiamo bisogno di ritrovare il buono nei nostri bambini, coltivare con loro delle relazioni autentiche, ritrovare la gioia di condividere con loro un sorriso.

Una volta, appena nato c’era, ma poi è successo qualcosa ed ora non c’è più. Invece ci può essere di nuovo, e dipende solo da te. Sei tu l’adulto, quindi sei in grado di fare il primo passo verso di lui…

Prova ad accettare qualche suo piccolo errore senza rimproverarlo, tipo quando non usa la forchetta o quando rovescia il bicchiere a tavola, quando rientra pieno di fango dentro casa, oppure quando dimentica di fare il compito per casa.

Vedendo come ti comporti tu, capisce da solo quando sbaglia e che il suo modo di agire non è il più adatto. Ma ti sarà lo stesso grato per non averlo giudicato e quindi si sarà sentito più accettato, ed intanto impara.

“Il motore che determina nei bambini la capacità di crescere sia emotivamente che fisicamente è proprio questo: il sentimento di protezione.” – Lucia Atto

Sarebbe utile se riuscissi a ricordarti, semmai ti fosse capitato, quanto è stato bello provare quel senso di riconoscenza o quella automatica “voglia di voler bene” alla persona che invece di punirti o umiliarti quando hai sbagliato, con estrema tolleranza  ti ha semplicemente regalato un sorriso.

Ecco, questo potrebbe essere il mio unico consiglio, senza voler elaborare un altro ricettario: prima di sentenziare che lui è sicuramente un bambino terribile, uno problematico o che è una partita persa, ti inviterei a chiederti se una relazione diversa con tuo figlio sia possibile secondo te…

Di cercare di essere più tollerante, accettare il fatto che stia ancora imparando pertanto è scontato che ci siano degli errori da parte sua. Ricordati sempre che sta ancora imparando.

Dagli la possibilità di sbagliare e di correggersi e con il tuo aiuto, di poter rimediare. Sii solo disponibile ad ascoltare i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue emozioni.

Anzi, ne avrei un altro di consiglio, di fare tutto questo anche con te stesso!

“Bisogna coltivare, soprattutto nei giovani, il coraggio di ribellarsi.” – Rita Levi-Montalcini

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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