SCUOLA IDEALE – CONOSCI PIGMALIONE?

Vorrei riflettere oggi su un tema che purtroppo credo sia sottovalutato, e cioè la soggettività dei giudizi.

 

PIGMALIONE

 

“Un ragazzo è, di tutte le bestie selvagge, la più difficile da trattare.”- (Platone)

In realtà vorrei riflettere oggi su un tema che, purtroppo credo sia sottovalutato, e cioè la soggettività del giudizio.

In questo caso, visto che parliamo di scuola, vorrei soffermarmi sulla soggettività dei giudizi degli insegnanti e i relativi effetti derivanti.

Per approfondire ho deciso di parlarti di Pigmalione. Però, pur piacendomi le storie a lieto fine, non è del mito dello scultore che si innamora della sua statua di Afrodite che mi interessa ora discutere.

Come probabilmente già sai, questa parola quasi buffa (a me fa immaginare un maiale col maglione) in realtà significa maestro che erudisce una persona rozza e incolta

In effetti facciamo tutti da pigmalione (a volte anche un pò da Cicerone) quando siamo convinti di dover educare e istruire i bambini (…e non solo loro), perché altrimenti sarebbero rozzi, selvaggi o resterebbero degli ignoranti.

A nostra volta probabilmente abbiamo avuto qualcuno pigmalione che si è dato da fare per renderci degli individui socialmente accettabili.

“Costa meno caro aiutare un giovane a costruirsi che aiutare un adulto a ripararsi.” – (Anonimo)

Comunque,  non è della definizione e tanto meno dell’etimologia della parola che mi interessava parlare, ma rifletteremo insieme sull’effetto Pigmalione.

Si tratta di un esperimento psicosociale ideato dal ricercatore americano R. Rosenthal attuato in una scuola elementare della California.

Per la mia enorme gioia, questo simpatico personaggio, ha fatto un bellissismo scherzetto a queste maestre, indicando loro come intelligentissimi, alcuni dei bambini presi totalmente a casaccio tra gli altri del gruppo classe.

Indovina un pò che cosa è successo a distanza di un anno…!

I bambini considerati dalle maestre con un Q.I. superiore agli altri sono stati quelli che hanno ottenuto i risultati migliori, diventando per davvero i primi della classe pur non essendo i più intelligenti veramente.

Un situazione simile accade anche con l’effetto alone, comune fenomeno di distorsione cognitiva osservato e studiato nell’ambito psicologico.  Ad esempio le persone considerate belle, si tende ritenerle anche più intelligenti o più buone, insomma con più qualità.

Allo stesso modo però vale anche l’incontrario, quindi anche in caso di una caratteristica negativa o di un difetto. Si tende a generalizzare la percezione di un unico particolare, estendendolo alla totalità della persona, quindi trascurando gli elementi contrastanti, in questo caso caratteristiche positive.

Generalizzazioni, percezioni distorte o profezie auto avveranti, poco importa. L’importante è sapere che, ciò su cui si pone l’attenzione o comunque quello che ci si aspetta, finisce per realizzarsi e questo è dovuto anche al giudizio personale.

Dovrebbe prima di tutto farci riflettere, l’influenza che ha sugli altri il nostro giudizio, ovviamente sia positivo ma anche negativo e, soprattutto sui bambini. Spesso si viene identificati dagli altri attraverso delle caratteristiche specifiche come se fosse un marchio, come se fossimo quel particolare e null’altro…

Pertanto mi chiedo, cosa succede ai bambini quando etichettiamo loro come svogliati, maleducati, incapaci o un pò lenti a capire? Per non parlare delle moltissime etichette dettate da diagnosi per patologie, disturbi vari, ritardi o deficit avvalorate dai professionisti con tanto di certificazioni.

Se a questo aggiungiamo l’effetto alone, che come abbiamo detto influisce sulla percezione di una determinata caratteristica generalizzandola all’intera persona e offuscando le altre qualità, unendo anche l’effetto pigmalione, si finisce per determinare una catastrofe certa.

Un circolo vizioso nel quale il bambino non può che subire un peggioramento della situazione iniziale…

“La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchierate coi genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque.” – (Mario Lodi)

Sinceramente ci dovremmo forse chiedere perché non riusciamo ad apprezzare l’unicità dei bambini e abbiamo tanto bisogno di definire un detterminato e ben definito range alla normalità?

Che cosa ci spinge a dover far rientrare tutti esseri umani diversi tra loro in un modello standard, unico per tutti, che poi in realtà non si addice fondamentalmente a nessuno?

Perché abbiamo questa necessità che siano così come qualcuno ha deciso che dovrebbero essere e non come realmente sono? Non possiamo davvero accettarli per quello che sono, con i loro pregi e difetti, mastrie o incapacità…? (come tutti d’altronde)

“Non esistono grandi scoperte né reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice.” – (Albert Einstein)

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

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Autore: Amministratore

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